Archivio per febbraio, 2009

Miryam e Bonatti

Posted in vie alpinistiche su roccia on febbraio 27, 2009 by fraclimb

domenica 22 febbraio

Mi trovo con Cece e Enrico al Bione, la giornata si preannuncia relativamente tranquilla visto che l’amico di Cece non tocca roccia da quasi un anno. La scelta cade quindi su una facile via del Pilastro Irene con l’intento poi di salire la Bonatti.

Ho un rapporto conflittuale con la via del monzese: l’ho tentata già un paio di volte e sono sempre stato ricacciato dal traverso, mentre una terza non l’ho nemmeno attaccata perchè uscito tardi da Sogni Proibiti. Pertanto conto di mettere prima possibile una croce su questo itinerario.

Raggiungiamo così la base della Miryam mentre diverse cordate affollano i tiri soprastanti: Cece (che ha già salito entrambe le vie) tirerà tutta la linea del Pilastro, mentre al sottoscritto spetterà quella del Medale.

Parto così un po’ troppo baldanzosamente e subito mi trovo appeso alla corda: una presa un po’ unta mi fa scivolare la mano con conseguente caduta. Iniziamo bene! Enrico, dal canto suo, si alza molto bene e in pochi minuti superiamo il primo tiro. Seguono alcune lunghezze più semplici fino al tiro che conduce a un tetto: la placca verticale che mi separa dalla sosta mi impegna non poco, anche perchè cerco di non tirare i rinvii e di arrampicare il più possibile in libera.

Cece parte per l’ultima lunghezza, superando il tetto e quindi lo spigolo successivo sparendo poi alla nostra vista. Le corde scorrono rapidamente e ben presto finiscono. Cerchiamo di comunicare col capocordata, ma non riceviamo risposta. Attendiamo diversi minuti un comando che non arriva. Provo allora a tirare le corde che però non si tendono rimanendo morbide. Non ci resta che aspettare ancora. Riprovo a tirare la mia corda che, questa volta, viene bloccata: sono in sicurezza e quindi posso partire superando così il tratto più impegnativo della via.

Siamo sulla traccia che conduce alla Bonatti e Enrico, fortunatamente, acconsente a proseguire. Salgo quindi il primo tiro trovandomi all’inizio del famoso traverso dove posso recuperare i miei compagni. Inizio quindi il traverso muovendomi su un terreno sconosciuto: supero il primo tratto, poi la metà. I rinvii attaccati all’imbrago cominciano a scarseggiare ma della sosta neppure l’ombra. Continuo a scalare verso destra fino al resinato con cordone: poco più a destra vedo il diedro con tre resinati. Sono colto da un momento di panico: mi è avanzato un solo rinvio! Poi realizzo: la sosta è proprio alla base del diedro. Mi sposto così delicatamente verso destra fino a prendere una specie di fessura grazie alla quale sono rapidamente in sosta. Non mi rimane che recuperare gli altri.

I traversi sono complessi per il primo tanto quanto per il secondo: e infatti Enrico non tarda a compiere un lungo pendolo, fortunatamente senza conseguenze. La stanchezza inizia a farsi sentire e così riesce ad issarsi solo grazie alla corda di Cece. Tirando a più non posso finalmente mi raggiunge in sosta concludendo questa lunghezza chiave. Parto così per il diedro che presenta un passo atletico a superare una zona leggermente strapiombante: non cedo alla tentazione di tirare e il passo mi riesce in libera così raggiungo la sosta.

Seguono altri due tiri più semplici e poi l’ultimo con variante su stupendo muro verticale. Unico rimpianto della giornata: non aver gustato un bel gelatone causa ora tarda!

