Archive for the vie alpinistiche su roccia Category

Ancesieu: Panorama su Forzo (valle dell’Orco, Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 22, 2018 by fraclimb

sabato 16 giugno

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Prima o poi scriverò una guida sul Cerro Torre tanto oramai ho capito che basta mettere giù un elenco di vie, descrivere dei tiri a casaccio, mescolare il tutto e poi servire la guida con alcune belle foto magari, giusto per confondere ancora di più le idee, di altre pareti! Ah, dimenticavo: bisogna poi prendere la scala delle difficoltà, metterla in lavatrice a 90°, vedere quanto si restringa e, se necessario, ripetere l’operazione.

Mistero n°1: la cappellina. Per trovare l’imbocco del sentiero bisogna scoprire dove sia la struttura votiva ma nemmeno sgranando il rosario riusciamo a trovare traccia dell’opera sacra e così, quando arriviamo davanti ad una traccia che si infila nel bosco, ci guardiamo col perspicace sguardo da pecora: dove diavolo è finita la scritta “palestra”? Poi Cece accende la super vista, decifra un geroglifico millenario e finalmente scopre il bandolo della matassa che ci guida nel folto della giungla. Indossato il cappello da Indiana Jones, l’amico tira fuori il machete e inizia ad aprire un varco profetizzando il nostro ingresso in un nuovo “zecchificio”. Alla fine della giornata conterò 4 succhia-sangue a tradimento, tanti quanti i passi in artificiale fatti sulla via.

Mistero n°2: il boulderista o l’A0. Il primo tiro è dato 6c. Siccome sono solito scaldarmi su questi gradi tanto quanto frequentare Rimini e Riccione, direi che l’appena terminata risalita delle fisse alle alghe è stato solo l’antipasto prima dell’arrosto bruciato! Scrutandomi dal monocolo Cece mi informa che il primo fix va tirato a meno di voler lanciare ad un rovescio con il piede su uno svasino disegnato. Mi domando allora perchè diavolo dovrei fare il Moroni quando, caianamente, posso tirare il rinvio e così seguo la soluzione tradizionale per poi fare il Picasso con le mutande quando il piede decide in piena autonomia di assestarsi sull’appoggio mentre supero il successivo ribaltamento.

Mistero n°3: il diedro e i tiri vaporizzati. Al terzo tiro ringrazio di essere caiano. L’ingresso del diedro cerca in tutti i modi di sputarmi fuori ma io ce la metto tutta, faccio la zecca incastrandomi e spingendo contro le pareti finchè riesco a passare oltre l’uscio dell’ingresso. Ora inizia il divertimento. [continua]

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Zucco di Pesciola: Bramani Fasana (Valsassina, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 12, 2018 by fraclimb

domenica 03 giugno

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Sono perplesso: sono col corso caiano e sto salendo in funivia ai piani di Bobbio? È finito l’alpinismo della lotta con l’alpe, le salite sputa sangue, i viaggi a braccetto con la morte. No, oggi al corso vogliamo le comodità, la roccia bella e i resinati e così alla fine vengono fuori degli FF o, se va bene, delle sottospecie di alpinisti da agenzia Alpitour per salite addomesticate e senza imprevisti. Gente cioè che alla sera vuole rilassarsi davanti ad un bicchiere di birra e non malati di mente che sperano in un nuovo bivacco all’addiaccio o, se va male, pianificano già la salita successiva, delle specie di lobotomizzati con un unico chiodo fisso (a parte quelli marci che tirano in via): scalare, scalare, scalare!

Proprio per lo stesso senso di avventura e anche un po’ di repulsione per la zona dei Campelli, non ho la più pallida idea su quale via andare a fare e così mi accodo al Gigi con le mie allieve che hanno uno strano modo di concepire l’uso dello zaino: il sacco vuoto e tutta la mercanzia appesa all’esterno! Ottimo: siamo il trio dello psicopatico e delle due venditrici ambulanti! Poi, come se non bastasse, perdiamo pure il contatto col gruppo davanti rischiando di vagare per i saliscendi dei desolati piani di Bobbio che, a dire il vero, senza sci ai piedi tanto pianeggianti non sono, finchè riusciamo a rientrare nel gruppo dei fuggitivi e attaccarci alle loro chiappe come mosche al miele.

