Val Leogra: strada delle 52 gallerie e rifugio Papa (Pasubio, Vicenza)

Posted in escursioni on novembre 16, 2017 by fraclimb

mercoledì 01 novembre

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Ho tre passioni: la montagna (ma va?), il cibo (anche se ultimamente su questo fronte sto iniziando a rallentare) e la prima guerra mondiale forse perchè, sotto certi punti di vista, ha qualche aspetto in comune col Caianesimo Extreme. O forse è quest’ultimo ad assomigliare alla prima e ad averne assorbito il carattere d’eroismo che, ahimè, ha poi portato a morte milioni di europei. Così mi ritrovo a scarrozzare l’automobile verso la provincia vicentina in uno tre i più importanti fronti alpini della Grande Guerra, il Pasubio. L’idea, forse un po’ influenzata dalle nuove tendenze, è quella di raggiungere la zona dei combattimenti lungo la strada delle 52 gallerie sfruttando anche un autunno pigro a prendere il posto di un’estate interminabile. Così iniziamo a risalire l’infinita sequenza di curve che dovranno portarci al parcheggio mentre sono abbastanza sicuro che non incontreremo molti altri escursionisti. Il punto d’arrivo della carrozzabile infatti pullula di auto come un formicaio: trovo giusto uno spazietto per piazzare il nostro mezzo e assistere poi al simpatico siparietto di una turista tedesca che invita ulteriori pretendenti ad attendere che il marito sposti il camper oziosamente spiaggiato in un qualche meandro del piazzale. La tragi-commedia si protrae per gli innumerevoli atti necessari a preparare lo zaino, infilare gli scarponi, ridisfare lo zaino, sistemare i bastoncini e qualsiasi altra operazione venga in mente a Micol prima di poter iniziare a camminare tanto che mi domando perchè diavolo il teutonico non si decida a muovere il bisontiaco automezzo. Poi finalmente il tedesco parte e noi gli siamo praticamente dietro infilandoci su per la stretta stradina all’inseguimento dei fantasmi di truppe e salmerie di un centinaio d’anni fa. [continua]

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Bastionata: via di Marco (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 11, 2017 by fraclimb

sabato 28 ottobre

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A volte le trame del destino hanno disegni imperscrutabili: se settimana scorsa non avessi casualmente trovato Cippi e Umberto, non sarei mai andato a fare la Raffaella e, di conseguenza, non avrei sentito il canto celestiale di quella linea elegante ma mai considerata. Lasciare lì un simile ben di Dio sarebbe stato un peccato enorme e così, spinto dal desiderio di riascoltare quelle note, mi ritrovo con Daniele a risalire per l’ennesima volta la Direttissima questa volta con i basti straripanti di ferraglia tra cui una nutrita dose di chiodi che tornerà utile come una fornitura di frigoriferi al polo. Da muli testardi risaliamo rapidi le catene e le scale del caminetto Pagani sfruttando gli evoluti zoccoli opponibili e finalmente arriviamo alla fiera rionale dove iniziamo ad allestire il nostro mercatino delle pulci. Sparpagliata ferraglia ad ingombrare il più possibile il bordo del sentiero, non possiamo che destare un certo malcelato interesse in alcuni escursionisti che si intrattengono ad osservare la nostra trasformazione in alberi di Natale. Raggiunto così un peso che nemmeno dopo le feste di dicembre potrei sognarmi di sfiorare, inizio allora a muovermi lungo la linea di salita prescelta ricordandomi che in fondo il grande Cassin ha salito la Walker con in mano una cartolina! Visto poi che questo sembra essere l’anno del Caianesimo Extreme, destreggio le “elevate” difficoltà e l’ignoto senza grossi patemi finchè, sul muretto finale, inizio a sentire l’impellente bisogno di piazzare una qualche protezione visto che l’ultima mi fa l’occhiolino qualche metro sotto le scarpe. Così inizio a destreggiarmi con l’arte del piantare chiodi riuscendo però solo ad utilizzarli come piedi di porco fino a liberare lo spazio sufficiente per lo 0.75. A quel punto la strada per la sosta è spianata mentre il destino mi sta per servire un’amara sorpresa. Due subdoli e arcigni cordini, logori e spelacchiati come avessero combattuto una dura battaglia, mi sorridono beffardi mentre allestisco il punto di fermata: escluso che la roccia si sia imbellettata con un paio di vecchi cordini sfilacciati e scoloriti, con deduzione degna di Sherlock Holmes, intuisco che qualcuno debba aver già messo piede da queste parti ma, al contempo, deve aver subito la schiacciante severità della parete ed essersi poi calato lasciando i due relitti a vegliarne la discesa. [continua]

