Archive for the vie alpinistiche su roccia Category

Placca del Mongoloide: Picikum (val di Mello)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 28, 2022 by fraclimb

sabato 12 novembre ‘22

Il vero problema a volte è mettere insieme le proposte, vagliarle, selezionarle e poi decidere dove diavolo rendere grazie al Caianesimo, soprattutto quando sono settimane (quasi due mesi) che non si sacrifica nulla all’altare sacro causa corso FF. Così io tiro fuori un’idea e il Walter mi risponde di rovescio; ribatto ma con una volee la palla torna indietro finché, con un colpo secco, l’amico chiude la partita con una proposta da leccarsi i baffi: Picikum! E chi diavolo la conosce? Probabilmente quasi nessuno se non fosse per un recente video che ridesta tutti gli istinti caiani. Così mi ritrovo in Valle a provare nuovamente il brivido dello spalmo lontano dall’ultima precaria protezione: alzo lo sguardo alle pareti, inalo l’aria fresca e già mi sento rinvigorito. Al resto pensa l’avvicinamento: oggi però il Walter non fa il Turbo-Man. Probabilmente è solo perché mi salva l’incontro fortuito con Colo e socio diretti alle Sponde del Qualido, così l’amico se ne sta quieto risparmiandomi il consueto picco cardiaco. Man mano che ci avviciniamo al fronte, le prime preoccupazioni cominciano a farsi concrete: a casa, con la guida in mano e le chiappe affondate nel divano, è facile banfare e ridacchiare di quell’expo sui tiri di sesto ma ora che la placca si materializza davanti ai nostri occhi e, dal basso, scure colate d’acqua preannunciano potenziali acquaplaning lungo la fessura, beh, qualche preoccupazione in più inizia a farsi largo. “Walter, non c’è problema: ci spariamo dentro un po’ di friend e vedi che si passa dalla fessura”. Io continuo a fingere sicurezza perché, anche se vedo il nemico, non sento ancora i proiettili fischiarmi sulle orecchie. Vedremo tra qualche decina di minuti. [continua]

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Punta Allievi: spigolo Gervasutti e XXV Mario dell’Oro (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 2, 2022 by fraclimb

sabato 10, domenica 11 settembre ‘22

Alzo lo sguardo: la parete non sembra offrire molte possibilità di assicurazione, la roccia è ancora parzialmente lavata ma, soprattutto, fa un freddo cane. Ho impiegato una mezza eternità ad arrivare fin qui: lotta con l’alpe estrema su bagnato, dita insensibili e qualche piccolo pezzo di ghiaccio precipitato verso Walter. Io ero troppo concentrato per accorgermi del verglas appollaiato più in alto. Al punto dove mi trovo c’è una vecchia sosta a chiodi traballanti: potrei usarla per calarmi oppure tentare l’ignoto. Sotto Walter-bastoncino-Findus non vede l’ora di saltare nella padella calda mentre il mio lato masochista mi tenta a proseguire nonostante le colonne d’Ercole mi spaventino non poco. Guardo ancora verso l’alto e poi cedo: collego i chiodi ballerini e preparo la doppia facendomi rimbalzare a metà del secondo tiro della XXV Mario Dell’Oro dopo che Walter-salmone era risalito per le colate bagnate della prima lunghezza. Pare che questo lato di parete sia capace di regalare gelate a ripetizione: forse è proprio questo il suo biglietto d’ingresso. Eppure, nel complesso, il weekend non è andato a ramengo anzi, visto da una certa angolazione, è andato quasi bene. [continua]