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Merdarola

Posted in cascate on febbraio 24, 2009 by fraclimb

sabato 21 febbraio

E’ ancora buio quando supero i paesi affacciati sul lago: la strada è completamente sgombra e così arrivo ad Ardenno con un certo anticipo. Cece è già lì, carico il materiale sulla sua macchina e poi partiamo per la Valmasino.
Il viaggio si interrompe alla Piana della Bregolana dove la strada inizia ad essere sepolta sotto uno spesso strato di neve. Poco male. Imbocchiamo la traccia ben battuta e ci incamminiamo verso il nostro obiettivo.
Proprio sotto la cascata, giacciono numerosi abeti abbattuti probabilmente dall’onda d’urto di una valanga di cui dobbiamo superare il tracciato di discesa prima di raggiungere l’attacco di Merdarola.
Parto per il primo tiro, un breve salto ghiacciato che supero senza grosse difficoltà. Poi è il turno di Cece che affronta una lunghezza appoggiata e colma di neve. Il tiro è semi-improteggibile e quindi proseguiamo in conserva fino ad un albero dove sostiamo. Davanti a noi si presenta un altro tratto appoggiato, ma tra una chiazza di neve e l’altra possiamo scorgere un po’ di ghiaccio. Prosegue sempre Cece fino alla sosta su roccia, poi è nuovamente il mio turno. Mi infilo in uno stretto canalino, salendo sempre su neve dura e improteggibile. Il tiro comunque non presenta difficoltà e così rapidamente sono nuovamente in sosta. Ci troviamo in corrispondenza del bivio che separa il percorso difficile da un canale appoggiato. Dopo un attimo di indecisione, optiamo per il secondo percorso completando così l’ultimo tratto di cascata che sostanzialmente ha preso le sembianze di un canale nevoso piuttosto che un rivolo gelato.
Usciamo quindi dal tracciato raggiungendo un pendio carico di neve che ci costringe a tracciare faticosamente il percorso per raggiungere il sentiero di discesa. Ci immettiamo sulla pedonata poco prima di una casetta semi-sommersa dalla neve per poi dirigerci verso Promenade. Individuata una corta colata valutabile sul grado 3, lasciamo che le becche delle nostre piccozze possano finalmente infiggersi nel ghiaccio, mentre assaporiamo ogni movimento della salita.
La discesa verso l’auto è un’altra piccola avventura: raggiunta la base della cascata, proseguiamo in orizzontale sfruttando una vecchia traccia sulla neve. Ci infiliamo nel bosco dove, persi i segni di passaggio, cominciamo a scendere sulla verticale. Raggiungiamo quindi un ripido canalino con neve pressata che ci costringe ad allestire due doppie su alberi prima di riguadagnare una zona più semplice. Dopo pochi minuti, attraversando nuovamente una zona con numerosi alberi abbattuti, ritorniamo sulla strada e quindi all’auto.

Sulla rotta di Poseidone

Posted in Uncategorized, vie alpinistiche su roccia on febbraio 20, 2009 by fraclimb

domenica 15 febbraio

Leviamo i veli e sveliamo l’arcano. Già settimana scorsa avevamo fatto una puntata, ma il tentativo non era decollato a causa delle condizioni della parete. Così, ancora una volta, io e Cece ci imbarchiamo in una nuova avventura! Questa volta il Medale è in ottime condizioni: la parete è completamente asciutta e l’unico fastidio è dato da una leggera e insidiosa brezza che ci pungerà per tutta la salita rendendo poco piacevole l’attesa in sosta.

Raggiungiamo la base della Cassin: una piccola folla si sta preparando per arrampicare. Non proferiamo parola e scrutiamo gli altri alpinisti: speriamo vivamente che nessuno si butti lungo la nostra linea e quindi che la colonna si diriga sulla Cassin (a meno che qualcuno non voglia ripetere la Zanetti…). Ci leghiamo e partiamo. Superiamo il primo resinato e quindi ci spostiamo a destra. Nessuno ci segue. Ottimo! Qualcuno chiede che cosa stiamo andando a fare e alla nostra risposta segue un enigmatico “ah”!

