Archive for the vie alpinistiche su roccia Category

Medale: Anniversario (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on dicembre 23, 2018 by fraclimb

sabato 08 dicembre

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Quando sono venuto la volta precedente ero un pischello con la prospettiva di una carriera caiana in ascesa. Ora sono un logorato FF-caiano-plasticaro, sostanzialmente un ossimoro vivente, un organismo né carne né pesce la cui unica certezza è che non raggiungerà l’olimpo né dei caiani né degli FF. Al primo piuttosto mira il Walter che si è tirato la zappa sui piedi per farsi marcare a fuoco l’aquila sul petto. Io ce l’ho tatuata direttamente sul cuore ma così non è visibile e posso sempre cavarmela in mezzo agli FF: basta non tirare fuori la staffa! Altrimenti sarebbe come passeggiare per Harlem col berretto bianco del Ku Klux Klan.

Con questo spirito approccio alla parete del Medale, struttura composta da un ammasso di rocce, sassi e tutta la schiera di vegetali dall’erba all’albero che rappresenta la manna del caiano ma quello già di livello (fatto salvo si decida di ripetere le stazioni della via Crucis sul marmo della Cassin) ma che all’occhio dell’FF (soprattutto se plasticaro) sta come il deserto ad un pesce. Nella mia miscellanea e contraddittoria situazione mi trovo però più che a mio agio: salirò elegante e leggiadro come un elefante post cura dimagrante ricusando l’uso della staffa o di qualsiasi ammennicolo che permetta di raggiungere la vetta.

Poi gioco d’astuzia (o forse a dire il vero è il caso a darmi una grossa mano): i tiri più duri li lascio all’apprendista tatuando Walter mentre sopra la strada viene aperta dalla coppietta Marco-Arianna.

Sul pilastro iniziale sono tentato di seguire l’ancestrale strada caiana mentre il diabolico rinvio mi appare come Lucifero nel deserto o, se vogliamo, un mega cannoncino scoppiante di crema. Io però tengo duro. Guardo i piedi, cerco la precisione e me la cavo. [continua]

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Antimedale: Sentieri Selvaggi e Apache (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on dicembre 19, 2018 by fraclimb

venerdì 07 dicembre ‘18

RELAZIONE pdf (Sentieri Selvaggi)

RELAZIONE pdf (Apache)

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“Fai qualcosa venerdì?”
“Certo che si! Ma non saprei ancora dove andare…”
“Beh, se ti va potremmo fare una via”
“Ci sta! Perchè no? Metto in moto il neurone e ti faccio sapere”
E così il problema di sant’Ambrogio è risolto: da qualche parte si va!
Spulcio un po’ tra le possibilità e poi scrivo: “Potremmo fare Sentieri Selvaggi e Apache in Antimedale”
“Grado?”
“Sul VI”
“Mhmm! Ok! Allora vada per Sentieri o per Apache! Ottimo!”
“No, aspetta! Forse non ci siamo capiti: facciamo sia Sentieri che Apache! In Antimedale si fanno due vie!”.
Sono esterrefatto: è chiaro, logico e pure ovvio! “Ah ok: non avevo capito” Scuoto la testa e poi mi accordo con Lella per il ritrovo.
Ovviamente (ma mi stavo disabituando) al ritrovo l’amica è in ritardo e poi, quando arriva all’appuntamento, mi consegna le chiavi dell’auto: “Ti va di guidare?”
La guardo stupito, prendo gli arnesi e mi metto al posto di guida salutando la prospettiva di starmene spaparanzato al posto del viaggiatore. Parcheggio più vicino che posso alla parete e poi all’attacco sviscero i piani: “Quando la corda è finita, parti!”
“Ah! Quindi questo è il corso per muovere il culo?”
Sorrido: no, è solo la modalità Cece-Fraclimb! [continua]

Corna Clem: via Tita Chiappini (val Camonica, Brescia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on dicembre 4, 2018 by fraclimb

mercoledì 21 novembre

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Inizio a fare le prove per quando sarò in pensione confidando che, alla prossima tornata elettorale, qualcuno proporrà i saldi della quota 100 così, siccome è meglio portarsi avanti, convinco il Gughi ad una levataccia estrema, attraversare 3 provincie per poi spararsi una via di 6 tiri.