Valmasino: via Morbegnesi (Cengalo), Stella Alpina (Badile), Ying e Yang (punta Sertori), spigolo Sud (picco Luigi Amedeo)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 15, 2022 by fraclimb

domenica 21, sabato 27 agosto

Vieni al corso Caianum Maximum in val Masino? – La domanda non era proprio così ma il concetto era quello: avrei mai potuto rispondere di no? Già vedevo i padri fondatori del sodalizio a suonare le campane dall’alto delle sacre vette. E poi, oltre alla valanga di bollini (cosa da non disdegnare mai), si sarebbe profilata una vacanza praticamente gratis anche se col rischio di passare da una seduta psichiatrica al termine dei 5 giorni. Non da ultimo, la possibilità di scalare ancora una volta con i due Balossi (cioè la diretta concorrenza) della scuola della val Seriana perchè, come tradizione, la settimana la si fa con loro. Fin qui tutto bene, poi arriva il momento di scoprire le carte e, con la spada di Damocle per il timore di essere uscito marcio dal giro in bici scozzese, tocca trovarsi alle 5:30 solo per la scampagnata alla Gianetti e per poter passare il resto della giornata a tediarci con le manovre. Insomma, un inizio tranquillo e, di conseguenza, devo trovare il modo per farmi riconoscere come il solito fenomeno da baraccone: prima con la doppia e poi tripla colazione al bar e poi, sul sentiero per il rifugio, inseguo le scoregge del finto corridore che supera la colonna di muli (noi) carichi come una spedizione anni ‘70 in Himalaya. E poi arriva la fatidica domanda: e domani? Avrei un sassolino da togliere dalla scarpa, ci provo e mi viene dato l’occhei. Così lunedì risalgo col Marco e i due allievi bergamaschi (due cavalli) verso il Cengalo e, precisamente, la Morbegnesi. Mi ricordo dell’attacco solo perchè a vedere la parete la linea non può che passare da lì ma poi brancolo nel buio quando devo trovare la sosta: non c’è l’ombra di nulla e per di più ho finito i friend. Ottima situazione per fare la figura da cioccolataio: faccio girare le rotelle e alla fine non trovo niente di meglio che incastrare due sassi nella spaccatura e appendermici. Superiamo la placca e poi arriviamo in cengia, davanti all’enigma; la relazione pare chiara: salgo subito a sinistra dello strapiombino e nel diedrino soprastante trovo un chiodo che pare volersi staccare solo a guardarlo. Lo ribatto ma niente, quello resta a penzolare come una foglia avvizzita. Stando al Gaddi dovremmo essere sul V ma, forse, nella scala del Moon Board! Giro i tacchi perchè non ho voglia di scomodare l’elisoccorso e provo a navigare sulla cengia. A sinistra la parete sembra decisamente più abbordabile: salgo per placche e fessure finchè la corda me lo permette, preparo la sosta a friend (se non altro Sara vedrà forse qualcosa di utile) e recupero la socia di giornata. Il Marco invece resta tra coloro che sono sospesi: prova ancora più a sinistra, trova un diedro e inizia a risalirlo. Che la via passi di lì? [continua]

Ago di Tredenus: via Virginio Quarenghi. Gemello Settentrionale di Tredenus: via Federico Giovanni Kurz (val Camonica)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 3, 2022 by fraclimb

