Traversata della Scozia

Posted in mountainbike, Uncategorized on settembre 14, 2022 by fraclimb

martedì 09, venerdì 19 agosto

Cronista: “Capitano, un commento su questa vittoria”

Capitano (Lella): “Si… è stata dura, difficile, però abbiamo, ho fatto bene. Ho lottato, mi sono allenato duramente e alla fine ho dimostrato ancora che questa fascia me la merito”

Cronista: “Già! Un commento sulle parole dei tuoi detrattori: dopo l’infortunio di maggio erano in molti a darti spacciato”

Capitano: “Si, infatti. Tutte parole buttate al vento. Cattiverie gratuite. Dopo la rottura della tibia gli sponsor volevano abbandonarmi. Ho messo insieme una squadra di scappati di casa ma alla fine ho dimostrato di essere ancora il più forte. Uno smacco per gli sportivi da tastiera. Ma io lo sapevo, fin dall’inizio. Sono il più forte e ho intenzione di restare sulla cresta dell’onda ancora per molti anni”

Cronista: “Quindi quanto ti hanno aiutato i tuoi compagni”

Capitano: “Poco o nulla. Lo ripeto: sono degli scappati di casa. Basta guardarli. Uno è un ex corridore il cui muscolo più allenato è la lingua [Andre]. Poi abbiamo lo spilungone [il sottoscritto] che crede di essere un alpinista ma, come fa ridere i polli lì, lo ha fatto anche con le due ruote”

Cronista: “Eppure mi sembra che si siano difesi egregiamente: scatti e contro scatti, salite divorate manco avessero un motore nella bici…”

Capitano: “Li ho fatti divertire un po’. Sono come dei bambini: gli dai il contentino e non rompono le palle. La vittoria è solo merito mio. Ho sempre controllato, fin dalla prima tappa e poi, al momento opportuno, ho tirato fuori la zampata e, zac, ecco ora chi veste la maglia di campione di Scozia. Come se chi mi conosce non l’avesse saputo fin dalla prima spinta di pedali”

Cronista: “E gli avversari?”

Capitano: “Come ti ho già detto, avevo il mondo contro. Una squadra forte, organizzata. Il capitano [Laura] è il leone dalla criniera rossa. Poi ha un gregario forte [Fra]: ha studiato il percorso, chilometro per chilometro. Sapevano tutto: ogni salita, ogni discesa. Mica come i miei due sottoposti: due inetti. Ma alla fine la mia classe è venuta fuori” [continua]

Ago di Tredenus: via Virginio Quarenghi. Gemello Settentrionale di Tredenus: via Federico Giovanni Kurz (val Camonica)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 3, 2022 by fraclimb

