Scoglio delle Metamorfosi: Luna Nascente (val di Mello)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 15, 2020 by fraclimb

sabato 10 ottobre

Se c’è una certezza matematica è che i crucchi arrampicatoriamente parlando si dividono in due gruppi: o sono in uno o sono nell’altro, la via di mezzo non esiste. Il primo gruppo è quello dei cavalli: lì ci sono quelli super forti che a vederli scalare ci si sente una pippa. Nel secondo gruppo invece ci sono i “neofiti”, una specie di surrogato del caiano teutonico rimasto ad uno stadio tecnologico da Neanderthal che usa ancora l’otto e cui trema il piedino quando è ancora sotto il limite umano. Fin qui nulla di strano o disdegnevole (a parte l’abominio dell’otto): in fondo con un solido V+ e A0 si fanno quasi tutte le classiche. Il problema è che questi ultimi, non è raro trovarseli su vie per coloro che stanno nel mezzo, categoria che però tra i tedeschi semplicemente non esiste. Poi, da buoni caiani (teutonici), questi arrivano all’attacco ad orari improponibili perchè impiegheranno l’intera giornata per risolvere una manciata di tiri col risultato che, dietro le loro chiappe, si forma la coda da esodo estivo con relativo proliferare di smadonnamenti che certo non giova alla salubre crescita della fauna locale. Ovviamente noi su Luna troviamo una cordata di quest’ultima specie.

Tutto inizia quando il Walter mi chiede se abbia voglia di fare qualcosa nel fine settimana: domanda dalla risposta più che scontata. Ricevo via libera da Jolanda (cosa per altro per nulla complicata) e propongo di andare a spaccarci a Mezzegra. Walter ribatte col Lomasti col risultato che sprango la porta con doppia mandata e rilancio con la prima alternativa che mi passa per la testa: Luna Nascente. L’amico sembra ben disposto e così sabato mattina siamo davanti al parchimetro per la val di Mello a firmare il mutuo per il biglietto d’accesso; è evidente che io stia irrimediabilmente invecchiando: una volta non avrei mai e poi mai accettato di pagare ben 10 euro per risparmiare 15 minuti di passeggiata! Ci troviamo quindi con i nostri zainetti minimalisti a pochi passi dal Gatto Rosso col Walter che si assicura che “non faremo la corsa come alla Molteni”: no, certo, non abbiamo né gli zaini da caianesimo extreme né i bastoncini! Infatti mi ritrovo in tale carenza di ossigeno da immaginare che allo Scoglio saremo da soli e che poi potremmo proseguire in un poco logico concatenamento Luna-Kunda o, forse meglio, Luna-Lini! [continua]

Badile: via Molteni (val masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 3, 2020 by fraclimb

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sabato 19 settembre

Io: – Amore, esco a prendere le sigarette –

Jo: – Eh? Si… Ok… Le sigarette… – e si rituffa nel più profondo sonno.

LE SIGARETTE?!? La Jo si sveglia di soprassalto: ma lui non fuma! Oh mio dio: ha l’amante! Esce di casa, vola giù per le scale e entra in cantina; scarpette, moschettoni, friend, cordini: manca tutto! Ha ripreso… Maledetta aquila caiana!

I fari del Caddy fendono il buio della foresta della val Masino che, fino ad un attimo prima, si godeva gli ultimi attimi che precedono l’alba; arriva il parcheggio gratuito, prima del ponte sul fiume, ma noi ce ne freghiamo e andiamo oltre: voglio essere il più vicino possibile al sentiero per la Gianetti. Superiamo anche la struttura delle terme e ci fermiamo poco dopo, sotto gli abeti perchè, sostanzialmente, non possiamo proseguire. Apro la portiera aspettandomi di venire preso a schiaffi dall’aria della prima mattina e, invece, fuori fa quasi caldo e la cosa non mi dispiace affatto: forse non rischieremo di rimanere appiccicati sulle rocce della Molteni come la lingua quando si lecca una superficie gelata. Per il momento comunque il problema resta un altro: non imboccare il sentiero per la Omio come per un attimo pare intenzionato fare il Walter e, soprattutto, evitare di ingarbugliarsi con i sassi del sentiero visto che il lumicino rachitico che mi ostino a chiamare “pila frontale” fa la stessa luce di un accendino. Il fatto però ha degli indubbi risvolti positivi: in questo modo (cioè vedendo poco più di una cippa di niente) non mi rendo conto del sentiero che passa sotto le scarpe e così i primi tornanti scorrono quasi come se nulla fosse. Dopo un paio d’orette di tranquilla passeggiata, siamo fuori dal rifugio con la lingua che striscia per terra cercando di recuperare il muscolo cardiaco che saltella di qua e di là sul selciato. Davanti si staglia la mole del Badile, il nostro obiettivo. La proposta del Walter era decisamente irrinunciabile: salirlo in giornata da casa per la Molteni. Praticamente ha riattivato gli istinti repressi, ha trovato la chiave (non che ci volesse molto) per caricarmi. E ora sono qui, ad ammirare questa muraglia prima che la corsa riprenda il suo giro per depositarci dietro le chiappe di una cordata del varesotto. [continua]

