Campanile Basso: spallone Graffer, diedro Fehrmann, Preuss. Pilastro Irene: Solomente. Castelletto Inferiore: Alimonta Vidi (Brenta, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 18, 2017 by fraclimb

lunedì 21, martedì 22, mercoledì 23, giovedì 24, venerdì 25 agosto

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RELAZIONE pdf (Fehrmann)

RELAZIONE pdf (Alimonta Vidi)

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Dopo la settimana a braccetto con la signora dalla grande falce, mi tocca una “riposante” vacanza in Brenta con il corso avanzato di alpinismo. Questo almeno è quanto penso alla vigilia della partenza: in fondo dovrei fare salite “facili” ma, soprattutto, non dovrò preoccuparmi per come riempire lo stomaco a colazione e cena, fatto non trascurabile dopo alcune cene a base di risotti liofilizzati! Ma il destino beffardo è sempre in agguato e proprio alla prima giornata operativa, la frittata si capovolge in modo inaspettato. Siamo 4 cordate a dirigerci verso la parete sud del Campanile Basso: io e Andrea punteremo con i nostri allievi allo spallone Graffer mentre il restante quartetto alla Maestri. Stiamo salendo senza problemi fino a quando ci scontriamo contro la scorbutica fisicità della quarta lunghezza che termina con una sosta appesa che non starebbe male in un libro di Stephen King e che rappresenta l’anticamera per l’enigmatico tiro successivo. A metà lunghezza mi accorgo di essere in un labirinto di cui dispongo una mappa sbiadita: trovo la cengia ma troppo in basso rispetto alla relazione mentre in alto c’è la fessura gialla che però sembra essere sulla luna. Ho un grosso punto di domanda sopra la testa e allora decido di fermarmi per cercare di dipanare la matassa ma quando riparto la situazione è ancora più ingarbugliata: non solo non abbiamo dissolto la nebbia ma a questa si aggiunge l’altro Andrea, capocordata alla Maestri, che sbuca proprio sulla fatidica fessura gialla. Precipito nello sconforto più totale: gran bel figurone, l’immenso Fraclimb si perde dopo una manciata di tiri! A questo punto però non ho altra possibilità se non puntare verso l’alto finchè, arrivato a portata di voce, scopro che è Andrea ad aver perso la bussola finendo così sulla nostra linea! A quel punto, non ci resta che fare il verso agli operai appollaiati sulla trave del cantiere del Rockfeller Center aspettando l’arrivo del sole e che si smaltisca la coda sopra le nostre teste. Per il resto la salita scorre senza intoppi ma comunque troppo lentamente rispetto l’orologio-Bolt tanto che riusciamo a rimettere le gambe sotto il tavolo che sono quasi le 9 di sera! Cosü, davanti ad un piatto fumante, si chiude la prima giornata che nel complesso riporta un bollettino di guerra con il 10% di feriti tra cui spicca un allievo con braccio rotto (e relativo recupero in elicottero) quindi un’istruttrice lapidata da una scarica e infine un’allieva con caviglia slogata! Se però fosse stata data carta bianca ai vivandieri, probabilmente avremmo finito con un bilancio ben più grave dato che le ultime cordate rientrano ben oltre le 10! [continua]

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Mont Maudit: cresta Kuffner (Monte Bianco, Alta Savoia)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on settembre 5, 2017 by fraclimb

martedì 15, mercoledì 16, giovedì 17 agosto

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Sembra che quest’anno stia riuscendo a togliermi un po’ di sassolini dalle scarpe. Prima è stata la volta del diedro Maestri, poi dello spigolo dei Comaschi (e qui, a dire il vero, ho estratto ghiaia come una cava!) quindi della Cassin alla Trieste e ora esaudisco un sogno accarezzato fin da quando ero una caiano infante: passare qualche notte in tenda su un ghiacciaio! Se poi la vista della suite da direttamente sul Gran Capucin e sui capolavori che ci stanno intorno, cosa si vuole di più dalla vita? Forse un materassino che non si sgonfia dopo mezz’ora!

