Archivio per gennaio, 2013

Engadina: Roseg (Grigioni)

Posted in scialpinismo on gennaio 31, 2013 by fraclimb

sabato 26 gennaio

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Ci riproviamo ancora una volta. Questa volta però la neve c’è e pure un bel cielo terso, con l’unico inconveniente di un insistente freddo pungente. Ma andiamo con ordine. Siamo solo io e Micol e in effetti la gita ha poco dello scialpinismo ma tanto del percorso da escursionista improvvisato: circa 8km di sviluppo per poco più di 200 metri di dislivello su una mulattiera con la neve perfettamente battuta e, dulcis in fundo, la possibilità di prendere la slitta per raggiungere la meta. Insomma, potrebbe essere la classica idilliaca sgambata da affrontare in totale tranquillità se non fosse per il conto aperto con l’orologio causa inderogabile invito a cena che ci costringe ad anticipare i tempi più di quanto sia necessario.

L’Engadina ci accoglie in tutta la sua bellezza e accoglienza alle quali si aggiunge nostro malgrado una colonnina del mercurio in profonda picchiata: alla partenza la temperatura si aggira infatti intorno ai -20 mentre non vedo all’orizzonte alcuna prospettiva di essere raggiunti dai raggi del sole. Così l’inizio è degno della migliore tradizione caiana: le gambe sono martoriate da una miriade di spilli mentre le mani subiscono un rapido processo di congelamento. Fa così freddo che indosso il super piumino e con quello continuerò per tutta la salita! Micol è un piccolo frigorifero con gli sci e l’unica soluzione per scaldarla è salire a lato della strada, tra la neve polverosa che, se da un lato implica maggiore fatica, dall’altro permette al corpo di guadagnare rapidamente una temperatura accettabile. Propongo anche di abbandonare e seguire un altro percorso esposto al sole ma lei, imperterrita e testarda, scarta l’alternativa e prosegue diritta per la sua strada. Brava!

E alla fine l’ostinazione paga: il corpo inizia a scaldarsi e, finalmente, compare anche il sole; così la valle che prima pareva un luogo austero si trasforma rapidamente in un piccolo paradiso mentre la meta si avvicina lentamente. [continua]

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Rheinwald: Chilchalphorn (Grigioni)

Posted in scialpinismo on gennaio 29, 2013 by fraclimb

sabato 19 gennaio

Alla fine la terapia d’urto ha quasi funzionato; un successo più che per metà. Il tempo non promette nulla di nuovo e neppure la mia salute il cui stato imputo essere dovuto alle temperature tropicali in cui mi trovo a passare il tempo dal lunedì al venerdì. Nonostante tutto mi accordo con Cece e Silvia per una sciatina sulle piste chiuse del San Bernardino e così sono qui al Melillo ad aspettare la coppia mentre mi domando dove si sia andata a cacciare la neve che doveva iniziare a cadere già dalla mattinata.

La domanda non trova alcuna risposta e anzi si fa ancora più insistente quando raggiungiamo la meta: il tempo sembra più volgersi verso il bello, soprattutto al di là del tunnel e così proseguiamo sbucando oltre il traforo. In effetti la situazione ci appare migliore con addirittura uno sprazzo di azzurro sopra Hinterrein dove decidiamo di arrestare il viaggio della nostra auto. Lasciata così perdere la noiosa risalita delle piste, optiamo per il Chilchalphorn senza avere però alcuna pretesa di raggiungerne la cima. Per di più siamo consolati dalla presenza di alcuni sparuti scialpinisti che ci precedono: insomma, non siamo gli unici fuori di melone!

