Sasso dei Carbonari: via del Togn (Grigna, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 20, 2016 by fraclimb

sabato 10 settembre

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Ho una fame irrefrenabile di caianesimo: bramo i chiodi, voglio tirare l’erba e districarmi per diedri, placche e camini. Logico quindi che quando il Jag mi propone il Sasso dei Carbonari, si accende una scintilla: ottengo il permesso di Micol (forse più facile che mangiare un misero bicchierino di gelato) e sono così della partita.

Quando lasciamo l’auto, è praticamente già buio e ben presto la luce da stadio portatile del Jag rischiara l’arcinoto sentiero per il Bietti come se avessi alle spalle un autotreno intento ad abbagliarmi! Intanto il rifugio si avvicina più rapidamente di quanto pensassi anche se ad anticiparcelo abbondantemente, ci pensa il latrare di una coppia di cani evidentemente avvisati dal nostro puzzo, cosicché affronto gli ultimi metri con la stessa carica di tensione della scena del bimbo col triciclo di Shining. Intanto il baccano ha tirato fuori dall’edificio i gestori permettendoci quindi, dopo un rapido saluto, di passare rapidamente oltre mettendo in salvo le nostre succose chiappe dalle fauci delle belve (in realtà due topi un po’ cresciuti) per proseguire alla bocchetta di val Cassina. Finalmente verso le 22:30 posso infilarmi nel sacco e abbandonarmi tra le braccia di Morfeo: la piccola conca in cui sono andato a infilarmi è un giaciglio a cinque stelle tanto che mi sparo una ronfata degno di un re ma che, di contro, produce un segare di legna che, a detta del Jag, lo tiene sveglio per gran parte della notte! Beato lui che ha potuto godere della magnificenza della volta celeste!

Quando suona la sveglia alle 5:30 il cielo è ancora coperto di inchiostro. Non ho alcuna intenzione di sfilarmi dal calduccio del sacco e catapultarmi nell’umidità notturna ma il dovere chiama: d’altra parte siamo venuti per soffrire e non per giocare! Dopo un tempo infinitamente lungo, quasi certamente in grado di battere i preparativi di Micol in una mattina lavorativa, finalmente ci avviamo giù per la stretta val Cassina. [continua]

Azzorre: Montanha do Pico (Portogallo)

Posted in escursioni on settembre 16, 2016 by fraclimb

mercoledì 24 agosto

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Trovare in mezzo all’oceano Atlantico qualcosa che soddisfi l’aquila non è apparentemente facile eppure, quando scopro che le Azzorre sono delle isole e non solo il nome dell’anticiclone e che lì si trova la vetta più alta del Portogallo nonché la cima sopra i 2000 metri più a ovest d’Europa, riesco anche a tranquillizzare il mio lato caiano già in stato di febbrile ebollizione al solo sentir parlare di mare! Così focalizzo le mie energie mentali sulla salita riuscendo ad abbindolare proprio quel mio lato che vorrebbe trovarsi sempre tra crode e punte aguzze fino all’arrivo del gran giorno. Ci alziamo più presto del solito, se non altro per avere tempo per cercare un posto dove fare colazione e riempire gli stomaci di dolciumi vari proseguendo anche nel gettare solidi basi al mio futuro di diabetico! Riempiti quindi i sacchi degli stomaci con un pieno di energia più che sufficiente per fare direttamente dal mare al Pico almeno un paio di volte, finalmente ci decidiamo a levare le mie flaccide chiappe e quelle sode di Micol dal locale per poi posarle sulla Yaris e spararci i 1200 metri che ci separano dalla partenza della salita. Così partiamo verso il nulla, verso il selvaggio entroterra, passando evidentemente attraverso qualche porta spazio-temporale che, nel giro di un attimo, ci catapulta tra pascoli svizzeri e mucche al pascolo. Solo la flemma delle vacche svaccate pare l’unico distinguo dalle teutoniche compagne: le portoghesi infatti si piazzano tranquille in mezzo alla strada forse per evitare di inzaccherarsi gli zoccoli di fango e terra e formando così un muro di chiappe, tette e corna da cui non riescirebbe a passare neppure uno spillo. Strombazzo senza ottenere alcun risultato finchè l’emisfero caiano del mio cervello si sveglia dal torpore resuscitando forse dal coma marino proprio grazie alla mandria di bovidi e ai pascoli elvetici. [continua]