Poi, una volta sbarcati dalla macchina e accolti dalla colonnina del termometro che non riesce a salire oltre quota 0, inizio a domandarmi se a breve faremo i baccalà in parete o direttamente i bastoncini Findus. L’unico modo per cercare di ritardare il processo è quindi quello di affrontare il più rapidamente possibile l’avvicinamento lungo un sentiero che traversa continuamente il crinale della montagna prima da una parte e poi dall’altra. Così, sufficientemente stufo di continuare ad andare di qua per poi tornare di là, ad un accenno di traccia che pare salire nel bosco, lascio il sentiero e mi infilo nell’intrico della vegetazione. Ovviamente il vago percorso dopo appena una manciata di metri si fonde tra alberi, rovi e macigni e noi iniziamo a vagare verso l’alto cercando di aprirci un varco finchè da dietro mi giunge l’arguta osservazione: “Mi sa che abbiamo perso il sentiero!”. Ottimo: ci mancava pure il socio sarcastico proprio quando sto lottando con l’ennesimo rovo che mi vuole rubare giacca e pantaloni!

All’attacco comunque alla fine in qualche modo ci arriviamo e, a quel punto, possiamo iniziare la lotta per cui ci siamo sparati 2 ore e mezza di auto. La prima lunghezza è un bell’antipasto, soprattutto quando cerco di rinviare la prima piastrina autocostruita del tiro, probabilmente forgiata direttamente da Hans Fiechtl: non c’è niente da fare, l’occhiello è troppo stretto e il moschettone non ne vuole sapere di entrare, fortuna vuole che ci sia spazio per un bel friendino nella fessurina a lato salvandomi così le caviglie da un possibile volo.

Sulla lunghezza seguente mi sento forte e su quella successiva una schiappa, tanto che sono quasi dell’idea di abbandonare la parete al suo destino. Sostanzialmente, dopo i primi metri scalati decentemente, quando la roccia si impenna verso l’alto, inizio a non capirci più nulla e alla fine mi ritrovo a maturare appeso ai fix senza avere la minima idea su come proseguire. Poi però mi ricordo di essere caiano: infilo il C3 giallo in una fessurina, lo carico, ci staffo e raggiungo la protezione successiva. [continua]

Dimore degli Dei: il Risveglio di Kundalini e l’Albero delle Pere (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 5, 2018 by fraclimb

sabato 22 settembre

RELAZIONE (Kundalini)

RELAZIONE (Albero delle Pere)

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Quando arriviamo in vista delle Dimore degli Dei già alcune cordate sono impegnate sui primi tiri di Kundalini ma sono ottimisticamente sicuro che, una volta all’attacco, il traffico si sarà smaltito. Infatti alla partenza della via abbiamo tempo di mettere radici mentre la coppia davanti a noi si diletta a piantare mezza serie di friend nella fessura iniziale: qui rischiamo di fare come l’Ivan in apertura e bivaccare nel Bosco dei Folletti, altro che epico concatenamento con Luna! Alla sosta alla base della Serpe il duo che ci precede mi chiede se vogliamo passare davanti perchè noi sembriamo più veloci: ringrazio sperando di non fare la fine della lumaca che supera la tartaruga e poi assicuro il Walter sulla spettacolare fessura con annessa esperienza mistica. Sopravvissuto alle visioni indotte dagli improbabili incastri e immensamente grato per i residuati bellici trovati all’interno della spaccatura, il Walter porta a termine la sua missione per poi mettersi in panciolle e godersi lo spettacolo del diedro Amaranto che mi divora come io con lo strudel. Solo che il sottoscritto lascia entrambi di stucco preferendo alle fauci granitiche il più rassicurante muretto sopra la sosta. Così inizio il mio viaggio mentre la giuria sotto il trampolino prepara i cartelli per i voti aspettandosi da un momento all’altro un tuffo alla Cagnotto sulla testa del Walter. Salvate le mie caviglie e la cervicale del socio, torno dopo lungo tempo ad afferrare l’erba mellica all’uscita del tiro per poi dare il via al valzer del sali-scendi nel bosco dei Folletti. Alla fine riusciamo a raggiungere l’enorme arco delle Dimore e, contemporaneamente, il tappo stitico che abbiamo davanti, fatto che provoca un immediato crollo della libido soffocando ogni velleità di passare sopra le teste dei 4 che ci precedono.

