Archivio per marzo, 2008

Monte Ponteranica

Posted in scialpinismo on marzo 26, 2008 by fraclimb

martedì 25 marzo

Difficoltà: MS

Dislivello: 970m

Probabilmente io e Luca abbiamo trovato l’unico posto sulle Alpi Centrali in cui splendeva il sole! Ma al prezzo di un gelido e persistente vento che ha spirato da nord per quasi tutta la giornata.

L’obiettivo inizia solo a definirsi quando siamo già a Delebio: alla nostra sinistra si rincorrono scure nuvole che riescono a saltare come cavalli selvaggi la barriera delle Alpi, riversandosi sulla piana valtellinese. L’unica zona risparmiata sembra essere la Val Gerola. Decidiamo quindi di gettarci alla ricerca dell’ultimo raggio di sole. La strada guadagna quota rapidamente, regalandoci squarci sulle vette circostanti imbiancate dalla nevicata di Pasqua (siamo in Primavera o agli inizi di un nuovo Inverno?). In alto, però, non mancano gli sbuffi di Eolo che sollevano turbinii di polvere che poi ricade sui versanti bergamaschi delle Orobie.

Lasciamo l’auto a Pescegallo e veloci saliamo verso il Monte Ponteranica: il dislivello è contenuto, ma dobbiamo battere gran parte della traccia in una neve inconsistente, che rallenta la marcia. La salita comunque procede senza intoppi, poi alla sella a sinistra della vetta lasciamo gli sci, in balia di un vento molto pungente. Percorriamo il tratto di cresta aerea che ci separa dalla cima, per poi rientrare sui nostri passi e abbandonare il regno di Eolo. Solo a metà della discesa, che si svolge in condizioni ottimali, riusciamo finalmente a scampare dalla furia del vento che comunque ci fa desistere dall’iniziale idea di risalire al Salmurano. Quindi riprendiamo la sciata fino alla macchina che raggiungiamo verso le 12:30. 

    

 

Cose preziose

Posted in vie lunghe sportive on marzo 26, 2008 by fraclimb

lunedì 24 marzo

La mia idea era quella di andare al Monte Garzo o, meglio ancora, a Avegno Scaladri; ma in effetti, come mi hanno fatto notare i miei compagni d’avventura Lorenzo e Luca, a ovest faceva un po’ troppo freddo. Quindi cambiamo meta e ci dirigiamo alle Placche di Paleria, in Val Onsernone.

La scelta cade su “Cose Preziose” all’omonima struttura (ometti lungo il sentiero d’avvicinamento). Si tratta di una via in placca di 5 lunghezze (L1: 6b+; L2: 6a; L3: 6a; L4: 4c; L5: 6a+), ottimamente spittata. Per una ripetizione portare: 10 rinvvi e 2 corde da 50m per la discesa in doppia (le soste sono attrezzate per le calate, ad eccezione di quella di L4 che viene saltata; con 2 corde da 60m si riesce ad evitare anche la sosta di L1). La guida di Glauco Cugini consiglia di portare i friends dallo 0.5 all’1, ma io non li ho usati.

La salita non ha presentato grossi problemi: il 6b+ è azzerabile, e l’obbligato dichiarato (6b) è forse un po’ generoso. Certo, non è stato comunque facile arrampicare su una placca un po’ sporca (L1) dove, in alcuni tratti, bisogna fidarsi esclusivamente dei piedi. Unica nota negativa: il vento freddo che si è levato al secondo tiro, bersagliandoci con gelide raffiche per tutta la salita.

schizzo accesso

Monte Croce, Boletto, Bolettone, Pizzo dell’Asino, Palanzone, M. Cornet (andata e ritorno)

Posted in escursioni on marzo 22, 2008 by fraclimb

sabato 22 marzo

A metà settimana mi spunta un’idea: le previsioni danno nevicate a bassa quota per venerdì, quindi perchè non tentare una pazzia, partire da casa con gli sci e raggiungere il S. Primo, passando per tutte le cime sia all’andata che al ritorno? Ieri il progetto subisce una forte variazione: la neve attesa non è caduta, se non in quantità minime, quindi gli sci non possono essere considerati; poi, arrivare fino al S. Primo è forse un po’ troppo, quindi considero di arrivare al Palanzone e tornare indietro.