Primo Magnaghi o Magnaghi meridionale: spaccatura Dones Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 12, 2016 by fraclimb

mercoledì  17 agosto

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Sono ancora succube delle previsioni ma d’altra parte questo è anche il motivo per il quale mi trovo ancora vicino a casa. La mezza salita di ieri mi ha però rinvigorito: questa volta sento proprio il bisogno di una cainata e quindi perchè non puntare le attenzioni su una linea ideale per un vero sostenitore dell’aquila? Strisciare su per un camino, magari umido e un po’ muschioso, incastrarsi con ogni parte del corpo sverginando una specie di gigantesca vagina non è forse un sogno? No, non intendo chiudere il conto mezzo aperto con la Cassin alla Costanza ma piuttosto andare a mettere le mani su un’altra linea che, se un tempo mi procurava parecchia inquietudine, dopo la salita alla via Anna ha iniziato a ronzarmi in testa con sempre maggiore insistenza. Ovvio poi che per ficcarsi là dentro ci voglia un altro folle caiano e così mi ritrovo con il Jag sopra i Resinelli a selezionare il materiale utile per il nostro progetto. Poi, quando siamo sotto la parete, l’idillio si incrina: lo spettro del terrore torna velatamente a farsi avanti. La spaccatura Dones se ne sta lì irridente, disponibile ma contemporaneamente arroccata e difesa in tutta la sua orripilante e contemporaneamente magnifica struttura. Riusciremo a superarla, a entrare nelle viscere della montagna, a passare tra le sue cosce sode? Oppure verremo sputati indietro mentre la parete serrerà le gambe in una morsa inviolabile? L’unica soluzione è metterci dentro naso, braccia, gambe! Così mi carico il materiale e parto. Al cespuglio alla base del tetro camino la situazione inizia a farsi complicata: prima di decidermi a tirare il primo chiodo che incontro passano un paio di ere geologiche poi alla fine tiro fuori le palle e inizio la mia penetrazione. Mentre mi incastro con schiena e spalle sul lato sinistro, la parete sembra assecondare la mia foga almeno finchè mi viene proposta la seconda protezione: un cordino sbiancato e irrigidito del ’15-’18 a sua volta sostenuto da un chiodo appena tornato dalla crociera. [continua]

Pilastro delle Guide: Vento del Nord (valle Ossola, Vallese)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 8, 2016 by fraclimb

martedì 16 agosto

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Dopo la macchinata di ieri, non ho molta voglia di alzarmi presto né di imbarcarmi in qualche strana avventura ma, d’altra parte, mi sento schiacciato dalla morsa del rimorso: se starò a casa a poltrire, certamente a sera inizierò a lamentarmi per la decisione in un continuo ribollire della minestra di fagioli. Insomma, devo levarmi di dosso l’abito della pigrizia e forzare la mano sull’indole caiana! Per di più, in parziale aiuto, ho la promessa di temporali pomeridiani che, se da un lato mi salva dal dovermi arrampicare sugli specchi per giustificare la mia indisponibilità ad una vera impresa caiana, dall’altro tampona l’eventuale senso di rimorso per quel che sarà. Così, messi insieme i tasselli ed elaborate le diverse possibilità, decidiamo alla fine per la val d’Ossola in rispetto del mantra: avvicinamento rapido, fuga dal caldo e un pizzico di caianesimo; d’altra parte, non ho certo intenzione di ficcarmi su una via da FF perchè oramai la cagarella provata sulla Osio Canali è un ricordo lontano e sfocato e che in verità andrebbe rinvigorito! Valichiamo quindi il confine e, dopo una rapida occhiata alle pareti, puntiamo decisi al nostro obiettivo; o meglio: questo è ciò che cerchiamo di fare perchè tra noi e il vicino attacco si intromette una forra con relativo torrente che digrigna i denti al solo vederci. Paghiamo allora il nostro dazio sotto forma di una ripida discesa tra terra e sassi instabili e poi, almeno da parte del sottoscritto, con il rincaro di un breve pediluvio per evitare un salto in lungo forse un po’ troppo esigente. A quel punto siamo a metà dell’opera: ci manca infatti la risalita su ganda e prato verticale che mi ruba gran parte delle energie nervose residue facendomi sentire stranito e come ingabbiato in un abito che non è il mio. Praticamente seguo i passi del Jag come fossi totalmente dipendente dalle sue decisioni finchè, finalmente, arriva la parete: davanti abbiamo un muro intervallato da diedri e fessure su cui però non riusciamo a individuare alcuno spit. Solo un vecchio cordone ci rassicura sul fatto che da lì qualcuno deve essere passato ma la domanda sorge spontanea: sarà la linea giusta? [continua]