Gross Bielenhorn: Niedermann (Uri, II)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 29, 2020 by fraclimb

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sabato 18 luglio

Che idea del c…! Diedro di m…! Ma perchè non me ne sono stato a casa? Guardo la struttura tra l’inorridito e l’incazzato. Una volta l’avrei salita senza troppi patemi mentre ora mi ritrovo ad ascoltare le mie braccia e capire quando arriverà il momento in cui la ghisa le farà diventare due blocchi di marmo. Per fortuna c’è qualche fix a pararmi il culo (e anche questo una volta non l’avrei mai pensato): devo andare avanti! Afferro la fessura (maledetta: ma non potevi essere bella squadrata?) e tiro, i piedi che spingono sulla faccia del diedro. Supero il passo e posso rifiatare. Ma lo stronzo (il diedro) continua: sale all’infinito verso l’alto e io ho già le mutande piene della sua stessa materia. Le ho riempite ancora prima di arrivare all’attacco, lungo il nevaio iniziale duro come il marmo e nel passare la terminale, tutto perchè i ramponi a lacci hanno deciso di ballare la samba sulle scarpe d’avvicinamento. O forse sono io che non sono capace di metterli.

Scendiamo dalla macchina e il Walter parte a manetta, io dietro e quindi il Marco a succhiare la scia. Poi non so come, il sottoscritto passa davanti e continua con quel ritmo forsennato che posso mantenere solo perchè siamo in piano. Praticamente il sentiero vola via in un batter d’occhio: mi sento in forma, pare che la corsetta settimanale riesca a mantenermi ad un buon livello di allenamento. Arriva il ghiacciaio e noi lo saliamo come se nulla fosse ignari che da lì a cinque minuti avremmo iniziato una tragicomica salita verso l’attacco. Tutto inizia dopo aver deciso di sfruttare le innovazioni della tecnica: forse però ci saremmo dovuti meglio informare sui passi fatti negli ultimi 100 anni, onde evitare di trovarci con 2 paia di “catenelle” da turista livignasco durante le feste di Natale e una rivisitazione in chiave recente del modello di ramponi di Eckenstein per altro nemmeno correttamente e preventivamente regolati sulle calzature! Fortuna vuole che il tecnologico Walter si sia procurato un innovativo alpenstock che si rivelerà attrezzo indispensabile per superare un tratto che alpinisti meno avventati non filerebbero nemmeno. Così proseguo in testa con il mio bel paio di ramponi a lacci acquistati per un’avventura che sarebbe morta 100 metri fuori da casa e, dietro, Walter e Marco con le loro catenelle da escursionista a St Moritz. [continua]

Fungo: Erika (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 31, 2020 by fraclimb