Alle 7 sono fuori di casa: mi attende la conosciutissima salita al Monte Croce (Spina Verde) e quindi la salita a Brunate. L’inizio non è dei più promettenti: soffro il caldo, rimpiangendo di non aver portato i pantaloni corti e, inoltre, il ritmo di marcia non mi sembra adeguato, pazienza. Il limite di progressione è fissato per le 13:00 (o, al più tardi, alle 14:00), dopo di che dovrò fare dietro-front, quindi stimo di raggiungere il Palanzone, per poi ritornare sui miei passi.

Quando arrivo al Boletto non sono ancora le 9:00: i tratti fatti correndo mi hanno permesso di guadagnare del tempo e, inoltre, le sensazioni mutano al meglio: la progressione si è fatta più fluida, tantè che in meno di 30′ supero il Bolettone: ottimo!

Mi aspetta la ripida salita del Pizzo dell’Asino: qui comincio a risentire i primi sintomi di stanchezza, ma continuo imperterrito nella marcia fino ad arrivare in vetta al Palanzone. Sono le 10:00 circa e mi spetta una breve pausa, giusto il tempo di riempire la borraccetta che porto al marsupio e di riporre qualche barretta in tasca. Guardo la carta: il S. Primo non è lontanissimo (il cartello lo indica a 3h 30′), quindi gioco la carta del tentativo. Riprendo dunque scendendo dal Palanzone su neve dura, fino a raggiungere la colma di Sormano; da qui proseguo in direzione della vetta principale del triangolo lariano. In prossimità della colma del bosco, nonostante continui ad alimentarmi con regolarità, sono però colto da una crisi di fame. Comincio a tentennare, soprattutto pensando al rientro: a destra della colma c’è una piccola cima (monte Cornet) con un’antenna , decido di raggiungerla e quindi di rientrare. Quando sono in cima, l’orologio segna le 11:30: sono passate solo 4h 30′ dalla mia partenza, direi un tempo di tutto rispetto.

Nel rientro, mi fermo al bar-ristorante proprio sotto la colma di Sormano per comprare un panino e qualche dolcetto, quindi riprendo il cammino. Ripercorro, come da programma, tutte le cime salite all’andata: Palanzone, Pizzo dell’Asino e Bolettone si susseguono abbastanza rapidamente. Il ritmo è più tranquillo che all’andata, anche se la crisi di fame, dopo aver divorato la focaccia ripiena, è decisamente passata. Dopo un’altra meritata sosta, riprendo verso il Boletto e da qui giù diretto verso Como; attraverso la città e quindi risalgo un po’ penosamente fino al Monte Croce e da qui in discesa fino a casa, dove arrivo alle 17:20.

Note tecniche

  • Dislivello positivo: 3480m 
  • Lunghezza stimata complessiva del percorso: 40/45Km
  • Tempo totale impiegato: 10h 20′ 
  • Percorso: dall’ufficio postale di Breccia salire fino al tornante verso sinistra; da qui svoltare a destra e dopo una breve discesa a sinistra fino ad imboccare un sentiero. Percorrerlo fino ad incontrare la strada asfaltata che si abbandona praticamente subito prendendo una mulattiera a destra e quindi la prima traccia di sentiero in salita. Si raggiunge così una mulattiera che si segue brevemente verso destra fino ai cartelli indicatori per il M. Croce (è possibile anche andare verso sinistra e quindi prendere il primo sentiero sulla destra). Raggiunto il M. Croce, scendere lungo la traccia verso la chiesa di S. Abbondio. Da qui attraversare la città a fianco delle mura fino ad attraversare il passaggio a livello e salire lungo via Tommaso Grossi. Subito dopo la netta corva verso destra in cima alla salita, imboccare il sentiero per Brunate. Proseguire poi attraversando il paese di Brunate fino al faro e da qui alla conclusione della strada asfaltata. Da qui imboccare e mantenersi sempre sul sentiero n°1, abbandonandolo solo per raggiungere le diverse vette.

 altimetria  

 

Luna nascente

Posted in vie alpinistiche su roccia on marzo 17, 2008 by fraclimb

sabato 15 marzo

La meta di oggi è la mitica valle. O meglio, dovrei scrivere La Valle, con la “L” maiuscola. Il paradiso dell’arrampicata; un giardino dove danzare su ripide placche e tra sinuose fessure; un’oasi dove saziare la brama d’avventura e dove assaporare il gusto e l’ebbrezza di lunghi viaggi tra una protezione e l’altra, per lo più su vie da proteggere interamente.

