Corno di Canzo orientale: don Arturo Pozzi (triangolo lariano, Como)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 16, 2017 by fraclimb

venerdì 02 giugno

FOTO

Fortuna vuole che abbia dato retta al Jag, anche se iniziare a camminare verso le 7:15 per andare ai Corni di Canzo, mi pare ancora una mezza follia. Però il fenomeno cui assistiamo è quantomeno insolito: mentre saliamo nel bosco, branchi di pesci tropicali ci nuotano attorno mentre scruto la selva per evitare di finire avvolto nelle spire di una qualche anaconda. Non ho mangiato funghi allucinogeni, semplicemente l’afa ha raggiunto livelli inimmaginabili e io espello acqua come la fontana di Trevi. Mentre quindi lasciamo dietro di noi una bava appiccicosa, proseguiamo imperterriti nella marcia spinti dal miraggio di un po’ di frescura concessoci dall’ombra della parete finchè la targa della don Arturo Pozzi arriva ad alleviare la nostra attuale sofferenza per poi catapultarci in un altro tipo di lotta.

In avanscoperta ci va il Jag, giusto dopo aver chiarito che la via sale lungo un diedro canale (ovviamente erboso) sulla destra e, quando inizio a seguirne le corde, non mi sento particolarmente a mio agio: il giardinaggio iniziale in realtà si rivela un lavoro per neofiti ma poi ci pensa una spaccatura saponosa a buttarmi nella mischia. In più, nella mia testa, iniziano a profilarsi i prossimi tratti di artificiale: mi rivedo su Stella Alpina a staffare su chiodoni marci che sembrano polverizzarsi solo a guardali. È come voler mangiare la Sbrisolona senza lasciare grosse briciole nel piatto! Il Jag invece è arrivato alla prima sosta come se nulla fosse: sembra quasi che alla vista della ruggine attivi la modalità di caiano infoiato. Mi viene il forte dubbio che le sue parole d’elogio per la sosta tutt’altro a prova di bomba da cui mi sta recuperando, non aiutino la mia psiche già destabilizzata. D’altra parte non me l’ha ordinato il dottore di ficcarmi su questa parete e, anche se lo avesse fatto, non sarebbe stata una scusa convincente per rimanerci, semplicemente è quella maledetta aquila tatuata sul cuore che mi spinge in simili avventure e, a quella, non si può dire di no! Poi arriva il mio turno: un bel traverso verso destra su chiodi che, almeno inizialmente, sembrano i denti di un novantenne, pronti a staccarsi mangiando la pastina! In realtà il problema maggiore si rivela ben presto un altro: chi ha disegnato questa linea, si deve essere evidentemente dimenticato di passare la colla su tutta l’accozzaglia di massi che costituisce la via col risultato che la roccia passa in continuazione da eccellente a marcia! [continua]

Val Cavargna: pizzo di Gino (Como)

Posted in escursioni on giugno 12, 2017 by fraclimb

domenica 28 maggio

RELAZIONE pdf

FOTO

Pianifico l’uscita dalla guida di scialpinismo, sempre che si possa definire “organizzazione” guardare velocemente la strada d’accesso, sbirciare il sentiero su una carta al 50000 e confidare nel principio che, se si vuole raggiungere una vetta, bisogna solo salire verso l’alto! Sono troppo radicato nell’alpinismo del ciapa e tira da linea a goccia d’acqua, tanto da applicarne il principio anche all’escursionismo. Se non altro cancello l’unica certezza che avevo in mente, cioè che si dovesse salire dalla zona di Gravedona! E per fortuna che circa un anno fa eravamo saliti al Pianchette e guardavamo il Gino sulla sinistra.

Risaliamo quindi la strada finanziata da qualche azienda produttrice di farmaci contro il mal d’auto fino a san Nazzaro. Dalle informazioni in mio possesso dovremmo fermarci poco oltre, solo che ora la coltre nevosa della guida è sostituita dalla terra di una calda giornata primaverile e così continuo a guidare più che altro nella speranza di trovare un posto dove fare inversione fino a raggiungere il parcheggio sotto il nucleo di Monti Fous.

