Archive for the vie alpinistiche su roccia Category

Ago di Tredenus: via Virginio Quarenghi. Gemello Settentrionale di Tredenus: via Federico Giovanni Kurz (val Camonica)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 3, 2022 by fraclimb

sabato 30, domenica 31 luglio

La Walter-Mobile romba tra le curve strette addentrandosi nella valle. Chiaramente non so quasi nulla su quello che mi aspetta: ho solo chiaro che anche per questo fine settimana renderò omaggio al Caianesimo e mi riempirò la pancia (per quanto sia possibile) coi Saikebon, la nuova frontiera 2022 dell’alimentazione col fornelletto. Poi il mezzo si ferma alla piazzola nonostante il sottoscritto e il Marco provino a pungolare il pilota per continuare verso il rifugio risparmiandoci qualche minuto di sfacchinata perchè in fondo un po’ di frocio falesismo si annida anche in noi. Ma il Walter, forgiato dall’aquila, non molla così carichiamo gli zaini e ci avviamo a farci la scorpacciata delle tempistiche per il bivacco. Illusi! Il sentiero inizia a srotolarsi avanti e indietro tagliando in continuazione l’anfiteatro e facendoci passare sotto la tolla del bivacco un’infinità di volte come fossimo alla sfilata di Valentino e così finisce che arriviamo alla meta in tempo per foderare lo stomaco col panino al formaggio del pranzo. Poi cala l’attesa: in basso ci si squaglia per il caldo mentre qui sembra di essere in una piccola cella frigorifera con una serie di nuvole che si diverte a stazionarci sopra la crapa mentre si alza la brezza fantozziana che sembra far tramontare ogni sogno di scalare l’Ago di Tredenus. Ma all’ora della merenda il tempo sembra migliorare, ci guardiamo negli occhi e, non potendo scapparci la limonata, ci catapultiamo verso l’attacco confidando di rientrare per i Saikebon. Il metodo di scelta del capocordata è un complicatissimo algoritmo elaborato direttamente dalla genialità di Stephen Hawking: la pagliuzza più corta decreterà colui che porterà il trio in vetta. E il caso vuole che sia il Marco il prescelto, l’unto del Caianesimo, lasciando poi al sottoscritto e al Walter l’onere per l’indomani. Così partiamo per un diedro appena uscito insieme al prosciutto dalla cella frigorifera: mentre le corde filano, le dita si rattrappiscono finchè finalmente riescono a toccare il granito per poi puntare alla sosta dove l’effetto frigorifero finalmente termina. Per il resto la via fila liscia con noi secondi che, com’è giusto che sia, ce ne infischiamo dei potenziali patemi del capocordata fugati, a dirla tutta, dalla mitragliata di chiodi presente sullo spigolo. Come da programmi rientriamo giusto in tempo per l’ora di Saikebon, formaggio e bresaola svelando così il mistero di giornata: il motivo per cui lo zaino del Walter sembrava un mastodonte obeso. Liberiamo quindi Walter-Sisifo del suo macigno mentre un’altra coppia di scalatori prova a trovarsi un cantuccio nella nostra colonia. [continua]

Piramide Casati: via Magni (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2022 by fraclimb

