Fungo: Erika (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 31, 2020 by fraclimb

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sabato 04 luglio

Sto salendo in Grignetta; sto andando verso il Fungo. È quasi un anno che non mi metto in gioco su una via. E per di più questa pare sia anche abbastanza caiana o, almeno, noi ce l’aspettiamo cosi tanto che, oltre ai friend, anche chiodi e martello si ammassano dentro lo zaino aggrovigliandosi gli uni sugli altri. Il sentiero della Direttissima fila via liscio anche perchè sto spingendo, l’indicatore quasi sul rosso fisso. Poi arriva il prato ripido, la classica distesa d’erba della morte certa: un passo falso e si finisce con un tuffo triplo carpiato direttamente a sguazzare nel lago a Mandello. Ma l’istinto di avvinghiarsi ai fili d’erba non può mica sparire in una manciata di mesi di semi inattività, è come andare in bicicletta: non ci si dimentica mai! E, infatti, mi avvinghio come se non avessi fatto altro negli ultimi mesi e riesco a non perdere troppo terreno da Jag e Danny. Combiniamo un bel trio di vecchi caiani da osteria, non fosse per l’assenza quasi cronica dell’arrotondamento curvilineo addominale e dei pantaloni alla zuava, per il resto viviamo tutti e tre di ricordi più o meno passati. Forse, arrampicatoriamente parlando, quello messo meglio è il Jag ma la realtà è che si trascina una serie infinita di patologie semi demenziali che spuntano un po’ come i funghi e così alla fine davanti all’attacco tocca al sottoscritto prendere le redini della conduzione. Oddio, a dirla tutta, la cosa non mi dispiace affatto anche se rompere il ghiaccio su un tiro che qualche mese fa mi avrebbe solo fatto ridere il cuore non mi lascia completamente tranquillo. Eppure ora sono in ballo e non mi resta che darci dentro. Guardo la cima della guglia lassù in alto a decine di metri dalla nostra posizione e poi parto. La roccia non sembra quella del Wenden ma non è nemmeno un marcione. Mi alzo delicato cercando di accarezzarla con l’eleganza di un gatto di marmo finchè non mi trovo a tu per tu con la sosta. È fatta, il ghiaccio si è rotto! Poi però mi ricordo che sarà si e no IV grado, che più avanti potremo averne delle belle e allora cerco di frenare l’entusiasmo e caricarmi per la prossima lunghezza. [continua]

Val Camonica: rifugio città di Lissone, lago d’Arno e val di Dois (Brescia)

Posted in escursioni on luglio 17, 2020 by fraclimb

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domenica 31 maggio, martedì 02 giugno

L’auto passa a pochi metri dal bagagliaio, arriva alla vicina partenza della teleferica e si gira puntando i suoi fanali verso il Caddy. Fosse per me, continuerei a ronfare beatamente come se nulla fosse ma la Jo no: ha drizzato le antenne e pare una gazzella pronta a scattare. Dopo il pazzo strombazzatore della val Malenco, ci mancava un altro svitato che interrompesse il sonno alle 3 di notte. Qualcuno apre le portiere ma non si capisce cos’altro faccia: andare in camporella fin quassù non mi pare un’idea geniale nè partire per una caianata col tempo londinese. Intanto i fari ci illuminano come le luci di una discoteca filtrando la nebbiolina che si fonde con la pioggerella che batte incessantemente sulla carrozzeria. Passa una manciata di minuti in cui una valanga di pensieri si srotola nella mente: chi cazzo è? Mr Hyde? Poi le portiere si chiudono, la macchina riparte, ci passa di nuovo davanti e prende la strada verso valle. Fuori regna il silenzio, dentro il battito incessante dei nostri cuori.

