Archive for the vie alpinistiche su roccia Category

Torrione del Cinquantenario: Gandin e via di Tiziano (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 19, 2021 by fraclimb

sabato 16 ottobre

All’attacco della Gandin qualcuno ha aperto la camera frigorifera e acceso il ventilatore ma d’altra parte il trio che ci ha raggiunti non ci ha dato altre possibilità se non quella di lasciare il sole che illumina il sentiero a fianco della parete per portarci in prima linea ed evitare di farci soffiare il posto. Così io e Cece ci troviamo col naso all’insù a spingere il dolomitico Matteo su per il primo tiro mentre le dita lentamente subiscono la metamorfosi in bastoncini Findus. L’amico, intanto, se la cava senza problemi (non che ce ne fosse il dubbio) tessendo lodi su lodi sulla magnificenza della linea e sulla solidità della roccia finchè finalmente si decide a recuperarci fuori dalla cella. Essendo poi lui il forestiero, non possiamo certo togliergli il piacere di proseguire a condurre la salita e così, nonostante i suoi tentativi di rifilarci le corde, cavallerescamente lo lasciamo in testa mentre noi ce ne stiamo beati a goderci finalmente il tepore del sole. Mi ritrovo quindi con la corda dall’alto a emulare le gesta del capocordata e di Cece sul passo chiave della seconda lunghezza solo che come cinese faccio proprio pietà e la copia non mi viene: la scusa è che il blocco è per nani (quindi io mi trovo con le ginocchia in bocca) e c’ho le dita fredde, la realtà è che sono la solita pippa caiana e ai fittoni luccicanti non riesco proprio a dire di no. Per il resto la via scorre senza particolari intoppi col Matteo che sembra un disco incantato sull’elogio della parete finchè raggiungiamo la campana di vetta e da qui due rapide doppie ci depositano alla base a pochi metri dalle vicine via di Tiziano e Fantasma delle Libertà. Guardo l’orologio e inizio a fare due conti: ce la faccio o non ce la faccio? [continua]

Primo Magnaghi: Albertini (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 4, 2021 by fraclimb

domenica 10 ottobre

Unica uscita del corso cui partecipo e sono in ritardo: sono solo un paio di minuti ma la cosa mi da comunque un certo fastidio soprattutto perché sono già tutti schierati ad aspettarmi. Tiro giù lo zaino preparato in fretta e furia e salto sull’auto degli allievi mentre il dubbio si fa sempre più grande tanto che, una volta arrivato ai Resinelli, è diventato una certezza: le scarpette sono rimaste a respirare l’aria della cantina! In qualche modo me la caverò (d’altra parte non ho alternative): scarto il Fungo optando per i Magnaghi insieme al Gabri, mi affidano quindi la coppia di allievi più lenta del corso (continuiamo ad andare bene!) e poi si parte. Già sulla Cermenati le cose non vanno per il meglio: oltre alla nebbia da film dell’orrore che fa sparire il panorama, bastano pochi tornanti perché Houdini faccia altrettanto con la corda della mia allieva facendola comparire nello zaino del Gabri così da permetterci di raggiungere l’attacco della normale del Sigaro in tempi ragionevoli. D’altra parte ho sempre trovato una gran rottura di scatole fare il giro, risalire alla bocchetta per poi calarsi all’attacco dell’Albertini: molto meglio raggiungerlo dal basso con un tiro sul Sigaro. Che poi, col senno di poi, se avessimo seguito il percorso lungo, probabilmente ci saremmo trovati a bivaccare! In ogni modo, sui primi due tiri tutto fila liscio tanto da non lasciarmi alcun dubbio sul completamento della classica traversata ma, al terzo, la mannaia cala sulle nostre teste: il passo poco sopra la partenza fa quasi strage degli allievi, ad ogni minimo movimento verso l’alto è un continuo “recupera!”, “tieni bene!” nonostante la corda sia tesa quasi come quella del violino! [continua]