sabato 23 luglio

Che il fine settimana dei pacchi abbia inizio! Il preambolo è la falesiata del venerdì sera con la Lella che si presenta alle 18:30 passate e, alla fine, riusciamo a mettere insieme tre tiri che assomigliano a dei boulder con la corda su un paracarro a Rancate. Pazienza: ci rifaremo l’indomani. E invece no! Il messaggio è chiaro: “mi spiace Fra, la caviglia mi fa male… domani non ci sono”. E vai coi pacchi: potrei chiamare la FedEx! Così mi guardo allo specchio e mi domando – E mo? Che facciamo? – Il tizio di fronte mi fa la faccia sorniona e mi strizza l’occhiolino. La solitaria! È un secolo che non la pratico, se escludiamo il giro sulla Segantini della scorsa domenica, ma quella è un’altra cosa, mica la serie di accrocchi per la scalata in autosicura. Sfoglio la guida e scelgo l’obiettivo: ovviamente se devo togliere polvere e ruggine non posso puntare ad una salita banale e, poiché l’altra conditio sine qua non, è gustarsi un po’ di fresco, non mi resta che la zona della Piramide Casati. Così carico lo zaino e parto; dopo il battesimo sull’Arete du Diable è il momento per quest’altra esperienza: probabilmente il nuovo compagno giallo penserà di essere finito nelle mani di un mezzo pazzo ma almeno non ha di che annoiarsi! Ancora una volta risalgo dalla Direttissima, semplicemente perchè non ho voglia di annoiarmi sul sentiero del Rosalba e poi, quando avrò raggiunto la vetta, dovrei essere più comodo a discendere dalle scale del Caminetto Pagani. Una serie di sali scendi mi porta finalmente alla base della Piramide, dove inizia la “mia” via ma una cordata ha già occupato la prima lunghezza e io mi ritrovo col cerino in mano senza sapere che fare. Potrei accodarmi ma i rischi sono due: finire lapidato (abbastanza probabile) o rischiare di fare la mummia nei momenti di attesa (possibilità remota ma da tenere in considerazione se non voglio cenare a barrette). Inizio quindi la partita a scacchi col cervello per decidere il da farsi quando suonano alla porta. Un brivido mi passa per la schiena nonostante le temperature da Valle della Morte. – Chi è? – la voce mi esce flebile, quasi impercettibile – Il fantasma! – E il cerchio lentamente si chiude. Sono passati 12 anni e sulla Magni non sono più tornato dopo essermi rotto il polso. Avevo fatto un tentativo ma poi ero finito su Donna Mathilde e la Magni era rimasta lì irripetuta. Ora i nodi vengono al pettine e di solito la cosa è dolorosa. Mi preparo e poi parto: salgo con circospezione ma lentamente guadagno metro su metro fino alla prima sosta. Scendo e risalgo e poi parto sulla seconda lunghezza. [continua]

Grigna: cresta Segantini e rifugio Brioschi (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 1, 2022 by fraclimb

domenica 17 luglio

Voglio provare un progetto che, alla fine della giornata, chiuderò in una cassaforte sotterrata nella foresta amazzonica in una zona non segnalata su alcuna mappa. Per sicurezza scrivo al Gughi: “ti ricordi quella follia di cui ti avevo parlato in Grigna? Se dovessi riproportela, dammi una botta in testa!”. Parto poco sopra i Resinelli e, dopo anni di frequentazione della Grignetta, finalmente passo dal rifugio Porta togliendomi il cruccio di capire dove sia, vago a casaccio prima di intercettare la Cermenati e quindi spostarmi sull’arcinota Direttissima. Muoversi con uno zainetto minimalista ha i suoi indubbi vantaggi e in poco tempo liquido le scale, il bivio per il Fungo per poi trovarmi alla base del canale dell’Angelina, la soluzione che mi sembra migliore per raggiungere l’attacco della Segantini e che permette al destino di tessere la sua tela. Al sentiero soprastante incrocio infatti una coppia che mi chiede notizie sull’attacco della cresta. – Dovete tornare indietro, verso il colle Valsecchi, più o meno l’attacco è da quelle parti – Ringraziano e mi lasciano passare così io me ne vado sempre più convinto di avere la faccia da addetto dell’ufficio informazioni. Poi il cervello inizia a bussare facendo passare una sequenza di immagini del dialogo appena concluso ma io faccio l’ebete e non colgo nulla. Passa allora al fermo immagine, all’abbigliamento dei due e ad un particolare cui in un primo momento non avevo dato grande peso. Torno sui miei passi e li vedo che stanno ancora confabulando sul da farsi – Scusate, ma la cresta non è attrezzata con le catene… Lo sapevate? – La domanda mi pare del tenore di “dormi?” o “hai tagliato i capelli?” eppure il kit da ferrata che pende dai loro imbrachi non lascia molti dubbi su cosa i due si possano aspettare. – Ah! Ma davvero? – mi fa il ragazzo – Avevo letto che era attrezzata… – – Si: con qualche fittone… ma poi bisogna scalare – – Ah, ok grazie! No, allora andiamo da un’altra parte – Ecco, bravi sarà meglio! E così evito al Soccorso un’uscita per due sprovveduti e lo tengo libero per un mio recupero. [continua]