Alle 5 è la volta della Panda. Si ferma di fianco al Caddy quando c’è un piazzale deserto: certa gente deve proprio rompere gli zebedei o far di tutto per farti venire un colpetto. Questo però c’ha lo zaino da trekking, lo vediamo chiaramente attraverso i finestrini. L’uomo scende, inforca lo zaino e accende il faro da stadio che si porta in testa e ce lo punta contro. Osserva dentro la nostra macchina, commenta qualcosa e poi passa ai finestrini davanti. Questa volta è lui ad avere un colpetto: forse non si immaginava ci fosse qualcuno; ma allora cosa guardavi così incuriosito? Gira il faro di San Siro e si allontana sotto la pioggia. Solo che lui è la punta dell’iceberg, l’avanguardia della massa di escursionisti che da lì ad un paio di ore inizierà a fare la spola nonostante Il tempo schifo-merda con un’inutile pioggerellina che bagna per sfinimento. Quando poi sono da un pezzo passate le 10, ci decidiamo a lasciare le comodità del nostro Caddy-Lake con l’obiettivo di raggiungere il rifugio Città di Lissone lungo la sequela di tornanti e gradini che pare non abbia mai fine. Impieghiamo il tempo necessario perchè il cuore della Jo non salti fuori dalla bocca e soprattutto perchè io riesca ad azzeccare le risposte all’interrogazione del corso di botanica. Devo dire che qualche piccolo miglioramento lo noto: dal 4, sono passato ad un solido 5 e mezzo, vedo la luce della sufficienza ad un tiro di schioppo! [continua]

Val d’Intelvi: Sasso Gordona (Como)

Posted in escursioni on maggio 29, 2020 by fraclimb

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domenica 17 maggio

È il risveglio di Fraclimb, il risveglio dopo la quarantena da Covid e un autunno-inverno passato insolitamente a fare altro lasciando da parte la vena scrittoria. Ma alla fine il letargo deve terminare: la bella stagione è arrivata (almeno teoricamente perchè il mercurio del termometro pare non vorrà alzarsi oltre i 16/17 gradi) e i tori scappano dalla stalla. Solo che per Jo il pigro tran-tran pare non avere una fine: lei continua a vagabondare nel mondo dei sogni mentre il sottoscritto vagabonda in cerca della pentolina per il tè mattutino.

La sera prima si è svolto il Grande Conciliabolo, la Conferenza di Jalta sull’orario della sveglia. Sul tavolo le carte dei due risoluti firmatari: da un lato la cocciuta convinzione del Fra di doversi alzare insieme al sole, dall’altra la fermezza della Jo per la quale è decisamente meglio aspettare che l’ora sia composta almeno da una doppia cifra. Il risultato alla fine porta a far suonare il gallo 20 minuti prima delle 9 col risultato che il sottoscritto deve comunque usare il piede di porco per aprire le palpebre mentre le Jo naviga bellamente nel più profondo oceano onirico.

Quando balziamo sul Caddy e ci mettiamo in strada le lancette dell’orologio indicano un orario quasi decente se fossimo poco sotto la vetta ma in realtà il mio pensiero è un altro: sarò ancora capace di guidare per un’oretta di curve? Al parcheggio, se fossimo stati in tempi normali, non avremmo trovato nemmeno il posto per un ago mentre ora, vuoi il tempo che pare giocare al gangster minacciando fulmini e saette, vuoi le restrizioni per il Covid, abbiamo quasi l’imbarazzo della scelta e così, dopo una manciata di secondi, ci ritroviamo a risalire la mulattiera verso il valico svizzero. [continua]

Lofoten: Puffrisset e Vestpillaren Direct (Norvegia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 24, 2020 by fraclimb

domenica 11, sabato 17 agosto

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Quando Walter mi propone la spedizione di Ferragosto in terra norvegese, non ci penso su due volte: ovvio che mi interessa! Poi a febbraio prendiamo i biglietti e l’attesa diventa qualcosa di reale: dovremmo andare a fare fessure per abituarci allo stile delle isole ma poi, come ovvio, finisce che continuo a tirare tacche e fare la scimmia su qualche strapiombo così, quando stiamo imbarcando i sacchi, la mia preparazione in materia è pressoché nulla. Ma non è tanto quello il fatto: sono le condizioni al contorno che sono cambiate. Da un lato non mi avrebbe dato poi troppo fastidio mandare all’aria tutto: è anche vero però che una settimana passa piuttosto in fretta. O forse no?

Quando scendiamo dall’aereo, fuori c’è ancora luce nonostante siano le 10 passate. Questo dovrebbe aiutarmi a non finire con un tuffo triplo carpiato sul fondo di un qualche fiordo visto l’arretrato di sonno per aver fatto visita al pronto soccorso di Erba dopo che la caviglia di Jolanda aveva fatto di tutto per partire in orbita tornando dal Cornizzolo. Individuiamo l’auto (un barcone a quattro ruote di cui non si scorge ne capo ne coda), la carichiamo e quindi mi appollaio al posto di guida. Immediatamente un grosso punto di domanda si materializza sopra il mio testone quando la tecnologia moderna ce la metta tutta per infilare i bastoni tra le ruote proponendomi un mezzo con due pedali e il cambio automatico. Scavo tra i ricordi, tiro fuori quei miseri avanzi delle poche esperienze con auto simili e ci ritroviamo in strada finchè, a mezzanotte passata, la notte ha oramai calato il sipario e pure le mie palpebre paiono voler fare la stessa fine. Supero un’area di sosta, mi fermo, giro la macchina e, una manciata di minuti dopo, siamo entrambi infilati nei rispettivi sacchi a gustarci la prima ronfata norvegese.