sabato 30, domenica 31 luglio

La Walter-Mobile romba tra le curve strette addentrandosi nella valle. Chiaramente non so quasi nulla su quello che mi aspetta: ho solo chiaro che anche per questo fine settimana renderò omaggio al Caianesimo e mi riempirò la pancia (per quanto sia possibile) coi Saikebon, la nuova frontiera 2022 dell’alimentazione col fornelletto. Poi il mezzo si ferma alla piazzola nonostante il sottoscritto e il Marco provino a pungolare il pilota per continuare verso il rifugio risparmiandoci qualche minuto di sfacchinata perchè in fondo un po’ di frocio falesismo si annida anche in noi. Ma il Walter, forgiato dall’aquila, non molla così carichiamo gli zaini e ci avviamo a farci la scorpacciata delle tempistiche per il bivacco. Illusi! Il sentiero inizia a srotolarsi avanti e indietro tagliando in continuazione l’anfiteatro e facendoci passare sotto la tolla del bivacco un’infinità di volte come fossimo alla sfilata di Valentino e così finisce che arriviamo alla meta in tempo per foderare lo stomaco col panino al formaggio del pranzo. Poi cala l’attesa: in basso ci si squaglia per il caldo mentre qui sembra di essere in una piccola cella frigorifera con una serie di nuvole che si diverte a stazionarci sopra la crapa mentre si alza la brezza fantozziana che sembra far tramontare ogni sogno di scalare l’Ago di Tredenus. Ma all’ora della merenda il tempo sembra migliorare, ci guardiamo negli occhi e, non potendo scapparci la limonata, ci catapultiamo verso l’attacco confidando di rientrare per i Saikebon. Il metodo di scelta del capocordata è un complicatissimo algoritmo elaborato direttamente dalla genialità di Stephen Hawking: la pagliuzza più corta decreterà colui che porterà il trio in vetta. E il caso vuole che sia il Marco il prescelto, l’unto del Caianesimo, lasciando poi al sottoscritto e al Walter l’onere per l’indomani. Così partiamo per un diedro appena uscito insieme al prosciutto dalla cella frigorifera: mentre le corde filano, le dita si rattrappiscono finchè finalmente riescono a toccare il granito per poi puntare alla sosta dove l’effetto frigorifero finalmente termina. Per il resto la via fila liscia con noi secondi che, com’è giusto che sia, ce ne infischiamo dei potenziali patemi del capocordata fugati, a dirla tutta, dalla mitragliata di chiodi presente sullo spigolo. Come da programmi rientriamo giusto in tempo per l’ora di Saikebon, formaggio e bresaola svelando così il mistero di giornata: il motivo per cui lo zaino del Walter sembrava un mastodonte obeso. Liberiamo quindi Walter-Sisifo del suo macigno mentre un’altra coppia di scalatori prova a trovarsi un cantuccio nella nostra colonia. [continua]

Piramide Casati: via Magni (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 6, 2022 by fraclimb

sabato 23 luglio

Che il fine settimana dei pacchi abbia inizio! Il preambolo è la falesiata del venerdì sera con la Lella che si presenta alle 18:30 passate e, alla fine, riusciamo a mettere insieme tre tiri che assomigliano a dei boulder con la corda su un paracarro a Rancate. Pazienza: ci rifaremo l’indomani. E invece no! Il messaggio è chiaro: “mi spiace Fra, la caviglia mi fa male… domani non ci sono”. E vai coi pacchi: potrei chiamare la FedEx! Così mi guardo allo specchio e mi domando – E mo? Che facciamo? – Il tizio di fronte mi fa la faccia sorniona e mi strizza l’occhiolino. La solitaria! È un secolo che non la pratico, se escludiamo il giro sulla Segantini della scorsa domenica, ma quella è un’altra cosa, mica la serie di accrocchi per la scalata in autosicura. Sfoglio la guida e scelgo l’obiettivo: ovviamente se devo togliere polvere e ruggine non posso puntare ad una salita banale e, poiché l’altra conditio sine qua non, è gustarsi un po’ di fresco, non mi resta che la zona della Piramide Casati. Così carico lo zaino e parto; dopo il battesimo sull’Arete du Diable è il momento per quest’altra esperienza: probabilmente il nuovo compagno giallo penserà di essere finito nelle mani di un mezzo pazzo ma almeno non ha di che annoiarsi! Ancora una volta risalgo dalla Direttissima, semplicemente perchè non ho voglia di annoiarmi sul sentiero del Rosalba e poi, quando avrò raggiunto la vetta, dovrei essere più comodo a discendere dalle scale del Caminetto Pagani. Una serie di sali scendi mi porta finalmente alla base della Piramide, dove inizia la “mia” via ma una cordata ha già occupato la prima lunghezza e io mi ritrovo col cerino in mano senza sapere che fare. Potrei accodarmi ma i rischi sono due: finire lapidato (abbastanza probabile) o rischiare di fare la mummia nei momenti di attesa (possibilità remota ma da tenere in considerazione se non voglio cenare a barrette). Inizio quindi la partita a scacchi col cervello per decidere il da farsi quando suonano alla porta. Un brivido mi passa per la schiena nonostante le temperature da Valle della Morte. – Chi è? – la voce mi esce flebile, quasi impercettibile – Il fantasma! – E il cerchio lentamente si chiude. Sono passati 12 anni e sulla Magni non sono più tornato dopo essermi rotto il polso. Avevo fatto un tentativo ma poi ero finito su Donna Mathilde e la Magni era rimasta lì irripetuta. Ora i nodi vengono al pettine e di solito la cosa è dolorosa. Mi preparo e poi parto: salgo con circospezione ma lentamente guadagno metro su metro fino alla prima sosta. Scendo e risalgo e poi parto sulla seconda lunghezza. [continua]

