Archivio per settembre, 2016

Engadina: capanna Jenatsch (Grigioni, II)

Posted in mountainbike on settembre 28, 2016 by fraclimb

domenica 11 settembre

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Era nell’aria e alla fine ci riproviamo un’altra volta cercando di evitare le prime nevicate ma non immaginando certo che tutto il progetto sarebbe poi rimasto sospeso ad un filo per via di un’inattesa gara di pattini in linea! Già, perchè quando arriviamo in dogana, un cartello ci avvisa che dal Maloia la strada sarà chiusa fino a metà mattina: sembra quasi che una forza oscura si opponga a farci raggiungere la Jenatsch! Comunque, non prestiamo grande attenzione all’avviso e continuiamo la nostra salita verso il passo dove veniamo fatti deviare su una stradina laterale che ci permette di superare la massa di pattinatori intenti a riscaldarsi prima della partenza. Pare quindi che l’intoppo sia oramai alle nostre spalle e così iniziamo a sparare ipotesi sulla possibilità di allungare il giro visto che “una trentina di chilometri sono praticamente un’inezia”. L’ipotesi è quindi quella di raggiungere la capanna per poi risalire ad un passo e calare come un’orda barbarica su st. Moritz. Facile finchè si guarda il percorso sulla carta, un po’ meno quando ci si deve pedalare sopra! Stiamo quindi costrurendo il nostro castello di fantasie quando, con risoluta e indiscutibile direi quasi autistica fermezza ci viene imposto di fermarci causa passaggio della gara di pattini! Siamo esterrefatti: scusate, siamo davanti ai corridori che fastidio possiamo dare? Nulla da fare: gli ordini sono ordini e la poliziotta non può certo infrangerli! Così ci becchiamo pure la gara di roller e contemporaneamente iniziamo a temere per l’intero giro: insomma, da sboroni fantasticanti, nel giro di pochi minuti, passiamo a ciclisti semi depressi! Passata la corsa, finalmente possiamo riavviarci a ritmo semi processionario all’inseguimento della carovana col risultato che impieghiamo mezza eternità per raggiungere st Moritz e poi il punto in cui iniziamo la nostra pedalata. [continua]

Sasso dei Carbonari: via del Togn (Grigna, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 20, 2016 by fraclimb

sabato 10 settembre

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Ho una fame irrefrenabile di caianesimo: bramo i chiodi, voglio tirare l’erba e districarmi per diedri, placche e camini. Logico quindi che quando il Jag mi propone il Sasso dei Carbonari, si accende una scintilla: ottengo il permesso di Micol (forse più facile che mangiare un misero bicchierino di gelato) e sono così della partita.

Quando lasciamo l’auto, è praticamente già buio e ben presto la luce da stadio portatile del Jag rischiara l’arcinoto sentiero per il Bietti come se avessi alle spalle un autotreno intento ad abbagliarmi! Intanto il rifugio si avvicina più rapidamente di quanto pensassi anche se ad anticiparcelo abbondantemente, ci pensa il latrare di una coppia di cani evidentemente avvisati dal nostro puzzo, cosicché affronto gli ultimi metri con la stessa carica di tensione della scena del bimbo col triciclo di Shining. Intanto il baccano ha tirato fuori dall’edificio i gestori permettendoci quindi, dopo un rapido saluto, di passare rapidamente oltre mettendo in salvo le nostre succose chiappe dalle fauci delle belve (in realtà due topi un po’ cresciuti) per proseguire alla bocchetta di val Cassina. Finalmente verso le 22:30 posso infilarmi nel sacco e abbandonarmi tra le braccia di Morfeo: la piccola conca in cui sono andato a infilarmi è un giaciglio a cinque stelle tanto che mi sparo una ronfata degno di un re ma che, di contro, produce un segare di legna che, a detta del Jag, lo tiene sveglio per gran parte della notte! Beato lui che ha potuto godere della magnificenza della volta celeste!

Quando suona la sveglia alle 5:30 il cielo è ancora coperto di inchiostro. Non ho alcuna intenzione di sfilarmi dal calduccio del sacco e catapultarmi nell’umidità notturna ma il dovere chiama: d’altra parte siamo venuti per soffrire e non per giocare! Dopo un tempo infinitamente lungo, quasi certamente in grado di battere i preparativi di Micol in una mattina lavorativa, finalmente ci avviamo giù per la stretta val Cassina. [continua]

Azzorre: Montanha do Pico (Portogallo)

Posted in escursioni on settembre 16, 2016 by fraclimb

mercoledì 24 agosto

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Trovare in mezzo all’oceano Atlantico qualcosa che soddisfi l’aquila non è apparentemente facile eppure, quando scopro che le Azzorre sono delle isole e non solo il nome dell’anticiclone e che lì si trova la vetta più alta del Portogallo nonché la cima sopra i 2000 metri più a ovest d’Europa, riesco anche a tranquillizzare il mio lato caiano già in stato di febbrile ebollizione al solo sentir parlare di mare! Così focalizzo le mie energie mentali sulla salita riuscendo ad abbindolare proprio quel mio lato che vorrebbe trovarsi sempre tra crode e punte aguzze fino all’arrivo del gran giorno. Ci alziamo più presto del solito, se non altro per avere tempo per cercare un posto dove fare colazione e riempire gli stomaci di dolciumi vari proseguendo anche nel gettare solidi basi al mio futuro di diabetico! Riempiti quindi i sacchi degli stomaci con un pieno di energia più che sufficiente per fare direttamente dal mare al Pico almeno un paio di volte, finalmente ci decidiamo a levare le mie flaccide chiappe e quelle sode di Micol dal locale per poi posarle sulla Yaris e spararci i 1200 metri che ci separano dalla partenza della salita. Così partiamo verso il nulla, verso il selvaggio entroterra, passando evidentemente attraverso qualche porta spazio-temporale che, nel giro di un attimo, ci catapulta tra pascoli svizzeri e mucche al pascolo. Solo la flemma delle vacche svaccate pare l’unico distinguo dalle teutoniche compagne: le portoghesi infatti si piazzano tranquille in mezzo alla strada forse per evitare di inzaccherarsi gli zoccoli di fango e terra e formando così un muro di chiappe, tette e corna da cui non riescirebbe a passare neppure uno spillo. Strombazzo senza ottenere alcun risultato finchè l’emisfero caiano del mio cervello si sveglia dal torpore resuscitando forse dal coma marino proprio grazie alla mandria di bovidi e ai pascoli elvetici. [continua]