Cece inizia sul primo tiro che riesce a superare piazzando un microdado che purtroppo dobbiamo abbandonare: la via mostra subito il suo carattere e il dubbio sulla riuscita della salita lievita sempre più. Tocca al sottoscritto: mi aspetta un “facile 6a” che riesco a superare solo grazie a due C3 che, letteralmente, mi tolgono dai guai lungo la fessura chiave del tiro (poi, riguardando la relazione, scopriamo che quello era un “po’ più di un semplice 6a”!). Ma al varco ci attende il temuto traverso: il chiave della via! E’ il turno di Cece che raggiunge il famigerato lungo spostamento verso sinistra. Prova alcune volte e, finalmente, aiutandosi con una lunga fettuccia, branca una buona presa e poi il resinato. Prova ancora a proseguire ma, alla fine, desiste. Lo calo alla sosta e parto. Issandomi alla marinara raggiungo il traverso che supero rapidamente con un bel pendolo. Sono al punto massimo raggiunto da Cece. Studio il percorso e provo a partire, ma subito mi scivola un piede e mi ritrovo al punto di partenza. Riparto e, dopo un paio di movimenti delicati, raggiungo un’ottima presa e quindi il resinato. Da qui poi raggiungo la vicina sosta: riusciamo così a venire a capo del tratto più impegnativo solo con un lavoro di squadra!

I due tiri successivi sono un po’ più semplici, ma comunque delicati. Poi c’è il diedro di 6c che Cece supera aiutandosi con una fettuccia. Dal canto mio, con la corda dall’alto, provo a superarlo in arrampicata libera con il risultato di riuscire solo nella prima parte poi, preso dalla ghisa e vista l’interminabilità della lunghezza, inizio ad aiutarmi con i rinvii. E’ di nuovo il mio turno: dovrebbe aspettarmi un 6a, ma i primi tre resinati mi costringono a un susseguirsi di “ciapa e tira”. Poi più nulla. Cioè: davanti a me non ci sono più protezioni eccetto un resinato a diversi metri di distanza e nessuna apparente possibilità di proteggersi. Provo a infilarmi nel diedrino sulla destra, ma devo ritornare sui miei passi perchè lo spalmo mi sembra troppo azzardato. Allora provo diritto su una placca verticale e compatta: raggiungo un presa discreta, ma non ho nulla per i piedi e quindi ritorno alla posizione di partenza. Riprovo nel diedrino alcune volte e, alla fine, desisto facendomi ricalare in sosta. Il passo mi sembra troppo impegnativo e la protezione successiva eccessivamente distante: se dovessi cadere, compirei un bel volo!

Decidiamo così di calarci con il dubbio assillante di non aver concluso la via originale. E così, appena arrivati alla macchina, mi getto sulla relazione: il tiro che ci ha rigettati verso il basso è il primo dei due nuovi, quindi la via si può dire conclusa! Ma, in realtà, mi sembra di aver lasciato la salita incompleta…

Cima di Barna

Posted in scialpinismo with tags on febbraio 17, 2009 by fraclimb

sabato 14 febbraio

Cima di Barna, freddo e vento vanno a braccetto! Per lo meno questa è la deduzione che consegue alla seconda uscita su questa vetta.

Già salendo verso isola vediamo numerose nuvole grige che scavalcano la cresta confinale divallando verso sud. Qualche sbuffo di neve si alza dai pendii, presagio di una giornata fredda e ventata. Ma fino al Pian dei Cavalli tutto fila liscio: la zona delle piste di Madesimo è completamente avvolta in un batuffolo grigiastro, ma da noi splende un mite sole.

Superiamo così il bosco quando veniamo accolti da improvvise folate provenienti da nord. La marcia prosegue tutto sommato tranquilla lungo il vastissimo pianoro, ma quando sbuchiamo sulla schiena d’asino terminale gli elementi si scatenano. Il vento diventa sempre più insistente e freddo, mentre la cima viene completamente avvolta dalle nuvole.