Gandschijen: Sudpfeiler (Uri)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 18, 2022 by fraclimb

domenica 19 giugno

Alzo lo sguardo, studio la parete: la linea è lì in tutta la sua logicità. E, altrettanto ovviamente, i fix sono delle caotiche mitragliate che riluccicano al sole. Non ci sto capendo molto (forse quasi una cippa di niente): dove devo partire? Guardo verso valle: del Jag ancora nessuna traccia, poi lo vedo camminare costante verso l’attacco. – Non ci siamo, non sono in forma… – Completo io la frase perchè tanto ho già ben chiaro dove andrà a parare – … e poi hai le gambe da merlo… Cazzo Jag, ti lamenti ma poi abbiamo impiegato meno del tempo della guida – – Eh, ma non va bene – Potrebbe partire la valanga di lamentele, trite e ritrite su come non stia facendo nulla, che il lavoro lo assorbe eccetera eccetera, invece lascia da parte la pentola di fagioli e scarica lo zaino. Intanto sono arrivato alla decisione che la via parta da questa specie di pulpito perché altrimenti dovrei spostarmi a destra e non ne ho voglia: la placca verticale su cui dovrò salire mi sembra però un palo nel culo, per dirla chiaramente. Eppure la guida recita che le difficoltà sono sotto il limite umano. Ci sarà la ronchia nascosta (difficile sul granito ma tantè), deve esserci per forza anche perchè ho portato le ciabatte che non sostengono nemmeno sui gradini delle scale di casa. Se non c’è il beneamato regalo dovrò inventarmi qualcosa. Parto: inutile perdersi in chiacchiere e filosofie su quello che potrebbe esserci. Così scopro che la sbarra non c’è (ovvio) e manco una tacca decente. Forse dovrei mettere il piede su quella caccola, peccato che la scarpa sia tendente allo sfondato. Mi faccio tenere e poi pendolo verso sinistra. Tecnica antica ma sempre più che attuale. Afferro qualcosa che man mano salgo diventa sempre meglio e così liquido il tiro (io mi sono già sufficientemente squagliato sull’avvicinamento). Il Jag mi segue e, come al solito, il Caianesimo non lo ha abbandonato. E come potrebbe? [continua]

Punta Emma: Fedele e Steger; Torre Delago: spigolo Piaz; Torre Winkler: Winkler (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 14, 2022 by fraclimb

sabato 11, domenica 12 giugno

– Walter, fammi sapere che si può fare in Crolloniti… –

Ci avevo anche provato a sondare il terreno e vedere se ci fosse uno spiraglio per tentare qualcosa al Catinaccio ma Walter-direttore è inamovibile. Così lascio ogni velleità dietro la porta di casa e mi preoccupo solo se ci sarà o meno lo strudel a cena. Poi mi passano il libretto del malcapitato (dipende dai punti di vista) allievo: c’ho ancora uno di quelli forti (Lorenzo) che non ho mica capito perchè si sia iscritto al corso caiano. Ma le vie fattibili alla fine sono poi quelle e io di andare su fino alle Torri del Vajolet non c’ho sbatti: troppo lungo e noioso l’avvicinamento (poi però vado a fare la Selen in giornata, ma questa è un’altra storia). Così mi focalizzo sulla Emma (la Punta) con l’idea di fare la Fedele o la Steger. Alla prima, dove all’attacco c’è già l’ingorgo ferragostano, guardano anche il Gabri e il Cesare coi rispettivi allievi così io devio sulla seconda dove domina il nulla cosmico. Ci prepariamo e una coppia arriva a guardarci le chiappe: – La conoscete? Già fatta? – Rispondo con un “si” acido non tanto perchè risentito che non abbiano riconosciuto il “grandissimo” ma perchè la domanda mi svela già tutto: hanno tutta l’aria di due caiani pronti al bivacco. A volte so essere fastidiosamente spocchioso. Salgo la rampa ma non vedo la sosta e allora il Lorenzo mi segue a ruota. Ottimo. Dopo un paio di lunghezze, dove si inizia finalmente a salire in verticale, non ho chiaro dove andare: scavo nei ricordi, leggo la relazione ma la descrizione non mi aiuta. Siamo appesi su una specie di nido d’aquila con cordini e chiodi che penzolano da ogni parte: allora mi convinco che la memoria funzioni bene, traverso a destra e ritorno sulla linea. Dietro la coppia caiana si impantana sul traverso. A quel punto spariamo verso l’alto, usciamo dalla via e risaliamo le roccette finali; è una specie di panino col ripieno di uno scozzese: zoccolo in partenza, sfasciumi al termine e in mezzo una manciata di qualche decina di metri di scalata. L’ora è dalla nostra quindi ovvia la proposta: – Lorenzo, ne facciamo un’altra? – [continua]