Grigna: cresta Segantini e rifugio Brioschi (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 1, 2022 by fraclimb

domenica 17 luglio

Voglio provare un progetto che, alla fine della giornata, chiuderò in una cassaforte sotterrata nella foresta amazzonica in una zona non segnalata su alcuna mappa. Per sicurezza scrivo al Gughi: “ti ricordi quella follia di cui ti avevo parlato in Grigna? Se dovessi riproportela, dammi una botta in testa!”. Parto poco sopra i Resinelli e, dopo anni di frequentazione della Grignetta, finalmente passo dal rifugio Porta togliendomi il cruccio di capire dove sia, vago a casaccio prima di intercettare la Cermenati e quindi spostarmi sull’arcinota Direttissima. Muoversi con uno zainetto minimalista ha i suoi indubbi vantaggi e in poco tempo liquido le scale, il bivio per il Fungo per poi trovarmi alla base del canale dell’Angelina, la soluzione che mi sembra migliore per raggiungere l’attacco della Segantini e che permette al destino di tessere la sua tela. Al sentiero soprastante incrocio infatti una coppia che mi chiede notizie sull’attacco della cresta. – Dovete tornare indietro, verso il colle Valsecchi, più o meno l’attacco è da quelle parti – Ringraziano e mi lasciano passare così io me ne vado sempre più convinto di avere la faccia da addetto dell’ufficio informazioni. Poi il cervello inizia a bussare facendo passare una sequenza di immagini del dialogo appena concluso ma io faccio l’ebete e non colgo nulla. Passa allora al fermo immagine, all’abbigliamento dei due e ad un particolare cui in un primo momento non avevo dato grande peso. Torno sui miei passi e li vedo che stanno ancora confabulando sul da farsi – Scusate, ma la cresta non è attrezzata con le catene… Lo sapevate? – La domanda mi pare del tenore di “dormi?” o “hai tagliato i capelli?” eppure il kit da ferrata che pende dai loro imbrachi non lascia molti dubbi su cosa i due si possano aspettare. – Ah! Ma davvero? – mi fa il ragazzo – Avevo letto che era attrezzata… – – Si: con qualche fittone… ma poi bisogna scalare – – Ah, ok grazie! No, allora andiamo da un’altra parte – Ecco, bravi sarà meglio! E così evito al Soccorso un’uscita per due sprovveduti e lo tengo libero per un mio recupero. [continua]

Mont Blanc du Tacul: Arete du Diable (Alta Savoia)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on luglio 21, 2022 by fraclimb