Punta Allievi: spigolo Gervasutti (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 4, 2021 by fraclimb

sabato 24 luglio

Non sempre le ciambelle escono col buco e a volte che qualcosa possa andare storto, lo si vede fin dall’inizio ma questo non significa che alla fine non siano buone. Già in principio i presupposti per completare la raccolta di bollini non poggiavano su solide basi: avevo proposto al Walter di provare a chiudere i conti con la Vinci al Ligoncio o con la Osio Canali ma, nel primo caso, il rischio di fare Benjamin Franklin in parete sarebbe stato troppo alto, nel secondo invece avremmo certamente finito per fare raftnig in val Torrone e così alla fine optiamo per il Gervasutti. L’idea è che attaccando il prima possibile una via ripetuta e avendo comunque la possibilità di calarci fino ad un terzo dello spigolo o eventualmente di scappare per un canale ai due terzi, dovremmo riuscire a scamparla. Quindi i piani sulla carta sono quasi perfetti ma l’odore di bruciato inizia a sentirsi già con le 2 ore e mezza per raggiungere San Martino. Così alla fine optiamo per cenare al parcheggio solo che, sarà perchè non abbiamo alle spalle una giornata di caianesimo extreme, il risotto non ha il gusto delle altre volte: è una pietanza quasi mono corde, cui manca un po’ di verve, un po’ come sarà per i colori dell’indomani, una scala di grigi che vira dal chiaro allo scuro della morte certa ma nulla di più; se vogliamo, sarà la tavolozza del novembre milanese. Così, col riso e i gamberetti che navigano nello stomaco, affrontiamo la passeggiata all’imbrunire e poi al chiaro di luna con il solo vantaggio di non sudare eccessivamente perchè, per il resto, questo genere di avvicinamento è sempre una mazzata. E poi arriva il bivacco, il primo da un paio di anni: sono emozionato quasi come uno scolaretto al primo giorno di scuola ma non mi ci vuole granchè perchè la segheria inizi a tagliare legna per il caminetto. [continua]

Qualido: Gran Diedro della Marocca (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 7, 2021 by fraclimb

domenica 27 giugno

– Bene, alla fine siamo ancora vivi e non abbiamo chiamato il soccorso – e io aggiungo – e non siamo tornati sulla sedia a rotelle -. Già, in effetti è vero: certo, se dovessi pensare a questi anni, non avrei creduto che sul Grand Diedro della Marocca avrei potuto avere tutti questi problemi che, d’altro canto, siamo riusciti a risolvere anche se al prezzo di un mio volo a rallentatore, un tiro su cengia erbosa R6 (o forse anche R7 perchè non so se la sosta a friend avrebbe tenuto un volo di oltre 40m con fattore 2) del Marco e col Walter che avrebbe potuto maturare sulla sosta a spit sottostante senza alcuna possibilità di muoversi. Beh, alla fine lo scherzo della corda con incastr’appoggio ci è costato ad occhio un paio di ore di ritardo. E poi c’è chi sostiene che andare veloci non sia sinonimo di sicurezza. E se invece che ruzzare su per il sentiero ce la fossimo presa un po’ più comoda? E se ci fossimo crogiolati all’attacco come la coppia di teutonici di cui lui sembrava più propenso ad una giornata in spiaggia a Rimini che a scalare al Qualido? Probabilmente avremmo bivaccato in parete (credo primo bivacco nella storia del Grand Diedro) e poi forse qualcuno si sarebbe accorto del nostro ritardo e avrebbe allertato i soccorsi. Così io e il Walter avremmo riprovato l’ebbrezza del volo in elicottero.