Punta Torelli: Selen (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 26, 2022 by fraclimb

sabato 28 maggio

Il Walter la butta là sapendo già in principio che non riceverà un rifiuto. È come se qualcuno dovesse offrire una fornitura a vita di gelato: come si fa a dire di no? Visto che la domenica è prevista l’uscita del corso caiano in Valle, perchè non approfittarne per una “sgambata” su qualche parete in quota per poi fermarsi a dormire a San Martino? Carico l’occorrente sul Caddy e inizio ad arrovellare il cervello sulla possibilità di far visita finalmente all’Escudo. Ma il Walter rilancia: val Porcellizzo, maggior dislivello, più fatica e quindi maggiori possibilità di propiziarci le sacre divinità del Cainesimo. È quasi l’abbonamento per un mese alla consegna a domicilio di un vassoio di paste. Così finisce che parcheggio il mezzo sotto gli abeti dopo le terme e con lo zainetto minimale da gita domenicale chiedo al Walter se riusciremo a battere il tempo della Molteni. Lui mi guarda dubbioso: non si sente così in forma e poi quella volta avevamo quasi corso. Così mi metto davanti e inizio a salire regolare. I vari punti del sentiero si susseguono uno dietro l’altro: prima le Termopili, poi la rampa che mi fotte (ho sempre idea che sia più corta della realtà) e finalmente il pianone. Da qui il sentiero è semplicemente infinito mentre Badile e Cengalo sembrano inesorabilmente inavvicinabili: sempre lì, alla stessa distanza, indifferenti alla fatica del buon caiano. Eppure quando arrivo alla Gianetti l’orologio non segna un tempo tanto differente dal giretto al Badile: poco più in alto qualcuno sta iniziando ad attaccare il Dente della Vecchia con lo spigolo della Torelli che si alza subito dietro. È a quella parete cui punta il Walter. Qualche chiazza di neve agonizzante giace a ricordo di un inverno asciutto il cui unico inutile vantaggio sta nella possibilità di trovarsi già da queste parti in questo periodo dell’anno. Scrutiamo la parete e cerchiamo i segni della via finchè il primo fix fa bella mostra di sé sulla placca poco più a sinistra del punto in cui ci troviamo. Parte il Walter, raggiunge la protezione e poi prosegue sempre in diagonale perchè quella sembra la direzione che noi pivelli deduciamo dalla foto. [continua]

Gletschorn: Little Chamonix (Uri)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 21, 2022 by fraclimb

sabato 14 maggio

– Oh cazzo! – Mi volto verso il basso, alla base della parete da dove mi è giunta l’imprecazione e vedo lo zainetto con dentro acqua e piumino zampettare e poi rotolare verso valle. Rimbalza un po’ qua e un po’ là, poi inizia a scivolare e quindi finalmente si ferma qualche decina di metri sotto l’esterrefatto Cece. Scendere quei pochi metri sarebbe una mezza follia o un’impresa titanica: certamente la neve non reggerebbe il peso e l’amico si troverebbe a nuotare nella massa fredda per poi probabilmente collassare estenuato. La sola cosa logica da fare è una: abbandonare la salita e tornarsene con la coda tra le gambe. Infatti noi ce ne freghiamo e optiamo per l’altra soluzione, quella che potrebbe essere l’anticamera per un epico tragico epilogo caiano: fregarsene dello zaino e portare a termine la salita. Il dilemma non è tanto legato alla mancanza del vestiario che, visto il caldo fotonico da ferragosto in Sicilia, difficilmente potrà crearci qualche problema, quanto al fatto che non avremo con noi nulla per calmare l’arsura della gola. E io inizio già ad avere sete. Sarà forse perchè sulla prima lunghezza ho quasi subito dovuto estrarre dal cilindro qualche mossa degna dei ristabilimenti sui boulder o, più probabilmente, perchè per oltre due ore ho fatto come il cero pasquale: colato sotto il martellante picchiare dei raggi solari.