Civetta: rifugio Torrani (Belluno)

Posted in escursioni on agosto 19, 2016 by fraclimb

sabato 13, domenica 14 agosto

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Poteva essere il week end perfetto con la gloriosa festa per l’ingresso di Micol nella schiera dei caiani e relativa marchiatura con l’aquila e invece, per colpa dei soloni, dei professori di alpinismo lungo la discesa, il dolce finale mi va di traverso. Già, perchè non sopporto i saccenti che con aria di superiorità, vedendoti lento e impacciato, ti sostengono indicando dove andare e ti incitano con la classica “sei oltre la metà: oramai non manca molto!”. Grazie, grazie, troppo gentile! Mi viene in mente una trasmissione televisiva in cui un ultracentenario spiegava come il segreto della longevità sia farsi i fatti propri! Che poi, per sbagliare percorso, bisognerebbe impegnarsi e non poco vista la miriade di segni presenti! Non capisco quindi perchè, con la tua indole da buon samaritano, mi stia indicando di stare a sinistra quando i bolli, evidentemente, passano più a destra! Poi c’è quello che se la mena fin da quando è arrivato al Torrani per una qualche via appena percorsa e che ci raggiunge lungo la discesa: cerchiamo quindi di spostarci per facilitargli il sorpasso, Micol a ridosso della catena, io su uno spiazzo poco distante. Vedendo la scena, lo Steck della situazione mi rassicura: “Comodo, comodo!”. Se non lo mando a fanculo ci manca poco e gli rispondo: “Sono comodo!” e parto a razzo lungo la fissa per trovare un altro punto dove il genio possa facilmente passare. Quando mi raggiunge non dice nulla e passa oltre. L’ultimo poi ci incoraggia dicendoci che oramai siamo oltre la metà e quindi ci domanda quale sia stata la nostra via di salita: guarda, a dire il vero, abbiamo fatto la prima ripetizione in bicicletta di Capitan Sky-Hook poi volevamo scendere dal diedro Philipp Flamm ma abbiamo bucato e quindi ci tocca scendere dalla normale! Mi mangio le mani ma poi rifletto che in fondo, nella nostra pur effettiva lentezza, non abbiamo fatto altro che confermare i tempi della guida: un’ottima prestazione per chi, come Micol, non aveva ancora affrontato un percorso così impegnativo. [continua]

Badile: Another Day in Paradise (val Bregaglia, Grigioni)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 18, 2016 by fraclimb

sabato 06, domenica 07 agosto

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Già l’aver deciso il posto del ritrovo e la montagna dove andremo a caianare può essere considerato un gran risultato, poi se staremo al di qua o al di là del confine è ancora tutto da vedere. Intanto, si riforma la coppia per eccellenza, seppure uno dei due caiani (Cece) si stia corrompendo avendo oramai accoppiato all’aquila due vigorose “F” evidentemente stonanti con erba, marcio e tiraggio di chiodi. Per l’altro (il sottoscritto) invece, il nobile volatile ha oramai gettato la spugna: stufo di tanti blateramenti che per lo più non portano a nulla, non ha ancora deciso di abbandonarne il petto solo perchè ogni tanto riceve qualche minima glorificazione anche se poca cosa rispetto quello che i barbuti e austeri patriarchi si aspetterebbero.