La parete mi pare come il sottoscritto dopo un’ora di corsa: fradicia e piallata. La linea scelta in effetti è un’evidente rampa-diedro appoggiata lungo la quale si potrebbe fare un giro in canoa così, dopo la classica battuta “sarebbe utile un Tampax”, iniziamo a legarci aspettando che il salumiere chiami il nostro numero. Siccome poi sono forte e ho qualche dubbio che le scarpette possano garantirmi una buona tenuta sul velo d’acqua, mi tengo le scarpe d’avvicinamento e inizio a scalare. Alle due allieve dico di infilare le pinne e poi anche loro mettono le mani sull’umido. Memore poi dell’esperienza su Dimitri, alla prima sosta filiamo tutte le corde ma il risultato è un casino ancora peggiore. Infatti sulla lunghezza seguente mi ritrovo come il cane legato alla cuccia con la catena! Mi fermo ad aspettare ma sotto sembra che il tempo sia tornato agli anni del liceo quando cercavo di tradurre le versioni: lentezza geologica senza capire un’acca di cosa Cicerone avesse scritto! Il mistero delle corde aggrovigliate si ripete ancora un paio di volte e poi finalmente usciamo in cresta. [continua]

Ratikon: Kamala (Prattigau, Grigioni)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 2, 2018 by fraclimb

sabato 26 maggio

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Di Galadriel ricordo la strada d’accesso, un percorso estremo e della morte, affrontata di notte e con il terrore di finire giù dal dirupo. Ora mi trovo a guidare sullo stesso percorso, ancora di notte e con le palpebre pesanti come se fossero state riempite di piombo fuso. Mi incastro lungo gli stretti tornanti e quindi supero l’ultimo paese mentre ci domandiamo chi possa essere il folle che decida di abitare in un simile luogo: forse un lontano parente di due caiani FF che aspettano il fine settimana per infilarsi in qualche assurda situazione? Me ne infischio del cartello di divieto d’accesso e inizio le prove per la Parigi Dakar. Guadiamo un torrente, passiamo sotto gli evidenti segni di una frana sperando che questa non decida di correre verso valle e finalmente, oramai convinto che avrei passato la notte a schivare buche e sassi, arriviamo alla malga di Gruscher Alpli. Mi ricordo di un ottimo posto da bivacco più in alto, dove inizia il sentiero per la parete e allora il Carlos Sainz che c’è in me (un giorno o l’altro riuscirò a conoscere tutte le mie molteplici personalità) pigia sull’acceleratore volando sui rimasugli di neve finchè la prova speciale si interrompe contro i resti di una valanga: non posso chiedere di più alla cara e vecchia Punto cosi torniamo indietro e ci accomodiamo sul selciato della baita.

La sveglia arriva alle 7 sotto forma di un escursionista che raggiunge il nostro posto da bivacco. Immagino già un teutonico cazziatone abbaiato dall’inflessibile svizzero e invece l’uomo ci rivolge qualche incomprensibile parola col sorriso stampato sul volto. Siccome trovo improbabile che ci possa aver chiesto un commento sulla formazione del prossimo governo, rispondo con un lapidario “klettern!”; lo svizzero contento spara altre consonanti di cui capisco solo il saluto finale “schöne tag” quindi lo ringrazio e mi preparo per l’impresa di giornata.

Evitati i salti nel dirupo e l’arresto delle guardie svizzere, almeno non dobbiamo preoccuparci per l’avvicinamento, un percorso che pare uscito da un cartone della Disney finchè, sotto la lavagna calcarea, l’idillio finisce e noi torniamo alle care vecchie abitudini: Cece si appioppa il primo tiro e io quelli pari. [continua]

Parete ai Monti: Dimitri (valle Onsernone, Ticino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 4, 2018 by fraclimb

mercoledì 25 aprile

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Mi sento carico e affamato. Ho una stramaledetta voglia di fare una via senza però dover mangiare erba e terra o, peggio, ricorrere a insoliti e dimenticati stratagemmi per uscire dalla parete. Così sfoglio la guida del Ticino alla ricerca di qualcosa che possa rispondere alle mie difficili esigenze: nessuna salita plaisir (per cui provo una certa avversione) e arrampicata da lotta falesistica! Non impiego molto a trovare la prescelta e così lancio la proposta ai ravanatori. La pallina però cade nel vuoto, rimbalza sul campo e poi rotola via abbandonata. La zia d’America venuta in visita, un’interessante conferenza sulla relazione tra l’allineamento di Giove e Saturno e la caduta dell’impero Maya o, più semplicemente, lo schermo di WhatsApp su cui rotolano le palle d’erba dei film Western sono le risposte che riesco ad ottenere eccetto per Gughi che, credo con qualche punto interrogativo, accetta la proposta trovandosi così ad inseguire il mio deretano su per l’avvicinamento.

