Archive for the cascate Category

Valle Spluga o val san Giacomo: cascata di Borghetto (Sondrio)

Posted in cascate on febbraio 14, 2019 by fraclimb

domenica 10 febbraio

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“Questa cascata non sa da fare!”. All’inizio però le cose sembrano girare in un altro verso. Nevischia ma con fiocchi minuscoli di polistirolo che non riescono ad accumularsi e con la macchina riusciamo a salire senza difficoltà alla frazione sopra Isola. Poi imbocchiamo la mulattiera e rapidamente raggiungiamo il gruppo di baite da cui infilarci nel nebbione e nelle viscere della val Febbraro.

All’attacco della cascata sono col naso all’insù, ipnotizzato dal muro che ci sovrasta nella parte alta e alla ricerca del suo punto debole dove spero di riuscire a passare: questa volta non intendo ripetermi con la fattoria dello zio Tobia! Attacco quindi la cascata sulla parte destra dove forma una rampa relativamente appoggiata. Il ghiaccio è morbido e io mi sento quasi forte, padrone della situazione: forse quest’oggi il coniglio se ne starà chiuso in gabbia. Poi la corda finisce e mi ritrovo in mezzo al nulla di un pendio innevato senza apparentemente avere alcuna possibilità per sostare finchè un albero sulla destra mi leva dagli impicci. Recupero il Gabri e il Danny che poi proseguono verso l’alto avvicinandosi verso il salto che ora sembra un po’ meno disponibile rispetto quando lo osservavo dal basso. Inizia così un conciliabolo sulla linea migliore da salire ma pare più un discorso tra sordi perchè l’unica cosa su cui riusciamo ad intenderci è dove dovrebbe andare la prossima sosta mentre mi resta piuttosto oscuro capire dove, secondo il Danny, dovrebbe passare il tiro dopo. Quindi parto: arrivo sotto le zanne troncate di una serie di stalattiti mentre a sinistra ho una tavola di ghiaccio che suona vuota. Se ci salissi probabilmente proverei l’ebbrezza del surf su cascata. [continua]

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Val Malenco: cascata di Zocca (Sondrio)

Posted in cascate on febbraio 7, 2019 by fraclimb

domenica 03 febbraio

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Se la vecchia fattoria dello zio Tobia aveva tanti animali, io almeno ne posso personificare cinque. Il primo e quello che mi sta più a genio quando sono davanti al barattolo di Nutella, a un vassoio di pasticcini o ad una confezione di gelato è il maiale. Il secondo è il cavallo, nomignolo affibbiatomi anni or sono, seguito a ruota dal mulo per la testardaggine con cui porto avanti certi progetti finchè gli altri due non prendono il sopravvento: rispettivamente pecora e coniglio a seconda del grado di codardia che riesco a esprimere durante la mie avventure caiane.

Oggi i preamboli per liberare gli ultimi due abitanti della fattoria ci sono tutti: portare il Gabri che non ha mai fatto cascate a provare a scalare un flusso gelato mentre il pericolo valanghe è salito fino al livello 4. Facciamo allora un giro per vedere come sia la Centrale di san Giuseppe nonostante il bel canale che la sovrasta e, alla fine, prendiamo armi e bagagli e ci avviamo verso l’obiettivo. Il primo problema è capire come diavolo arrivare all’attacco perchè la guida, sebbene sia una Treccani delle cascate, continua a indicare che l’accesso è come per la cascata precedente. Così, sfogliando a ritroso una pagina dietro l’altra, finisce che esco dalla val Malenco e approdo in val Fontana! Decisamente non ci siamo e l’unica soluzione è tentare con san Google: da qualche parte ci dev’essere il sentiero che scende al Mallero ma, quella parte, è esattamente nella direzione opposta rispetto quella che prendiamo col risultato che iniziamo a scavare una trincea nella neve per raggiungere il fiume a fianco del quale scopriamo una traccia battuta dalle motoslitte: da qualche parte allora ci dev’essere un modo più comodo rispetto ad una nuotata nella farina, elementare Watson! [continua]