Di cartelli nemmeno l’ombra mentre, in compenso, il sentiero è ben segnalato: non conoscere però la destinazione della traccia di Pollicino è come avere le soluzioni del compito di matematica durante la verifica di storia! Ho però una reputazione da difendere: estraggo la solita carta al 50000, azzardo la nostra posizione e perentorio affermo: “per di là!”. Micol mi segue forse più per la curiosità di vedere quando, come Forrest Gump durante l’attraversamento di mezzi Stati Uniti, mi volterò per dire: “sono un po’ stanchino!”. Illusa, quella frase non la dirò mai!

Ci lasciamo alle spalle le ultime case e, sulla base della bussola che ho in testa, inseguiamo la traccia che taglia verso destra, sicuro di raggiungere prima o poi la spalla che conduce alla vetta. Ben presto però, dopo aver superato le indicazioni per il rifugio Croce di Campo, diventa piuttosto chiaro che stiamo vagando per i pascoli girovagando sotto la vetta ma, testardo come un mulo, cerco di convincermi sempre di più che potremmo tirare diritti su per un costolone che precipita dalla cima del Gino e che lentamente si sta avvicinando. La goccia d’acqua è sempre lì a martellare imperterrita. Alla base del rivolo però il sentiero inizia a salire: vuoi forse vedere che non ho preso una cantonata? [continua]

Punta Giuglia: Giovane Italia e cima Grignetta partendo da Como in bici (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 3, 2017 by fraclimb

sabato 27 maggio

RELAZIONE pdf

FOTO

Dopo Caporetto ho raggiunto il mio Piave. Forse non ho riconquistato tutto il terreno perduto ma almeno ho fermato l’avanzata del nemico, ho risollevato le sorti della battaglia e ho iniziato ad avanzare. E poi ho voluto fare le cose in grande, in perfetto stile Fraclimb: se una cosa non mi è venuta, perchè non renderla ancora più complicata? Insomma, il massimo dell’automortificazione!

La sveglia suona quando il sole è ancora sotto le coperte: praticamente sto quasi ripetendo la levataccia del corso caiano di un paio di settimane fa e, anche oggi, punto alla Grignetta, solo che questa volta sarà tutto clean e, visto che va di moda, sostenibile. Mi voglio confrontare con i padri baffuti caiani e anzi aggiungere un tassello in più: loro usavano il treno fino a Lecco e poi su a piedi per la val Cololden, io partirò direttamente in bici da Como e con la sola compagnia del socio di peluche! D’altra parte di folli non ce ne sono in giro molti. Soppesato e valutato ogni attrezzo così da non avere nulla di superfluo ma solo ciò che ritengo indispensabile, carico lo zaino sul portapacchi della bici sicuro di avere un bagaglio “leggero”; il mezzo però immediatamente si impenna come fosse ad uno stage di freestyle! Faccio poca strada e l’assetto si rivela stabile quanto un ubriaco su una trave: la coda della bici dondola infatti a destra e sinistra e non certo per la potenza prodotto dalla coppia di pistoni che pendono dalle chiappe. Smonto e rimonto il carico come fosse un mobile dell’Ikea e poi mi riavvio sul nastro d’asfalto. Sono oramai le 6:15 e tutti gli orari programmati sembrano oramai andati a gambe all’aria.

