Archive for the vie alpinistiche su roccia Category

Bastionata: via di Marco (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 11, 2017 by fraclimb

sabato 28 ottobre

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A volte le trame del destino hanno disegni imperscrutabili: se settimana scorsa non avessi casualmente trovato Cippi e Umberto, non sarei mai andato a fare la Raffaella e, di conseguenza, non avrei sentito il canto celestiale di quella linea elegante ma mai considerata. Lasciare lì un simile ben di Dio sarebbe stato un peccato enorme e così, spinto dal desiderio di riascoltare quelle note, mi ritrovo con Daniele a risalire per l’ennesima volta la Direttissima questa volta con i basti straripanti di ferraglia tra cui una nutrita dose di chiodi che tornerà utile come una fornitura di frigoriferi al polo. Da muli testardi risaliamo rapidi le catene e le scale del caminetto Pagani sfruttando gli evoluti zoccoli opponibili e finalmente arriviamo alla fiera rionale dove iniziamo ad allestire il nostro mercatino delle pulci. Sparpagliata ferraglia ad ingombrare il più possibile il bordo del sentiero, non possiamo che destare un certo malcelato interesse in alcuni escursionisti che si intrattengono ad osservare la nostra trasformazione in alberi di Natale. Raggiunto così un peso che nemmeno dopo le feste di dicembre potrei sognarmi di sfiorare, inizio allora a muovermi lungo la linea di salita prescelta ricordandomi che in fondo il grande Cassin ha salito la Walker con in mano una cartolina! Visto poi che questo sembra essere l’anno del Caianesimo Extreme, destreggio le “elevate” difficoltà e l’ignoto senza grossi patemi finchè, sul muretto finale, inizio a sentire l’impellente bisogno di piazzare una qualche protezione visto che l’ultima mi fa l’occhiolino qualche metro sotto le scarpe. Così inizio a destreggiarmi con l’arte del piantare chiodi riuscendo però solo ad utilizzarli come piedi di porco fino a liberare lo spazio sufficiente per lo 0.75. A quel punto la strada per la sosta è spianata mentre il destino mi sta per servire un’amara sorpresa. Due subdoli e arcigni cordini, logori e spelacchiati come avessero combattuto una dura battaglia, mi sorridono beffardi mentre allestisco il punto di fermata: escluso che la roccia si sia imbellettata con un paio di vecchi cordini sfilacciati e scoloriti, con deduzione degna di Sherlock Holmes, intuisco che qualcuno debba aver già messo piede da queste parti ma, al contempo, deve aver subito la schiacciante severità della parete ed essersi poi calato lasciando i due relitti a vegliarne la discesa. [continua]

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Pilone Centrale: Zucchi. Bastionata: Raffaella (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 2, 2017 by fraclimb

sabato 21 ottobre

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RELAZIONE pdf (Raffaella)

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A volte i casi della vita sono veramente strani. É venerdì sera quando sto continuando a tormentarmi cercando una risposta al perchè l’indomani nessuno sembri libero per fare due tiri mentre, di contro, per domenica potrei avere l’imbarazzo della scelta e, da buon gigolò dell’arrampicata, vendermi al migliore offerente. Così sprofondo sotto le coperte con la vaga idea che sabato toglierò fuori dalla naftalina l’abito del solitario per cercare di tirare una bella “X” su una delle vie ancora non salite della Grignetta. Mi metto quindi d’accordo con me stesso che lascerò Morfeo solo quando questo si sarà stufato della mia presenza e poi finalmente sprofondo nella festa onirica. Il risultato, ovviamente, è che solo verso le 10 infilo l’auto in uno dei pochi posti liberi sopra i Resinelli, giusto in tempo per anticipare una tallonante Subaru blu alla disperata ricerca di un buco dove andare a ficcarsi. Do uno sguardo allo specchietto chiedendomi chi possa pensare di mettere il naso da queste parti ad un’ora così tarda e, non ci posso credere, sulla macchina sono seduti Umberto e Cippi! Se ci fossimo accordati, non avremmo potuto essere meglio sincronizzati. Mi catapulto allora fuori dall’abitacolo prima che i due sgommino alla ricerca di un altro posto e, dopo i convenevoli di rito, inizio con la domanda più idiota: “andate a scalare?”, come se i due fossero da queste parti per una gara di cricket! All’ovvia risposta, segue la mia richiesta per aggregarmi ai due e così, il giorno dopo aver pianto lacrime di coccodrillo, mi trovo diretto alla Zucchi e quindi alla Raffaella. Sgomitiamo non poco lungo il sentiero d’avvicinamento arrivando dietro la coda di alcuni escursionisti a cui poi lasciamo la vista delle nostre belle chiappe fino ad arrivare all’attacco della prima via che saliamo in conserva con un lungo serpentone di 60m che si attorciglia su per la parete; tutto questo per non perdere del tempo prezioso che poi potremo investire nello sport del “gira pollici” visto che, almeno per quanto mi riguarda, non ho altri programmi in agenda. D’altra parte è più forte di me: mi faccio abbracciare dalla foga e inizio a correre come se fossi in perenno ritardo anche se il tempo scorre come una lumaca zoppa. [continua]