Uso la mia relazione di Quote Rosa per trovare l’attacco. E già ho paura: ho paura del tempo indicato. Siccome sono scozzese (o, senza scomodare i fieri portatori del kilt, sono comasco), di solito tendo ad essere un po’ restio ad elargire minuti sugli avvicinamenti, così quelle 2:30/40 ore mi pesano ben più dello zaino-bagno turco. Alla fine però mi trovo all’attacco con una precisione svizzera mentre la presenza di una coppia inizia a tormentarmi. Questi però sembrano più propensi al bivacco fancazzista che intenzionati a scalare: a lui mancherebbero infatti solo amaca e sombrero per dare il via ad una bella siesta. [continua]

Sergent: Serendipity (valle dell’Orco, Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 23, 2021 by fraclimb

sabato 19 giugno

Ritrovo alle 6:30, ti va bene? – Rispondo all’istante – Ok – come se nulla fosse, come se fosse normale svegliarsi verso le 5:40 al sabato mattina. Per il caiano forse lo è ma io sono ancora un caiano? C’ho il dubbio perchè la panza (fattore imprescindibile) non mi è ancora cresciuta e tutto sommato in falesia riesco ancora a salire oltre il limite umano senza staffare (altro fatto che si discosta dall’essere caiano); dovrei solo verificare come mi comporterei in montagna con il mitico V+ e A0… Ciance a parte, in realtà pancia o non pancia, caiani lo si è nel cuore, è un timbro indelebile. E’ per quello che l’orario del Walter non mi fa fare una piega.
Per quanto riguarda la via, ho solo capito che si trova in valle dell’Orco ma, per il resto, non ho la minima idea di nulla. Nulla cosmico come prima dell’interrogazione di filosofia. Qualche dubbio mi viene quando il Walter mi dice che oltre ai rinvii tirerà su un paio di friendini: dunque la via non dev’essere da strisciata nelle mutande. Ma un po’ me lo aspettavo e, tutto sommato, potrebbe anche non essere un male. Trovarmi scaraventato dopo mesi da Luna su una qualche fessura da staffa certa non è forse la cosa migliore da farsi. E poi c’è l’avvicinamento: la relazione mette le mani avanti con una bella mezz’ora di sfacchinata. Noi ce ne impieghiamo di meno nonostante qualche deviazione del percorso perchè secondo il sottoscritto e il Marco all’unico bivio bisogna andare a sinistra. Ovviamente non ci mettiamo molto a capire che l’Arianna e il Walter avevano ragione. E poi bisogna trovare l’attacco. L’unica relazione chiara ci porta alla partenza di una via che però non è quella giusta. Quella dell’Oviglia invece è più nebulosa: da scontate un po’ troppe informazioni che, per uno venuto col paraocchi, non possono esserlo finchè, alla fine, una foto rischiara il buio e il Marco si illumina d’immenso: l’attacco è sulla cengia superiore. Riprendi armi e bagagli, rifai la cengia con mug’appiglio della morte (quasi) certa e finalmente raggiungi la partenza. A quel punto l’assembramento si avvicina ai limiti delle regole anti-Covid ma, alla fine, capiamo che l’altra cordata da tre sta cercando qualcosaltro. Forse dovrebbero mettere delle luminarie o dei cartelli autostradali che così la gente non rischia di perdersi: ecco cosa si ottiene andando a tirare solo plastica! [continua]

Scoglio delle Metamorfosi: Luna Nascente (val di Mello)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 15, 2020 by fraclimb

sabato 10 ottobre

Se c’è una certezza matematica è che i crucchi arrampicatoriamente parlando si dividono in due gruppi: o sono in uno o sono nell’altro, la via di mezzo non esiste. Il primo gruppo è quello dei cavalli: lì ci sono quelli super forti che a vederli scalare ci si sente una pippa. Nel secondo gruppo invece ci sono i “neofiti”, una specie di surrogato del caiano teutonico rimasto ad uno stadio tecnologico da Neanderthal che usa ancora l’otto e cui trema il piedino quando è ancora sotto il limite umano. Fin qui nulla di strano o disdegnevole (a parte l’abominio dell’otto): in fondo con un solido V+ e A0 si fanno quasi tutte le classiche. Il problema è che questi ultimi, non è raro trovarseli su vie per coloro che stanno nel mezzo, categoria che però tra i tedeschi semplicemente non esiste. Poi, da buoni caiani (teutonici), questi arrivano all’attacco ad orari improponibili perchè impiegheranno l’intera giornata per risolvere una manciata di tiri col risultato che, dietro le loro chiappe, si forma la coda da esodo estivo con relativo proliferare di smadonnamenti che certo non giova alla salubre crescita della fauna locale. Ovviamente noi su Luna troviamo una cordata di quest’ultima specie.