Eppure il preambolo è stato di tutto altro tono a partire dal messaggio di Cece che ridesta quell’istinto caiano che la mia idea iniziale di andare in Valsassina a fare l’FF cerca invano di soffocare: – Ho un’ideuzza: fare una via zona Furka… – Praticamente è un invito a scofanarmi un vassoio di pasticcini, non ci vuole un genio a fare 2+2: andare da quelle parti significa solo una cosa, avvicinamento con gli sci e poi arrampicata su un granito e in un ambiente che pare il Bianco! Ogni programma nella valle ai piedi delle Grigne si squaglia come il gelato nel forno o, per stare più in tema, come il sottoscritto e Cece sull’avvicinamento. Così ci troviamo al Melillo: afferro la brioche con la mano-badile e il dolce sembra sparire tra le dita prima di finire inghiottita a fare compagnia ai biscotti della colazione. [continua]

Verdon: La Demande (Provenza)

Posted in falesia, vie alpinistiche su roccia on Maggio 14, 2022 by fraclimb

venerdì 15, lunedì 18 aprile

Squadro il Gughi stranito:

– Ti sei rifatto le labbra? Sembri un africano con gli occhi blu –

Mi guarda con un sorrisetto appena accennato e poi finalmente riusciamo a partire: mezza giornata di ritardo ma considerando che la mattina sembrava che tutto potesse saltare causa herpes post insolazione dell’amico, non mi lamento e schiaccio sull’acceleratore, direzione ovest! Passiamo il Monginevro, entriamo in Francia e io esco da internet col Gughi che, per risparmiare, non fa più una ricarica da quando le offerte si contavano per numero di SMS gratuiti: ottimo, siamo isolati nel territorio francofono senza uno straccio di cartina stradale così, quando ci ritroviamo nelle Ceüse sbagliata (la stazione sportiva in cima al complesso montuoso ma esattamente sul versante opposto alla famosa falesia), siamo definitivamente fottuti: – Signori, è stato un onore viaggiare con voi stasera –

Giriamo il Caddy verso valle e, fendendo la notte, riprendo la prova speciale: sappiamo di dover andare verso Tallard poi i cari vecchi cartelli stradali si impietosiscono, compare quello per Sigoyer e dopo un’altra serie di curve in salita rischiariamo il parcheggio.

Venerdì mattina siamo avvolti dal sorriso della Gioconda degli FF, un capolavoro di calcare che ricorda una ciambella posizionata sopra un montarozzo che risale dolcemente dalla vallata. Che ci fa un caiano come me da queste parti? Per distruggere il nemico, bisogna prima conoscerlo e come meglio farlo se non nel suo tempio sacro? C’è solo un difetto (oltre al fatto che il disco volante calcareo sarebbe potuto atterrare in terra italica): il sentiero d’avvicinamento è un percorso turistico che taglia avanti e indietro il basamento col risultato che si superano chilometri per guadagnare pochi metri di dislivello. Ma d’altra parte si sa, gli FF non sono mica abituati a muovere gli arti inferiori! Passiamo riverenti sotto il settore di Biographie con i suoi buchi che sembrano quasi tenibili se il pannello calcareo fosse inclinato nella direzione opposta e poi andiamo ad incrodarci a Demi Lune. In effetti la prima giornata non si rivela particolarmente proficua: c’ho una serie di turbe psicologiche che non mi fanno godere a pieno della scalata lasciandomi davanti questo capolavoro un po’ come un vegetariano di fronte ad una fiorentina. Poi sabato migriamo perché il falesismo va preso a piccole dosi. Direzione Verdon dopo che il Gughi si è deciso a dilapidare i soldi (dei suoi) con una ricarica. Il canyon ci accoglie con la sua schiera di turisti fotografi per i quali i climber sono un po’ come i leoni in un safari. Girovaghiamo un po’ alla ricerca della linea di discesa e poi siamo artefici del nostro destino. Ci piace però vincere facile e al primo approccio dopo svariati anni, optiamo per una salita senza vera lotta con l’alpe, per quella ci riserviamo l’indomani. La Demande. [continua]

Colodri: Incompiuta (Arco, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on marzo 3, 2022 by fraclimb

domenica 27 febbraio

Il sole inizia ad illuminare la parte sommitale del monte Brento. Fuori tira un’aria fastidiosa: sembra che quest’anno Eolo abbia vestito i panni del vicino impiccione, sempre tra i piedi soprattutto nei momenti meno opportuni. Sono indeciso se scendere dall’auto e fiondarmi a fare la terza colazione e poi tra le braccia della barista (che poi tanto so già non combinerei nulla: mi fermerei alla brioche e poi inizierei a vagare per il locale guardando le foto dei base-jumper) oppure starmene qui con Cece, il naso all’insù a valutare se partire o meno per la parete. Ci sarebbe il problema della discesa: farla al buio nel ravano o scendere dalla comoda mulattiera ma sul versante opposto e poi sperare che qualche anima pia ci raccatti come due mignotte in viale Zara? Forse si potrebbe sperare in qualche sentiero che si spinge verso Dro… Ma ciò che mi assilla di più è qualcos’altro, l’inaspettata colonnina del mercurio che proprio non ce la fa ad alzarsi: mi vedo congelato sulla roccia, come la lingua sul gelido ghiacciolo. Che alternativa potremmo avere? Maledizione a me che non ho tirato su la guida! Ma mi dimentico che c’ho l’enciclopedico qui di fianco. Come un Pico caiano, inizia a snocciolare una sequela di possibilità ma io mi fermo alla prima, l’Incompiuta, una serie di tiri a chiodi da integrare e su difficoltà che si preannunciano l’anticamera per un’appagante ma non mortale lotta con l’alpe. La barista può anche aspettare e, soprattutto, anche la brioche!