Wendenstocke: Aureus (Berna)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 26, 2017 by fraclimb

domenica 15 ottobre

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C’è qualcosa che non va nella mia stabilità psichica arrampicatoria; forse l’aver tirato troppi chiodi quest’estate non ha giovato alle mie giä di per se scarse doti di liberista. Eppure il richiamo della muraglia fidiana del Wenden risuona oramai da troppo tempo e, alla fine, cedo. Sento allora il Gughi e mi accordo per un tentativo in giornata per poi, immancabilmente, vedermi scorrere i fotogrammi di un recupero con l’elicottero ma, soprattutto, l’incubo di una fattura con troppi zeri prima della virgola! Poi arriva il trillo della sveglia caiana e il film sembra sparito dai cartelloni del cinema; è forse solo l’effetto della levataccia caiana che ha scombussolato la mia psiche lasciandole credere che anche oggi si tireranno chiodi?

Quando arriviamo al parcheggio affollato di svizzeri teutonici come fossimo alla fiera dell’Emmental, il sole ha appena iniziato a rischiarare il cielo. Non ho particolare fretta ma non intendo nemmeno attendere tutta la mattinata che Gughi finisca i suoi bisogni in una toilette naturale che l’amico ha individuato oltre il raggio d’azione di un missile intercontinentale! Poi finalmente iniziamo a risalire l’infido prato finchè anch’io devo concimare il terreno con una scarica mordi e fuggi mentre il socio, nuovamente intento a svuotare le interiora, ruba ulteriore tempo a quello che sarà necessario per tirarmi su per la parete alla rapidità di un bradipo zoppo! Terminati quindi i nostri bisogni, continuo a seguire l’istinto piuttosto che una vera traccia fino ad arrivare sotto la parete, cosa per altro complicata come individuare una colonna in pizza San Pietro. Iniziamo cosü a scandagliarne la base per trovare la fatidica nicchia di partenza ma l’unica struttura che possa rassomigliarle è poi sovrastata da una muraglia blu e gialla che rassomiglia ad una mazza pronta a calare su chi osasse salirla. Mi viene allora il dubbio di essere ancora sotto il Dom e così iniziamo a peregrinare più a destra fino a sbattere contro il nome della via per gli scarsi. A questo punto non posso certo tirarmi indietro e, tanto meno, inventarmi una scusa che mi permetta di svicolare dai miei doveri, così mi carico i ferri e inizio a scalare o, meglio, a mungere già il primo rinvio. [continua]

Sasso Cavallo: via degli Amici (Grigna, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 6, 2017 by fraclimb

lunedì 02 ottobre

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Quando settima scorsa Luca mi scrive con due parole “Sasso Cavallo?”, elaboro rapidamente le possibili cause di morte e, non individuandone alcuna evidente, rispondo “ok, per fare cosa?” “via degli amici”. Sono a posto: il Luca vorrà tentare la libera; do un occhio alla relazione e scopro che su ogni tiro c’è almeno l’A2 e quindi mi metto nell’ottica del passeggero assicurante sicuro che dopo il mio passaggio la linea potrà essere gradata V e A4! Così inizio a focalizzare e metabolizzare l’obiettivo finendo però col farne indigestione esasperando il mio già labile equilibrio psichico tanto che domenica sera quando mi infilo sotto le coperte, mi chiedo perchè diavolo mi sia ficcato in questa situazione.