Così, con il saccone stracarico, supero insieme al Walter il morente ghiacciaio verso la Combe Maudit, il campeggio per i prossimi quattro giorni. Troviamo la piazzola a metà tra i bagni (verso il Torino) e la riserva di neve fresca (verso il Gran Cap) e quindi iniziamo a scavare lo spazio necessario per la nostra tenda. Il primo giorno passa così: muli da soma e montatori; per i prossimi invece il programma è piuttosto vago con l’unica certezza che punteremo alla cresta Kuffner al Maudit. Mercoledì proviamo a districarci tra le relazioni raffazzonate su internet senza averne, almeno personalmente, studiato preventivamente il contenuto col risultato che, quando ci decidiamo per la Bonatti Tabou alla Chandelle, scopro mio malgrado che il materiale a nostra disposizione è piuttosto deficitario. Convinto comunque di potermela cavare in qualche modo, ci dirigiamo verso il pinnacolo iniziando ad inseguire le perfette fessure sul granito rosso. Il tentativo però naufraga ben presto a metà del primo tiro quando la carenza di ferri insieme alle mie doti lacunose di fessurista mi fanno pagare dazio costringendomi ad una ritirata con la coda tra le gambe. Insomma sembra che le vie dell’alpinista bergamasco debbano restare un… tabù! L’alternativa allora è salire una linea al Roi du Siam, via di cui alla fine non riesco nemmeno a capire se abbiamo completato il percorso e che, soprattutto, mi sembra una specie “paracarrata” in mezzo ad una marea di eleganti guglie. Ma per la ciliegina della spedizione, devo solo attendere l’indomani mattina quando, finalmente, metteremo le mani sull’elegante cresta del Maudit. [continua]

Torre Trieste: Cassin (Civetta, Belluno)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 30, 2017 by fraclimb

domenica 13, lunedì 14 agosto

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Ci sono voluti 10 anni ma alla fine ce l’ho fatta. La folgorazione è coincisa con la campagna al Civetta quando ero ancora un caiano col succhiotto e subito avevo messo gli occhi su quell’obelisco ma, fortunatamente, il saggio socio aveva dribblato la pazzia e io ero rimasto lì col naso all’insù a sognare a bocca aperta. Il desiderio però ha continuato a bussare imperterrito ad ogni bella stagione senza però riuscire a combaciare con un’occasione propizia finchè, un po’ all’ultimo, gli astri si allineano e io mi ritrovo col Giaguaro a mirare verso oriente.

La strada per raggiungere Itaca però è irta di ostacoli ancor prima che la costa appaia all’orizzonte: un gruppo di suadenti sirene attirate dalla vista di due fusti bellocci carichi di ogni ammennicolo tenta infatti di ammaliarci con un dolce canto domandandoci incuriosite da dove stiamo arrivando. La risposta del Jag è tanto veritiera quanto capace di disperdere qualsiasi possibilità di un approccio: “dal parcheggio!”. Ora, le muse che già avevano apparecchiato mutandine e reggiseni ad asciugare sul prato, trasformano l’immagine di due baldanzosi arrampicatori tornati da una feroce battaglia con quella di due muli da soma gocciolanti di sudore che, per di più, proseguono imperterriti nel loro cammino senza nemmeno dover turarsi le orecchie. Così finiamo di sbuffare solo alla cengia dove dovremmo incontrare “diversi posti da bivacco”; la realtà però è qualcosa di diverso, tanto che nemmeno un giapponese potrebbe affermare che le due piazzole disponibili per passare la notte siano sufficienti ad ospitare più di 4 alpinisti! Fortuna vuole che siamo la prima cordata ad ambire a scalare la parete e così ci accoccoliamo tra gli spigoli delle pietre e il guano di qualche uccello che deve aver scambiato il basso muretto a secco per un bagno pubblico.

Alle 6:30, siamo già davanti al nostro obiettivo: è la prima volta che inizio a scalare così presto ma, in questo modo, dovremmo scampare ad un secondo bivacco. Intanto, evito la prima lunghezza che, a sentire la relazione, dovrebbe proporci un bel quintone con un solo chiodo: sono contento di svicolare da un possibile sfracellamento visto che mi sento ancora conteso dall’abbraccio di Morfeo. Certo che se nutro dubbi sulla prima lunghezza, che ne sarà delle prossime? [continua]

Becco di Valsoera: Mellano Perego (valle dell’Orco, Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 12, 2017 by fraclimb

sabato 05 agosto

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Volevo stare sulle Alpi centrali e alla fine mi ritrovo invischiato tra presunte previsioni di remoti temporali sopra il Badile e un indeciso terzetto che guarda verso ovest dove, almeno così sembra, la nuvola di Fantozzi non dovrebbe allungare i suoi tentacoli. Passo quindi gran parte del venerdì attaccato al cellulare per capire a che ora intendiamo attraversare mezza pianura Padana sotto il caldo torrido africano finchè l’oracolo di Delfi ci lascia il suo responso; se non altro questa notte potrò dormire al fresco!

Quando lasciamo la macchina dopo un’interminabile scalata di tornanti che si inerpicano su per il versante, il sole ha già iniziato i preparativi per augurarci la buonanotte ed è con un filo di rammarico che costato di dover faticare anche oggi mentre mi sarei aspettato una più comoda ronfata al parcheggio. Eppure mi basta caricare il fardello e mettere in moto le gambe per ricevere la carica necessaria per raggiungere e superare il rifugio che però, per un insolito e sadico gioco, continua lentamente ad arretrare verso il fondo della valle.