Tra Lecco e Ballabio la strada si impenna come avesse un’erezione ma imperterrito continuo a girare le gambe come un criceto nella ruota. Poi mi attendono i tornanti per i Resinelli: mentre lentamente vedo sfilare i cartelli che li segnalano, non riesco a ricordarmi se siano 12, 14 o 16 finchè alla fine la strada smette di salire, parcheggio e inizio il secondo sport della mia giornata da triatleta. Lo zaino non mi sfracella le spalle, per di più sono già caldo e così divoro l’avvicinamento alla punta Giulia come un leggero antipasto mentre la Costanza mi guarda spocchiosa dall’alto al basso: tanto, prima o poi, tornerò a chiudere i conti anche con lei. Al momento l’assillo maggiore è tutto rivolto alle odiose zecche: passare di fianco all’erba alta, tra arbusti e ramaglie è un po’ come invitarle a nozze finchè, come un Moai dell’isola di Pasqua, si materializza la torre. [continua]

Torre Costanza: Cassin e normale (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 26, 2017 by fraclimb

domenica 21 maggio

FOTO

La disfatta di Caporetto, il martedì nero del ‘29: parto con ambizioni da grande giornata caiana e ritorno con un pugno di mosche in mano, la spina dorsale compressa per il carico sopportato e le ginocchia che invocano pietà. Apparentemente una domenica da buttare eppure forse qualcosa di positivo riesco a cavarlo: solo il tempo (e il trapano del Tommy!) potrà darmi ragione.

Tutto nasce per l’ennesima pianificazione sbagliata. Alla fine dell’uscita del corso caiano di sabato con salita dell’Albertini, apro due o forse tre possibili fronti senza alla fine concretizzare nulla e rimanendo così a discutere con me stesso sui programmi per l’indomani. Saltano fuori idee folli da morte certa e alla fine, la meno peggio, mi sembra la Cassin alla Costanza: voglio chiudere i conti e sono convinto di farcela; già immagino il dopo salita, con la via in tasca e in attesa dell’incensamento della folla. Preparo lo zaino a puntino, un peso micidiale da trascinarsi dietro, eppure mi sembra di camminare leggero tanto che in un’oretta arrivo sotto la parete. Guardo in alto la spaventosa fenditura, una specie di piega sovrapposta della parete. Ma perchè diavolo mi vengono certe idee? Me la faccio sotto solo a stare a guardare l’orripilante anfratto finché lo stimolo è tale che alla fine devo andare veramente di corpo e poi parto. Il prato verticale con rocce affioranti non mi piace per nulla. In testa proiettano un film dell’orrore: mi vedo precipitare nel canale con la corda che fila senza arrestare la caduta. Ma devo proprio proseguire? Evidentemente si. Combatto contro i miei mostri e, tra l’altro, la lotta mi viene bene: salgo senza problemi ma il tarlo scava incessantemente e, per di più, il mio compagno se ne sta beatamente a guardare il panorama da sopra lo zaino! Ricordo dal precedente tentativo che prima della parete dovrebbe esserci un chiodo: punto a raggiungerlo, assicurarmi e poi vedrò il da farsi. In realtà il ferro è uno spit: ruggine ma certamente meglio di uno stupratore di fessure. Mi organizzo ma l’AlpTransit nella mia testa è completato: provo a salire ma l’inquietante domanda continua a martellare “e se dovessi cadere?”. Bella scoperta: se voglio fare il solitario, devo imparare a vivere con il rischio. Il convoglio con il tarlo passa: piazzo una delle maglie rapide trovata chissà dove e mi calo. Il mio socio, noncurante, continua a fissare il panorama. [continua]

Grand Rappel: Eperon des Americains. La Sirene: Super Sirene. Paroi Noire: Hymne a la Vie (Calanques, Provenza)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 18, 2017 by fraclimb

domenica 23, lunedì 24 aprile

RELAZIONE pdf (Eperon des Americains)

RELAZIONE pdf (Super Sirene)

RELAZIONE pdf (Hymne a la Vie)

FOTO

Sbarchiamo in Francia, in riva al mare, sabato pomeriggio e subito qualcosa non va: non è per l’insolito posto per un trio di adepti dell’aquila visto che, oltre al mare cristallino, c’è un nugolo di pareti di ottimo calcare, no, il problema è un altro. Guardo il calendario, mi accerto che quello sia il Mediterraneo e non il Mare del Nord ma continuo a restare di ghiaccio: sarà forse per la temperatura che a mala pena arriva a contare due cifre?