sabato 02 luglio

La sveglia non deve neanche suonare: sono talmente eccitato (o spaventato?) che le ultime ore di sonno le ho passate con un orecchio allerta così quando i due tizi di fianco al nostro letto si alzano, guardo l’ora; manca una manciata di minuti alle 2, è il momento. Mi sfilo dal sacco lenzuolo, sistemo in qualche modo le coperte e sono fuori. La sala da pranzo pullula di voci: mi domando dove andrà tutta sta gente mentre non ho ancora ben chiara la portata di quello che andremo a fare, so solo che mi conviene riempire la pancia perché poi in questi casi non si sa mai quando ricapiterà. Alle 3 la notte ci avvolge: prendiamo la prima traccia sul ghiacciaio ma dopo una manciata di minuti è chiaro che qualcosa sta andando storto: c’ho il solito lumicino in testa e col suo fascio non è che riesca a capire granché ma so solo che ci stiamo abbassando troppo. Chi ben inizia è a metà dell’opera e noi ci stiamo impegnando per finire nell’imbuto dello scarico. Torniamo sui nostri passi in direzione di due luci che si stanno avvicinando e finalmente troviamo la traccia nel marasma di ghiaccio. La Combe Maudit è uno dei posti più fichi ma noi non vediamo nulla, solo una serie di punti luminosi dondolanti verso la Kuffner e una coppia diretta alla nostra cresta: pare che saremo quasi da soli e la cosa non mi dispiace affatto! Poi ci infiliamo verso la fine della conca, alla base del pendio e più in alto iniziano a spuntare cordate come funghi e a quel punto mi parte la scimmia: basta mettere insieme una salita, un terreno classico da caiano con neve e sfasciumi e un manipolo da raggiungere che scatta il lato competitivo. Il risultato è che arriviamo alla cresta col sole, in un ambiente da favola e dietro le due coppie che ci precedono ma poi alla base della prima torre il pit stop è di quelli da attesa del treno fantasma. Le varie cordate devono distribuirsi lungo la Chaubert e così ho tutto il tempo per riflettere e farmi lentamente abbracciare da un senso di inquietudine e inadeguatezza. È come un lento ma costante stillicidio: alla fine il bicchiere si riempie e poi rischia di straboccare. Sarò in grado di scalare con ‘sti ferri da stiro ai piedi? Non è che finisce che il Marco dovrà parancarmi su per le creste? E per rispondere a tutte ‘ste pare mentali, mi tocca pure partire per il primo tiro. Quarto. E questo sarebbe un fottutissimo quarto?! Come cazzo faccio a spalmare una scarpa che è rigida come un pezzo di marmo sulla placca? È come voler scalare con gli scarponi su Uomini e Topi! La soluzione è solo una: faccio come il Fiorelli, tolgo la scarpa e salgo a piedi nudi. Poi mi illumino di immenso: afferro il chiodo, lo tiro e arrivo alla presa. Forse bisogna ripensare a come interpretare la scala delle difficoltà. Per il resto il tiro fila liscio e alla fine mi ritrovo in cima al primo 4 mila della giornata, pronto per la prima sequenza di doppie. [continua]

Gandschijen: Sudpfeiler (Uri)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 18, 2022 by fraclimb

domenica 19 giugno

Alzo lo sguardo, studio la parete: la linea è lì in tutta la sua logicità. E, altrettanto ovviamente, i fix sono delle caotiche mitragliate che riluccicano al sole. Non ci sto capendo molto (forse quasi una cippa di niente): dove devo partire? Guardo verso valle: del Jag ancora nessuna traccia, poi lo vedo camminare costante verso l’attacco. – Non ci siamo, non sono in forma… – Completo io la frase perchè tanto ho già ben chiaro dove andrà a parare – … e poi hai le gambe da merlo… Cazzo Jag, ti lamenti ma poi abbiamo impiegato meno del tempo della guida – – Eh, ma non va bene – Potrebbe partire la valanga di lamentele, trite e ritrite su come non stia facendo nulla, che il lavoro lo assorbe eccetera eccetera, invece lascia da parte la pentola di fagioli e scarica lo zaino. Intanto sono arrivato alla decisione che la via parta da questa specie di pulpito perché altrimenti dovrei spostarmi a destra e non ne ho voglia: la placca verticale su cui dovrò salire mi sembra però un palo nel culo, per dirla chiaramente. Eppure la guida recita che le difficoltà sono sotto il limite umano. Ci sarà la ronchia nascosta (difficile sul granito ma tantè), deve esserci per forza anche perchè ho portato le ciabatte che non sostengono nemmeno sui gradini delle scale di casa. Se non c’è il beneamato regalo dovrò inventarmi qualcosa. Parto: inutile perdersi in chiacchiere e filosofie su quello che potrebbe esserci. Così scopro che la sbarra non c’è (ovvio) e manco una tacca decente. Forse dovrei mettere il piede su quella caccola, peccato che la scarpa sia tendente allo sfondato. Mi faccio tenere e poi pendolo verso sinistra. Tecnica antica ma sempre più che attuale. Afferro qualcosa che man mano salgo diventa sempre meglio e così liquido il tiro (io mi sono già sufficientemente squagliato sull’avvicinamento). Il Jag mi segue e, come al solito, il Caianesimo non lo ha abbandonato. E come potrebbe? [continua]