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sabato 04 luglio

Sto salendo in Grignetta; sto andando verso il Fungo. È quasi un anno che non mi metto in gioco su una via. E per di più questa pare sia anche abbastanza caiana o, almeno, noi ce l’aspettiamo cosi tanto che, oltre ai friend, anche chiodi e martello si ammassano dentro lo zaino aggrovigliandosi gli uni sugli altri. Il sentiero della Direttissima fila via liscio anche perchè sto spingendo, l’indicatore quasi sul rosso fisso. Poi arriva il prato ripido, la classica distesa d’erba della morte certa: un passo falso e si finisce con un tuffo triplo carpiato direttamente a sguazzare nel lago a Mandello. Ma l’istinto di avvinghiarsi ai fili d’erba non può mica sparire in una manciata di mesi di semi inattività, è come andare in bicicletta: non ci si dimentica mai! E, infatti, mi avvinghio come se non avessi fatto altro negli ultimi mesi e riesco a non perdere troppo terreno da Jag e Danny. Combiniamo un bel trio di vecchi caiani da osteria, non fosse per l’assenza quasi cronica dell’arrotondamento curvilineo addominale e dei pantaloni alla zuava, per il resto viviamo tutti e tre di ricordi più o meno passati. Forse, arrampicatoriamente parlando, quello messo meglio è il Jag ma la realtà è che si trascina una serie infinita di patologie semi demenziali che spuntano un po’ come i funghi e così alla fine davanti all’attacco tocca al sottoscritto prendere le redini della conduzione. Oddio, a dirla tutta, la cosa non mi dispiace affatto anche se rompere il ghiaccio su un tiro che qualche mese fa mi avrebbe solo fatto ridere il cuore non mi lascia completamente tranquillo. Eppure ora sono in ballo e non mi resta che darci dentro. Guardo la cima della guglia lassù in alto a decine di metri dalla nostra posizione e poi parto. La roccia non sembra quella del Wenden ma non è nemmeno un marcione. Mi alzo delicato cercando di accarezzarla con l’eleganza di un gatto di marmo finchè non mi trovo a tu per tu con la sosta. È fatta, il ghiaccio si è rotto! Poi però mi ricordo che sarà si e no IV grado, che più avanti potremo averne delle belle e allora cerco di frenare l’entusiasmo e caricarmi per la prossima lunghezza. [continua]

Val Camonica: rifugio città di Lissone, lago d’Arno e val di Dois (Brescia)

Posted in escursioni on luglio 17, 2020 by fraclimb

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domenica 31 maggio, martedì 02 giugno

L’auto passa a pochi metri dal bagagliaio, arriva alla vicina partenza della teleferica e si gira puntando i suoi fanali verso il Caddy. Fosse per me, continuerei a ronfare beatamente come se nulla fosse ma la Jo no: ha drizzato le antenne e pare una gazzella pronta a scattare. Dopo il pazzo strombazzatore della val Malenco, ci mancava un altro svitato che interrompesse il sonno alle 3 di notte. Qualcuno apre le portiere ma non si capisce cos’altro faccia: andare in camporella fin quassù non mi pare un’idea geniale nè partire per una caianata col tempo londinese. Intanto i fari ci illuminano come le luci di una discoteca filtrando la nebbiolina che si fonde con la pioggerella che batte incessantemente sulla carrozzeria. Passa una manciata di minuti in cui una valanga di pensieri si srotola nella mente: chi cazzo è? Mr Hyde? Poi le portiere si chiudono, la macchina riparte, ci passa di nuovo davanti e prende la strada verso valle. Fuori regna il silenzio, dentro il battito incessante dei nostri cuori.

Alle 5 è la volta della Panda. Si ferma di fianco al Caddy quando c’è un piazzale deserto: certa gente deve proprio rompere gli zebedei o far di tutto per farti venire un colpetto. Questo però c’ha lo zaino da trekking, lo vediamo chiaramente attraverso i finestrini. L’uomo scende, inforca lo zaino e accende il faro da stadio che si porta in testa e ce lo punta contro. Osserva dentro la nostra macchina, commenta qualcosa e poi passa ai finestrini davanti. Questa volta è lui ad avere un colpetto: forse non si immaginava ci fosse qualcuno; ma allora cosa guardavi così incuriosito? Gira il faro di San Siro e si allontana sotto la pioggia. Solo che lui è la punta dell’iceberg, l’avanguardia della massa di escursionisti che da lì ad un paio di ore inizierà a fare la spola nonostante Il tempo schifo-merda con un’inutile pioggerellina che bagna per sfinimento. Quando poi sono da un pezzo passate le 10, ci decidiamo a lasciare le comodità del nostro Caddy-Lake con l’obiettivo di raggiungere il rifugio Città di Lissone lungo la sequela di tornanti e gradini che pare non abbia mai fine. Impieghiamo il tempo necessario perchè il cuore della Jo non salti fuori dalla bocca e soprattutto perchè io riesca ad azzeccare le risposte all’interrogazione del corso di botanica. Devo dire che qualche piccolo miglioramento lo noto: dal 4, sono passato ad un solido 5 e mezzo, vedo la luce della sufficienza ad un tiro di schioppo! [continua]