Valle Ossola: Ghost (Vallese)

Posted in cascate on gennaio 29, 2019 by fraclimb

domenica 27 gennaio

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Sono sotto la cascata con il naso all’insù. Il flusso è povero ma, soprattutto, parecchio incontinente e io non ho portato né maschera nè boccaglio. Aspetto un attimo il Marco e poi lo informo che, salire per di là, sarebbe come scalare stando sotto la mitraglia di un vecchio senza pannolone. Per di più le possibilità di proteggersi mi paiono scarse quanto la neve che evidentemente si è dimenticata di fare visita da queste parti. Oppure, in quanto femmina, ha accumulato un evidente fantasmagorico ritardo. L’amico da un occhio e poi, lapidario, sembra sminuzzare ogni mia speranza di andare da qualche altra parte: “Per proteggersi non è un problema: basta andare via veloci!”. Ho un tuffo al cuore: mi toccherà fare torrentismo al contrario e per di più d’inverno? Ma poi il Marco da un occhio all’orologio e, dopo avercele messe, toglie le castagne dal fuoco: “Non mi pare però nemmeno l’ora della doccia”. Già: anche perchè non ho mica portato la crema emolliente nè il balsamo. Così per oggi evito l’esperienza del bagno rigenerante: giriamo i tacchi e andiamo a dare un occhio alla cascata all’estrema sinistra.

È tempo che, come dicono i francesi, levi un po’ di paglia dal culo così, visto che il flusso pare sufficientemente formato, prendo le viti e parto. Ovviamente scelgo la linea del coniglio all’estrema destra anche perchè al centro la cascata assomiglia alle tende a frange in ciniglia mentre a sinistra, beh, mi ricorda l’ambientazione per il ballo dei morti viventi. Rampone, rampone, piccozza; rampone, rampone, rampone, piccozza. Mi sento relativamente tranquillo: pare proprio che stia iniziando a capirmi con quegli aggeggi infernali che mi ritrovo ai piedi. Quindi arriva il momento del Marco e lui semplicemente si mangia il tiro come io una vaschetta da mezzo chilo di gelato. Poi l’istinto caiano ha il sopravvento e, visto che il flusso prosegue lungo un facile canalino, mi sento l’obbligo di puntare verso l’alto e così mi ritrovo ad affrontare il percorso dei marines al polo con passaggio tra albero abbattuto e ghiaccio e scavallamento di un paio di tronchi prima di accettare la dura realtà e cioè che proseguire non ha molto senso. [continua]

Val Malenco: il Castello (Sondrio)

Posted in cascate on gennaio 26, 2019 by fraclimb

domenica 06 gennaio

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Il Jag ce l’aveva detto però noi andiamo comunque a darci un occhio, spronati anche dalla prestazione di ieri. E poi il sapore di una potenziale avventura mi lascia una certa acquolina in bocca così, lasciata l’auto alla seconda diga di Campo Moro, iniziamo l’avvicinamento verso la cascata dei Geroni. Non ci vuole molto perchè il vento che scende da nord inizi a frenare il nostro incedere ma soprattutto che la cascata diventi chiaramente visibile. O forse sarebbe meglio dire ciò che è formato del flusso: la colata infatti appare ancora troppo magra, a tratti una striminzita linea ghiacciata che, almeno dalla nostra posizione, pare difficilmente salibile: non ci resta che fare dietro front e dirigerci verso la cascata di Castello.