Punta Emma: Fedele e Steger; Torre Delago: spigolo Piaz; Torre Winkler: Winkler (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 14, 2022 by fraclimb

sabato 11, domenica 12 giugno

– Walter, fammi sapere che si può fare in Crolloniti… –

Ci avevo anche provato a sondare il terreno e vedere se ci fosse uno spiraglio per tentare qualcosa al Catinaccio ma Walter-direttore è inamovibile. Così lascio ogni velleità dietro la porta di casa e mi preoccupo solo se ci sarà o meno lo strudel a cena. Poi mi passano il libretto del malcapitato (dipende dai punti di vista) allievo: c’ho ancora uno di quelli forti (Lorenzo) che non ho mica capito perchè si sia iscritto al corso caiano. Ma le vie fattibili alla fine sono poi quelle e io di andare su fino alle Torri del Vajolet non c’ho sbatti: troppo lungo e noioso l’avvicinamento (poi però vado a fare la Selen in giornata, ma questa è un’altra storia). Così mi focalizzo sulla Emma (la Punta) con l’idea di fare la Fedele o la Steger. Alla prima, dove all’attacco c’è già l’ingorgo ferragostano, guardano anche il Gabri e il Cesare coi rispettivi allievi così io devio sulla seconda dove domina il nulla cosmico. Ci prepariamo e una coppia arriva a guardarci le chiappe: – La conoscete? Già fatta? – Rispondo con un “si” acido non tanto perchè risentito che non abbiano riconosciuto il “grandissimo” ma perchè la domanda mi svela già tutto: hanno tutta l’aria di due caiani pronti al bivacco. A volte so essere fastidiosamente spocchioso. Salgo la rampa ma non vedo la sosta e allora il Lorenzo mi segue a ruota. Ottimo. Dopo un paio di lunghezze, dove si inizia finalmente a salire in verticale, non ho chiaro dove andare: scavo nei ricordi, leggo la relazione ma la descrizione non mi aiuta. Siamo appesi su una specie di nido d’aquila con cordini e chiodi che penzolano da ogni parte: allora mi convinco che la memoria funzioni bene, traverso a destra e ritorno sulla linea. Dietro la coppia caiana si impantana sul traverso. A quel punto spariamo verso l’alto, usciamo dalla via e risaliamo le roccette finali; è una specie di panino col ripieno di uno scozzese: zoccolo in partenza, sfasciumi al termine e in mezzo una manciata di qualche decina di metri di scalata. L’ora è dalla nostra quindi ovvia la proposta: – Lorenzo, ne facciamo un’altra? – [continua]

Hautes Alpes: Ceüse (Provenza-Alpi-Costa-Azzurra)