Il prato non è niente male: un bel pianoro morbido su cui non soffia nemmeno una bava di vento, se non fosse per il recente passaggio di una mandria di vacche e relativa concimazione del terreno, sarebbe il posto ideale! Così, giocando un po’ a campo minato, troviamo lo spazio sufficiente per piazzare i materassini e, assecondati i desideri della gola, sprofondare nei lussuriosi passatempi da bivacco.

La mattina siamo gli ultimi ad alzarci: mentre ancora sono intento a rispondere alle domande esistenziali (chi sono? Dove sono? Ma, soprattutto, cosa ci faccio qui?), una processione di caiani diretta per metà al nostro obiettivo ci sfila di fianco. Tra Parravicini e Motorhead, questo sembra l’anno delle code! Poi arriva il nostro turno e, nascosto l’armamentario della notte, ci avviamo verso la parete. Dopo un po’ che arranco tra massi e prati verticali, il dubbio che Zenone, prima di formulare il paradosso su Achille e la tartaruga, debba aver visitato queste vallate si fa sempre più certezza visto che il Becco rimane sempre irraggiungibile alla stessa distanza! [continua]

Catinaccio: ferrata passo Santner (val di Fassa, Trento)

Posted in escursioni on agosto 11, 2017 by fraclimb

sabato 29, domenica 30, lunedì 31 luglio

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Mi sento stanco, spossato, svuotato di tutte le forze. Nonostante nello zaino non porti la solita ferraglia né il materiale per un sano e rigenerativo bivacco, mi sembra di non andare, la salita si protrae all’infinito mentre il sadico sentiero sembra divertirsi nel suo gioco da aguzzino. Dovrei forse darmi un attimo di tregua? Forse ho accumulato troppe galoppate nell’ultimo periodo e alla fine il nodo è arrivato al pettine? O, più probabilmente, crauti, salsiccia e una fettazza di coppa di maiale per pranzo non sono proprio la dieta ideale prima di una camminata? Poi dovrei aggiungerci i 9 etti di grana, il chilo scarso di pane, il pezzo di speck che sfiora i 500 grammi, il salame di proporzioni non indifferenti nonché i biscotti per la colazione: già, perchè se dovrò dormire al rifugio, almeno sarà il caso che limi sulle costose vettovaglie! Arrivare alla capanna della Roda di Vaèl si rivela quindi un’inaspettata faticaccia tanto che, quando mi libero del basto, mi sento come al termine di un’impresa titanica mentre inizio a chiedermi come riuscirò a reggere le prossime giornate. Al momento però dobbiamo solo prendere possesso della nostra branda e, potenza della prenotazione (altro aspetto inaccettabile per un baffuto caiano d’altri tempi), ci rifilano in una coppia di comodi letti stile casetta delle favole col solo difetto che le mie lunghe leve dovranno passare la notte rannicchiate perchè l’estetica sponda mi impedisce di fuoriuscire dai limiti del materasso!

Poi arriva la mattina seguente che non ci vede scattare sull’attenti come in una normale giornata caiana appena il sole accenna a fare capolino da dietro l’orizzonte e, quando finalmente ci sforziamo di sgattaiolare fuori dal rifugio, la massima preoccupazione consiste nell’individuare il sentiero per la ferrata della Roda di Vaèl. Così la trappola scatta (già perchè anche in un’apparente tranquilla giornata, l’imprevisto è sempre pronto a lanciarsi contro la vittima inerme): prima segnaletica e sentiero, in perfetta combutta, assecondano le mie deduzioni topografiche spingendoci verso quella che sono sicuro essere la nostra montagna e poi iniziano a girare nella direzione opposta lasciandoci sbattere contro la pinna di squalo della vera Roda, specularmente opposta al punto in cui l’avevo collocata! [continua]

Ligoncio: Vinci (val Codera, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 7, 2017 by fraclimb

domenica 23 luglio

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Forse dovrei farmi chiamare “il Rinunciatario”: ancora adesso non riesco a spiegarmi il vero motivo per cui di fronte ad una normalissima staffata su friend, ho preferito girare i tacchi. Forse per uno strano presentimento, la paura di trovare bagnato anche più in alto, il timore di restare intrappolato nella tela della nord, di perdere il tracciato della linea o forse di non essere in grado di affrontare quei 600 metri di parete. Fatto sta che alla fine recupero i friend, arrivo al chiodo e mi calo in sosta.