Pilone Centrale: Zucchi. Bastionata: Raffaella (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 2, 2017 by fraclimb

sabato 21 ottobre

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A volte i casi della vita sono veramente strani. É venerdì sera quando sto continuando a tormentarmi cercando una risposta al perchè l’indomani nessuno sembri libero per fare due tiri mentre, di contro, per domenica potrei avere l’imbarazzo della scelta e, da buon gigolò dell’arrampicata, vendermi al migliore offerente. Così sprofondo sotto le coperte con la vaga idea che sabato toglierò fuori dalla naftalina l’abito del solitario per cercare di tirare una bella “X” su una delle vie ancora non salite della Grignetta. Mi metto quindi d’accordo con me stesso che lascerò Morfeo solo quando questo si sarà stufato della mia presenza e poi finalmente sprofondo nella festa onirica. Il risultato, ovviamente, è che solo verso le 10 infilo l’auto in uno dei pochi posti liberi sopra i Resinelli, giusto in tempo per anticipare una tallonante Subaru blu alla disperata ricerca di un buco dove andare a ficcarsi. Do uno sguardo allo specchietto chiedendomi chi possa pensare di mettere il naso da queste parti ad un’ora così tarda e, non ci posso credere, sulla macchina sono seduti Umberto e Cippi! Se ci fossimo accordati, non avremmo potuto essere meglio sincronizzati. Mi catapulto allora fuori dall’abitacolo prima che i due sgommino alla ricerca di un altro posto e, dopo i convenevoli di rito, inizio con la domanda più idiota: “andate a scalare?”, come se i due fossero da queste parti per una gara di cricket! All’ovvia risposta, segue la mia richiesta per aggregarmi ai due e così, il giorno dopo aver pianto lacrime di coccodrillo, mi trovo diretto alla Zucchi e quindi alla Raffaella. Sgomitiamo non poco lungo il sentiero d’avvicinamento arrivando dietro la coda di alcuni escursionisti a cui poi lasciamo la vista delle nostre belle chiappe fino ad arrivare all’attacco della prima via che saliamo in conserva con un lungo serpentone di 60m che si attorciglia su per la parete; tutto questo per non perdere del tempo prezioso che poi potremo investire nello sport del “gira pollici” visto che, almeno per quanto mi riguarda, non ho altri programmi in agenda. D’altra parte è più forte di me: mi faccio abbracciare dalla foga e inizio a correre come se fossi in perenno ritardo anche se il tempo scorre come una lumaca zoppa. [continua]

Wendenstocke: Aureus (Berna)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 26, 2017 by fraclimb

domenica 15 ottobre

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C’è qualcosa che non va nella mia stabilità psichica arrampicatoria; forse l’aver tirato troppi chiodi quest’estate non ha giovato alle mie giä di per se scarse doti di liberista. Eppure il richiamo della muraglia fidiana del Wenden risuona oramai da troppo tempo e, alla fine, cedo. Sento allora il Gughi e mi accordo per un tentativo in giornata per poi, immancabilmente, vedermi scorrere i fotogrammi di un recupero con l’elicottero ma, soprattutto, l’incubo di una fattura con troppi zeri prima della virgola! Poi arriva il trillo della sveglia caiana e il film sembra sparito dai cartelloni del cinema; è forse solo l’effetto della levataccia caiana che ha scombussolato la mia psiche lasciandole credere che anche oggi si tireranno chiodi?

Quando arriviamo al parcheggio affollato di svizzeri teutonici come fossimo alla fiera dell’Emmental, il sole ha appena iniziato a rischiarare il cielo. Non ho particolare fretta ma non intendo nemmeno attendere tutta la mattinata che Gughi finisca i suoi bisogni in una toilette naturale che l’amico ha individuato oltre il raggio d’azione di un missile intercontinentale! Poi finalmente iniziamo a risalire l’infido prato finchè anch’io devo concimare il terreno con una scarica mordi e fuggi mentre il socio, nuovamente intento a svuotare le interiora, ruba ulteriore tempo a quello che sarà necessario per tirarmi su per la parete alla rapidità di un bradipo zoppo! Terminati quindi i nostri bisogni, continuo a seguire l’istinto piuttosto che una vera traccia fino ad arrivare sotto la parete, cosa per altro complicata come individuare una colonna in pizza San Pietro. Iniziamo cosü a scandagliarne la base per trovare la fatidica nicchia di partenza ma l’unica struttura che possa rassomigliarle è poi sovrastata da una muraglia blu e gialla che rassomiglia ad una mazza pronta a calare su chi osasse salirla. Mi viene allora il dubbio di essere ancora sotto il Dom e così iniziamo a peregrinare più a destra fino a sbattere contro il nome della via per gli scarsi. A questo punto non posso certo tirarmi indietro e, tanto meno, inventarmi una scusa che mi permetta di svicolare dai miei doveri, così mi carico i ferri e inizio a scalare o, meglio, a mungere già il primo rinvio. [continua]