Posted in falesia on luglio 5, 2022 by fraclimb

giovedì 2, sabato 4 giugno

Il momento della partenza non arriva mai. Sono da Cece ed entrambi scalpitiamo in attesa del Teo: “Potrei arrivare verso le 20/20:30…” I puntini di sospensione non vanno mica bene: sono le 9 passate e del trentino manco l’ombra. Picche e ramponi ci guardano sconsolati, dall’altra parte una montagna di rinvii e scarpette che sembra di essere nella cantina di un formaggiaio. L’idea è quella di andare a Ceüse, poi zona Briancon per fare una via (Cece come al solito ne ha sparate una mitragliata, una più bella e caiana dell’altra) e magari puntare al Verdon dove però rischieremmo di liquefarci o lessarci a puntino per i gipeti. Poi finalmente il rombo del motore ci sveglia dal nostro rimbecillimento, stipiamo la macchina e via, si parte. Destinazione: pizzeria a 2 chilometri perchè il rumore era quello del mio e dello stomaco del Teo. Morale? Alla bettola zona Briancon arriviamo oltre l’ora delle streghe: mi aspetto il cigolio del triciclo di Shining sbucare dal gomito del corridoio ma nulla mentre la moquette anni ‘70 smorza il calpestio dei nostri passi. Nessuna coppia di gemelle in vista: sbarriamo la porta della camera e ci infiliamo sotto le coperte. Quest’anno la coppia ricchiona la facciamo io e Cece, il Teo invece se ne sta nel suo lettino. La mattina ci svegliamo integri nei nostri letti: niente Hostel o robe del genere così mi adopero per fare strage della colazione, meglio abbondare perchè potrebbero arrivare giorni di magra. E poi via: breve sezione di rally al lago di Serre-Poncon per testare la guida del Teo e le sospensioni del Duster che nella polvere si muove a suo agio (il tutto per svicolare una manciata di chilometri di coda), ci perdiamo tra le case di Gap e poi rischiamo lo stesso copione tra le stradine sotto la mitica falesia di Ceüse ma il “magnifico” (cioè Fraclimb) si ricorda ancora dell’altra volta (forse perchè sono passati meno di due mesi) e alla fine ci troviamo al parcheggio. Il primo giorno è dedicato a riscaldarsi e prendere le misure del sentiero. Ah, certo, poi anche della roccia e della chiodatura, infatti mi fanno sparare su per un 7a/7a+ senza il paracadute e dove agguanto la sosta con le mutande dello stesso colore del pannolino del mio nipotino. C’ho ancora il cuore che batte all’impazzata a pensare al movimento verso la ronchia finale con l’ultimo fix che mi fa i segnali di fumo per farsi vedere. E poi andiamo a caccia. Non di gnocca perchè i due amici non possono e io non sono capace. Andiamo a caccia del posto dove passare la notte: scoviamo un simpatico chalet, ottimo per passare la serata col soggetto femminile di cui sopra ma noi ci sappiamo accontentare. Abbiamo la ciambella di Ceüse davanti agli occhi: cosa si vuole di più? La gnocca ma meglio accontentarsi. Poi il tipo della fattoria ci offre tre birre, io la prendo per non fare il maleducato e me la scolo. Di norma sono praticamente astemio, figurarsi l’effetto dopo una giornata a tirare tacche e con lo stomaco che fa come la particella di sodio nell’acqua Lete. [continua]

Punta Torelli: Selen (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 26, 2022 by fraclimb