Val d’Intelvi: Sasso Gordona (Como)

Posted in escursioni on maggio 29, 2020 by fraclimb

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domenica 17 maggio

È il risveglio di Fraclimb, il risveglio dopo la quarantena da Covid e un autunno-inverno passato insolitamente a fare altro lasciando da parte la vena scrittoria. Ma alla fine il letargo deve terminare: la bella stagione è arrivata (almeno teoricamente perchè il mercurio del termometro pare non vorrà alzarsi oltre i 16/17 gradi) e i tori scappano dalla stalla. Solo che per Jo il pigro tran-tran pare non avere una fine: lei continua a vagabondare nel mondo dei sogni mentre il sottoscritto vagabonda in cerca della pentolina per il tè mattutino.

La sera prima si è svolto il Grande Conciliabolo, la Conferenza di Jalta sull’orario della sveglia. Sul tavolo le carte dei due risoluti firmatari: da un lato la cocciuta convinzione del Fra di doversi alzare insieme al sole, dall’altra la fermezza della Jo per la quale è decisamente meglio aspettare che l’ora sia composta almeno da una doppia cifra. Il risultato alla fine porta a far suonare il gallo 20 minuti prima delle 9 col risultato che il sottoscritto deve comunque usare il piede di porco per aprire le palpebre mentre le Jo naviga bellamente nel più profondo oceano onirico.

Quando balziamo sul Caddy e ci mettiamo in strada le lancette dell’orologio indicano un orario quasi decente se fossimo poco sotto la vetta ma in realtà il mio pensiero è un altro: sarò ancora capace di guidare per un’oretta di curve? Al parcheggio, se fossimo stati in tempi normali, non avremmo trovato nemmeno il posto per un ago mentre ora, vuoi il tempo che pare giocare al gangster minacciando fulmini e saette, vuoi le restrizioni per il Covid, abbiamo quasi l’imbarazzo della scelta e così, dopo una manciata di secondi, ci ritroviamo a risalire la mulattiera verso il valico svizzero. [continua]

Lofoten: Puffrisset e Vestpillaren Direct (Norvegia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 24, 2020 by fraclimb

domenica 11, sabato 17 agosto

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Quando Walter mi propone la spedizione di Ferragosto in terra norvegese, non ci penso su due volte: ovvio che mi interessa! Poi a febbraio prendiamo i biglietti e l’attesa diventa qualcosa di reale: dovremmo andare a fare fessure per abituarci allo stile delle isole ma poi, come ovvio, finisce che continuo a tirare tacche e fare la scimmia su qualche strapiombo così, quando stiamo imbarcando i sacchi, la mia preparazione in materia è pressoché nulla. Ma non è tanto quello il fatto: sono le condizioni al contorno che sono cambiate. Da un lato non mi avrebbe dato poi troppo fastidio mandare all’aria tutto: è anche vero però che una settimana passa piuttosto in fretta. O forse no?

Quando scendiamo dall’aereo, fuori c’è ancora luce nonostante siano le 10 passate. Questo dovrebbe aiutarmi a non finire con un tuffo triplo carpiato sul fondo di un qualche fiordo visto l’arretrato di sonno per aver fatto visita al pronto soccorso di Erba dopo che la caviglia di Jolanda aveva fatto di tutto per partire in orbita tornando dal Cornizzolo. Individuiamo l’auto (un barcone a quattro ruote di cui non si scorge ne capo ne coda), la carichiamo e quindi mi appollaio al posto di guida. Immediatamente un grosso punto di domanda si materializza sopra il mio testone quando la tecnologia moderna ce la metta tutta per infilare i bastoni tra le ruote proponendomi un mezzo con due pedali e il cambio automatico. Scavo tra i ricordi, tiro fuori quei miseri avanzi delle poche esperienze con auto simili e ci ritroviamo in strada finchè, a mezzanotte passata, la notte ha oramai calato il sipario e pure le mie palpebre paiono voler fare la stessa fine. Supero un’area di sosta, mi fermo, giro la macchina e, una manciata di minuti dopo, siamo entrambi infilati nei rispettivi sacchi a gustarci la prima ronfata norvegese.