Ci chiediamo se valga la pena proseguire e alla fine decidiamo di raggiungere comunque la vetta oramai vicina. Nel frattempo il gruppo si sfilaccia: l’Ale, il Lele, l’Albe e Marco sono più avanti, io seguo a breve distanza e più indietro c’è mio papà.

Così mi trovo solo in vetta: infilo il caldo e piacevole piumino, sfilo le pelli e inizio la discesa. La visibilità è scarsa e il manto nevoso,  scolpito dalla furia di Eolo, non aiuta nella sciata. Finalmente raggiungo papà e Lele e insieme riprendiamo a scendere. Solo al Pian dei Cavalli la situazione migliora, forse anche perchè siamo costretti a una lunga racchettata!

Poi finalmente il pendio nel bosco: una neve in ottime condizioni accarezza gli sci che leggeri scivolano nella polvere. Disegnando curve tra gli alberi raggiungiamo rapidamente l’auto chiudendo nuovamente al sole la giornata.

Gajum e Val Cepelline

Posted in falesia with tags on febbraio 13, 2009 by fraclimb

domenica 8 febbraio

Nonostante la pioggia di sabato pomeriggio, abbiamo ancora un briciolo di speranza e così ci infiliamo sotto il Monte Barro. All’uscita siamo colpiti dalla mano pesante della realtà: il Medale è completamente bagnato e quindi impraticabile. Non ci resta che abbandonare il nostro progetto e buttarci alla ricerca di una falesia che ci permetta di arrampicare un po’. Pensa che ti ripensa, salta fuori Gajum: i gradi sono decisamente improponibili però una visitina si può anche fare. Così ci troviamo a salire lungo il sentiero superando una cascata tropicale. Una breve rampa ci porta a Gajum bassa: individuiamo un paio di tiri scalabili, ma decidiamo di proseguire verso la soprastante parete.

E così eccoci davanti a una parete concava dal colore giallo-ocra. Una muraglia strabiliante e al contempo inquietante. I resti di un’antica costruzione interrompono la continuità di questo muro strapiombante su cui corrono numerosi tiri di grado 8! Ci spostiamo all’estrema sinistra dove riusciamo a salire un bel 6b, a tratti ancora bagnato. Lo ripercorriamo un paio di volte a testa, per poi spostarci alla parete sottostante dove tentiamo i due tiri che avevamo trovato asciutti. Prima un complesso 6a+ e poi un enigmatico e indecifrabile 6b.

E’ da poco passato mezzogiorno ma abbiamo già completato ciò che si può salire, così dopo aver portato a casa Andrea, io e Cece saliamo verso la falesia sopra Suello, dove raggiungiamo il Clod e Guido. Arrampichiamo così su alcuni tiri della recente falesia che richiede un ottimo uso dei piedi per un’arrampicata di placca insolita sul calcare.

Sighignola

Posted in scialpinismo on febbraio 7, 2009 by fraclimb

domenica 1 febbraio

Nonostante il tempo grigio e piovoso, decidiamo di muoverci per una scialpinistica tranquilla. La scelta è caduta sul Dosso Bello e così ci ritroviamo a salire la strada che da Gravedona sale al Dosso del Livo. Man mano che guadagniamo quota, ci infiliamo sempre più in mezzo alle nuvole mentre i primi fiocchi iniziano a cadere leggeri. Arriviamo fin dove la strada lo consente ma, viste le condizioni, decidiamo di ritornare indietro.

Così optiamo per una facile salita in Val d’Intelvi e la scelta ricade sulla Sighignola. Visto il dislivello decisamente ridotto, cerco di superare il primo strappo il più rapidamente possibile così da allenare un po’ la muscolatura. La pista è ben battuta e quindi la progressione risulta facilitata. Rapidamente raggiungiamo quindi lo skilift in funzione. Spostandoci ai bordi della pista, riprendiamo la nostra salita fino al termine delle piste.