Mi sento come un segugio alla ricerca dei tartufi: fiuto l’aria alla ricerca degli ometti e poi, individuato l’obiettivo, cavalco tra i massi finché la mia corsa verticale si arresta alla base dell’attacco. Guardo la parete e la fila di fix mi lascia un attimo interdetto: non sarò mica incappato nella classica via ticinese super protetta? Oramai siamo qui e non ho certo intenzione di mettermi a fare lo schizzinoso così mi preparo e inizio a salire. Sopra il primo fix sono già nella merda: una lavagna liscia con una impercettibile micro tacchetta per i piedi. Ringrazio la chiodatura ravvicinata svelando la mia doppia personalità di codardo poi estendo al massimo il braccio sfruttando l’effetto uomo di gomma fino ad un corrugamento della roccia che, nella mia testa, dovrebbe essere una specie di proto-tacca e, pregando che la suola della scarpetta resti appiccicata alla minuscola asperità, mi alzo oltre il passo duro. Se questo dev’essere un assaggio di quello che ci aspetta, credo che tra non molto butteremo le doppie! Invece la scalata prosegue senza intoppi e anche piuttosto rapidamente tanto che alla base del primo tiro duro mi sento in vena di provare la libera estrema. [continua]

Sperone della Magia: Magic Lina e la Legge del Taglione (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 27, 2018 by fraclimb

domenica 22 aprile

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A questo punto Walter lo stagista ha visto tutto: prima era stata la volta del Luca che ora si diverte in giro per il mondo con i Ragni, adesso il Walter è stato formato nella dura scuola di Fraclimb, del Jag e del Pierpa ed è perfettamente cotto a puntino per il corso regionale caiano: l’aquila non potrebbe stare meglio che sul suo villoso petto! Anche la Walter-mobile ha cambiato pelle: sui tornanti per salire a san Martino romba come una Ferrari a Montecarlo, si rifiuta di accedere al parcheggio in Valle e ci porta a quello gratuito del campo sportivo. Noi invece siamo decisamente meno decisi: praticamente abbiamo nominato quasi tutte le possibilità, a parole siamo saliti allo Scoglio delle Metamorfosi, sulle Dimore degli Dei e forse anche sul Precipizio ma alla fine si torna allo Sperone della Magia. Dopo aver mangiato terra e tirato erba provando le stesse emozioni di chi la fuma, oggi mi piacerebbe provare a scalare ma, chiaramente, su qualcosa di impegnativo altrimenti l’apprendistato del Walter andrebbe a farsi fottere!

Alla base di Magic Lina il Davide prende il comando. Corre sulla placca iniziale, salta la sosta e prosegue verso la successiva. Credo avrà avuto il suo bel da fare per tirare le corde ma la distanza siderale col capocordata ci evita di apprendere una nuova sfilza di improperi. Poi riprende la sua corsa e ci tira fuori dalla prima via.

Alla base della parte alta dello Sperone ci guardiamo con un grosso punto di domanda: vai tu? Vado io? Per me è uguale. Sicuri e decisi: ottimo! Da un lato starmene nelle retrovie mi da fastidio, dall’altro ho un certo timore reverenziale per quel VII- del secondo tiro così non mi oppongo alla proposta di Davide di proseguire da capocordata. Alla fine del tiro però mi la patata bollente passa nelle mie mani e io inizio a salire. Sono sotto il diedro verticale: mi aspettavo una fessurina da tirare per poi portarmi sulla parte alta e invece tutto quello che posso stringere è un verticalino stitico. Riesco a toccare il piatto soprastante, un vassoio di muschi e licheni da cui vedo la mano saettare nel vuoto e le caviglie frantumarsi sulla placca sottostante. Provo allora sulla sinistra in corrispondenza di una sosta dell’uomo di Neanderthal: niente, sopra si apre la placca della morte. Devo per forza salire dal diedro verticale ma come? [continua]

Altare: Cerchio di Gesso (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 27, 2018 by fraclimb

sabato 21 aprile

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Sette anni dopo torno sul luogo del misfatto perchè alla domanda “che si fa sabato?” rispondo: “andiamo in Valle?”.

“Si! Dai, buona idea. Cosa facciamo?”