sabato 30, domenica 31 luglio

La Walter-Mobile romba tra le curve strette addentrandosi nella valle. Chiaramente non so quasi nulla su quello che mi aspetta: ho solo chiaro che anche per questo fine settimana renderò omaggio al Caianesimo e mi riempirò la pancia (per quanto sia possibile) coi Saikebon, la nuova frontiera 2022 dell’alimentazione col fornelletto. Poi il mezzo si ferma alla piazzola nonostante il sottoscritto e il Marco provino a pungolare il pilota per continuare verso il rifugio risparmiandoci qualche minuto di sfacchinata perchè in fondo un po’ di frocio falesismo si annida anche in noi. Ma il Walter, forgiato dall’aquila, non molla così carichiamo gli zaini e ci avviamo a farci la scorpacciata delle tempistiche per il bivacco. Illusi! Il sentiero inizia a srotolarsi avanti e indietro tagliando in continuazione l’anfiteatro e facendoci passare sotto la tolla del bivacco un’infinità di volte come fossimo alla sfilata di Valentino e così finisce che arriviamo alla meta in tempo per foderare lo stomaco col panino al formaggio del pranzo. Poi cala l’attesa: in basso ci si squaglia per il caldo mentre qui sembra di essere in una piccola cella frigorifera con una serie di nuvole che si diverte a stazionarci sopra la crapa mentre si alza la brezza fantozziana che sembra far tramontare ogni sogno di scalare l’Ago di Tredenus. Ma all’ora della merenda il tempo sembra migliorare, ci guardiamo negli occhi e, non potendo scapparci la limonata, ci catapultiamo verso l’attacco confidando di rientrare per i Saikebon. Il metodo di scelta del capocordata è un complicatissimo algoritmo elaborato direttamente dalla genialità di Stephen Hawking: la pagliuzza più corta decreterà colui che porterà il trio in vetta. E il caso vuole che sia il Marco il prescelto, l’unto del Caianesimo, lasciando poi al sottoscritto e al Walter l’onere per l’indomani. Così partiamo per un diedro appena uscito insieme al prosciutto dalla cella frigorifera: mentre le corde filano, le dita si rattrappiscono finchè finalmente riescono a toccare il granito per poi puntare alla sosta dove l’effetto frigorifero finalmente termina. Per il resto la via fila liscia con noi secondi che, com’è giusto che sia, ce ne infischiamo dei potenziali patemi del capocordata fugati, a dirla tutta, dalla mitragliata di chiodi presente sullo spigolo. Come da programmi rientriamo giusto in tempo per l’ora di Saikebon, formaggio e bresaola svelando così il mistero di giornata: il motivo per cui lo zaino del Walter sembrava un mastodonte obeso. Liberiamo quindi Walter-Sisifo del suo macigno mentre un’altra coppia di scalatori prova a trovarsi un cantuccio nella nostra colonia. [continua]

Piramide Casati: via Magni (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2022 by fraclimb

sabato 23 luglio

Che il fine settimana dei pacchi abbia inizio! Il preambolo è la falesiata del venerdì sera con la Lella che si presenta alle 18:30 passate e, alla fine, riusciamo a mettere insieme tre tiri che assomigliano a dei boulder con la corda su un paracarro a Rancate. Pazienza: ci rifaremo l’indomani. E invece no! Il messaggio è chiaro: “mi spiace Fra, la caviglia mi fa male… domani non ci sono”. E vai coi pacchi: potrei chiamare la FedEx! Così mi guardo allo specchio e mi domando – E mo? Che facciamo? – Il tizio di fronte mi fa la faccia sorniona e mi strizza l’occhiolino. La solitaria! È un secolo che non la pratico, se escludiamo il giro sulla Segantini della scorsa domenica, ma quella è un’altra cosa, mica la serie di accrocchi per la scalata in autosicura. Sfoglio la guida e scelgo l’obiettivo: ovviamente se devo togliere polvere e ruggine non posso puntare ad una salita banale e, poiché l’altra conditio sine qua non, è gustarsi un po’ di fresco, non mi resta che la zona della Piramide Casati. Così carico lo zaino e parto; dopo il battesimo sull’Arete du Diable è il momento per quest’altra esperienza: probabilmente il nuovo compagno giallo penserà di essere finito nelle mani di un mezzo pazzo ma almeno non ha di che annoiarsi! Ancora una volta risalgo dalla Direttissima, semplicemente perchè non ho voglia di annoiarmi sul sentiero del Rosalba e poi, quando avrò raggiunto la vetta, dovrei essere più comodo a discendere dalle scale del Caminetto Pagani. Una serie di sali scendi mi porta finalmente alla base della Piramide, dove inizia la “mia” via ma una cordata ha già occupato la prima lunghezza e io mi ritrovo col cerino in mano senza sapere che fare. Potrei accodarmi ma i rischi sono due: finire lapidato (abbastanza probabile) o rischiare di fare la mummia nei momenti di attesa (possibilità remota ma da tenere in considerazione se non voglio cenare a barrette). Inizio quindi la partita a scacchi col cervello per decidere il da farsi quando suonano alla porta. Un brivido mi passa per la schiena nonostante le temperature da Valle della Morte. – Chi è? – la voce mi esce flebile, quasi impercettibile – Il fantasma! – E il cerchio lentamente si chiude. Sono passati 12 anni e sulla Magni non sono più tornato dopo essermi rotto il polso. Avevo fatto un tentativo ma poi ero finito su Donna Mathilde e la Magni era rimasta lì irripetuta. Ora i nodi vengono al pettine e di solito la cosa è dolorosa. Mi preparo e poi parto: salgo con circospezione ma lentamente guadagno metro su metro fino alla prima sosta. Scendo e risalgo e poi parto sulla seconda lunghezza. [continua]

