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Sperone della Magia: Magic Lina e la Sfera di Cristallo (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 22, 2018 by fraclimb

domenica 15 aprile

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Non avrò preso l’ennesimo granchio? Dopo la stagione delle piogge, azzardare una salita in Valle potrebbe tradursi nel rafting verticale contro la corrente delle cascate che scrosciano da zolle, prati sospesi e boschetti verticali. Eppure mi sono persuaso che ci possa essere una possibilità e che, alla peggio, passeremo una giornata al Remenno. Così convinco Gughi ad assecondare le mie follie anche se credo che ben presto si farà una ragione sul mio stato mentale e inizierà gentilmente a svicolare i miei inviti; per il momento però la coppia di Aureus si è riformata: non il migliore degli auspici in quanto a condizioni del percorso!

Il primo bastone tra le ruote ce lo mette un sasso finito sulla strada che sale per san Martino costringendoci ad aggirare il tratto chiuso e facendoci arrivare in vista del monolite più grande d’Europa che sono quasi le 9 del mattino. La vista che si apre ai nostri occhi non è delle più incoraggianti: il Remenno gronda come il sottoscritto dopo la corsa e, ciò che è peggio, ho scordato a casa il set di spugne. Arriviamo a san Martino e, alla domanda se acquistare il permesso per entrare in Valle, il Gughi risponde secco: “Saliamo a piedi!”. Bravo! Perfetto stile Fraclimb: caiano e pitocco!

Le pareti pisciano incontinenti. Ci passo sotto con il naso all’insù sperando di trovare una linea scalabile ma ogni speranza fa acqua da tutte le parti. Al rifugio Mello siamo bloccati dal gestore che prova a venderci un panino con la salamella o un piatto di pizzoccheri per il nostro rientro: illuso, non sa di avere a che fare con due scozzesi! Poi ci informa che la zona sopra la Rasica dovrebbe essere asciutta. Un lampo mi balena negli occhi. Ma è solo un attimo, giusto il tempo che mi venga il mente la sua sparata sullo spit in mezzo al traverso di Polimagò: salutiamo e proseguiamo verso il nostro obiettivo.

Sotto lo Sperone mi viene da esultare: la parte alta è completamente asciutta mentre la placca di Magic Lina è appena uscita dalla doccia. Come fare? Per il momento me ne frego e inizio a cercare la traccia che ci porti all’attacco scoprendo così che il primo tiro è in condizioni mentre sopra servirebbe la canoa. [continua]

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Rupe Secca: Mescalito (Arco, valle del Sarca, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 12, 2018 by fraclimb

domenica 01 aprile

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Devo assolutamente porre fine a questo marzo caianamente disastroso e i presupposti sembrerebbero esserci tutti almeno finchè la tegola non mi colpisce inaspettata. Già le mie ambizioni di una tre giorni si sono smontate da alcuni giorni ma quando Walter mi comunica di essere in preda a deliri febbricitanti pure il sottoscritto rischia di precipitare nel vortice della follia. Sto già rimuginando sulla mia situazione sconsolante quando una corda mi tira fuori dal budello permettendomi di organizzarmi per una toccata e fuga con Renzo e il Jag ad Arco. Così mi ritrovo con quest’ultimo ad aspettare l’amico delle Calanques quando la musica del cellulare inonda l’abitacolo della macchina. “Sono Renzo: ho bucato!”. Dopo le catene ci si mettono le gomme? Forse ci vorrebbe un bel viaggio a Lourdes! Avvio la macchina e mi dirigo verso l’infortunato pensando solo dopo alcuni minuti ad un possibile pesce, d’altra parte il neurone è un po’ lento a carburare soprattutto se all’orizzonte tutto ciò che compare ha le tinte della pece. Invece la macchina di Renzo è proprio parcheggiata con la gomma completamente a terra così, caricati armi e bagagli e lasciata noncuranti l’infortunata, diamo il via al viaggio verso Arco.

Il comune trentino ci accoglie evidentemente ancora sotto gli effetti narcolettici della nottata tanto da farci trovare comodamente un posto gratuito praticamente di fronte alla parete. Poi l’imperscrutabile Jag rivela la sua carta: lui non sarà della partita, andrà in giro non si capisce bene dove ma, sicuramente, non sarà lì a farci foto in sosta: avevo già in mente alcuni possibili ritratti del sottoscritto con gli evidenti e marmorei muscoli ben in evidenza e invece dovrò ricredermi. Confido almeno che l’amico possa racimolare un trio di gnocche vogliose di pendere dalle labbra di altrettanti caiani!