Tutto inizia quando il Walter mi chiede se abbia voglia di fare qualcosa nel fine settimana: domanda dalla risposta più che scontata. Ricevo via libera da Jolanda (cosa per altro per nulla complicata) e propongo di andare a spaccarci a Mezzegra. Walter ribatte col Lomasti col risultato che sprango la porta con doppia mandata e rilancio con la prima alternativa che mi passa per la testa: Luna Nascente. L’amico sembra ben disposto e così sabato mattina siamo davanti al parchimetro per la val di Mello a firmare il mutuo per il biglietto d’accesso; è evidente che io stia irrimediabilmente invecchiando: una volta non avrei mai e poi mai accettato di pagare ben 10 euro per risparmiare 15 minuti di passeggiata! Ci troviamo quindi con i nostri zainetti minimalisti a pochi passi dal Gatto Rosso col Walter che si assicura che “non faremo la corsa come alla Molteni”: no, certo, non abbiamo né gli zaini da caianesimo extreme né i bastoncini! Infatti mi ritrovo in tale carenza di ossigeno da immaginare che allo Scoglio saremo da soli e che poi potremmo proseguire in un poco logico concatenamento Luna-Kunda o, forse meglio, Luna-Lini! [continua]

Badile: via Molteni (val masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 3, 2020 by fraclimb

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sabato 19 settembre

Io: – Amore, esco a prendere le sigarette –

Jo: – Eh? Si… Ok… Le sigarette… – e si rituffa nel più profondo sonno.

LE SIGARETTE?!? La Jo si sveglia di soprassalto: ma lui non fuma! Oh mio dio: ha l’amante! Esce di casa, vola giù per le scale e entra in cantina; scarpette, moschettoni, friend, cordini: manca tutto! Ha ripreso… Maledetta aquila caiana!

I fari del Caddy fendono il buio della foresta della val Masino che, fino ad un attimo prima, si godeva gli ultimi attimi che precedono l’alba; arriva il parcheggio gratuito, prima del ponte sul fiume, ma noi ce ne freghiamo e andiamo oltre: voglio essere il più vicino possibile al sentiero per la Gianetti. Superiamo anche la struttura delle terme e ci fermiamo poco dopo, sotto gli abeti perchè, sostanzialmente, non possiamo proseguire. Apro la portiera aspettandomi di venire preso a schiaffi dall’aria della prima mattina e, invece, fuori fa quasi caldo e la cosa non mi dispiace affatto: forse non rischieremo di rimanere appiccicati sulle rocce della Molteni come la lingua quando si lecca una superficie gelata. Per il momento comunque il problema resta un altro: non imboccare il sentiero per la Omio come per un attimo pare intenzionato fare il Walter e, soprattutto, evitare di ingarbugliarsi con i sassi del sentiero visto che il lumicino rachitico che mi ostino a chiamare “pila frontale” fa la stessa luce di un accendino. Il fatto però ha degli indubbi risvolti positivi: in questo modo (cioè vedendo poco più di una cippa di niente) non mi rendo conto del sentiero che passa sotto le scarpe e così i primi tornanti scorrono quasi come se nulla fosse. Dopo un paio d’orette di tranquilla passeggiata, siamo fuori dal rifugio con la lingua che striscia per terra cercando di recuperare il muscolo cardiaco che saltella di qua e di là sul selciato. Davanti si staglia la mole del Badile, il nostro obiettivo. La proposta del Walter era decisamente irrinunciabile: salirlo in giornata da casa per la Molteni. Praticamente ha riattivato gli istinti repressi, ha trovato la chiave (non che ci volesse molto) per caricarmi. E ora sono qui, ad ammirare questa muraglia prima che la corsa riprenda il suo giro per depositarci dietro le chiappe di una cordata del varesotto. [continua]