Lì per lì mi trovo spiazzato. A guardare la guida ci sarebbero decine di papabili ma quel nome e soprattutto quel diedro erboso mi sono rimasti in mente così lancio l’azzardo.

“Cerchio di Gesso?”

Lo stagista Walter ci pensa un po’ su poi con un mezzo sorriso mi domanda che difficoltà abbia la via: forse ha iniziato a conoscermi meglio.

“VI e A2”, almeno così dice il Gaddi.

“Ottimo! Ci sto: è un sacco di tempo che volevo andare in Valle! Non ci ho mai scalato”.

Beh, diciamo che come prima esperienza potrebbe esserci qualcosa di meglio eppoi parlare di vera scalata mi pare un po’ troppo ma me ne sto zitto e tranquillo approfittando di una risposta così immediata e decisa che non si vedeva dai tempi del Diedro Maestri.

Poi saggio il terreno con gli altri ravanatori ma l’unico che lascia un filo di speranza è “gambe da merlo” Jag.

Così sabato mattina siamo in tre al solito parcheggio, carichiamo la Punto e partiamo in spedizione. A san Martino l’arietta è quasi frizzante ma sopra il Gatto Rosso si inizia a schiattare: ci sarà da divertirsi sulle placche in alto! Poi arriviamo alla base dell’accesso e iniziamo a ravanare. Il diedro è bagnato: agguanto la fissa che penzola sulla destra e mi tiro su a forza di braccia e poi iniziamo il nostro viaggio nell’orto lungo un diedro che si snoda tra alberi e Herbus Mellicus, la mitica erba della Valle con una tenuta superiore al kevlar e che sta nel limbo tra l’infida traditrice e la benefica risolutrice.

Sul primo vero tiro d’arrampicata saggio l’aderenza, un muretto delicato e poi tanta ma tanta verdura. Ma la vera lotta inizia dopo. Appena lo vedo ho un flashback. Sono più giovane. Ho più sale in zucca e non chiaro quello a cui sto andando incontro. [continua]

Sperone della Magia: Magic Lina e la Sfera di Cristallo (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 22, 2018 by fraclimb

domenica 15 aprile

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Non avrò preso l’ennesimo granchio? Dopo la stagione delle piogge, azzardare una salita in Valle potrebbe tradursi nel rafting verticale contro la corrente delle cascate che scrosciano da zolle, prati sospesi e boschetti verticali. Eppure mi sono persuaso che ci possa essere una possibilità e che, alla peggio, passeremo una giornata al Remenno. Così convinco Gughi ad assecondare le mie follie anche se credo che ben presto si farà una ragione sul mio stato mentale e inizierà gentilmente a svicolare i miei inviti; per il momento però la coppia di Aureus si è riformata: non il migliore degli auspici in quanto a condizioni del percorso!

Il primo bastone tra le ruote ce lo mette un sasso finito sulla strada che sale per san Martino costringendoci ad aggirare il tratto chiuso e facendoci arrivare in vista del monolite più grande d’Europa che sono quasi le 9 del mattino. La vista che si apre ai nostri occhi non è delle più incoraggianti: il Remenno gronda come il sottoscritto dopo la corsa e, ciò che è peggio, ho scordato a casa il set di spugne. Arriviamo a san Martino e, alla domanda se acquistare il permesso per entrare in Valle, il Gughi risponde secco: “Saliamo a piedi!”. Bravo! Perfetto stile Fraclimb: caiano e pitocco!

Le pareti pisciano incontinenti. Ci passo sotto con il naso all’insù sperando di trovare una linea scalabile ma ogni speranza fa acqua da tutte le parti. Al rifugio Mello siamo bloccati dal gestore che prova a venderci un panino con la salamella o un piatto di pizzoccheri per il nostro rientro: illuso, non sa di avere a che fare con due scozzesi! Poi ci informa che la zona sopra la Rasica dovrebbe essere asciutta. Un lampo mi balena negli occhi. Ma è solo un attimo, giusto il tempo che mi venga il mente la sua sparata sullo spit in mezzo al traverso di Polimagò: salutiamo e proseguiamo verso il nostro obiettivo.

Sotto lo Sperone mi viene da esultare: la parte alta è completamente asciutta mentre la placca di Magic Lina è appena uscita dalla doccia. Come fare? Per il momento me ne frego e inizio a cercare la traccia che ci porti all’attacco scoprendo così che il primo tiro è in condizioni mentre sopra servirebbe la canoa. [continua]