Grigna: cresta Segantini e rifugio Brioschi (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 1, 2022 by fraclimb

domenica 17 luglio

Voglio provare un progetto che, alla fine della giornata, chiuderò in una cassaforte sotterrata nella foresta amazzonica in una zona non segnalata su alcuna mappa. Per sicurezza scrivo al Gughi: “ti ricordi quella follia di cui ti avevo parlato in Grigna? Se dovessi riproportela, dammi una botta in testa!”. Parto poco sopra i Resinelli e, dopo anni di frequentazione della Grignetta, finalmente passo dal rifugio Porta togliendomi il cruccio di capire dove sia, vago a casaccio prima di intercettare la Cermenati e quindi spostarmi sull’arcinota Direttissima. Muoversi con uno zainetto minimalista ha i suoi indubbi vantaggi e in poco tempo liquido le scale, il bivio per il Fungo per poi trovarmi alla base del canale dell’Angelina, la soluzione che mi sembra migliore per raggiungere l’attacco della Segantini e che permette al destino di tessere la sua tela. Al sentiero soprastante incrocio infatti una coppia che mi chiede notizie sull’attacco della cresta. – Dovete tornare indietro, verso il colle Valsecchi, più o meno l’attacco è da quelle parti – Ringraziano e mi lasciano passare così io me ne vado sempre più convinto di avere la faccia da addetto dell’ufficio informazioni. Poi il cervello inizia a bussare facendo passare una sequenza di immagini del dialogo appena concluso ma io faccio l’ebete e non colgo nulla. Passa allora al fermo immagine, all’abbigliamento dei due e ad un particolare cui in un primo momento non avevo dato grande peso. Torno sui miei passi e li vedo che stanno ancora confabulando sul da farsi – Scusate, ma la cresta non è attrezzata con le catene… Lo sapevate? – La domanda mi pare del tenore di “dormi?” o “hai tagliato i capelli?” eppure il kit da ferrata che pende dai loro imbrachi non lascia molti dubbi su cosa i due si possano aspettare. – Ah! Ma davvero? – mi fa il ragazzo – Avevo letto che era attrezzata… – – Si: con qualche fittone… ma poi bisogna scalare – – Ah, ok grazie! No, allora andiamo da un’altra parte – Ecco, bravi sarà meglio! E così evito al Soccorso un’uscita per due sprovveduti e lo tengo libero per un mio recupero. [continua]

Gandschijen: Sudpfeiler (Uri)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 18, 2022 by fraclimb

domenica 19 giugno

Alzo lo sguardo, studio la parete: la linea è lì in tutta la sua logicità. E, altrettanto ovviamente, i fix sono delle caotiche mitragliate che riluccicano al sole. Non ci sto capendo molto (forse quasi una cippa di niente): dove devo partire? Guardo verso valle: del Jag ancora nessuna traccia, poi lo vedo camminare costante verso l’attacco. – Non ci siamo, non sono in forma… – Completo io la frase perchè tanto ho già ben chiaro dove andrà a parare – … e poi hai le gambe da merlo… Cazzo Jag, ti lamenti ma poi abbiamo impiegato meno del tempo della guida – – Eh, ma non va bene – Potrebbe partire la valanga di lamentele, trite e ritrite su come non stia facendo nulla, che il lavoro lo assorbe eccetera eccetera, invece lascia da parte la pentola di fagioli e scarica lo zaino. Intanto sono arrivato alla decisione che la via parta da questa specie di pulpito perché altrimenti dovrei spostarmi a destra e non ne ho voglia: la placca verticale su cui dovrò salire mi sembra però un palo nel culo, per dirla chiaramente. Eppure la guida recita che le difficoltà sono sotto il limite umano. Ci sarà la ronchia nascosta (difficile sul granito ma tantè), deve esserci per forza anche perchè ho portato le ciabatte che non sostengono nemmeno sui gradini delle scale di casa. Se non c’è il beneamato regalo dovrò inventarmi qualcosa. Parto: inutile perdersi in chiacchiere e filosofie su quello che potrebbe esserci. Così scopro che la sbarra non c’è (ovvio) e manco una tacca decente. Forse dovrei mettere il piede su quella caccola, peccato che la scarpa sia tendente allo sfondato. Mi faccio tenere e poi pendolo verso sinistra. Tecnica antica ma sempre più che attuale. Afferro qualcosa che man mano salgo diventa sempre meglio e così liquido il tiro (io mi sono già sufficientemente squagliato sull’avvicinamento). Il Jag mi segue e, come al solito, il Caianesimo non lo ha abbandonato. E come potrebbe? [continua]