Forse anche per questo ritorno d’inverno, la mattina veniamo meno alla natura caiana della sveglia prima dell’alba e poi ci avviamo verso Eperon des Americains, obiettivo scontato per un manipolo che ha nel DNA chiodi e staffe! Dopo uno snervante avvicinamento a base di sali scendi, ci congediamo dal già pullulante mondo degli spiaggiati orizzontali con un traverso a pelo d’acqua verso lo spigolo lungo il quale mi immagino scaricare la ferraglia che tintinna dall’imbraco. Invece, con certa delusione, la mia sete di avventura non trova modo di dissetarsi visto che la linea si rivela ben presto addomesticata: mi sarei aspettato un maggiore rispetto verso i tre apritori, mentre sembra che la filosofia “plaisir” abbia nuovamente segnato un punto a proprio favore. Sarà forse per assecondare un ambiente che ha poco da spartire con il rude mondo alpino tanto che, senza offesa per i due soci, sarebbe stato ben più interessante essere in compagnia di una bella gnocca!

Ma basta già il secondo tiro per scoprire i vantaggi della mancanza di femmina e conseguenti distrazioni: essere in super pompa! La fessura spancia dalla base; la osservo individuandone i punti deboli e poi inizio a scalarla portandomi sulle spalle lo zainetto per rispondere ad un anacronistico stile pesante anni ‘70! I tiri successivi si rivelano ancora più eleganti: prima un lungo muro verticale per poi entrare nelle viscere scure della parete dove la roccia apre le fauci in una tetra nicchia marrone. Stento a credere che dovrò infilarmi là dentro, eppure la linea si inerpica da quella parte. Richiamo ancora la pompa e alla fine mi trovo a guardare il panorama dal punto più alto.

La giornata però è ancora lunga e chiuderla così sarebbe come non terminare un vassoio di pasticcini (questo sempre perchè di donne nemmeno l’ombra). L’opportunità per proseguire la scalata si materializza di fronte ai nostri occhi proprio durante la discesa quando si materializza un elegante obelisco con il suo spigolo affilato. [continua]

Presolana orientale: Bramani Ratti e Hemmental Strasse (val Seriana, Bergamo)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 5, 2017 by fraclimb

domenica 16, lunedì 17 aprile

RELAZIONE pdf (Bramani Ratti)

RELAZIONE pdf (Hemmental Strasse)

FOTO

Quando scendiamo dalla macchina mi domando se siamo qui per scalare su roccia o su ghiaccio: il programma prevede di raggiungere il bivacco, accaparrarci le cuccette (come se a quest’ora del mattino di Pasqua possa esserci già la fila!) e poi puntare alla Bramani Ratti, solo che questa temperatura semi glaciale rischia di mandare all’aria tutti i piani. Il freddo pungente ci schiaffeggia infatti con particolare sadismo mentre cerco il piumino nel casino dello zaino prima di caricarmi come un mulo e confidare quindi nel tepore dell’avvicinamento che però inizia a farsi sentire solo al termine del lungo tratto in falsopiano.