Alla nuova colata non troviamo nessuno così, da buoni conigli, possiamo accaparrarci la sezione più facile e iniziare la nostra opera distruttrice. Parte il Walter e quando lo raggiungo il mio commento è lapidario: “Che sport del cazzo!”. Non che mi senta completamente insicuro ma padroneggiare la situazione e soprattutto il binomio scarpone-rampone è sicuramente un’altra cosa. Nonostante tutto, afferro la mia buona dose di viti e parto per la lunghezza seguente: finchè il ghiaccio è appoggiato, tutto fila liscio ma appena questo inizia ad impennarsi mi avvinghio alle picche come se l’attività consistesse in una sequenza di trazioni che ti portano verso l’alto. Piazzo due chiodi a mezzo metro uno dall’altro, provo ad alzarmi e poi cado. Oddio, parlare di volo è un eufemismo: diciamo che praticamente mi appendo all’ultima protezione ma almeno so che le viti tengono! “Piedi di merda”. Poi ci penso un po’ su: “Forse però dovrei smetterla di usarli come avessi le scarpette…”. Già perchè tendo ad accarezzare il ghiaccio con i ramponi, mica a prenderlo a calci e cercare di aprirlo come una scatola di sardine. “… In effetti…” è il laconico commento dell’amico. “Forse devo picchiare di più”: ho scoperto l’America, non c’è che dire! [continua]

Val Masino: cascata a sinistra della Seconda Cascata dell’Oro (Sondrio)

Posted in cascate on gennaio 16, 2019 by fraclimb

sabato 05 gennaio

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Casco dal sonno, o meglio: dovrei cascare dal sonno. Invece mi sento stranamente e insolitamente arzillo. Poi, sono certo, arriverà il momento in cui il mondo mi crollerà addosso e allora inizierò a precipitare, a cascare inesorabilmente verso il basso. Intanto mi tolgo lo sfizio di farmi portare a fare cascate dal Walter, a vedere se sarò in grado di fidarmi dei piedi. Già, a proposito di piedi e ramponi, proprio mentre preparo lo zaino mi è sorto un dubbio viscerale: ma non è che le punte dei ferri debbano essere affilate? Le tocco con la punta della dita e mi paiono come le forbici dell’asilo. Oddio! E adesso come faccio? Ne parlo con Walter; lui osserva le lame e poi, tagliente, mi risponde che, si, non sono proprio messe bene ma lui scalava con punte ancora più arrotondate. Ottimo! La mia autostima casca dal 10° piano: allora sono proprio io ad essere impedito cronico! Ora però me la devo giocare e confido sul fatto che le cascate dell’Oro non dovrebbero essere super impegnative e che, essendo la prima uscita della stagione, è più che giustificabile volare basso e poi c’è la legge del trapasso: una volta tocca a me e una volta tocca a te. Non che voglia fare il turista a rimorchio ma tornare stagista non mi farebbe poi così male.

Passiamo così sotto la prima cascata che incontriamo, ci diamo un occhio ma conveniamo che non sia adeguatamente formata (per lo meno per il nostro occhio alquanto inesperto) e poi siamo sicuri non sia nemmeno tra quelle citate dalla guida. A volte però sarebbe opportuno dare un occhio al sitodiriferimento e sciogliere così ogni dubbio ma, ovviamente, l’idea non ci sfiora nemmeno l’anticamera del cervello. Alla cascata successiva troviamo una cordata ma quella, stando alle nostre capacità deduttive, è la prima cascata dell’Oro, attualmente un obiettivo troppo ambizioso, da gente forte. Puntiamo così a dare un occhiata alla colata in mezzo alla valle, la quarta cascata ma alla fine facciamo ancora i conigli con la scusa che di ghiaccio ce ne sia poco e rivolgiamo le nostre attenzioni al flusso a sinistra di quella che riteniamo la prima cascata e, se la matematica di seconda elementare non ci inganna, dovrebbe appunto essere la seconda cascata dell’Oro. [continua]

Val Bodengo: cascata del Conoide (Sondrio)

Posted in cascate on febbraio 14, 2018 by fraclimb

domenica 04 febbraio

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Il mio stage d’apprendistato prosegue a gonfie vele. Dopo l’inframezzo settimanale sul misto di Freezer e aver prestazionato al sasso Pelo (7a a vista come intendono gli FF), eccomi in procinto di tentare una cascata. In realtà avevo dato due possibilità a Renzo: o un canale in Orobie o riprovare a cimentarmi sul ghiaccio “verticale” così da inanellare la colata annuale, sentirmi a posto con la coscienza di caiano “completo” ma, soprattutto, provare a togliere lo spesso strato di ruggine, levarmi di dosso le paure e tentare di salire in alternato. Se poi la super prestazione del sabato mi ha galvanizzato, di contro mi ha tolto un po’ di motivazione lasciando di fatto carta bianca a Renzo.