Punta Emma: Fedele e Steger; Torre Delago: spigolo Piaz; Torre Winkler: Winkler (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 14, 2022 by fraclimb

sabato 11, domenica 12 giugno

– Walter, fammi sapere che si può fare in Crolloniti… –

Ci avevo anche provato a sondare il terreno e vedere se ci fosse uno spiraglio per tentare qualcosa al Catinaccio ma Walter-direttore è inamovibile. Così lascio ogni velleità dietro la porta di casa e mi preoccupo solo se ci sarà o meno lo strudel a cena. Poi mi passano il libretto del malcapitato (dipende dai punti di vista) allievo: c’ho ancora uno di quelli forti (Lorenzo) che non ho mica capito perchè si sia iscritto al corso caiano. Ma le vie fattibili alla fine sono poi quelle e io di andare su fino alle Torri del Vajolet non c’ho sbatti: troppo lungo e noioso l’avvicinamento (poi però vado a fare la Selen in giornata, ma questa è un’altra storia). Così mi focalizzo sulla Emma (la Punta) con l’idea di fare la Fedele o la Steger. Alla prima, dove all’attacco c’è già l’ingorgo ferragostano, guardano anche il Gabri e il Cesare coi rispettivi allievi così io devio sulla seconda dove domina il nulla cosmico. Ci prepariamo e una coppia arriva a guardarci le chiappe: – La conoscete? Già fatta? – Rispondo con un “si” acido non tanto perchè risentito che non abbiano riconosciuto il “grandissimo” ma perchè la domanda mi svela già tutto: hanno tutta l’aria di due caiani pronti al bivacco. A volte so essere fastidiosamente spocchioso. Salgo la rampa ma non vedo la sosta e allora il Lorenzo mi segue a ruota. Ottimo. Dopo un paio di lunghezze, dove si inizia finalmente a salire in verticale, non ho chiaro dove andare: scavo nei ricordi, leggo la relazione ma la descrizione non mi aiuta. Siamo appesi su una specie di nido d’aquila con cordini e chiodi che penzolano da ogni parte: allora mi convinco che la memoria funzioni bene, traverso a destra e ritorno sulla linea. Dietro la coppia caiana si impantana sul traverso. A quel punto spariamo verso l’alto, usciamo dalla via e risaliamo le roccette finali; è una specie di panino col ripieno di uno scozzese: zoccolo in partenza, sfasciumi al termine e in mezzo una manciata di qualche decina di metri di scalata. L’ora è dalla nostra quindi ovvia la proposta: – Lorenzo, ne facciamo un’altra? – [continua]

Punta Torelli: Selen (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 26, 2022 by fraclimb

