Archivio per maggio, 2016

Oberhalbstein: piz Platta (Grigioni)

Posted in scialpinismo on maggio 31, 2016 by fraclimb

sabato 21 maggio

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Settimana scorsa alla radio si parlava di OPG e della loro chiusura. Il cronista, nella sua dotta filippica, sosteneva che ci sia addirittura un 40% della popolazione affetto da pazzia. Quindi, secondo tale teoria, quando mi trovo con Micol, abbiamo la quasi statistica certezza che uno dei due non debba avere le rotelle completamente a posto e lo stesso dicasi quando mi confronto con il mio capo!

La sveglia suona alle 3:30: fuori il buio regna sovrano. Alle 4:00, la macchina rompe il silenzio e alle 6:40 inizio a camminare sci in spalla. Sono poco sotto i 1500 metri di quota e la primavera è nel pieno del suo rigoglio. Ho l’ARVA acceso anche se sono completamente da solo (strano: mi sarei aspettato una frotta di scialpinisti disposti a portarsi i legni in spalla non si sa bene per quanto!) e, al momento non vedo un briciolo di neve: forse la pala che custodisco nello zaino potrà tornarmi utile per scavare le patate!

Fiducioso, cammino di buon passo su per la mulattiera ma, a causa dello sviluppo considerevole, dopo un’oretta, mi trovo solo 400 metri più in alto rispetto la partenza. Se non altro, lo spettacolo che mi si para dinnanzi ripaga della fatica e della levataccia: l’immenso prato che ho davanti è infatti un tipico esempio di costume d’Arlecchino mentre più sopra la cima del Platta veste i panni di Pulcinella o, se vogliamo, di un tifoso juventino. Evidentemente la natura ancora ferma al Carnevale deve risentire del ritardo temporale dovuto all’altitudine!

Intanto attraverso un breve autunno lungo il sentiero estivo che sale sul versante sinistro per infilarsi poi nella valle laterale che gira attorno alla parete del Platta. Intorno ai 2100 metri di quota e dopo 1 ora e 3 quarti di portage compio l’ultimo salto nel passato e posso finalmente inforcare gli sci. [continua]

Grignone: cresta di Piancaformia (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on maggio 24, 2016 by fraclimb

domenica 15 maggio

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Se me l’avessero detto, probabilmente mi sarei fatto una grassa risata e avrei continuato a ridere fino ad una manciata di metri dalla cima quando oramai era palese che l’oracolo di Delfi questa volta non l’aveva sparata grossa.
E pensare che la sera prima eravamo intenti a cercare una gita sopra Bellano senza però riuscire a cavare un ragno dal buco salvo qualche insignificante passeggiata dal dislivello ridicolo o delle vere e proprie mazzate. Alla fine, ampliando il raggio d’azione, riusciamo a scovare tre itinerari un po’ più nell’interno della Valsassina e che però non ci permetterebbero di gustare della vista del lago così, alla fine, è ancora Boris a lanciare la proposta della salita al Grignone passando dal Bietti e poi dal tratto finale della Piancaformia. Perchè allora non tentare l’intera cresta evitando tra l’altro il noioso sentiero che in falso piano porta fino al rifugio? Così, poco oltre la bocchetta di Prada, ci separiamo dal gruppo caiano cui ci siamo invischiati e attaccati come un insetto sulla carta moschicida. Il vento ci schiaffeggia senza ritegno. Perchè dobbiamo soffrire? Mi chiede Micol; perchè questa è la base del caianesimo! In effetti non ha molto senso ma confido nelle possibili vie di fuga: se la situazione dovesse farsi insostenibile, potremo sempre tornare sul sentiero a lago e levarci di torno Eolo. Invece ben presto la situazione migliora anche perchè il sentiero abbandona il filo di cresta per spostarsi sul versante occidentale della montagna. Oramai superata la schiena di mulo oltre il bivio per il Bogani, alcuni brevi e facili passi d’arrampicata aggiungono un po’ di pepe alla salita ma, contemporaneamente, iniziano a minare l’equilibro psichico della combriccola. Il tracollo arriva con le prime chiazze di neve ma oramai siamo in ballo e non possiamo quindi che continuare ad andare avanti. Come un generale ottocentesco, spada sguainata, incito e tiro la fila ricavando comode peste con le scarpe basse che, chiaramente, ben presto iniziano a fagocitare neve. [continua]

Sponda occidentale del lago: rifugio la Canua (Como)

Posted in escursioni on maggio 23, 2016 by fraclimb

domenica 08 maggio

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L’unica scusante per partire con comodità è dovuta al tempo non proprio soleggiato perchè, in caso contrario, mi sarei certo impuntato pur considerando che tira più un pelo di sorriso che un carro di buoi! Assecondando quindi anche il lato poltrone, decisamente agli antipodi dall’indole caiana e che normalmente viene azzittito in modo poco democratico con l’avvicinarsi del fine settimana, iniziamo il nostro inseguimento verso il gruppo del CAI di Cermenate. Nonostante il ragionevole dubbio di Micol, resto convinto che, mentre noi costeggiamo le sponde del lago, loro siano già intenti a camminare, certamente partiti quando noi eravamo in una delle innumerevoli fasi REM che ancora mancavano al trillo della sveglia. D’altra parte, che gita caiana sarebbe se non fosse prevista una partenza ad orari inappropriati per poi rientrare quando si dovrebbero già avere le gambe sotto il tavolo? Tra l’altro sono anche abbastanza sicuro che la nostra meta coincida con la prima gita scialpinistica fatta con Micol anche se, della strada d’accesso, non ricordo praticamente nulla: solo qualche vaga e sfocata immagine si richiama dal backup del cervello quando supero un bivio a metà della salita ma, per il resto, ho fatto completa tabula rasa! Nemmeno al piccolo nucleo di case dove lasciamo l’auto mi ricordo di essere già passato da queste parti. In ogni caso, senza troppi indugi, iniziamo a camminare lungo la strada asfaltata che prosegue verso l’alto: vuoi forse vedere che si arriva al rifugio comodamente seduti su un sedile? Sarebbe uno smacco inaccettabile! Non passa poi molto che sbagliamo direzione imboccando un sentiero dove, in mancanza di indicazioni, pare naturale abbandonare il nastro d’asfalto. Il dubbio di essere fuori via però ci sorge poco oltre, di fronte ad un bel cartello dove non compare alcuna traccia del rifugio e, soprattutto, quando il sentiero, che fino a quel momento ha continuato a svilupparsi in falsopiano, inizia a perdere quota! [continua]