Lasciamo il parcheggio al Cainallo sotto una coperta di nubi bucata e il cui lembo non riesce nemmeno a coprire la Valsassina: sembra che le previsioni siano state più pessimiste della realtà. Non so se gioire o disperarmi per l’unica scappatoia che inizia a scivolarmi dalle mani. Eppure mi incammino verso il patibolo con la strana sensazione che nemmeno Luca sia effettivamente convinto di lanciarsi nel tentativo. Arriviamo così alla base del Cavallo in perfetto orario rispetto l’appuntamento col nebbione lievitato da Mandello mentre scendevamo dalla val Cassina: il grigio della parete si mimetizza con quello del cielo che, a sua volta, tracima sul prato come quando lottavo con tempere e forme da riempire troppo piccole per la punta del pennello vomitando sul foglio un incomprensibile tavolozza di colori. La nebbia staziona e noi con essa; un giorno o l’altro tutto quest’umido mi presenterà il suo conto ma al momento non ho il coraggio di mostrare la mia coda di paglia confidando nella stabilità della massa amorfa. Ma quella non collabora iniziando, dopo pochi minuti, ad alzarsi; mi sento come quando al mare la vecchia vicina grassona si leva maglietta e pantaloni per mostrare il cascante flaccidume delle sue chiappe! Poi Luca alimenta ulteriormente il senso di malessere offrendomi la salita della seconda lunghezza, nonché la prima su roccia: lo squadro domandandomi se si ricordi di essere lui il Ragno e quindi rifiuto l’invito perchè oggi proprio non mi va di duettare con l’ossuta che sta iniziando a falciare il prato! Piuttosto, giusto per non farmi completamente scarrozzare, inizio a salire il breve zoccolo erboso così da avere la possibilità di affermare di aver fatto da primo almeno una lunghezza. [continua]

Campanile Basso: spallone Graffer, diedro Fehrmann, Preuss. Pilastro Irene: Solomente. Castelletto Inferiore: Alimonta Vidi (Brenta, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 18, 2017 by fraclimb

lunedì 21, martedì 22, mercoledì 23, giovedì 24, venerdì 25 agosto

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Dopo la settimana a braccetto con la signora dalla grande falce, mi tocca una “riposante” vacanza in Brenta con il corso avanzato di alpinismo. Questo almeno è quanto penso alla vigilia della partenza: in fondo dovrei fare salite “facili” ma, soprattutto, non dovrò preoccuparmi per come riempire lo stomaco a colazione e cena, fatto non trascurabile dopo alcune cene a base di risotti liofilizzati! Ma il destino beffardo è sempre in agguato e proprio alla prima giornata operativa, la frittata si capovolge in modo inaspettato. Siamo 4 cordate a dirigerci verso la parete sud del Campanile Basso: io e Andrea punteremo con i nostri allievi allo spallone Graffer mentre il restante quartetto alla Maestri. Stiamo salendo senza problemi fino a quando ci scontriamo contro la scorbutica fisicità della quarta lunghezza che termina con una sosta appesa che non starebbe male in un libro di Stephen King e che rappresenta l’anticamera per l’enigmatico tiro successivo. A metà lunghezza mi accorgo di essere in un labirinto di cui dispongo una mappa sbiadita: trovo la cengia ma troppo in basso rispetto alla relazione mentre in alto c’è la fessura gialla che però sembra essere sulla luna. Ho un grosso punto di domanda sopra la testa e allora decido di fermarmi per cercare di dipanare la matassa ma quando riparto la situazione è ancora più ingarbugliata: non solo non abbiamo dissolto la nebbia ma a questa si aggiunge l’altro Andrea, capocordata alla Maestri, che sbuca proprio sulla fatidica fessura gialla. Precipito nello sconforto più totale: gran bel figurone, l’immenso Fraclimb si perde dopo una manciata di tiri! A questo punto però non ho altra possibilità se non puntare verso l’alto finchè, arrivato a portata di voce, scopro che è Andrea ad aver perso la bussola finendo così sulla nostra linea! A quel punto, non ci resta che fare il verso agli operai appollaiati sulla trave del cantiere del Rockfeller Center aspettando l’arrivo del sole e che si smaltisca la coda sopra le nostre teste. Per il resto la salita scorre senza intoppi ma comunque troppo lentamente rispetto l’orologio-Bolt tanto che riusciamo a rimettere le gambe sotto il tavolo che sono quasi le 9 di sera! Cosü, davanti ad un piatto fumante, si chiude la prima giornata che nel complesso riporta un bollettino di guerra con il 10% di feriti tra cui spicca un allievo con braccio rotto (e relativo recupero in elicottero) quindi un’istruttrice lapidata da una scarica e infine un’allieva con caviglia slogata! Se però fosse stata data carta bianca ai vivandieri, probabilmente avremmo finito con un bilancio ben più grave dato che le ultime cordate rientrano ben oltre le 10! [continua]

Torre Trieste: Cassin (Civetta, Belluno)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 30, 2017 by fraclimb

domenica 13, lunedì 14 agosto

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Ci sono voluti 10 anni ma alla fine ce l’ho fatta. La folgorazione è coincisa con la campagna al Civetta quando ero ancora un caiano col succhiotto e subito avevo messo gli occhi su quell’obelisco ma, fortunatamente, il saggio socio aveva dribblato la pazzia e io ero rimasto lì col naso all’insù a sognare a bocca aperta. Il desiderio però ha continuato a bussare imperterrito ad ogni bella stagione senza però riuscire a combaciare con un’occasione propizia finchè, un po’ all’ultimo, gli astri si allineano e io mi ritrovo col Giaguaro a mirare verso oriente.