Riusciamo a sbagliare il sentiero per l’attacco ma alla fine ci troviamo a sbattere il muso contro il diedro iniziale dove, da secondo, inizio a farmi domande sull’efficacia dell’allenamento su plastica. Che il lauto investimento sia solo un inutile dilapidare denari? [continua]

Antimedale: Chiappa (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on marzo 29, 2018 by fraclimb

sabato 23 marzo

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Sono impaziente di piantare le becche nella neve gelata, raspare coi ramponi e tirarmi su da qualche flusso gelato. Non scalarlo, perchè non ho ancora fatto il salto di livello per poter dire di arrampicare su una cascata, ma annaspare centimetro per centimetro fino a uscire dalla colata. Così convinco il Walter a trovarci alle 5:30 al solito parcheggio con destinazione la val Lesina, sotto le pendici dell’imponente Legnone, senza sapere che il destino si divertirà a manovrare i fili della giornata caiana in un modo completamente inaspettato. Verso le 6:30 arriviamo a Delebio dove iniziamo a peregrinare tra gli stretti vicoli alla ricerca dell’imbocco per la vallata ma, quando lo raggiungiamo, un cartello perentorio arresta le nostre ambizioni di rallisti: se vogliamo evitare il salasso di una sanzione dobbiamo infatti procurarci il biglietto per l’accesso. Sembra di essere finiti in un gioco di ruolo di basso livello: ricorriamo a san Google e andiamo così alla ricerca di un bar aperto che ci fornisca il lasciapassare A38 iniziando la nostra trafila tra le case di Delebio. Il primo esercizio però è ancora chiuso, al secondo ci viene indicato un alimentare ma noi ci dirigiamo ad un altro bar di cui però l’unica traccia è l’insegna d’ingresso. Proviamo allora al negozio attraversando per l’ennesima volta il paese per scoprire che il lasciapassare A38 dovrebbe trovarsi dalla parte opposta! Mi viene voglia di fare come Asterix e chiedere il lasciapassare A39 come da circolare B65 ma ci rinuncio e mi rimetto nuovamente alla guida.

La strada si inerpica su per il versante e, a seconda del lancio dei dadi, il fondo passa da sterrato a una colata bianca di cemento finchè, dopo un doppio 1, la nostra marcia si arresta davanti ad un sottile strato di ghiaccio su cui le ruote della Punto iniziano a girare come un frullatore. Il master ci leva dagli impicci offrendoci le catene ma sono anni che non le monto: mi ricorderò come si fa? Scaviamo tra gli zaini fino a tirarle fuori dal baule e riuscire a piazzarne solo una perchè l’altra è aggrovigliata in un enigmatico garbuglio. Lanciamo un paio di volte il dado ma il nostro livello di intelligenza non ci permette di districare la matassa così, dopo aver tentato invano di salire con l’auto zoppa, ci carichiamo gli zaini e iniziamo ad arrancare. [continua]

Corno Lino: Goodbye Moira (val Camonica, Brescia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on gennaio 18, 2018 by fraclimb

domenica 14 gennaio

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Sono combattuto: da un lato mi stuzzica l’idea di andare in Antimedale o in Medale per poter dormire oltre quel pigro del sole, dall’altro corro il rischio di andare a ripetere qualcosa di già fatto. D’altra parte l’alternativa scovata sulla guida del Bertolotti richiederebbe l’abbandono del piumone quando Apollo ancora ronfa alla grande ma sarebbe anche un posto nuovo da aggiungere alla mappa personale caiana. Così mi faccio tirare tra pigrizia e voglia di novità finché quest’ultima da lo strattone finale e mi porta definitivamente dalla sua parte.

Superiamo Boario Terme paese all’apparenza stimolante come una sera nebbiosa di novembre e poi ci inerpichiamo verso la parete che sembra lottare contro la vegetazione imperante: almeno in questo l’ambiente mi risulta famigliare. È come andare sulle pareti sopra Lecco: da sotto ci si domanda se sia più utile la serie di friend o il decespugliatore ma, quando si scala, ogni dubbio si dissolve e si scopre che, a volte, potrebbe essere meglio un po’ di malta! Fa un freddo pungente e le nuvole velano l’arrivo del sole ma ci carichiamo lo stesso gli zaini e iniziamo la passeggiata nel bosco. Credo che quando imparerò a informarmi sulle condizioni meteo con la stessa solerzia con cui nei fine settimana mi vado a ficcare in qualche casino, sarò finalmente dipendente dell’Inps! Scongelati dopo la breve sfacchinata arriviamo quindi a ridosso della parete, una specie di coacervo di roccia e arbusti con la prima che non sembra per nulla male mentre l’arroganza dei secondi sfiora quasi il ridicolo vista la loro stitichezza. Individuiamo il presunto attacco e, dopo aver rincorso la palla del piumino e per un attimo essermi domandato se venire nel bresciano debba per forza tradursi in un salasso economico, iniziamo ciò per cui la sveglia mi ha buttato giù dal letto alle 5.