Luca aveva proposto di salire l’Albero delle Pere e Cochise (sulla quale ho avuto modo di arrampicare l’ultima estate), ma poi l’obiettivo è cambiato, rivolgendosi al Risveglio di Kundalini, Cochise + Kundalini o Luna Nascente (una delle vie più belle della Valle e, dicono, di tutte le Alpi!). Siccome ho già salito tutte e tre le vie, ho lasciato carta bianca a Luca e Claudio. Così la scelta è caduta sulla mitica via dello Scoglio.

Ci infiliamo così nella Valle ancora addormentata e ricoperta di un sottile strato di neve gelata: il versante settentrionale indossa ancora l’abito invernale, mentre quello solatio meridionale è già riscaldato dai caldi raggi solari che hanno sciolto da tempo la neve caduta. Stupidamente imbocco il sentiero sbagliato, trovandomi all’attacco di Kundalini: ritorniamo così sui nostri passi fino al Bidè della Contessa sul quale galleggiano alcuni lastroni ghiacciati, rimasugli di un inverno appena concluso. Saliamo quindi nel bosco lungo l’evidente traccia, superando la struttura di Tunnel Diagonale: il sentiero si inerpica tra maestosi faggi e ripide placce dalle quali sono stati strappati gradini e ripiani sui quali sono state posate pietre squadrate, ciclopica testimonianza della perduta civiltà dei Melàt.

L’attacco di Luna è posto ai margini di una maestosa faggeta, ai fianchi di un bucolico torrentello che scivola tra le piode gettandosi verso i pascoli del fondovalle. Comincio la salita da capocordata (ruolo che manterrò per tutti i 9 tiri) con un armamentario degno di una salita in Yosemite: diversi friends, alcuni dadi e un martello per ribattere i chiodi di sosta.

I primi due tiri sono i più duri, ma anche quelli meglio protetti: la speranza è quella di passare in libera, ma chiudere il VII senza alcun riscaldamento è un po’ troppo e, quindi, mi vedo costretto a mungere. Sono comunque soddisfatto, perchè riesco a passare con più tranquillità rispetto la prima volta. Poi le lunghezze si susseguono, rincorrendo la fessura e alternando tratti di dulfer ad altri in cui si incastra o si riesce a scaricare facilmente sui piedi. E’ un continuo ripetersi di movimenti: posiziona la protezione, infila la corda nel rinvio e quindi riprendi l’arrampicata lungo la frattura che sfugge verso l’alto. Raggiungiamo il famigerato occhio: supero la sosta proprio sotto il caratteristico passo e quindi scendo in arrampicata fin dove mi è possibile attraversare verso sinistra, quindi riprendo lungo la fessura fino alla sosta. Dal punto di fermata superato fino alla conclusione del tiro non è possibile proteggersi se non con un Camalot del 4 (che non ho): è un bel viaggio, ma su difficoltà contenute. Qui si conclude il traverso di Polimagò: mentre recupero i miei amici, lo inquadro, analizzo ogni metro, studio tutti i sui cristalli e rugosità. Un’idea comincia a balenare e a ronzarmi in testa, ora solo come minuscolo bozzolo ma poi, chissà, se crescerà fino a trasformarsi in crisalide e spiccare il volo come farfalla: salire questa linea ardita!

Segue un altro tiro che si spegne insieme alla fessura inseguita, ricercata, agognata per tutte le 7 lunghezze salite; poi un traverso verso sinistra fino una fessura che sale ritornando verso destra fino alla sosta: un cammino mentale, su difficoltà molto basse, ma senza possibilità di proteggersi (la relazione di sassbaloss è leggermente diversa dalla soluzione che ho seguito questa e la volta precedente). Quindi l’ultimo tiro con una delicata placca d’aderenza improteggibile e, dopo circa 6 ore d’arrampicata, la cima dello Scoglio delle Metamorfosi.