Lunedì, giustamente, lo dedichiamo a capire quale sia la differenza tra le nostre capacità e le difficoltà delle pareti e così optiamo per una salita che, stando alla relazione, dovrebbe essere piuttosto semplice. Dopo aver quasi sbagliato il sentiero d’accesso, aver rapidamente recuperato dal madornale errore e aver completato un avvicinamento su muschi che sembrano un tappeto salterello e che ci richiede bene o male il tempo e l’impegno fisico necessario per andare in falesia, ci troviamo alla base della via. Parte il Walter che subito capisce cosa significhi scalare da queste parti: protezioni pari al nulla cosmico e soste che, quando ci sono, fanno rizzare i capelli anche a Bisio. [continua]

Torrione del Pertusio: Renata (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on novembre 2, 2019 by fraclimb

sabato 20 luglio

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Un genio! Non c’è che dire: sono un genio! Complimenti! Standing ovation!

Per prima cosa mi inabisso nel vortice della larva cominciando a capire cosa significhi poltrire a letto cosicché usciamo di casa che sono passate le 11. In sostanza all’ora in cui il vero, puro, duro caiano è già praticamente in vetta: io invece faccio come l’FF milanese che, dopo la storta del venerdì sera, c’ha bisogno del tempo per ripigliarsi. Solo che, nel mio caso, la storta è quella del mignolino sbattuto contro il divano! Frega un cazzo: sono con Jo e questo basta e avanza. Mica posso prendere il piede di porco e farla cadere dal letto anche perchè, visto che nessuno ha pensato a sollevarmi con una gru, mi trovo anch’io nella stessa posizione orizzontale! Così ai Resinelli arriviamo che manca poco all’una: il caiano, a quel punto, se non è già all’osteria a brindare, per lo meno si sta divorando il panino al salame già sul sentiero del rientro perché poi con la caldazza sale anche il rischio temporale. L’FF milanese, resosi conto che c’è troppo umido per la prestazione e siccome c’è la tipella con cui non può mica sfigurare, gira i tacchi e, dopo un gambo di sedano col tofu, opta per andare a mostrare i muscolazzi in qualche spiaggia giù al lago. Fraclimb invece se ne fotte di tutto; a lui gliene frega solo di essere con la biondina Jo con cui fare qualche vietta tranquilla rigorosamente senza un cazzo da mangiare (né il panino alla salamella né il sedano col tofu) perchè lui si deve allenare per il cainesimo extreme dove non c’è mica tempo per rimpinzarsi. Poi cosi Jo ha ben motivo per fargli la ramanzina che non va mica bene saltare i pasti, che il cervello ha bisogno di zuccheri, eccetera, eccetera. Fraclimb la guarda inebetito con lo sguardo acuto da pesce lesso e poi, alla Homer Simpson con tanto di bavetta gocciolante, conclude: “zucchero: ahaa!”. La troppa carenza di carburante ha già fatto effetto su ciò che resta della massa cerebrale. [continua]

Cima di Zocca: spigolo Parravicini (Valmasino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2019 by fraclimb

sabato 06, domenica 07 luglio

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“Incuranti del tempo foriero di tempesta, le truppe ardite, lasciati gli affetti familiari, si preparano per raggiungere il fronte nemico. La patria (caiana) segue con ardore e trasporto la marcia forzata del drappello”. La voce dell’istituto Luce martella incessante nel cranio come la pallina da squash, d’altra parte di spazio deve averne parecchio visto il nulla cosmico che impera all’interno. Parlare poi di “arditi” quando il ritrovo è continuamente rimandato per assecondare le voglie di piumone, pare quanto meno fuori luogo, soprattutto se si aggiunge che riusciamo a trovarci tutti e tre all’appuntamento con un quasi ritardo sincronizzato.