Saliamo con un buon ritmo su un percorso dove la neve non è proprio abbondante mentre nel frattempo quell’isolata macchia d’azzurro sparisce completamente ricoperta da nuvole sempre più scure e minacciose; anche il vento inizia a darci dentro mentre la visibilità cala drasticamente. Ma stoicamente continuiamo a procedere senza avere ben chiaro dove arriveremo anche perché di fatto proseguiamo a naso seguendo l’andamento del pendio. Quando però diventa effettivamente insensato continuare a procedere, decidiamo di fare dietro front dopo aver superato poco più di 500 metri. Un dislivellone! [continua]

Muro del Buon Presagio: Buon Presagio (val di Mello)

Posted in vie alpinistiche su roccia on gennaio 20, 2013 by fraclimb

sabato 12 gennaio

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Gli idioti sono sempre due; basti pensare a Scemo e più Scemo, Gianni e Pinotto, io e Luca! Esatto: buon presagio! Queste due parole iniziano a darmi sui nervi; è tutto il giorno che Luca le pronuncia e finora non abbiamo cavato fuori un ragno dal buco.

Il tutto è iniziato a metà settimana quando Luca mi propone l’ennesima ravanata con bassissime probabilità di successo e sfacchinamento garantito. Tra l’altro, solo la montagna dovrebbe lasciarmi alquanto da pensare: il Cavalcorto. Ebbene si, l’inscalabile, inavvicinabile pinnacolo proprio sopra San Martino; quello che ho cercato di salire quattro (o forse anche cinque) volte dalla via dei Comaschi senza riuscire a salirne più di due tiri. Questa volta, l’idea è scalare la parete sud lungo Surya Namaskara. Ovviamene Cece scantona la maialata e così ci ritroviamo solo io e Luca, appunto due idioti.

Dopo aver consultato la relazione originale al bar Monica, finalmente alle 11 e mezza ci infiliamo sotto le coperte così, quando alle 4 suona la sveglia, la tentazione più forte è darle una martellata e girarsi dall’altra parte. Però alla fine partiamo.

Non sono ancora le 5, l’ambiente è color pece e solo le luci delle nostre frontali illuminano l’oscurità del bosco. Facciamo traccia in un mare di viscide e insidiose foglie pensando ai numeri che eseguiremo in discesa quando stanchi e sfiancati trascineremo i nostri piedi in questa specie di poltiglia volatile. Intanto ci lasciamo la foresta dietro le spalle mentre il sentiero si trasforma in un’unica lastra di ghiaccio. Buon presagio! Cercando disperatamente di non sfracellarci al suolo, piroettiamo tra una pietra e l’altra, un ciuffo d’erba dietro l’altro, per cercare di guadagnare quota. La traccia intanto sale e noi con lei; raggiungiamo il ponte sul torrente e poi navighiamo a vista allungando ovviamente il percorso più del necessario prima di ritrovare il sentiero mentre la est del Cavalcorto ci mostra le sue sinuosità. Sono circa le 7 e, se da un lato inizia a schiarire, dall’altro la situazione diventa sempre più nera. Buon presagio! Ancora!

Le cenge ci appaiono sormontate, straripanti, vomitanti tonnellate di neve; solo per arrivare al canale d’accesso, dovremmo scavare una trincea, poi lottare con ogni mezzo per guadagnarci la sella solo per avere la certezza che la parete è inagibile. Insomma se le probabilità di successo erano già ridotte, ora precipitano inesorabilmente verso il basso. E forse iniziano pure a scavare! [continua]

Rheinwald: Mittaghorn (Grigioni)

Posted in scialpinismo on gennaio 20, 2013 by fraclimb

sabato 05 gennaio

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È scoppiata la primavera: fa un caldo assurdo e, nonostante sembra di essere ad aprile, risalgo i tornanti del San Bernardino diretto verso il Mittaghorn. Inizialmente avevo pianificato l’ennesima ragliata dallo sviluppo infinito per poi, molto probabilmente, andare a scrivere che la discesa era da dimenticare. Insomma, le solite lamentele a seguito di una pianificazione poco precisa e accurata. Alcuni impegni di mio papà ci impongono però di rientrare a casa ad orari decenti e quindi le preventivate 5 ore di salita decisamente non si sposano con le nostre esigenze. Oserei dire: per fortuna! Appena arriviamo a San Bernardino, un ammasso di nuvole ricopre le cime principali, mentre già da più in basso il vento spazza le cime degli alberi. Superiamo il tunnel e Eolo sembra essersi placato mentre alcuni ammassi grigi sparsi stazionano comunque su alcune vette alla nostra destra.