Lunedì, giustamente, lo dedichiamo a capire quale sia la differenza tra le nostre capacità e le difficoltà delle pareti e così optiamo per una salita che, stando alla relazione, dovrebbe essere piuttosto semplice. Dopo aver quasi sbagliato il sentiero d’accesso, aver rapidamente recuperato dal madornale errore e aver completato un avvicinamento su muschi che sembrano un tappeto salterello e che ci richiede bene o male il tempo e l’impegno fisico necessario per andare in falesia, ci troviamo alla base della via. Parte il Walter che subito capisce cosa significhi scalare da queste parti: protezioni pari al nulla cosmico e soste che, quando ci sono, fanno rizzare i capelli anche a Bisio. [continua]

Torrione del Pertusio: Renata (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 2, 2019 by fraclimb

sabato 20 luglio

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Un genio! Non c’è che dire: sono un genio! Complimenti! Standing ovation!

Per prima cosa mi inabisso nel vortice della larva cominciando a capire cosa significhi poltrire a letto cosicché usciamo di casa che sono passate le 11. In sostanza all’ora in cui il vero, puro, duro caiano è già praticamente in vetta: io invece faccio come l’FF milanese che, dopo la storta del venerdì sera, c’ha bisogno del tempo per ripigliarsi. Solo che, nel mio caso, la storta è quella del mignolino sbattuto contro il divano! Frega un cazzo: sono con Jo e questo basta e avanza. Mica posso prendere il piede di porco e farla cadere dal letto anche perchè, visto che nessuno ha pensato a sollevarmi con una gru, mi trovo anch’io nella stessa posizione orizzontale! Così ai Resinelli arriviamo che manca poco all’una: il caiano, a quel punto, se non è già all’osteria a brindare, per lo meno si sta divorando il panino al salame già sul sentiero del rientro perché poi con la caldazza sale anche il rischio temporale. L’FF milanese, resosi conto che c’è troppo umido per la prestazione e siccome c’è la tipella con cui non può mica sfigurare, gira i tacchi e, dopo un gambo di sedano col tofu, opta per andare a mostrare i muscolazzi in qualche spiaggia giù al lago. Fraclimb invece se ne fotte di tutto; a lui gliene frega solo di essere con la biondina Jo con cui fare qualche vietta tranquilla rigorosamente senza un cazzo da mangiare (né il panino alla salamella né il sedano col tofu) perchè lui si deve allenare per il cainesimo extreme dove non c’è mica tempo per rimpinzarsi. Poi cosi Jo ha ben motivo per fargli la ramanzina che non va mica bene saltare i pasti, che il cervello ha bisogno di zuccheri, eccetera, eccetera. Fraclimb la guarda inebetito con lo sguardo acuto da pesce lesso e poi, alla Homer Simpson con tanto di bavetta gocciolante, conclude: “zucchero: ahaa!”. La troppa carenza di carburante ha già fatto effetto su ciò che resta della massa cerebrale. [continua]

Cima di Zocca: spigolo Parravicini (Valmasino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2019 by fraclimb

sabato 06, domenica 07 luglio

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“Incuranti del tempo foriero di tempesta, le truppe ardite, lasciati gli affetti familiari, si preparano per raggiungere il fronte nemico. La patria (caiana) segue con ardore e trasporto la marcia forzata del drappello”. La voce dell’istituto Luce martella incessante nel cranio come la pallina da squash, d’altra parte di spazio deve averne parecchio visto il nulla cosmico che impera all’interno. Parlare poi di “arditi” quando il ritrovo è continuamente rimandato per assecondare le voglie di piumone, pare quanto meno fuori luogo, soprattutto se si aggiunge che riusciamo a trovarci tutti e tre all’appuntamento con un quasi ritardo sincronizzato.