“La camionetta, carica di materiali, incombe rombante sulla strada ma per il potente motore inerpicarsi per l’erto pendio divorando i tornanti è ben poca cosa. Il morale della truppa è alto: gli uomini fremono dall’impazienza di imbracciare le armi e scalciare dal suolo patrio il nemico abbarbicato sulle vette!”. Qualcuno domanda che ne sia del morale delle donne visto che dei 3 partecipanti 2 sono del gentil sesso ma pare che la voce dell’istituto Luce sia rimasta ferma ad antichi cliché. Intanto abbiamo la prima (e forse unica) botta di culo insperata: al parcheggio gratuito riusciamo a scovare l’ultimo posto libero dove mi infilo stile Mr Bean. “La truppa, raggiunti gli ultimi avamposti del suolo patrio, inizia la lunga marcia verso il fronte nemico. Il cielo plumbeo osserva gli impavidi soldati diretti alla vittoria, il morale sempre alto”. In realtà quest’ultimo tende un po’ a fare come la fossa delle Marianne soprattutto quando, in attesa della navetta, qualcuno suona la grancassa dentro la Valle col risultato che, una volta iniziato a camminare, sembra di essere su una nave in procinto di affondare con i topi che fuggono da ogni dove e noi che procediamo in senso contrario. Poco prima del sentiero per l’Allievi iniziamo a prenderla: all’inizio sono poche gocce, poi sempre più insistenti e così finisce che ci ritroviamo piuttosto umidi. “La truppa, bersagliata dal fuoco nemico e e sotto l’imperversare della tempesta, avanza noncurante verso il fronte dove tosta tuona la battaglia. Nessun segno di cedimento balugina dagli occhi degli uomini che fremono nella cocente attesa dell’imminente scontro”. Poi finalmente arriva il pianone e l’ottimo posto da bivacco che avevamo sistemato in occasione della salita di Così è se Vi Pare: “gli arditi, raggiunti gli ultimi avamposti e ordinate le masserizie, si preparano alla gelida notte mentre le stelle vegliano sul sonno ristoratore”. [continua]

Sfinge: via Bramani (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2019 by fraclimb

sabato 22, domenica 23 giugno

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Qualcuno dice “sposa bagnata, sposa fortunata”, così potrebbe essere “corso bagnato, corso fortunato”. O forse dovrei sostituirmi al soggetto perchè in fondo quest’anno pare proprio sia così. Abbiamo iniziato con una lavata di quelle epiche al sasso d’Erba, siamo stati pedinati dalle perturbazioni riuscendo a schivarle con qualche sotterfugio e alla fine, alla due giorni su roccia, ancora la stronza viene a mettere i bastoni tra le ruote. Evitato fortunatamente ribaltamento dobbiamo però modificare un po’ i piani: partenza ritardata (almeno si ronfa un po’) e il sabato ci spariamo solo la salita al rifugio. Che poi dire “solo” è un po’ riduttivo vista la pigna di materiale che ci ritroviamo negli zaini causa nottata da passare in tenda: almeno non dovrò sorbirmi il ronfare degli altri mentre per Jo forse non vale la stessa cosa. Poi c’è di mezzo la caldazza africana che logora e prosciuga in una foresta che pare quella equatoriale piuttosto che della Valmasino ma da cui ne usciamo vivi per poi salire su per i pascoli e andare alla ricerca di un posto dove piazzare la tenda nei pressi del rifugio. La postazione non è per niente male: a sbalzo sulla vallata e col rifugio che resta nascosto sotto i nostri piedi; il vero problema arriva al mattino quando, per andare a colazione, dobbiamo evitare di ribaltarci lungo il breve prato verticale che ci separa dalla capanna. Sani, salvi e sufficientemente satolli invece della processione del venerdì Santo facciamo quella per la Sfinge. La tattica è semplice ma teoricamente efficacie: ce la prendiamo comoda così che davanti la colonna si sfili lungo la parete e noi si possa salire con tranquillità e lontano dalle chiappe di chi ci precede. Infatti quando raggiungiamo l’attacco il traffico è ancora congestionato alla partenza! Prendiamo la cosa con filosofia e ci mettiamo ad attendere il nostro turno che però pare non arrivare mai così, quando oramai siamo appollaiati ad ammuffire alla prima sosta della Fiorelli e sopra le nostre teste c’è chi si diverte a sbraitare comandi che il secondo manco riesce a captare, il vortice in mezzo alle gambe inizia a diventare insostenibile. Siccome sulla Bramani pare si riesca a deambulare anche piuttosto bene, propongo a Jo e Franco di farci un paio di tiri su quest’ultima, calarci e riprendere la Fiorelli dove, spero, nel frattempo le altre cordate si siano date una mossa. [continua]