Ma l’avventura non si può concludere con una semplice discesa, così il canale che ci riporta all’attacco è ancora ricoperto di neve, fortunatamente non ghiacciata. Così, con i piedi bagnati, arriviamo alla base della struttura e quindi all’imbrunire siamo alla macchina.

io sul secondo tiro

Zona Tramonto (2)

Posted in vie lunghe sportive on marzo 16, 2008 by fraclimb

venerdì 14 marzo

Memore di quanto mi era stato riferito sulle nuove vie vicino al Tramonto, sono andato per provarne una insieme al Clod e a Massimo. Si tratta di una via di tre tiri ottimimente protetta a spit su roccia generalmente buona (prestare comunque attenzione) e con arrampicata su muri verticali.

Materiale. 14/15 rinvii e, consigliate, 2 corde da 60m.

Accesso. Dalla falesia del Tramonto, seguire la traccia in discesa fino a quando questa svolta decisamente a sinistra. La via parte (viso a monte) a sinistra  di un facile canale  (cordino su un albero a pochi metri da terra) da una piazzola appositamente costruita con spit ben visibili.

Discesa. Seguire la linea di doppie che scende a destra, lungo un’altra via (sosta di partenza da un diedro canale, alla quale è meglio arrivare assicurandosi). Con due corde da 60m si riesce a effettuare comodamente una sola calata fino a terra (possibile anche con due corde da 50m). Con un’intera sono necessarie 2/3 doppie (comunque attrezzate).

Descrizione. L1 (sul V): sale il muretto verticale su roccia rossastra fino a deviare in orizzontale verso sinistra in corrispondenza di una zona vegetata (ultimo spit). L2 (5c/6a): muro verticale in leggero traverso verso sinistra, piuttosto lungo; termina su una comoda cengia. L3 (6a+, a detta di un apritore 6b obbl.): prima fessura, poi placca tecnica e quindi strapiombino; mi riesce a vista. Sosta finale da attrezzare su albero

Tempo inclemente

Posted in falesia on marzo 10, 2008 by fraclimb

sabato 8 e domenica 9 marzo

Sabato siamo andati io, Lorenzo e Luca alla falesia del Tramonto: una bella e divertente placconata con tiri lunghi e di movimento su difficoltà medie (6a – 6b+). Purtroppo il tempo non è stato dalla nostra parte, con temperature basse, nuvole e anche qualche timida goccia di pioggia. Sfruttando il solo pomeriggio ed essendo in tre, abbiamo potuto salire solo tre tiri (due 6a e un 6b).  Lunghezze sulle quali avevo già arrampicato in altre occasioni. Abbiamo anche avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchere con uno degli assidui e instancabili chiodatori della zona, che ci ha confermato l’imminente apertura di nuove vie a sinistra di questa falesia, per un totale di quasi 30 nuove lunghezze (5 vie di tre tiri e una dozzina di monotiri)! A lui e agli altri chiodatori i miei più vivi ringraziamenti!

Domenica, invece, abbiamo iniziato le uscite dell’AG con una ciaspolata in Svizzera: nonostante il clima (vento e neve) i ragazzi (e non solo!) si sono divertiti. Insomma, siamo partiti alla grande! 

Panico al Monte Garzo

Posted in vie lunghe sportive on marzo 3, 2008 by fraclimb

domenica 2 marzo

Ieri sono tornato con Lorenzo al giallo. Dopo esserci scaldati sui tiri più abbordabili, abbiamo provato cianfrin (6c+): al secondo giro, con le coppie già posizionate, mi è quasi riuscita la RP! Mi sposto quindi sul 6c a sinistra di “pensionando” e arrivo in catena senza resting. Si tratta comunque di una RP dal momento che già l’anno scorso avevo messo le mani sul tiro (lo stesso dicasi per cianfrin).