Parte il Jag ma l’istinto caiano di puntare verso l’alto lo porta fuori strada: d’altra parte potrebbe non essere così chiaro che già al primo arbusto bisogna svoltare a destra. Il risultato è che mi spedisce un pacco di calcare lungo una ventina di centimetri che si va a frantumare alcuni metri più a destra e in basso rispetto a dove mi trovo. [continua]

La Sirene: Sirene Liautard con uscita su Super Sirene (Calanques, Provenza)

Posted in vie alpinistiche su roccia on gennaio 10, 2018 by fraclimb

lunedì 01 gennaio

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Chi fa una via il primo dell’anno, fa vie per tutto l’anno. Speriamo però che non valga anche: “chi sta al vento il primo dell’anno, sta al vento tutto l’anno”! Già perchè quel pasticcione di Eolo, nella sua foga di rassettare la sua collezione di otri, ne deve aver rotte almeno una dozzina liberando  l’irruento e vigoroso Maestrale fastidioso come una mosca di notte nella camera da letto. A dire il vero temevo che il vento sarebbe venuto a tenerci compagnia anche se confidavo in una maggiore attenzione nell’atto di passare lo spolverino sui contenitori di terracotta, almeno per evitarci le raffiche a 90 km orari!

Quindi ben consci della presenza del terzo incomodo e dopo i bagordi del capodanno (leggi una famigliola che a mezzanotte ha sparato quattro pseudo proto razzi capaci di alzarsi fino ad una manciata di metri dalla spiaggia e un trio che ha brindato il 2018 con una bottiglia di spumante mentre la vita notturna di Cassis pulsava e rumoreggiava come la classe il momento prima dell’interrogazione), optiamo per una via nella gola di En Vau nella speranza che lo stretto pertugio possa risultare ostico al grasso ventaccio e ripararci così dalle sue impetuose sferzate. Per rendere poi tutto più interessante (e caiano) decidiamo di partire da casa a piedi dopo aver guardato rapidamente la cartina delle Calanques; attivo quindi la bussola e richiamo la memoria del 25 aprile ma entrambe devono aver subito gli scapaccioni dell’alito di Eolo dopo la bagna cauda perché iniziamo a girovagare per Cassis salendo e scendendo lungo le sue stradine come il tram di San Francisco col risultato che torniamo poco sopra il porto quando finalmente il vecchio neurone trova il file giusto per raggiungere l’imbocco del sentiero. A quel punto tutto fila liscio, anche l’illusione che questa zona possa restare riparata dal vento ma appena ci infiliamo nella nostra calanca, il castello di carte crolla all’istante: il Maestrale infatti si infila prepotentemente nella condotta, prende velocità e sbuffa con sempre maggiore insistenza mentre uno stuolo di ingegneri della Ferrari si appresta a prendere le misure in questa anomala galleria del vento. Continuo però a tenere alto l’ottimismo sperando che alla svolta successiva potremo essere più riparati, solo che di curve ne superiamo parecchie prima di trovarci davanti la spiaggia ciottolata, unico posto dove l’olezzo non riesce ad infilarsi. La via però è un paio di svolte prima e quindi solo in parte riparata ma, tuttavia, presa di mira anche da un’altra cordata: evidentemente non siamo gli unici con qualche rotella non proprio ben registrata o con il timore che, essendo il primo giorno del 2018, sia necessario iniziare bene per essere già a metà dell’opera [continua]

Muzzerone: Chi Vuol Esser Lieto Sia (La Spezia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on dicembre 21, 2017 by fraclimb

domenica 17 dicembre

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Sono un viaggiatore inconsapevole e alquanto distratto: ho lasciato passare il treno senza rendermi conto che avrei dovuto prenderlo al volo evitando cosi di fare il palo sulla banchina. Eppure questa volta la macchinista bendata è ripassata dalla stazione: le Moire hanno cambiato colore al filo e il palo si è dato una mossa prendendo il convoglio al volo.