Sasso Cavallo: via degli Amici (Grigna, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 6, 2017 by fraclimb

lunedì 02 ottobre

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Quando settima scorsa Luca mi scrive con due parole “Sasso Cavallo?”, elaboro rapidamente le possibili cause di morte e, non individuandone alcuna evidente, rispondo “ok, per fare cosa?” “via degli amici”. Sono a posto: il Luca vorrà tentare la libera; do un occhio alla relazione e scopro che su ogni tiro c’è almeno l’A2 e quindi mi metto nell’ottica del passeggero assicurante sicuro che dopo il mio passaggio la linea potrà essere gradata V e A4! Così inizio a focalizzare e metabolizzare l’obiettivo finendo però col farne indigestione esasperando il mio già labile equilibrio psichico tanto che domenica sera quando mi infilo sotto le coperte, mi chiedo perchè diavolo mi sia ficcato in questa situazione.

Lasciamo il parcheggio al Cainallo sotto una coperta di nubi bucata e il cui lembo non riesce nemmeno a coprire la Valsassina: sembra che le previsioni siano state più pessimiste della realtà. Non so se gioire o disperarmi per l’unica scappatoia che inizia a scivolarmi dalle mani. Eppure mi incammino verso il patibolo con la strana sensazione che nemmeno Luca sia effettivamente convinto di lanciarsi nel tentativo. Arriviamo così alla base del Cavallo in perfetto orario rispetto l’appuntamento col nebbione lievitato da Mandello mentre scendevamo dalla val Cassina: il grigio della parete si mimetizza con quello del cielo che, a sua volta, tracima sul prato come quando lottavo con tempere e forme da riempire troppo piccole per la punta del pennello vomitando sul foglio un incomprensibile tavolozza di colori. La nebbia staziona e noi con essa; un giorno o l’altro tutto quest’umido mi presenterà il suo conto ma al momento non ho il coraggio di mostrare la mia coda di paglia confidando nella stabilità della massa amorfa. Ma quella non collabora iniziando, dopo pochi minuti, ad alzarsi; mi sento come quando al mare la vecchia vicina grassona si leva maglietta e pantaloni per mostrare il cascante flaccidume delle sue chiappe! Poi Luca alimenta ulteriormente il senso di malessere offrendomi la salita della seconda lunghezza, nonché la prima su roccia: lo squadro domandandomi se si ricordi di essere lui il Ragno e quindi rifiuto l’invito perchè oggi proprio non mi va di duettare con l’ossuta che sta iniziando a falciare il prato! Piuttosto, giusto per non farmi completamente scarrozzare, inizio a salire il breve zoccolo erboso così da avere la possibilità di affermare di aver fatto da primo almeno una lunghezza. [continua]

Campanile Basso: spallone Graffer, diedro Fehrmann, Preuss. Pilastro Irene: Solomente. Castelletto Inferiore: Alimonta Vidi (Brenta, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 18, 2017 by fraclimb