Con una rapida discesa siamo nuovamente all’auto e quindi decidiamo per un altra risalita: ripelliamo e riprendiamo il faticoso gioco verso l’alto. Riguadagnato il termine delle piste, decidiamo di proseguire per una traccia che si inoltra nel bosco. Proseguiamo per diversi minuti finchè la consapevolezza che il tratto aggiuntivo non è granchè sciabile ci consiglia di fare dietro-front.

Valmalenco: Orazio

Posted in cascate on febbraio 3, 2009 by fraclimb

Sabato 31 gennaio

Questa volta mi sono un po’ “squagiato”! Ma andiamo con ordine. Alle 9 sono a Chiesa e con Cece partiamo alla volta di S. Giuseppe. Dalla strada, possiamo osservare i nostri obiettivi: la Centrale è semi sepolta dalla neve e il pendio che la sovrasta è minacciosamente carico della bianca coltre; più a sinistra, sulla cascata di Zocca, è già impegnata una cordata, mentre altre due attendono alla base. Non ci resta che consultare la guida: decidiamo così di tentare Orazio, sopra Campo Franscia.

Il viaggio è una roulette russa: minacciose e affilate stalattiti di ghiaccio, come una struttura barocca, penzolano dal soffitto delle numerose gallerie che conducono al paese. Passiamo così sotto queste ghigliottine con la speranza che il boia non attivi le lame dei suoi attrezzi. Finalmente raggiungiamo Franscia e da qui, per traccia ben marcata, l’imponente parete rocciosa dove si trova la cascata.

Davanti ai nostri occhi si para il primo impegnativo tiro: la base ricorda le canne di un organo, ma sulla sinistra sembra si possa salire. Così ci prepariamo. Dopo un attimo di incertezza, inizio a salire. Subito la cascata mostra i denti: dopo aver piazzato comodamente le prime due protezioni, mi trovo costretto a un non breve run-out prima di riuscire a sistemare il terzo chiodo. Ho appena superato, non senza patemi, un passaggio verticale e poco sopra me ne attende un altro un po’ più lungo. Lo studio cercando di capire dove mi posso fermare a chiodare e quindi lo attacco. Riesco a piazzare una protezione ma in una posizione poco appropriata che mi provoca una forte ghisa al braccio sinistro. In queste condizioni, la scalata diventa poco piacevole ma devo proseguire. Fortunatamente sul tratto finale la cascata molla un po’ anche se mi riserva un altro passaggio ripido. Il braccio non riesce ad imprimere tutta la sua forza sulla picca che quindi devo piantare più volte prima che mi possa alzare. Poi, finalmente, la tanto agognata sosta.

Recupero Cece che inizia la sua salita. E’ ormai in sosta quando gli chiedo se abbia con sè le scarpette! Infatti, da quel poco che vedo, il prossimo tiro presenta pochissimo ghiaccio. Ovviamente la risposta che mi giunge dal basso è una decisa imprecazione! Decidiamo comunque di proseguire salendo un paio di metri lungo il diedro così da vedere il resto della lunghezza. Cece si alza sul ghiaccio sottile e finalmente può informarmi su quanto ci attende: davanti a lui si apre una placca completamente priva di ghiaccio e di possibilità per proteggersi. La decisione è presto presa: siccome non ci va di lasciare questa “valle di lacrime”, buttiamo la doppia e passiamo il resto della giornata a fare moulinette.

Saliamo un po’ più a destra, dove la cascata propone un tratto verticale più continuo. Dopo un paio di giri, siccome il gioco inizia a diventare noioso, Cece piazza alcuni chiodi sui tratti più duri. Posso così provare questa zona della cascata da primo: sebbene sia un po’ più impegnativa rispetto la salita della mattina, la presenza delle protezione addomestica le difficoltà e così raggiungo la sosta in condizioni un po’ migliori rispetto la prima volta. Recupero Cece e poi con un’ultima calata siamo nuovamente alla base e quindi alla macchina.

E ad attenderci ci sono ancora le gallerie barocche…