Raggiungiamo Splugen e iniziamo la nostra salita infilandoci rapidamente nel bosco dove siamo costretti a levarci gli sci e superare un breve tratto con i legni in spalla. Usciti dalla foresta e terminato il tratto più ripido, siamo investiti da un forte vento che si incunea fastidiosamente nel cappuccio della giacca. Continuiamo comunque a salire imperterriti superando due coppie di scialpinisti che desistono; in effetti lo spettacolo davanti ai nostri occhi non è certo invitante: il cielo sembra aver fagocitato le cime che ci circondano nascondendole alla nostra vista; solo quando raggiungiamo la capanna del Surettasee, il vento sembra aver dato una tregua ma, di contro, le nuvole si fanno sempre più vicine e, dopo pochi minuti, siamo avvolti in un ambiente completamente uniforme e indistinguibile. [continua]

Buco del Piombo: via incompleta (Como)

Posted in vie alpinistiche su roccia on gennaio 10, 2013 by fraclimb

mercoledì 03 gennaio

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Ultimo giorno di ferie e, ovviamente, il tempo fa piuttosto schifo: nebbioso, uggioso e pure col rischio pioggia. Non ho voglia di fare l’ennesima levataccia e così acconsento ben volentieri alla proposta di Luca. D’altro canto l’amico colpiva sul sicuro: è bastato accennare ad una visita ad una papabile nuova falesia che immediatamente mi si drizzano le antenne. Resto comunque un po’ perplesso, perchè pensare che si possa ancora chiodare nella zona del Buco del Piombo mi pare piuttosto fantascientifico ma mi fido dell’intuizione di Luca e inizio a corrergli dietro. Sarà che sto invecchiando o forse che lui ha più tempo per girovagare per monti, fatto sta che ultimamente stargli dietro diventa una mezza impresa e l’unico aiuto che ho è la brevità del percorso che mi permette di non schiattare agonizzante lungo il sentiero. Raggiungiamo così la parete ma ciò che vedo, pur filtrato da una discreta massa di alberi, non mi pare granchè invitante; lascio però ogni commento alla prossima calata dall’alto mentre raggiungiamo la sommità del salto. Fissate le due corde ad altrettanti alberi, iniziamo la discesa nel vuoto: immediatamente l’altro si rivela un inaspettato pozzo delle meraviglie. Le sue fauci spalancate rivelano una roccia di buona qualità e anche gli appigli sembrano sistemati appositamente per scalare. L’unico problema è la pendenza: dalla base alla sommità si uscirà di circa una ventina di metri e probabilmente sotto il 7b/7c qui non c’è nulla! Appena tocchiamo terra mi preoccupo quindi di garantire a noi poveri caiani-mortali che almeno vengano piazzate delle soste intermedie al termine di quello che Luca definisce lo zoccolo. E comunque parliamo di monotiri che saranno sul 6c/7a. Insomma, la zona sembra decisamente interessante!

Visto quindi il successo torniamo sulla sommità per poi raggiungere la zona della cascata: secondo Luca, la fascia sommitale potrebbe essere buona per spittare alcuni monotiri, con l’unico inconveniente di doversi calare dall’alto. [continua]

Val Malenco: lago Palù (Sondrio)