Primo Magnaghi o Magnaghi meridionale: spaccatura Dones Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 12, 2016 by fraclimb

mercoledì  17 agosto

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Sono ancora succube delle previsioni ma d’altra parte questo è anche il motivo per il quale mi trovo ancora vicino a casa. La mezza salita di ieri mi ha però rinvigorito: questa volta sento proprio il bisogno di una cainata e quindi perchè non puntare le attenzioni su una linea ideale per un vero sostenitore dell’aquila? Strisciare su per un camino, magari umido e un po’ muschioso, incastrarsi con ogni parte del corpo sverginando una specie di gigantesca vagina non è forse un sogno? No, non intendo chiudere il conto mezzo aperto con la Cassin alla Costanza ma piuttosto andare a mettere le mani su un’altra linea che, se un tempo mi procurava parecchia inquietudine, dopo la salita alla via Anna ha iniziato a ronzarmi in testa con sempre maggiore insistenza. Ovvio poi che per ficcarsi là dentro ci voglia un altro folle caiano e così mi ritrovo con il Jag sopra i Resinelli a selezionare il materiale utile per il nostro progetto. Poi, quando siamo sotto la parete, l’idillio si incrina: lo spettro del terrore torna velatamente a farsi avanti. La spaccatura Dones se ne sta lì irridente, disponibile ma contemporaneamente arroccata e difesa in tutta la sua orripilante e contemporaneamente magnifica struttura. Riusciremo a superarla, a entrare nelle viscere della montagna, a passare tra le sue cosce sode? Oppure verremo sputati indietro mentre la parete serrerà le gambe in una morsa inviolabile? L’unica soluzione è metterci dentro naso, braccia, gambe! Così mi carico il materiale e parto. Al cespuglio alla base del tetro camino la situazione inizia a farsi complicata: prima di decidermi a tirare il primo chiodo che incontro passano un paio di ere geologiche poi alla fine tiro fuori le palle e inizio la mia penetrazione. Mentre mi incastro con schiena e spalle sul lato sinistro, la parete sembra assecondare la mia foga almeno finchè mi viene proposta la seconda protezione: un cordino sbiancato e irrigidito del ’15-’18 a sua volta sostenuto da un chiodo appena tornato dalla crociera. [continua]

Pilastro delle Guide: Vento del Nord (valle Ossola, Vallese)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 8, 2016 by fraclimb

martedì 16 agosto

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Dopo la macchinata di ieri, non ho molta voglia di alzarmi presto né di imbarcarmi in qualche strana avventura ma, d’altra parte, mi sento schiacciato dalla morsa del rimorso: se starò a casa a poltrire, certamente a sera inizierò a lamentarmi per la decisione in un continuo ribollire della minestra di fagioli. Insomma, devo levarmi di dosso l’abito della pigrizia e forzare la mano sull’indole caiana! Per di più, in parziale aiuto, ho la promessa di temporali pomeridiani che, se da un lato mi salva dal dovermi arrampicare sugli specchi per giustificare la mia indisponibilità ad una vera impresa caiana, dall’altro tampona l’eventuale senso di rimorso per quel che sarà. Così, messi insieme i tasselli ed elaborate le diverse possibilità, decidiamo alla fine per la val d’Ossola in rispetto del mantra: avvicinamento rapido, fuga dal caldo e un pizzico di caianesimo; d’altra parte, non ho certo intenzione di ficcarmi su una via da FF perchè oramai la cagarella provata sulla Osio Canali è un ricordo lontano e sfocato e che in verità andrebbe rinvigorito! Valichiamo quindi il confine e, dopo una rapida occhiata alle pareti, puntiamo decisi al nostro obiettivo; o meglio: questo è ciò che cerchiamo di fare perchè tra noi e il vicino attacco si intromette una forra con relativo torrente che digrigna i denti al solo vederci. Paghiamo allora il nostro dazio sotto forma di una ripida discesa tra terra e sassi instabili e poi, almeno da parte del sottoscritto, con il rincaro di un breve pediluvio per evitare un salto in lungo forse un po’ troppo esigente. A quel punto siamo a metà dell’opera: ci manca infatti la risalita su ganda e prato verticale che mi ruba gran parte delle energie nervose residue facendomi sentire stranito e come ingabbiato in un abito che non è il mio. Praticamente seguo i passi del Jag come fossi totalmente dipendente dalle sue decisioni finchè, finalmente, arriva la parete: davanti abbiamo un muro intervallato da diedri e fessure su cui però non riusciamo a individuare alcuno spit. Solo un vecchio cordone ci rassicura sul fatto che da lì qualcuno deve essere passato ma la domanda sorge spontanea: sarà la linea giusta? [continua]