Il viaggio prevede una tappa al Muzzerone ma dopo la Cisa le nuvole scaricano il loro contenuto sopra le nostre teste; siccome non ho la minima intenzione di fare inversione a U, tengo il piede a tavoletta e proseguo verso il mare con inguaribile ottimismo mentre il dubbio si aggroviglia sempre di più nella mia mente: forse che questa zona d’arrampicata non mi ha in simpatia visto che sarebbe già la terza volta che la ciambella viene senza buco?

A Portovenere diluvia: se volessimo scalare sulla cascate d’acqua e rincorrere i salmoni saremmo nelle condizioni ideali ma poiché abbiamo lasciato pinne e boccagli nello sgabuzzino non ci resta che sperare in una tregua. In effetti la fortuna aiuta gli audaci (sarà forse per questo che è ritornata alla stessa stazione?) e, con buona pace di Einstein, il lancio dei dadi ottiene un bel 12 e i rubinetti si chiudono. Dovrò però attendere per mostrare le mie abili doti da FF e così optiamo per quattro passi tra Riomaggiore e Manarola dove la mia caduta nell’età dell’adolescenza precipita letteralmente verso il basso mentre, infischiandomene del sentiero chiuso, scavalco con l’eleganza della pubblicità dell’olio Cuore il cancello d’accesso costringendo di fatto Emma a seguirmi. Poi, come il pigro sole si tuffa tra le braccia di Morfeo, arriva anche per noi il momento di raggiungere il rifugio del Muzzerone dove passeremo la notte per la felicità del gestore che ci ha come unici testardi ospiti.

A colazione non mi riempio come un pollo all’ingrasso onde evitare di dover tirare su la ciccia in eccesso per la parete a picco sul mare e così non mi prodigo nella mia specialità di cloaca umana finchè arriva il momento di anticipare le frotte di caiani che dovrebbero puntare al nostro stesso obiettivo. [continua]

Corna delle Capre: Homo Speleus Leggendaris Arrampicantibus e Titti e Marena (Brescia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on dicembre 4, 2017 by fraclimb

domenica 03 dicembre

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Mentre risalgo la strada verso Cislano, il morale sprofonda come Verne verso le viscere della Terra: la bianca polvere deposta ogni dove sogghigna senza nemmeno cercare di nascondere il piacere nell’averci messo i bastoni tra le ruote. Fiducioso, spero comunque di evitare il capottamento e mandare all’aria la giornata mentre imparo un’altra lezione del corso “non è mai troppo tardi”: oltre al vento, conviene guardare anche le previsioni nivologiche! Così continuo a scaricare i cavalli della Punto su per la salita finchè anche la strada abbandona il nero del nastro d’asfalto per mimetizzarsi nel candore invernale. Se in quasi 8 anni di convivenza il mezzo motorizzato ha imparato qualcosa, è il momento che mi mostri il suo spirito caiano! Così non mi fermo e continuo imperterrito a salire fino a riuscire a parcheggiare ad un tiro di schioppo dal sentiero che sale alla vicina parete.

Ma il destino è pronto a lanciare un altro fendente mentre il morale riprende la folle corsa verso il nucleo: la parete che ci sovrasta sembra un paracarro butterato di vegetazione, una lavagna invitante come quella dell’interrogazione a sorpresa, solo che vorremmo salirci sopra e non finirci dietro col berretto dell’asino! D’altra parte la guida è piuttosto chiara riguardo a quella che dovrebbe essere “una delle strutture più interessanti del bresciano”, spero quindi che assomigli alle mie lasagne: una specie di pasticcio impresentabile alla vista ma più che commestibile! Scoviamo allora il sentiero d’accesso e arriviamo proprio sotto l’attacco di un Salto nel Passato, un nome evocativo della sacra lotta con l’alpe. Come due adepti, ci ungiamo il capo e iniziamo a salire sfiorando il limite umano: è come entrare in un’altra dimensione, la roccia che sotto sembrava una specie di prato stempiato, si rivela invece incredibilmente sana e così raggiungiamo la cengia mediana da cui parte Homo Speleus Leggendaris Arrampicantibus. Accendo il radar caiano e parto per quella che dovrebbe essere la linea prescelta anche se la placca verticale mi pare ben più impegnativa di quanto dichiarato. Oggi però deve essere la giornata delle piacevoli sorprese: la parete si rivela butterata come una forma di Hemmental con tasche generose che mi sospingono verso la sosta impedendomi di precipitare verso il basso e sperimentare la dubbia tenuta degli spit della scatola dei cereali. [continua]