Posted in scialpinismo on gennaio 9, 2013 by fraclimb

martedì 01 gennaio

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La situazione si fa preoccupante. Al cenone del 31 ho ingurgitato crepes farcite, bourguignon e chinoise accompagnate da gustose insalate pera-arancio-uvette-noci; siamo quindi andati a dire addio al 2012 in piazza a Chiesa per poi rientrare a gustare il tradizionale zampone con le lenticchie quindi purè e l’immancabile panettone con la golosa crema di mascarpone. Il tutto senza battere ciglio, come se fosse perfettamente normale ingurgitare una tale mole di cibo e con la sola consapevolezza che la gran quantità di combustibile ingerito dovrà essere smaltita prima possibile. Così, nonostante l’orario personalmente disumano in cui ci infiliamo sotto le coperte, ci accordiamo per una sveglia intorno alle 8. Riesco a tergiversare e sgusciare dal sacco a pelo con mezz’ora di ritardo; lentamente la casa prende vita e non trovo nulla di meglio se non iniziare la nuova giornata con tè e crema di mascarpone a volontà. Cece, Silvia, Vera e Christian sono i più attivi e alla fine riescono ad uscire ad un orario decente per sciare sulle piste. Noi intanto gironzoliamo tra le mura domestiche con Micol che ancora ronfa beata; Maura e Roby optano per una salita con sci e ciaspole verso il lago Palù, mentre Colo e Fra preferiscono restare in casa e prepararsi per il rientro verso la città. Finalmente anche Micol si desta dal letargo e così possiamo confermare i piani per la giornata: smaltire la colazione salendo al Palù mentre per la cena verrà il suo momento!

Sarà che sono in trance per le poche ore dormite, fatto sta che mi sento sufficientemente riposato per spalare un po’ di neve dove decidiamo di lasciare la macchina: tra una storia e l’altra sono quasi le undici e pensare di trovare parcheggio alla partenza della seggiovia di San Giuseppe è quanto meno utopico, così lasciamo l’auto poco distante e ci avviamo con le pelli verso l’imbocco della mulattiera. La pista è ben battuta e tranquillamente entriamo nel bosco incontrando altri escursionisti probabilmente intenti a lasciarsi dietro i postumi del capodanno. Raggiungiamo così con la massima tranquillità il lago: d’altro canto ultimamente Micol ha avuto modo di allenare più il cervello che i muscoli motori e anche la preparazione atletica di Liverpool oramai è solo un lontano ricordo. [continua]

Parete del Baffo: tentativo (val Masino) 2

Posted in vie alpinistiche su roccia on gennaio 9, 2013 by fraclimb

domenica 30 dicembre

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Non c’è proprio nulla da fare, è più forte di me. Se c’è da caianare e magari la caianata si prefigura come una vera avventura, mi squaglio come un gelato al sole e mi tuffo nel minestrone di emozioni. Siccome poi magari sono io a lanciare il sasso nello stagno, non posso poi certo lamentarmi dello tsunami che ne consegue. Così eccomi ancora in macchina con Luca mentre una musica lagnosa e ripetitiva martella dalle casse in completo disaccordo con le variegate sfumature che si prefigurano nella giornata. Questa volta optiamo per salire dal ponte del Baffo seguendo un antico sentiero che ci porta alla base della frana sottostante la parete risparmiandoci così parte della sfacchinata tra i castagni. In ogni caso, non ci lasciamo sfuggire una certa dose di rovi superati i quali raggiungiamo finalmente la base del nostro muro verticale. Lasciamo completamente perdere la linea tentata la prima volta e ci dirigiamo invece verso una fessura logica più in centro parete. Ovviamente lascio ogni onore a quello forte e mi appisolo nel comodo ruolo di assicuratore: Luca sale senza badare troppo al risparmio di friends e nuts pensando di ripetere il tiro con le protezioni già piazzate e così raggiunge quello che si rivela la boccola di un vecchio spit e, poco oltre, una decrepita e raccapricciante sosta. Il nostro intento è quello di continuare a salire spostandoci poco più a sinistra e poi ancora diritti lungo una logica sequenza di fessure. Ma sembra quasi destino che ogni progetto si debba infrangere come i flutti sulla scogliera; Luca mi informa infatti dello stato moribondo in cui versano le due protezioni e su come, probabilmente, non si possa piantare alcun chiodo affidabile in quanto il pilastrino che delimita le spaccature pare di dubbia solidità. E in effetti, dopo pochi tentativi, il dado e il chiodo di sosta vengono sputati dalla parete senza troppi riguardi per la loro lunga permanenza. [continua]