“La camionetta, carica di materiali, incombe rombante sulla strada ma per il potente motore inerpicarsi per l’erto pendio divorando i tornanti è ben poca cosa. Il morale della truppa è alto: gli uomini fremono dall’impazienza di imbracciare le armi e scalciare dal suolo patrio il nemico abbarbicato sulle vette!”. Qualcuno domanda che ne sia del morale delle donne visto che dei 3 partecipanti 2 sono del gentil sesso ma pare che la voce dell’istituto Luce sia rimasta ferma ad antichi cliché. Intanto abbiamo la prima (e forse unica) botta di culo insperata: al parcheggio gratuito riusciamo a scovare l’ultimo posto libero dove mi infilo stile Mr Bean. “La truppa, raggiunti gli ultimi avamposti del suolo patrio, inizia la lunga marcia verso il fronte nemico. Il cielo plumbeo osserva gli impavidi soldati diretti alla vittoria, il morale sempre alto”. In realtà quest’ultimo tende un po’ a fare come la fossa delle Marianne soprattutto quando, in attesa della navetta, qualcuno suona la grancassa dentro la Valle col risultato che, una volta iniziato a camminare, sembra di essere su una nave in procinto di affondare con i topi che fuggono da ogni dove e noi che procediamo in senso contrario. Poco prima del sentiero per l’Allievi iniziamo a prenderla: all’inizio sono poche gocce, poi sempre più insistenti e così finisce che ci ritroviamo piuttosto umidi. “La truppa, bersagliata dal fuoco nemico e e sotto l’imperversare della tempesta, avanza noncurante verso il fronte dove tosta tuona la battaglia. Nessun segno di cedimento balugina dagli occhi degli uomini che fremono nella cocente attesa dell’imminente scontro”. Poi finalmente arriva il pianone e l’ottimo posto da bivacco che avevamo sistemato in occasione della salita di Così è se Vi Pare: “gli arditi, raggiunti gli ultimi avamposti e ordinate le masserizie, si preparano alla gelida notte mentre le stelle vegliano sul sonno ristoratore”. [continua]

Sfinge: via Bramani (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2019 by fraclimb

sabato 22, domenica 23 giugno

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Qualcuno dice “sposa bagnata, sposa fortunata”, così potrebbe essere “corso bagnato, corso fortunato”. O forse dovrei sostituirmi al soggetto perchè in fondo quest’anno pare proprio sia così. Abbiamo iniziato con una lavata di quelle epiche al sasso d’Erba, siamo stati pedinati dalle perturbazioni riuscendo a schivarle con qualche sotterfugio e alla fine, alla due giorni su roccia, ancora la stronza viene a mettere i bastoni tra le ruote. Evitato fortunatamente ribaltamento dobbiamo però modificare un po’ i piani: partenza ritardata (almeno si ronfa un po’) e il sabato ci spariamo solo la salita al rifugio. Che poi dire “solo” è un po’ riduttivo vista la pigna di materiale che ci ritroviamo negli zaini causa nottata da passare in tenda: almeno non dovrò sorbirmi il ronfare degli altri mentre per Jo forse non vale la stessa cosa. Poi c’è di mezzo la caldazza africana che logora e prosciuga in una foresta che pare quella equatoriale piuttosto che della Valmasino ma da cui ne usciamo vivi per poi salire su per i pascoli e andare alla ricerca di un posto dove piazzare la tenda nei pressi del rifugio. La postazione non è per niente male: a sbalzo sulla vallata e col rifugio che resta nascosto sotto i nostri piedi; il vero problema arriva al mattino quando, per andare a colazione, dobbiamo evitare di ribaltarci lungo il breve prato verticale che ci separa dalla capanna. Sani, salvi e sufficientemente satolli invece della processione del venerdì Santo facciamo quella per la Sfinge. La tattica è semplice ma teoricamente efficacie: ce la prendiamo comoda così che davanti la colonna si sfili lungo la parete e noi si possa salire con tranquillità e lontano dalle chiappe di chi ci precede. Infatti quando raggiungiamo l’attacco il traffico è ancora congestionato alla partenza! Prendiamo la cosa con filosofia e ci mettiamo ad attendere il nostro turno che però pare non arrivare mai così, quando oramai siamo appollaiati ad ammuffire alla prima sosta della Fiorelli e sopra le nostre teste c’è chi si diverte a sbraitare comandi che il secondo manco riesce a captare, il vortice in mezzo alle gambe inizia a diventare insostenibile. Siccome sulla Bramani pare si riesca a deambulare anche piuttosto bene, propongo a Jo e Franco di farci un paio di tiri su quest’ultima, calarci e riprendere la Fiorelli dove, spero, nel frattempo le altre cordate si siano date una mossa. [continua]