sabato 28 maggio

Il Walter la butta là sapendo già in principio che non riceverà un rifiuto. È come se qualcuno dovesse offrire una fornitura a vita di gelato: come si fa a dire di no? Visto che la domenica è prevista l’uscita del corso caiano in Valle, perchè non approfittarne per una “sgambata” su qualche parete in quota per poi fermarsi a dormire a San Martino? Carico l’occorrente sul Caddy e inizio ad arrovellare il cervello sulla possibilità di far visita finalmente all’Escudo. Ma il Walter rilancia: val Porcellizzo, maggior dislivello, più fatica e quindi maggiori possibilità di propiziarci le sacre divinità del Cainesimo. È quasi l’abbonamento per un mese alla consegna a domicilio di un vassoio di paste. Così finisce che parcheggio il mezzo sotto gli abeti dopo le terme e con lo zainetto minimale da gita domenicale chiedo al Walter se riusciremo a battere il tempo della Molteni. Lui mi guarda dubbioso: non si sente così in forma e poi quella volta avevamo quasi corso. Così mi metto davanti e inizio a salire regolare. I vari punti del sentiero si susseguono uno dietro l’altro: prima le Termopili, poi la rampa che mi fotte (ho sempre idea che sia più corta della realtà) e finalmente il pianone. Da qui il sentiero è semplicemente infinito mentre Badile e Cengalo sembrano inesorabilmente inavvicinabili: sempre lì, alla stessa distanza, indifferenti alla fatica del buon caiano. Eppure quando arrivo alla Gianetti l’orologio non segna un tempo tanto differente dal giretto al Badile: poco più in alto qualcuno sta iniziando ad attaccare il Dente della Vecchia con lo spigolo della Torelli che si alza subito dietro. È a quella parete cui punta il Walter. Qualche chiazza di neve agonizzante giace a ricordo di un inverno asciutto il cui unico inutile vantaggio sta nella possibilità di trovarsi già da queste parti in questo periodo dell’anno. Scrutiamo la parete e cerchiamo i segni della via finchè il primo fix fa bella mostra di sé sulla placca poco più a sinistra del punto in cui ci troviamo. Parte il Walter, raggiunge la protezione e poi prosegue sempre in diagonale perchè quella sembra la direzione che noi pivelli deduciamo dalla foto. [continua]

Gletschorn: Little Chamonix (Uri)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 21, 2022 by fraclimb

sabato 14 maggio

– Oh cazzo! – Mi volto verso il basso, alla base della parete da dove mi è giunta l’imprecazione e vedo lo zainetto con dentro acqua e piumino zampettare e poi rotolare verso valle. Rimbalza un po’ qua e un po’ là, poi inizia a scivolare e quindi finalmente si ferma qualche decina di metri sotto l’esterrefatto Cece. Scendere quei pochi metri sarebbe una mezza follia o un’impresa titanica: certamente la neve non reggerebbe il peso e l’amico si troverebbe a nuotare nella massa fredda per poi probabilmente collassare estenuato. La sola cosa logica da fare è una: abbandonare la salita e tornarsene con la coda tra le gambe. Infatti noi ce ne freghiamo e optiamo per l’altra soluzione, quella che potrebbe essere l’anticamera per un epico tragico epilogo caiano: fregarsene dello zaino e portare a termine la salita. Il dilemma non è tanto legato alla mancanza del vestiario che, visto il caldo fotonico da ferragosto in Sicilia, difficilmente potrà crearci qualche problema, quanto al fatto che non avremo con noi nulla per calmare l’arsura della gola. E io inizio già ad avere sete. Sarà forse perchè sulla prima lunghezza ho quasi subito dovuto estrarre dal cilindro qualche mossa degna dei ristabilimenti sui boulder o, più probabilmente, perchè per oltre due ore ho fatto come il cero pasquale: colato sotto il martellante picchiare dei raggi solari.

Eppure il preambolo è stato di tutto altro tono a partire dal messaggio di Cece che ridesta quell’istinto caiano che la mia idea iniziale di andare in Valsassina a fare l’FF cerca invano di soffocare: – Ho un’ideuzza: fare una via zona Furka… – Praticamente è un invito a scofanarmi un vassoio di pasticcini, non ci vuole un genio a fare 2+2: andare da quelle parti significa solo una cosa, avvicinamento con gli sci e poi arrampicata su un granito e in un ambiente che pare il Bianco! Ogni programma nella valle ai piedi delle Grigne si squaglia come il gelato nel forno o, per stare più in tema, come il sottoscritto e Cece sull’avvicinamento. Così ci troviamo al Melillo: afferro la brioche con la mano-badile e il dolce sembra sparire tra le dita prima di finire inghiottita a fare compagnia ai biscotti della colazione. [continua]