Tutto nasce qualche mese fa, quando il Ricky si prenota per una caianata in un posto, tanto per cambiare, dimenticato da tutti: se tutto filerà liscio, porteremo a casa una vagonata di bollini, tanti da non sapere nemmeno dove metterli! Decidiamo di salire dalla Omio perchè ci pare la soluzione meno faticosa anche se saliamo al rifugio carichi come muli (perchè ovviamente l’idea è quella di dormire fuori e mangiare l’ennesimo risotto) e con un bel paio di scarponi da ghiacciaio ai piedi oltre ad un piccozzino e i ramponi nello zaino: sembrano le prove generali per la Walker! Già il sabato però, a discapito delle più pure intenzioni, ci facciamo corrompere dall’ottima accoglienza dei nuovi gestori e alla fine accettiamo l’offerta di restare nel bivacco evitandoci così la lavata notturna ma, di contro, non riuscendo ad ingraziarci pienamente il Caianesimo. Alle 4 la sveglia suona: fuori il cielo è completamente stellato e dopo mezzora iniziamo la nostra giornata. Fino al passo tutto sembra filare liscio: valichiamo in val Codera e iniziamo a scendere credendo che il sentiero si sposti verso sinistra, in direzione della nostra scura parete. Invece questo piega da tutt’altra parte continuando a farci perdere quota ben oltre il necessario tanto che, ad un certo punto, i dubbi iniziano a lievitare. Praticamente passiamo un centinaio di metri sopra il sassone che protegge il bivacco Valli e poi iniziamo nuovamente a salire fino alla base del canale innevato e da qui all’attacco della via. Sbrigata la pratica relativa al primo tiro, mi tuffo sul successivo, una lunghezza di cui alla fine sarò particolarmente invaghito tanto da affrontarlo ben 6 volte: 3 all’andata e altrettante al ritorno! Inizio a traversare per placca facile e lavorata ma senza riuscire a piazzare nulla fino ad arrivare sotto una fenditura sporca di muschi e licheni alla cui sommità penzola un chiodo. [continua]

Eldorado: Motorhead (Haslital, Berna)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 24, 2017 by fraclimb

sabato 15 luglio

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Se settimana scorsa mi era sembrato di arrivare all’ultimo, questa volta solo venerdì mattina, dopo aver sentito tutta la rubrica telefonica, trovo finalmente Marco: mi sono fissato con Motorhead, forse solo perchè sulla carta sembra un obiettivo salibile in giornata da Como, così mi trovo aggregato ad un gruppo di WhatsApp che sembra andare d’accordo con l’organizzazione come il sottoscritto con un week end a Rimini! Praticamente vengo sommerso da una valanga di messaggi sulla pianificazione e annessi arzigogolamenti vari per toccare l’apice quando, arrivati ad un’apparente quadra sul fatto che useremo la mia auto caricandola all’inverosimile e dopo aver fatto nuovamente presente che la sera dovrò rientrare in Italia, Lorenzo se ne esce con un “Ah! Ma questo è un problema!”. Beh, evidentemente non sono l’unico ad avere una RAM da Commodor 64! Alla fine, senza che riesca a capire come, salta fuori un’altra auto che alla mattina si presenta carica come un automezzo della traslochi Ballerini! Col forte dubbio che domenica Marco riuscirà a salire sulla famigliare, iniziamo la prima breve rassegna di perdita di tempo: la colazione prima di varcare il confine elvetico. Poco male: abbiamo tutta la giornata, solo che al momento non sappiamo che questa breve sosta sarà solo l’antesignana di quelle infinite che dovremo fare al termine di ogni tiro. Poi la seconda causa nel dissipare minuti preziosi è la folle concezione dei limiti svizzeri che costringono a continui cambi di velocità pena la sedia elettrica. Alla fine arriviamo indenni ai piedi del Gottardo dove ad accoglierci troviamo un ammasso di nuvole simpatico come un rivenditore porta a porta di enciclopedie; l’unica speranza (o per lo meno così provo a convincermi) sta nel fatto che dovremo valicare altri due valichi prima di lasciare l’auto. Infatti al Furka siamo avvolti nella nebbia e, superato il Grimsel, il comitato d’accoglienza prevede anche la presenza di Eolo! Inizio a capire perchè nessuno era disposto a muoversi solo sabato! Ci imbacucchiamo per benino e puntiamo quindi a raggiungere il capo opposto del lago dove sembrerebbe splendere il sole. In effetti, dopo una scarpinata lungo un sentiero che, a discapito del fatto corra di fianco ad una massa d’acqua, deve avere una qualche predilezione per le montagne russe, arriviamo finalmente sotto la massa granitica dell’Eldorado, una specie di pepita solcata da placche e fessure. [continua]