Triangolo lariano: dal Boletto al terz’alpe (corni di Canzo, Como)

Posted in mountainbike on maggio 23, 2016 by fraclimb

sabato 30 aprile

Mi sento il neofita di turno, l’occasionale ciclista della domenica che, per provare emozioni diverse, sveste gli abituali abiti del caiano anche se forse tra mountainbike e caianesimo ci sono molti più punti di contatto di quanto si possa pensare. Sono un po’ come l’escursionista saltuario, messo insieme con pezzi di fortuna: bici del secolo scorso, abbigliamento fintamente tecnico ma raffazzonato da altre attività e caschetto che affonda la sua età nella notte dei tempi. Alla fine però, quello che conta veramente, è il motore che si ha sotto!

Risalgo la ripida salita che da Como porta a Brunate: la prendo con calma e costanza per evitare poi di collassare e mandare a ramengo i piani. Un ciclista mi supera con andatura ciondolante ma doppia della mia ma è sulla bici da corsa: il confronto non vale. Continuo a salire fino ad inquadrare un altro con la mountainbike. Mi avvicino: pedalo fluido, costante. Ce l’ho nell’occhio del puntatore. Lo affianco, lo guardo e lo supero: beh, forse la sua età potrebbe essere stata un aiuto decisivo nel passaggio!

Poco sotto il faro ho altre due mountainbike da passare ma questa volta non ci sono alibi d’età: le supero e basta. Quello che conta, appunto, è il motore e non la carrozzeria!

Passo le baite e salgo su fino in vetta al Boletto; a questo punto devo solo togliere un po’ di ruggine e involarmi sulla prima discesa. Forse sono un po’ troppo ingessato ma alla fine riesco a portare giù la due ruote senza grossi problemi per poi infilarmi in direzione del bosco dei faggi. Spingo sui pedali e saetto tra le piante ma proprio non riesco ad evitare di farmi raggiungere. Accosto e faccio passare: decisamente poco sportivo, direi anche inaccettabile! Non posso certo competere con una bici assistita! [continua]

Valle dell’Orco: cima del Carro; valle Po: monte Meidassa (Torino). Valle Stura di Demonte: cima della Lausa, testa dell’Ubac, monte Enchastraye e Rocca tre Vescovi (Cuneo)

Posted in scialpinismo on maggio 2, 2016 by fraclimb

venerdì 22, sabato 23, domenica 24, lunedì 25 aprile

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RELAZIONE pdf (cima della Lausa e testa dell’Ubac)

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Non è facile ridurre ad una sequenza di parole una quattro giorni scialpinistica con i suo panorami e le vallate ora selvagge ora più bucoliche, il caldo e il freddo, il vento e le nuvole, le sveglie ad orari inaccettabili e gli occhi che si chiudono davanti al piatto della cena, la compagnia e la gara con Sandro, le attese e le rincorse ma proverò ugualmente a rivivere quei momenti, cucirli in un unico vestito dalle mille forme e i mille colori.

Si era puntato alla Francia ma la vecchia e acida vicina, proprio all’avvicinarsi dell’inizio della festa, alza la cresta e si mette di traverso in previsione di un rock troppo spinto; insomma, l’odiata perturbazione che aveva avuto settimane per fare visita all’arco alpino, decide proprio di farci una capatina nel bel mezzo del lungo fine settimana stravolgendo organizzazione, piani e probabilmente anche un po’ di equilibrio mentale del Lele rendendo in un attimo completamente inutile la montagna di mail che avevano intasato i server nei giorni precedenti. Ma noi, manipolo di irriducibili drogati di polvere o di un più classico caianesimo scialpinistico e con in mano la licenza di mogli e fidanzate ci mettiamo di traverso, rompiamo le uova nel paniere della vecchia bisbetica e ci spostiamo in Piemonte dove le sue urla e i suoi lamenti dovrebbero solo sfiorarci di striscio.

Così venerdì inizio la mia routine di sveglie con dinamite e paranco e, insieme a Edo e Sandro, do il via alla prima personale esperienza di quattro giorni sugli sci con destinazione valle dell’Orco. Ma l’insopportabile sembra aver fiutato il nostro furbesco raggiro cercando in tutti i modi di allungare le sue dita nodose verso la nuova meta dello sballo e promettendo una sua visita già in mattinata, unico motivo per cui non rivivo i moti del ‘48 contro la sveglia apparentemente ingiustificabile per i “soli” 1500m da fare. Fuori è ancora notte e, mentre scaldo i motori della Punto facendo rivivere esperienze rellystiche almeno a detta dei due amici, risaliamo con un viaggio infinito su per la valle dell’Orco fin dove il nastro d’asfalto lo permette. [continua]