Una volta usciti da Kundalini, come se avessimo l’intera giornata a disposizione, iniziamo quindi a fare i turisti in piazza san Marco alla ricerca della traccia per lo Scoglio riuscendo nell’intento solo dopo un piacevole giro tondo nella giungla di abeti. La parete però pullula di formiche colorate come un favo di miele; guardo i nostri zainetti minuscoli che non essendo la borsa di Mary Poppins non possono contenere il porta ledge e poi resto allibito davanti al tipo che si sta confezionando un paio di guantini con lo scotch di carta (!) prima di partire per i 3 incastri che troverà sulle fessure di Luna! [continua]

Catinaccio: Steger. Punta Emma: Architettura Gialla (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 1, 2018 by fraclimb

sabato 14, domenica 15 settembre

RELAZIONE pdf (Steger)

RELAZIONE pdf (Architettura Gialla)

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Quando arriviamo a Gardeccia è come se fossi appena uscito dalla lavatrice: apriamo la porta dell’alberghetto mentre fuori la notte ha avvolto ogni cosa e il gestore, stretto parente del rifugista dell’Allievi, ci squadra come fossimo esattori delle tasse accennando un saluto stentato. Walter prova ad alleviare il clima da pinguini calato nel locale informando che siamo i due che avevano prenotato: l’omuncolo ci consegna le chiavi, ci indica la stanza e noi, prima che ci salti sulla giugulare, ci andiamo a barricare nel locale dai letti ottocenteschi guardandoci bene dal domandare un tè caldo probabilmente diluito con acido muriatico. La mattina la stanza della colazione è apparecchiata solo per noi, unici clienti del conte Dracula che, tutto sommato, deve avere a cuore la salute delle sue denutrite vittime; così, dopo essermi ingollato torte, biscotti e yogurt con muesli, raggiungo il livello calorico minimo per portare a casa la Steger al Catinaccio.

La parete è immensa e allungata come l’uomo di gomma e noi, almeno all’inizio, studiamo le sue linee e i punti deboli ma sul torrione sbagliato finchè, folgorati come Paolo sulla via di Damasco, abbiamo la nostra rivelazione e finalmente puntiamo lo sguardo là dove gli avi caiani hanno tracciato la via. In prossimità dell’attacco veniamo bersagliati da una coppia di granatieri teutonici che, a intervalli regolari, si divertiranno a sganciarci le loro bombe e poi sulla seconda lunghezza me la vedo con l’unto; ma non quello di qualche presa patinata, no: proprio l’infido unto da marmo ecclesiastico con l’aggiunta di una passata di burro! Più su la roccia torna invece bella aderente forse perchè alla partenza del terzo tiro c’è il passo della morte certa. Forse sono un po’ annebbiato ma il rischio di una crisi di nervi sullo scorbutico passaggio è molto alto, poi rinvio il primo chiodo, ringrazio di non essere finito tra le braccia del Walter e finalmente le cose iniziano a filare per il verso giusto. Già mi vedo davanti ad una fettazza di strudel quando, senza accorgermi, subisco la metamorfosi in allocco; la trappola scatta sotto forma di una sosta intorno ad un masso e una specie di rampa che sembra calzare alla perfezione con la relazione. In realtà non ci vuole molto perchè entrambi ci rendiamo conto di essere come Anastasia e Genoveffa con la scarpetta di Cenerentola: nonostante si spinga e si stringano le dita dei piedi, la calzatura non è decisamente della nostra misura! [continua]

Punta Emma: Fedele e Steger. Torre Stabeler: Fehrmann. Torre Winkler: Steger (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 3, 2018 by fraclimb

domenica 19, venerdì 24 agosto

RELAZIONE pdf (Fedele)

RELAZIONE pdf (Fehrmann)

RELAZIONE pdf (Steger, punta Emma)

RELAZIONE pdf (Steger, torre Winkler)

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Non ci siamo proprio: una simile disfatta non l’avrei mai preventivata né lontanamente immaginata. E pensare che sono stato proprio io a tirarmi la zappa sui piedi, troppo sicuro delle mie capacità.

Ci sono tre priorità: arrampicare, mangiare e giocare a Uno capendone le regole ufficiali. Ebbene, la prima sono riuscito a soddisfarla anche se non proprio come avrei voluto, la terza è stata abbondantemente rispettata nei lunghi momenti di attesa pre e post cena. E poi arriva la seconda, quella che dovrebbe essere il mio cavallo di battaglia ma che in realtà, sotto forma di due strudel degni della Taverna dei Giganti di Obelix, si è trasformata nel cavallo di Troia per Priamo!