La prima lunghezza sembra l’antesignana della Messa in Requiem di Mozart: cordone, chiodo poi nulla, nulla e ancora nulla prima della prossima protezione senza ovviamente alcuna possibilità di integrare. Non mi cago addosso solo perché il freddo mi ha congelato l’intestino. Per fortuna che Cece si immola: io andrei volentieri da un’altra parte ma non saprei dove, il mio cervello ha già cancellato la barista, forse tutto preso a capire come evitare di spappolarsi sulle rocce. Poi invece il primo chiodo provvidenziale si materializza come un inaspettato suggerimento durante la versione di latino. Quindi è la volta del secondo e del terzo. Salvo, Cece è salvo ma anch’io lo sarò… Forse… Ho alle calcagna un’altra coppia di giovani caiani. Mai una gnocca. Ma forse è meglio così: parto con un groppo allo stomaco, dopo pochi passi le mani sono come quelle dell’omino del Lego, buone solo per lanciare da un rinvio all’altro. Sarà una lunga e dura giornata, è come se fosse un continuum con Saronno, come se avessi trasportato la testa dalla salita col Gughi a questa. [continua]

Medale: Susanna sotto le Gocce e Saronno 87 (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on febbraio 23, 2022 by fraclimb

domenica 20 febbraio

Sono alla fine di Susanna e la relazione non torna (nemmeno i miei ricordi ma questo è un altro problema legato al fatto che tra solo una trentina di anni dovrei andare in pensione). Anche sul primo tiro, se non avessi avuto un provvidenziale friend, probabilmente avrei dovuto ingegnarmi con qualche astruseria o, forse più probabilmente, avrei finito con l’ennesima ritirata. Vatti a fidare delle informazioni prese su internet: per Susanna servirebbero solo i rinvii e, alla fine del terzo tiro, si dovrebbe essere alla partenza di Saronno. L’altro problema, e quello è più personale, è che la relazione l’ho scritta io: possibile che fossi così forte o forse folle? Sulla prima lunghezza qualcuno ha infilato il cavetto del dado incastrato rendendolo di fatto inutilizzabile. E su questo quindi mi sento la coscienza abbastanza a posto (anche se poi è discutibile che anche su Saronno i friend non siano utili: tutto dipende se, su alcuni tratti, si sia disposti a voli interminabili sbattendo a destra e a manca alla Homer Simpson). Mentre sul fatto che al termine di Susanna si arrivi sulla successiva via, beh, tutto forse dipende dall’orogenesi alpina, dalla spinta dell’Africa, dall’aggiustamento glaciale isostatico e probabilmente anche dal Covid. L’idea di partenza (o forse sarebbe meglio dire il sogno) è salire la linea in libera, altrimenti chiederò indietro i soldi alla palestra. Infatti già al primo passo impegnativo, l’aquila chiama mentre la mia incapacità negli incastri mi mette di fronte alla realtà: ma siamo solo all’inizio, sono ancora freddo, è un po’ che non faccio vie e soprattutto che non metto piede in Medale e poi Marte sta guardando di traverso Giove e ieri ho mangiato troppo. Mi rifaccio sul terzo tiro ma non sono a mio agio, mi sento spaesato: forse sto facendo un po’ troppa falesia e sto tirando troppa plastica (oltre a quella che lancio nel relativo bidone dell’immondizia). In ogni caso il tiro che non esiste se lo becca il Gughi e così risolviamo anche il problema seguente: cambiare l’ordine degli addendi perché il ragazzo vuole tirare le lunghezze dure di Saranno, tanto poi il risultato non cambia, bisogna comunque uscire dalla parete. Sul primo tiro rimpiango la spazzola ma pompo un po’ e mi levo dagli impicci. [continua]