Il bivacco, abbarbicato in cima alla salita, si gode intanto i primi raggi del sole assaporando in piena solitudine il momento del risveglio e chiedendosi per quale motivo una triade di ordinati Unni abbia deciso di invaderne le suppellettili marchiando il territorio con indumenti e cibarie. La struttura dovrà del resto sopportarci per una buona oraccia finchè, stufi di farci prendere per il naso dall’ombra della parete immediatamente a destra dello spigolo, tiriamo su baracca e burattini e ci avviamo verso il nostro destino. Dopo l’immancabile passeggiata per prato verticale, immedesimatomi eccessivamente nei panni del caiano classico, mi lascio influenzare da una facile rampa che sale sulla sinistra verso il cuore della parete per poi concludere la frittata quando individuiamo alcuni cordoni che salgono lungo un diedro canale verso lo spigolo. Irriverenti e sprezzanti per quello che ci aspetterà nelle prossime ore, iniziamo quindi la scalata sicuri di essere sulla linea corretta e convinti che, una volta tornati sul vicino spigolo, usciremo dal frigorifero. Peccato solo non aver considerato la gita sociale delle nubi sulla Presolana che renderanno il mio piumino un indumento per nulla superfluo! Intanto iniziamo finalmente a seguire lo spigolo in attesa che, per la seconda volta, la personale bussola caiana rischi di portarci nuovamente fuori srada. Ci troviamo infatti sotto un invitante diedro rossastro che va però a morire contro la parete liscia e strapiombante che ci sovrasta: logico che la via non possa ficcarsi in un simile budello! Sono praticamente sicuro che dovremo spostarci a sinistra e aggirare la massa che abbiamo sopra le teste ma la relazione non è dello stesso avviso: dovremo infatti andare a scontrarci contro la stomachevole parete per poi aggirarla sulla destra! [continua]

Brachiosauro: la Bissia e Sexapelo (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 1, 2017 by fraclimb

domenica 09 aprile

RELAZIONE pdf

FOTO

Dopo la Giuliana, avrei scommesso in una tranquilla domenica da FF ma è bastata solo la parola “Valle” per farmi ricaricare lo zaino con ogni armamentario caiano e tuffarmi nella nuova avventura. Pagato l’obolo per l’accesso al paradiso, andiamo a infilarci tra le già numerose auto che ammirano l’imponente faccione del Precipizio, voltato verso la pianura forse perchè stufo del ghiaccio perenne del Disgrazia (cosa che non posso dire della mia macchina fotografica). Cece mi propone quindi la combinazione di un paio di “viette”, roba da nulla, tanto che prima varrebbe la pena scaldarsi su qualche monotiro ma, con la fiamma caiana che brucia già baldanzosa, riesco a dirottare le sue esigenze di riscaldo sull’avvicinamento al Brachiosauro. Come da antica tradizione, l’amico si appioppa quindi la prima lunghezza sperando di salvare le chiappe sulla placca iniziale e scampare il successivo tiro ma, purtroppo per lui, già lungo i primi passaggi, il rischio spiattellamento lievita a dismisura mentre più in alto il capocordata si tramuta in un cerino pronto ad incendiarsi sulla lavagna granitica. Usciti quindi sani e salvi dalla prima esperienza mistica di giornata, ammiriamo la successiva fessura diedro da proteggere: ho voluto il caianesimo extreme? E ora me lo cucco! Ignorata quindi l’ipotesi di aggredire la fessura da sinistra, inizio a salire sopra la sosta dopo aver individuato la sequenza di appoggi e micro appigli che dovrebbero portarmi alla fessura dove salvare finalmente gli attributi da un eventuale volo a piombo sulla sosta. Peccato però che la sequenza di prese si allontani sideralmente e, contemporaneamente, arrivi a farci compagnia lo spalmo sul nulla con contestuale schizzo verso l’alto delle quote di una potenziale evirazione! Siccome dopo tanti anni mi sono affezionato al sacchetto che penzola in mezzo alle gambe, ritiro ogni velleità e torno a fare compagnia a Cece. Possibile che dovremo già alzare bandiera bianca? Praticamente abbiamo solo messo fuori il naso dalla trincea e già sembra che il nemico ci abbia sonoramente sconfitto. Ma l’occhio di falco caiano non è della stessa opinione: individuato un chiodo sulla sinistra, ci propone infatti la logica soluzione per addentarci verso le linee nemiche redarguendomi che il troppo essere FF mi sta facendo dimenticare il principio base del caianesimo: “cercare il facile nel difficile!”. [continua]