Ci troviamo dunque al Fuentes sapendo solo che rivolgeremo le nostre attenzioni all’elegante Badile ma ci guardiamo in faccia a lungo prima di decidere di dirigerci verso l’ombroso e freddo versante nord senza d’altra parte riuscire a raggirare il Caianesimo che tutto sa e vede: infatti l’idea di andare sul lato Svizzero è spinta solo dall’avvicinamento decisamente meno sbatta rispetto la mazzata che ci attenderebbe in val Masino! Per il resto, almeno per noi, scalare una via a sud o a nord fa poca differenza, tanto il parco giochi ha un’offerta tale che al confronto Disneyland è un luna park da paese!

Intanto il primo vero problema è il pedaggio della strada per il Laret: entrambi abbiamo infatti scordato di rompere il maialino e nel portafogli ci troviamo con ben poche monetine. L’unica quindi è rientrare in Italia e trovare qualcuno disposto a cambiare una banconota da 10, impresa che al momento non ci pare poi così titanica. Non so come, riusciamo a evitare che, alla richiesta in dogana sulla nostra provenienza, segua apertura del baule e relativa perquisizione; d’altra parte, anche alle mie orecchie, la risposta che fornisco sembra quanto meno ridicola: “eh… a dire il vero, arriviamo da Como (e già qui ci si dovrebbe chiedere per quale assurdo motivo stiamo uscendo dalla Svizzera per rientrare in Italia)… stavamo andando in montagna (probabilmente se avessi parlato di Badile mi sarei trovato con la faccia schiacciata sul cofano della macchina e il poliziotto a leggere i miei diritti!) ma dovremmo cambiare i soldi per il pedaggio…”. Il militare ci guarda con certa stizza e poi fa segno di passare. Andata! [continua]

Val Malenco: capanna Gerli Porro e lago Pirola (Sondrio)

Posted in escursioni on agosto 12, 2016 by fraclimb

lunedì 01 agosto

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Questa volta non ci vogliamo risparmiare: ieri mi sono ricordato delle mie antiche origine di fogna umana spazzando un piattazzo di pizzoccheri, una porzione di sciatt e una salamella con panino alla sagra di Teglio e, a dire il vero, avrei potuto darci ancora dentro, e oggi è il momento di bruciare i grassi accumulati. Non che abbia problemi con l’ago della bilancia (che tra l’altro non posseggo), semplicemente è ora di dare un calcio all’ozio e ricordarsi che l’escursionismo, in fondo, è l’arte primitiva del caiano. Così tiro fuori la val Malenco, più che altro perchè ho un vago ricordo di un’interessante gita fatta con l’AG diversi anni fa anche se mi guardo bene dal dire a Micol che tra il parcheggio e l’imbocco del sentiero la mia memoria è come un buco nero! Inizialmente quindi confido solo in quello che sarà e nell’indispensabile spirito d’avventura anche se poi, a poche ore dalla partenza, la sorte viene a darci una mano sotto forma di cartoleria con, in bella mostra, una mappa della nostra vallata! Così ci avviamo verso la nostra meta ignari che un esercito di nuvole minacciose sia già schierato con l’evidente e poco raccomandabile intenzione di darci battaglia. Quando ci troviamo quindi col nemico davanti, non mi resta che frugare nei meandri della memoria, dare un occhio alla carta e trovare una soluzione per evitare lo scacco matto del tempo. Intanto il cielo inizia a fare le bizze, forse impazzito anche lui per la nostra mossa inattesa: ora si aprono infatti ampi spazi d’azzurro mentre, a tratti, masse grigie passano clandestinamente il confine cercando di tuffarsi verso sud. Insomma, la situazione caotica scombussola sempre di più l’indecisione che abbiamo in testa! Per il momento quindi ci accontentiamo di salire al rifugio Gerli Porro e poi si vedrà. Ci avviamo quindi lungo la comoda mulattiera di cui ricordo molto bene il fondo a causa di un trolley che avevo dovuto trascinare mentre, universitario, accompagnavo una scolaresca in gita! Ricordo anche che al rifugio si mangiava molto bene, fatto già sperimentato col corso d’alpinismo nel lontanissimo 2002 e col successivo stage dell’università. [continua]