L’obiettivo di oggi è piuttosto ambizioso: conbinazione della “maggialore” (Monte Garzo) con i primi tiri di “lucertola” (attenzione, lo schema di lucertola è sbagliato: il sesto tiro non piega a sinistra sopra il tetto, ma sale diritto) , per 500m di via (12 tiri) con difficoltà fino al 6c e 6a+ obbligato; chiodatura: rigorosamente a spit vicini (non sono necessari friends o dadi); consigliate due corde da 50m (per la discesa in doppia) e 13/14 rinvii. Sulla guida di Glauco Cugini è segnata la discesa su sentiero, possibilità che però non abbiamo verificato

Il mio compagno d’avventura è il forte placchista Clod. Partiamo di buon ora da Como, così da sfruttare i momenti in cui l’ombra avvolge ancora la parete. L’avvicinamento è rapido e reso più semplice dal fatto che ero già venuto da queste parti per salire la più nota e lunga (ma un po’ più facile) alhambra. Subito la via mostra i denti con un ostico tettino di 6b+; le provo tutte pur di passare (staffe comprese), ma alla fine desisto: il passo non è azzerabile direttamente, a meno di aggirare il tetto sulla destra… E così faccio, sfruttando un vecchio spit come unica protezione e quindi rientrando sulla via con un traverso esposto, ma facile, verso sinistra.

I tiri si susseguono su placca, incrociando la via cini verso la fine della terza lunghezza, da dove si prosegue a destra (viso a monte), seguendo la linea di spit nuovi. Si giunge quindi alla fine del quinto tiro, dove si abbandona il tracciato di lucertola, per immettersi su maggialore. Supero il tiro in traverso senza grosse difficoltà e quindi recupero il Clod. Quando arriva alla sosta, è visivamente preoccupato e impressionato dal tetto sotto di noi: certamente questa traversata di 6a+ (passo duro in traverso all’inizio) non ha giovato al suo spirito. E, infatti, non tarda a confermare le mie sensazioni. Riesco comunque a convincerlo a proseguire per la lunghezza successiva (6c). Parto così verso un muro piuttosto tecnico a tacchette: in alcuni passi mi aiuto appoggiando i piedi agli spit, ma alla fine raggiungo la sosta. Questa lunghezza, eccetto per la parte iniziale che traversa ancora verso sinistra, sale sulla verticale, con una discreta esposizione e un’arrampicata entusiasmante.

E’ tempo che il Clod mi raggiunga: supera i primi due spit, ma poi si blocca nel tratto che lo conduce al terzo. Passano diversi minuti in cui è visivamente combattuto tra proseguire o battere in ritirata; è come bloccato: il vuoto lo paralizza (strano, perchè non è alla sua prima esperienza, e nel suo palmares vanta anche una salita all’aerea parete sud della Sfinge in Valmasino). Alla fine, a malincuore, non mi resta che calarlo alla sosta e ridiscendere a mia volta in doppia (cosiglio di rinviare alcuni spit sulla calata del 6c che si svolge in obliquo).

Dalla sosta del traverso di 6a+, ci caliamo nel vuoto del tetto sottostante: appena toccata terra imbocchiamo una vaga traccia tra la vegetazione che in piano verso sinistra (viso a valle) riporta alla sosta finale del quinto tiro di lucertola; da qui, sempre in doppia, si guadagna la base della struttura.

Siccome è ancora piuttosto presto, decidiamo di salire una delle vie poste tra lucertola e alhambra: la scelta cade su pinocchio (bolli blu), valutata dalla guida 6a (5a obbl). Il primo tiro, il più duro, mi da del filo da torcere: placca tecnica e d’aderenza (caratteristiche comuni anche agli altri tiri) per nulla banale con spit lontani mediamente 5/6 metri! Il carattere di via con protezioni lunghe (comunque vicine ai tratti più ostici) continua anche nelle lunghezze successive, con apice al secondo tiro dove su 35/40 metri sono presenti 4 spit! La sopracitata guida riporta alcune imprecisioni: il 6a è obbligato, come anche i passi di 5c/5c+; sono poi perfettamente inutili i friends o i TCU vista la quasi totale assenza di fessure.

L5 di lucertola Clod sul traverso di L1 di maggialore L1 di Pinocchio L1 di pinocchio L2 di Pinocchio tracciato maggialore e pinocchio