sabato 28 maggio

Il Walter la butta là sapendo già in principio che non riceverà un rifiuto. È come se qualcuno dovesse offrire una fornitura a vita di gelato: come si fa a dire di no? Visto che la domenica è prevista l’uscita del corso caiano in Valle, perchè non approfittarne per una “sgambata” su qualche parete in quota per poi fermarsi a dormire a San Martino? Carico l’occorrente sul Caddy e inizio ad arrovellare il cervello sulla possibilità di far visita finalmente all’Escudo. Ma il Walter rilancia: val Porcellizzo, maggior dislivello, più fatica e quindi maggiori possibilità di propiziarci le sacre divinità del Cainesimo. È quasi l’abbonamento per un mese alla consegna a domicilio di un vassoio di paste. Così finisce che parcheggio il mezzo sotto gli abeti dopo le terme e con lo zainetto minimale da gita domenicale chiedo al Walter se riusciremo a battere il tempo della Molteni. Lui mi guarda dubbioso: non si sente così in forma e poi quella volta avevamo quasi corso. Così mi metto davanti e inizio a salire regolare. I vari punti del sentiero si susseguono uno dietro l’altro: prima le Termopili, poi la rampa che mi fotte (ho sempre idea che sia più corta della realtà) e finalmente il pianone. Da qui il sentiero è semplicemente infinito mentre Badile e Cengalo sembrano inesorabilmente inavvicinabili: sempre lì, alla stessa distanza, indifferenti alla fatica del buon caiano. Eppure quando arrivo alla Gianetti l’orologio non segna un tempo tanto differente dal giretto al Badile: poco più in alto qualcuno sta iniziando ad attaccare il Dente della Vecchia con lo spigolo della Torelli che si alza subito dietro. È a quella parete cui punta il Walter. Qualche chiazza di neve agonizzante giace a ricordo di un inverno asciutto il cui unico inutile vantaggio sta nella possibilità di trovarsi già da queste parti in questo periodo dell’anno. Scrutiamo la parete e cerchiamo i segni della via finchè il primo fix fa bella mostra di sé sulla placca poco più a sinistra del punto in cui ci troviamo. Parte il Walter, raggiunge la protezione e poi prosegue sempre in diagonale perchè quella sembra la direzione che noi pivelli deduciamo dalla foto. [continua]

Gletschorn: Little Chamonix (Uri)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 21, 2022 by fraclimb

sabato 14 maggio

– Oh cazzo! – Mi volto verso il basso, alla base della parete da dove mi è giunta l’imprecazione e vedo lo zainetto con dentro acqua e piumino zampettare e poi rotolare verso valle. Rimbalza un po’ qua e un po’ là, poi inizia a scivolare e quindi finalmente si ferma qualche decina di metri sotto l’esterrefatto Cece. Scendere quei pochi metri sarebbe una mezza follia o un’impresa titanica: certamente la neve non reggerebbe il peso e l’amico si troverebbe a nuotare nella massa fredda per poi probabilmente collassare estenuato. La sola cosa logica da fare è una: abbandonare la salita e tornarsene con la coda tra le gambe. Infatti noi ce ne freghiamo e optiamo per l’altra soluzione, quella che potrebbe essere l’anticamera per un epico tragico epilogo caiano: fregarsene dello zaino e portare a termine la salita. Il dilemma non è tanto legato alla mancanza del vestiario che, visto il caldo fotonico da ferragosto in Sicilia, difficilmente potrà crearci qualche problema, quanto al fatto che non avremo con noi nulla per calmare l’arsura della gola. E io inizio già ad avere sete. Sarà forse perchè sulla prima lunghezza ho quasi subito dovuto estrarre dal cilindro qualche mossa degna dei ristabilimenti sui boulder o, più probabilmente, perchè per oltre due ore ho fatto come il cero pasquale: colato sotto il martellante picchiare dei raggi solari.

Eppure il preambolo è stato di tutto altro tono a partire dal messaggio di Cece che ridesta quell’istinto caiano che la mia idea iniziale di andare in Valsassina a fare l’FF cerca invano di soffocare: – Ho un’ideuzza: fare una via zona Furka… – Praticamente è un invito a scofanarmi un vassoio di pasticcini, non ci vuole un genio a fare 2+2: andare da quelle parti significa solo una cosa, avvicinamento con gli sci e poi arrampicata su un granito e in un ambiente che pare il Bianco! Ogni programma nella valle ai piedi delle Grigne si squaglia come il gelato nel forno o, per stare più in tema, come il sottoscritto e Cece sull’avvicinamento. Così ci troviamo al Melillo: afferro la brioche con la mano-badile e il dolce sembra sparire tra le dita prima di finire inghiottita a fare compagnia ai biscotti della colazione. [continua]