Gross Bielenhorn: Niedermann (Uri, II)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 29, 2020 by fraclimb

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sabato 18 luglio

Che idea del c…! Diedro di m…! Ma perchè non me ne sono stato a casa? Guardo la struttura tra l’inorridito e l’incazzato. Una volta l’avrei salita senza troppi patemi mentre ora mi ritrovo ad ascoltare le mie braccia e capire quando arriverà il momento in cui la ghisa le farà diventare due blocchi di marmo. Per fortuna c’è qualche fix a pararmi il culo (e anche questo una volta non l’avrei mai pensato): devo andare avanti! Afferro la fessura (maledetta: ma non potevi essere bella squadrata?) e tiro, i piedi che spingono sulla faccia del diedro. Supero il passo e posso rifiatare. Ma lo stronzo (il diedro) continua: sale all’infinito verso l’alto e io ho già le mutande piene della sua stessa materia. Le ho riempite ancora prima di arrivare all’attacco, lungo il nevaio iniziale duro come il marmo e nel passare la terminale, tutto perchè i ramponi a lacci hanno deciso di ballare la samba sulle scarpe d’avvicinamento. O forse sono io che non sono capace di metterli.

Scendiamo dalla macchina e il Walter parte a manetta, io dietro e quindi il Marco a succhiare la scia. Poi non so come, il sottoscritto passa davanti e continua con quel ritmo forsennato che posso mantenere solo perchè siamo in piano. Praticamente il sentiero vola via in un batter d’occhio: mi sento in forma, pare che la corsetta settimanale riesca a mantenermi ad un buon livello di allenamento. Arriva il ghiacciaio e noi lo saliamo come se nulla fosse ignari che da lì a cinque minuti avremmo iniziato una tragicomica salita verso l’attacco. Tutto inizia dopo aver deciso di sfruttare le innovazioni della tecnica: forse però ci saremmo dovuti meglio informare sui passi fatti negli ultimi 100 anni, onde evitare di trovarci con 2 paia di “catenelle” da turista livignasco durante le feste di Natale e una rivisitazione in chiave recente del modello di ramponi di Eckenstein per altro nemmeno correttamente e preventivamente regolati sulle calzature! Fortuna vuole che il tecnologico Walter si sia procurato un innovativo alpenstock che si rivelerà attrezzo indispensabile per superare un tratto che alpinisti meno avventati non filerebbero nemmeno. Così proseguo in testa con il mio bel paio di ramponi a lacci acquistati per un’avventura che sarebbe morta 100 metri fuori da casa e, dietro, Walter e Marco con le loro catenelle da escursionista a St Moritz. [continua]

Fungo: Erika (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 31, 2020 by fraclimb

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sabato 04 luglio

Sto salendo in Grignetta; sto andando verso il Fungo. È quasi un anno che non mi metto in gioco su una via. E per di più questa pare sia anche abbastanza caiana o, almeno, noi ce l’aspettiamo cosi tanto che, oltre ai friend, anche chiodi e martello si ammassano dentro lo zaino aggrovigliandosi gli uni sugli altri. Il sentiero della Direttissima fila via liscio anche perchè sto spingendo, l’indicatore quasi sul rosso fisso. Poi arriva il prato ripido, la classica distesa d’erba della morte certa: un passo falso e si finisce con un tuffo triplo carpiato direttamente a sguazzare nel lago a Mandello. Ma l’istinto di avvinghiarsi ai fili d’erba non può mica sparire in una manciata di mesi di semi inattività, è come andare in bicicletta: non ci si dimentica mai! E, infatti, mi avvinghio come se non avessi fatto altro negli ultimi mesi e riesco a non perdere troppo terreno da Jag e Danny. Combiniamo un bel trio di vecchi caiani da osteria, non fosse per l’assenza quasi cronica dell’arrotondamento curvilineo addominale e dei pantaloni alla zuava, per il resto viviamo tutti e tre di ricordi più o meno passati. Forse, arrampicatoriamente parlando, quello messo meglio è il Jag ma la realtà è che si trascina una serie infinita di patologie semi demenziali che spuntano un po’ come i funghi e così alla fine davanti all’attacco tocca al sottoscritto prendere le redini della conduzione. Oddio, a dirla tutta, la cosa non mi dispiace affatto anche se rompere il ghiaccio su un tiro che qualche mese fa mi avrebbe solo fatto ridere il cuore non mi lascia completamente tranquillo. Eppure ora sono in ballo e non mi resta che darci dentro. Guardo la cima della guglia lassù in alto a decine di metri dalla nostra posizione e poi parto. La roccia non sembra quella del Wenden ma non è nemmeno un marcione. Mi alzo delicato cercando di accarezzarla con l’eleganza di un gatto di marmo finchè non mi trovo a tu per tu con la sosta. È fatta, il ghiaccio si è rotto! Poi però mi ricordo che sarà si e no IV grado, che più avanti potremo averne delle belle e allora cerco di frenare l’entusiasmo e caricarmi per la prossima lunghezza. [continua]