La strada per raggiungere Itaca però è irta di ostacoli ancor prima che la costa appaia all’orizzonte: un gruppo di suadenti sirene attirate dalla vista di due fusti bellocci carichi di ogni ammennicolo tenta infatti di ammaliarci con un dolce canto domandandoci incuriosite da dove stiamo arrivando. La risposta del Jag è tanto veritiera quanto capace di disperdere qualsiasi possibilità di un approccio: “dal parcheggio!”. Ora, le muse che già avevano apparecchiato mutandine e reggiseni ad asciugare sul prato, trasformano l’immagine di due baldanzosi arrampicatori tornati da una feroce battaglia con quella di due muli da soma gocciolanti di sudore che, per di più, proseguono imperterriti nel loro cammino senza nemmeno dover turarsi le orecchie. Così finiamo di sbuffare solo alla cengia dove dovremmo incontrare “diversi posti da bivacco”; la realtà però è qualcosa di diverso, tanto che nemmeno un giapponese potrebbe affermare che le due piazzole disponibili per passare la notte siano sufficienti ad ospitare più di 4 alpinisti! Fortuna vuole che siamo la prima cordata ad ambire a scalare la parete e così ci accoccoliamo tra gli spigoli delle pietre e il guano di qualche uccello che deve aver scambiato il basso muretto a secco per un bagno pubblico.

Alle 6:30, siamo già davanti al nostro obiettivo: è la prima volta che inizio a scalare così presto ma, in questo modo, dovremmo scampare ad un secondo bivacco. Intanto, evito la prima lunghezza che, a sentire la relazione, dovrebbe proporci un bel quintone con un solo chiodo: sono contento di svicolare da un possibile sfracellamento visto che mi sento ancora conteso dall’abbraccio di Morfeo. Certo che se nutro dubbi sulla prima lunghezza, che ne sarà delle prossime? [continua]

Becco di Valsoera: Mellano Perego (valle dell’Orco, Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 12, 2017 by fraclimb

sabato 05 agosto

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Volevo stare sulle Alpi centrali e alla fine mi ritrovo invischiato tra presunte previsioni di remoti temporali sopra il Badile e un indeciso terzetto che guarda verso ovest dove, almeno così sembra, la nuvola di Fantozzi non dovrebbe allungare i suoi tentacoli. Passo quindi gran parte del venerdì attaccato al cellulare per capire a che ora intendiamo attraversare mezza pianura Padana sotto il caldo torrido africano finchè l’oracolo di Delfi ci lascia il suo responso; se non altro questa notte potrò dormire al fresco!

Quando lasciamo la macchina dopo un’interminabile scalata di tornanti che si inerpicano su per il versante, il sole ha già iniziato i preparativi per augurarci la buonanotte ed è con un filo di rammarico che costato di dover faticare anche oggi mentre mi sarei aspettato una più comoda ronfata al parcheggio. Eppure mi basta caricare il fardello e mettere in moto le gambe per ricevere la carica necessaria per raggiungere e superare il rifugio che però, per un insolito e sadico gioco, continua lentamente ad arretrare verso il fondo della valle.

Il prato non è niente male: un bel pianoro morbido su cui non soffia nemmeno una bava di vento, se non fosse per il recente passaggio di una mandria di vacche e relativa concimazione del terreno, sarebbe il posto ideale! Così, giocando un po’ a campo minato, troviamo lo spazio sufficiente per piazzare i materassini e, assecondati i desideri della gola, sprofondare nei lussuriosi passatempi da bivacco.

La mattina siamo gli ultimi ad alzarci: mentre ancora sono intento a rispondere alle domande esistenziali (chi sono? Dove sono? Ma, soprattutto, cosa ci faccio qui?), una processione di caiani diretta per metà al nostro obiettivo ci sfila di fianco. Tra Parravicini e Motorhead, questo sembra l’anno delle code! Poi arriva il nostro turno e, nascosto l’armamentario della notte, ci avviamo verso la parete. Dopo un po’ che arranco tra massi e prati verticali, il dubbio che Zenone, prima di formulare il paradosso su Achille e la tartaruga, debba aver visitato queste vallate si fa sempre più certezza visto che il Becco rimane sempre irraggiungibile alla stessa distanza! [continua]