Torrione Clerici: spigolo Boga (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2019 by fraclimb

domenica 09 giugno

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Me la prendo comoda, non ho voglia di fare levatacce e così opto per la soluzione “solitaria” in Grignetta. Poi è parecchio che non vado a infilarmi su per le pareti con l’unica compagnia dello zaino e quindi sono curioso di sentire l’effetto dell’aria sotto le chiappe quando la sicurezza è legata solo agli ammennicoli del solitario. L’obiettivo è lo spigolo Boga al Clerici, salita su cui non ho ancora messo la X. Quando arrivo ai Resinelli la ressa è quella di piazza Duomo: trovo un buco per la macchina lontano anni luce rispetto il solito parcheggio e poi inizio a sudare su per la Direttissima facendo i fanali agli escursionisti che trovo lungo il sentiero. Sulla via ci sono un paio di cordate, oramai impegnate sul penultimo tiro, almeno dovrei evitare eventuali proiettili provenienti dall’alto. Sfilo la corda, mi vesto da albero di Natale dello Sport Specialist e poi inizio a salire. Il primo tiro dovrebbe essere la chiave di volta della salita ma io ho il mazzo sbagliato, non mi fido a fare il passetto perchè non ho proprio voglia di rischiare di sfracellarmi sul canale sottostante, così torno agli albori: tiro il rinvio e Quintino ha un orgasmo. Io invece godo più in alto, lungo la placca verticale che, come forse solo accade in Grignetta, è un monumento alla perfezione. Non c’è niente da fare: questa montagna sul quarto grado da il meglio di se! Poi c’è il solito tran-tran del solitario, quindi i tiri seguenti che scorrono rapidi e alla fine esco dalla via non molto dietro le chiappe di chi mi precede. [continua]

Alto Lario: Bivacco Zeb (Como)

Posted in escursioni on luglio 19, 2019 by fraclimb

sabato 07, domenica 08 giugno

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Jo: “Dai! Forza che è tardi: andiamo!”
Fra: “Mmmh! Ancora 5 minuti”
Poi i 5 minuti diventano 10, 15, 20 e alla fine Fra scopre cosa fa l’italiano medio il sabato mattina di una bella giornata: la coda in macchina, un’esperienza adrenalinica di sicura esaltazione! Fra prova ad adeguarsi alla massa ma proprio non ce la fa, è più forte di lui. Non che Jo sia tanto diversa: altrimenti chi la convincerebbe a passare un fine settimana sperduta su per i monti? Poi la macchina lascia la litoranea del lago e inizia ad inerpicarsi lungo i tornanti col Fra che lascia da parte l’istinto da Carlos Sainz finchè il nastro d’asfalto lascia il posto a quello in cemento e i due varcano i confini spazio temporali dell’epoca moderna. La poesia però finisce un po’ lì quando gli zaini con le provviste di una spedizione anni ‘50 fanno le cozze sulle spalle dei due con Jo che scuote la testa tra l’allibito e il rassegnato quando Fra afferma che questo sia il minimo indispensabile per evitare che il suo stomaco passi la notte a recitare le litanie dei santi.
Poi Jo si fa prendere dalle caprette instaurando un tentativo di amichevole approccio mentre Fra si imbambola a fissare le pupille squadrate dell’esemplare indeciso tra l’incornare lo spilungone riccioluto o, per il quieto vivere, lasciare perdere quel soggetto dallo sguardo acuto come una sogliola dopo un rave party. La mulattiera intanto scorre, fa la cura dimagrante e diventa sentiero infilandosi nella vallata come il coltello nel panetto del burro. Al Fra viene in mente di aver dimenticato il grasso elemento insieme ad una miriade di altre cibarie e allora Jo si domanda cosa diavolo le stia piegando la schiena: forse la raccolta dei volumi della Treccani? Poi arriva la faggeta, un’opera d’arte che incanta il Fra forse perchè è il bosco perfetto della strega e poi i due si imbattono nella casetta della vecchina. La casupola ha un potere magnetico verso Fra, un’attrazione fatale: “Ci andiamo a dare un occhio?”. La domanda praticamente non attende risposta. Fra è come Hansel davanti alla casa di dolciumi e Jo-Gretel non può che assecondare la mezza follia. Che poi, di per sé, non ci sarebbe nulla di insolito almeno finchè Fra-Hansel decide di tuffarsi nel muro dell’abitazione con la voracità di un piranha: prima sperimentando il boulder sul balcone quindi rovesciando l’immenso paiolo dove la strega cuoce intrugli e pozioni (e forse, viste le dimensioni, anche qualche bambino) e infine cercando di curiosare nell’unica finestra non sbarrata! Della vecchina barbuta e dal naso ritorto però nessuna traccia ma poi Jo mette in guardia Fra sull’aspetto della strega: se vuole ammaliare le sue vittime, la donna sarà certamente piuttosto avvenente. Fra lancia una veloce occhiata alla ragazza e inizia a sudare freddo mentre prega che Jo non sia la sorella minore della proprietaria della casa finchè, sentitosi chiamare, torna all’istante alla realtà. La casetta di Hansel e Gretel torna ad essere una struttura di sasso mentre Jo e Fra si voltano verso l’altra parte del fiume con la sensazione di essere stati pescati con le mani nella Nutella quindi ritornano sul sentiero principale, scambiano 4 battute col Cesare che ha terminato di segnare il sentiero e poi riprendono la marcia verso il bivacco. [continua]