lunedì 21, martedì 22, mercoledì 23, giovedì 24, venerdì 25 agosto

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Dopo la settimana a braccetto con la signora dalla grande falce, mi tocca una “riposante” vacanza in Brenta con il corso avanzato di alpinismo. Questo almeno è quanto penso alla vigilia della partenza: in fondo dovrei fare salite “facili” ma, soprattutto, non dovrò preoccuparmi per come riempire lo stomaco a colazione e cena, fatto non trascurabile dopo alcune cene a base di risotti liofilizzati! Ma il destino beffardo è sempre in agguato e proprio alla prima giornata operativa, la frittata si capovolge in modo inaspettato. Siamo 4 cordate a dirigerci verso la parete sud del Campanile Basso: io e Andrea punteremo con i nostri allievi allo spallone Graffer mentre il restante quartetto alla Maestri. Stiamo salendo senza problemi fino a quando ci scontriamo contro la scorbutica fisicità della quarta lunghezza che termina con una sosta appesa che non starebbe male in un libro di Stephen King e che rappresenta l’anticamera per l’enigmatico tiro successivo. A metà lunghezza mi accorgo di essere in un labirinto di cui dispongo una mappa sbiadita: trovo la cengia ma troppo in basso rispetto alla relazione mentre in alto c’è la fessura gialla che però sembra essere sulla luna. Ho un grosso punto di domanda sopra la testa e allora decido di fermarmi per cercare di dipanare la matassa ma quando riparto la situazione è ancora più ingarbugliata: non solo non abbiamo dissolto la nebbia ma a questa si aggiunge l’altro Andrea, capocordata alla Maestri, che sbuca proprio sulla fatidica fessura gialla. Precipito nello sconforto più totale: gran bel figurone, l’immenso Fraclimb si perde dopo una manciata di tiri! A questo punto però non ho altra possibilità se non puntare verso l’alto finchè, arrivato a portata di voce, scopro che è Andrea ad aver perso la bussola finendo così sulla nostra linea! A quel punto, non ci resta che fare il verso agli operai appollaiati sulla trave del cantiere del Rockfeller Center aspettando l’arrivo del sole e che si smaltisca la coda sopra le nostre teste. Per il resto la salita scorre senza intoppi ma comunque troppo lentamente rispetto l’orologio-Bolt tanto che riusciamo a rimettere le gambe sotto il tavolo che sono quasi le 9 di sera! Cosü, davanti ad un piatto fumante, si chiude la prima giornata che nel complesso riporta un bollettino di guerra con il 10% di feriti tra cui spicca un allievo con braccio rotto (e relativo recupero in elicottero) quindi un’istruttrice lapidata da una scarica e infine un’allieva con caviglia slogata! Se però fosse stata data carta bianca ai vivandieri, probabilmente avremmo finito con un bilancio ben più grave dato che le ultime cordate rientrano ben oltre le 10! [continua]

Mont Maudit: cresta Kuffner (Monte Bianco, Alta Savoia)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on settembre 5, 2017 by fraclimb

martedì 15, mercoledì 16, giovedì 17 agosto

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Sembra che quest’anno stia riuscendo a togliermi un po’ di sassolini dalle scarpe. Prima è stata la volta del diedro Maestri, poi dello spigolo dei Comaschi (e qui, a dire il vero, ho estratto ghiaia come una cava!) quindi della Cassin alla Trieste e ora esaudisco un sogno accarezzato fin da quando ero una caiano infante: passare qualche notte in tenda su un ghiacciaio! Se poi la vista della suite da direttamente sul Gran Capucin e sui capolavori che ci stanno intorno, cosa si vuole di più dalla vita? Forse un materassino che non si sgonfia dopo mezz’ora!

Così, con il saccone stracarico, supero insieme al Walter il morente ghiacciaio verso la Combe Maudit, il campeggio per i prossimi quattro giorni. Troviamo la piazzola a metà tra i bagni (verso il Torino) e la riserva di neve fresca (verso il Gran Cap) e quindi iniziamo a scavare lo spazio necessario per la nostra tenda. Il primo giorno passa così: muli da soma e montatori; per i prossimi invece il programma è piuttosto vago con l’unica certezza che punteremo alla cresta Kuffner al Maudit. Mercoledì proviamo a districarci tra le relazioni raffazzonate su internet senza averne, almeno personalmente, studiato preventivamente il contenuto col risultato che, quando ci decidiamo per la Bonatti Tabou alla Chandelle, scopro mio malgrado che il materiale a nostra disposizione è piuttosto deficitario. Convinto comunque di potermela cavare in qualche modo, ci dirigiamo verso il pinnacolo iniziando ad inseguire le perfette fessure sul granito rosso. Il tentativo però naufraga ben presto a metà del primo tiro quando la carenza di ferri insieme alle mie doti lacunose di fessurista mi fanno pagare dazio costringendomi ad una ritirata con la coda tra le gambe. Insomma sembra che le vie dell’alpinista bergamasco debbano restare un… tabù! L’alternativa allora è salire una linea al Roi du Siam, via di cui alla fine non riesco nemmeno a capire se abbiamo completato il percorso e che, soprattutto, mi sembra una specie “paracarrata” in mezzo ad una marea di eleganti guglie. Ma per la ciliegina della spedizione, devo solo attendere l’indomani mattina quando, finalmente, metteremo le mani sull’elegante cresta del Maudit. [continua]