Domenica arriviamo al Vajolet e alla fine vengo battezzato con una mezza lavata mentre sto recuperando le corde usate durante le manovre caiane, poi arriva lunedì e finalmente si fa quello per cui siamo in venuti in Crolloniti: scalare, scalare, scalare! Solo che sopra la testa abbiamo sempre la mannaia dei temporali del primo pomeriggio, così va a finire che le vie candidate non superano i 7/8 tiri. Mi trovo così a recuperare la mancata esperienza della coda da esodo estivo con un’interminabile attesa alla base della Fedele alla punta Emma: avessimo almeno le carte da Uno potremmo alleviare il dolce far niente! Poi finalmente inizio a scalare concatenando il diedrone iniziale prima di lasciare al Gughi il tiro successivo mentre dall’alto, a intervalli regolari, grandinano pezzi di dolomia; peccato non avere l’ombrello ma avevo capito che il brutto sarebbe arrivato intorno alle 4. Poi il lassativo funziona e il tappo là davanti si sblocca e così riusciamo a raggiungere una coppia di scimmie urlatrici che mi fanno partire entrambi i timpani con le loro comunicazioni da sosta a sosta. Menomato ma ancora vivo, arrivo alla fine della via di cui mi resta un parere da limbo ma almeno, pur trovandomi “tra quelli che son sospesi”, riesco a scampare dall’opera di Giovani il Battista.

Martedì mi mandano sulla Ferhmann alla torre Stabeler. Già perchè come al solito io non so praticamente nulla delle vie che ci sono in zona e, alla fine, mi lascio guidare dalle scelte degli altri. All’attacco seguo le indicazioni del Jag e mi trovo sotto una pancia che mi pare un bel palo: possibile che sia solo V? [continua]

Barbisino: Genepì (Valsassina, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 28, 2018 by fraclimb

giovedì 16 agosto

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Dopo la salita di ieri ma soprattutto il solito rientro spacca ginocchia, quello che ci vorrebbe è una bella e tranquilla giornata in falesia. Cece però non è della stessa idea e, alla fine, riesce a estorcermi una via sopra i piani di Bobbio, probabilmente una delle poche zone d’arrampicata che la mia etica da invasato arrampicatore teme più della peste. D’altra parte confido nelle capacità organizzative dell’amico praticamente certo che, a discapito di quanto premesso al telefono, la via non sarà propriamente una vera passeggiata. Così, un po’ come era capitato con la Gami 2 dopo lo sfiancante rientro dallo spigolo dei Comaschi, eccomi a farmi dilapidare per il biglietto della funivia per poi lasciarmi impigrire dal mezzo anti-alpinismo.

Come spesso capita, nella zona verso cui puntiamo le nostre attenzioni non vola nemmeno una mosca: un giorno o l’altro dovrò trovare una spiegazione e forse, a quel punto, potrei finalmente capire perchè a volte sia così difficile trovare un socio disposto ad assecondare i miei programmi caiani. Individuato l’attacco manteniamo la sana tradizione: a Cece i tiri dispari e a me i pari. All’inizio tutto sembra filare liscio e sostanzialmente come mi aspetto dall’area di arrampicata dei Campelli: linee non particolarmente difficili e chiodatura che potrebbe andare quasi bene ad un FF. Invece sulla terza lunghezza la musica cambia decisamente registro rivelando che probabilmente lo Spandri deve trovarci gusto a confezionare delle vie non proprio banali. Già infatti mi aveva dato del filo da torcere con Edelweiss e anche qui mi costringe ad un inaspettato impegno nonostante la mirabolante forma che sfoggio in veste di FF.

Così quando parto per l’ultimo tiro impegnativo ho oramai lasciato ogni spavalderia qualche metro più in basso. Inizio quindi a salire temendo ad ogni passo l’inarrestabile inculata che, fortunatamente, alla fine non arriva solo perchè conosce molto bene i due polli su Genepì. Siccome il profumo della vetta è forte come quello del salame in cantina, decidiamo senza alcun dubbio di salire anche le roccette soprastanti mettendoci di fatto a 90 gradi per meglio accogliere la fregatura di giornata. [continua]