Torre Cecilia: via Fanny. Torrione del Cinquantenario: via normale. Pilone Centrale: via Andreino o spigolo est (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 16, 2019 by fraclimb

sabato 01, domenica 02 giugno

RELAZIONE pdf (Fanny)

RELAZIONE pdf (normale Cinquantenario)

RELAZIONE pdf (Andreino)

Sveglio il sole perchè andare in Grignetta col corso caiano è un po’ come voler fare in giornata qualcosa in zona Allievi col risultato che in giro non c’è ancora nessuno a parte, appunto, un drappello di persone col cuscino ancora stampato sul volto.

L’idea poi è di puntare al Pertusio perchè dei Magnaghi comincio ad averne le tasche piene mentre non ho alcuna intenzione di infilarmi sulla Segantini o sulla Zucchi: troppo sbatti! Così inizio ad elemosinare tra gli altri istruttori ma gli unici che verrebbero al Rosalba sono fissati su Cinquantenario e Cecilia. Mi pare di parlare con me stesso così alla fine rinuncio e mi accodo ai programmi degli altri finchè, stufo di rimirarne le chiappe, punto alla solitudine della Fanny. Sarà poi che il sole ha appena appoggiato un piede giù dal letto, fatto sta che, in quanto ad umidità, la linea ricorda più un ambiente in grotta che non quello di un’aperta parete: non che la via sia bagnata ma è come se la roccia avesse una patina di umido col diedro a sinistra che pare l’ingresso della cantina dei formaggi. Alla fine, salvi anche questa volta, sbuchiamo in cima per poi avviarci verso la calata alla cui base un altro corso caiano pare stia sperimentando prima le teorie di Newton e poi la scala del marcio e dell’erba su una linea che non si capisce bene dove diavolo passi.

Il criceto, una volta salito sulla ruota, entra in una specie di loop: correre, correre, correre per arrivare chissà dove. Così anch’io: l’idea di fermarmi al Rosalba non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello, piuttosto possiamo puntare al Cinquantenario e poi magari fare pure la Marimonti. Come al solito cerco di volare troppo alto per poi andare a schiantarmi da qualche parte. Intanto ci buttiamo sulla normale del torrione arrivando a spingere il deretano di chi ci precede. Il ricordo della placca finale, salita quando internet era una recente novità, rimanda ad una lavagna delicata ma mai avrei pensato di doverla guardare attentamente per trovare i giusti appoggi: sarà forse che a furia di tirare prese rosse o gialle stia perdendo il fiuto? Intanto sulla Marimonti una cordata sta appesa a stagionare così, se non vogliamo marcire, ci tocca abbandonare ogni altra velleità e calarci.

Sono da poco passate le 7 quando lo zaino torna ad appollaiarsi in spalla. Questa volta niente materiale per la scalata ma solo tenda, sacchi a pelo e cibarie. L’idea è quella di salire in cima alla Grignetta e passare lì la notte per poi tornare giù in tempo per il ritrovo della domenica (ovviamente sempre all’orario utile per salire al Freney). [continua]