Lofoten: Puffrisset e Vestpillaren Direct (Norvegia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 24, 2020 by fraclimb

domenica 11, sabato 17 agosto

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Quando Walter mi propone la spedizione di Ferragosto in terra norvegese, non ci penso su due volte: ovvio che mi interessa! Poi a febbraio prendiamo i biglietti e l’attesa diventa qualcosa di reale: dovremmo andare a fare fessure per abituarci allo stile delle isole ma poi, come ovvio, finisce che continuo a tirare tacche e fare la scimmia su qualche strapiombo così, quando stiamo imbarcando i sacchi, la mia preparazione in materia è pressoché nulla. Ma non è tanto quello il fatto: sono le condizioni al contorno che sono cambiate. Da un lato non mi avrebbe dato poi troppo fastidio mandare all’aria tutto: è anche vero però che una settimana passa piuttosto in fretta. O forse no?

Quando scendiamo dall’aereo, fuori c’è ancora luce nonostante siano le 10 passate. Questo dovrebbe aiutarmi a non finire con un tuffo triplo carpiato sul fondo di un qualche fiordo visto l’arretrato di sonno per aver fatto visita al pronto soccorso di Erba dopo che la caviglia di Jolanda aveva fatto di tutto per partire in orbita tornando dal Cornizzolo. Individuiamo l’auto (un barcone a quattro ruote di cui non si scorge ne capo ne coda), la carichiamo e quindi mi appollaio al posto di guida. Immediatamente un grosso punto di domanda si materializza sopra il mio testone quando la tecnologia moderna ce la metta tutta per infilare i bastoni tra le ruote proponendomi un mezzo con due pedali e il cambio automatico. Scavo tra i ricordi, tiro fuori quei miseri avanzi delle poche esperienze con auto simili e ci ritroviamo in strada finchè, a mezzanotte passata, la notte ha oramai calato il sipario e pure le mie palpebre paiono voler fare la stessa fine. Supero un’area di sosta, mi fermo, giro la macchina e, una manciata di minuti dopo, siamo entrambi infilati nei rispettivi sacchi a gustarci la prima ronfata norvegese.

Lunedì, giustamente, lo dedichiamo a capire quale sia la differenza tra le nostre capacità e le difficoltà delle pareti e così optiamo per una salita che, stando alla relazione, dovrebbe essere piuttosto semplice. Dopo aver quasi sbagliato il sentiero d’accesso, aver rapidamente recuperato dal madornale errore e aver completato un avvicinamento su muschi che sembrano un tappeto salterello e che ci richiede bene o male il tempo e l’impegno fisico necessario per andare in falesia, ci troviamo alla base della via. Parte il Walter che subito capisce cosa significhi scalare da queste parti: protezioni pari al nulla cosmico e soste che, quando ci sono, fanno rizzare i capelli anche a Bisio. [continua]