La prima sorpresa del mattino è un’ottima notizia a metà: fino a Pasqua l’accesso alla val Bodengo è gratuito ma subito la medaglia si ribalta sul lato sfigato perchè la strada è transitabile solo fino a Pra’ Pincee: quanto dovremo camminare in più? Ci infiliamo nella valle e incrociamo le dita mentre spulcio la guida per cercare di chiarire la mazzata che ci aspetta al varco scoprendo così di trovarmi ad una partita a tennis tra sfiga e botta di culo con un continuo ribaltamento di fronte. Ora torna infatti a splendere il sole: guarda caso la strada è transitabile proprio fin dove inizia il nostro sentiero così ci resta solo da sperare che le gomme slick non ci trasformino in una trottola incontrollata sull’ultimo tratto di strada innevata. Parcheggiamo al limitare del paese e poi ci addentriamo nella vallata mentre la pallina sta tornando nel campo della iettatrice. Il torrente che attraversiamo ma soprattutto il rigagnolo che corre lungo il sentiero sono nello stato fisico sbagliato. Forse pensare di fare ghiaccio a queste quote e sopratutto durante un inverno tutto sommato mite è stata una mezza follia. Inizio a frullare possibili alternative in Engadina ma, a parte il canyon a Pontresina, il mio cervello non produce granchè; intanto continuiamo a pestare neve confidando che in alto la situazione possa migliorare ma quando arriviamo in vista dell’obiettivo la medaglia è girata sul lato sbagliato. A meno di voler sperimentare il canyoning con granita, dobbiamo puntare ad un’alternativa: la cascata infatti piscia come un tedesco all’Oktoberfest. [continua]

Val di Cogne: Lillaz gully (Aosta)

Posted in cascate on febbraio 26, 2017 by fraclimb

sabato 11 febbraio

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Sono passati due anni dall’ultima spiccozzata su cascata, una salita praticamente disastrosa dopo la quale avrei venduto volentieri chiodi, ramponi e picche. Invece quest’anno, forse anche complice un pizzico di spirito suicida, l’idea di massacrare qualche flusso gelato piano piano si fa strada tra roccia e sci finchè alla fine trovo qualcuno con cui provare a riaprire un libro oramai incrostato di polvere e ragnatele.

L’unica cosa a cui non devo riabituarmi è l’orario di ritrovo: almeno in quello sono ancora ben allenato! Poi però perdiamo una ventina di minuti a capire che Lorenzo si trova ad un altro parcheggio col risultato che verso le 9 siamo a Lillaz. Dal profondo baratro della mia ignoranza, avrei dato per certo che ad un orario simile si dovesse già essere impegnati nella distruzione del flusso gelato, così resto stupefatto della mandria di ghiacciatori in partenza verso le proprie vittime sacrificali: speriamo solo che ci lascino qualche brandello da immolare al Caianesimo! Almeno all’inizio, questo desiderio sembra possa realizzarsi visto che, una volta lasciata la mulattiera principale, non scoviamo alcuna traccia di passaggio. Risalgo quindi per il bosco imbiancato come fossi inseguito da un branco di cani idrofobi finchè sbuco su una comoda autostrada che si arrampica su per il pendio. Ignari, guadagniamo metro su metro fino a levarci i salami dagli occhi e aprirci alla conoscenza: più in alto, alla base della cascata, ci sono 7 o 8 alpinisiti in gelida attesa del proprio turno mentre altri stanno già iniziando l’opera di demolizione del flusso gelato. Al momento non ci preoccupiamo della fila e così continuiamo a salire finchè, all’ennesima conta, gli aspiranti diventano una decina per poi lievitare verso la dozzina e forse anche più come se si stessero riproducendo per ingannare l’attesa! [continua]