Archivio per giugno, 2017

Zucco di Pesciola: Gami 2 (Valsassina, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 30, 2017 by fraclimb

domenica 11 giugno

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Quando mi arriva il messaggio del Dani per domenica sto cercando meccanicamente di mettere insieme i pezzi dell’avventura al Cavalcorto. Ho due stuzzicadenti infilati tra le palpebre ma devo assolutamente sistemare lo zaino se non voglio trovarmi con una bomba batteriologica ad elevato potenziale e l’idea di andare anche domani a scalare è l’ipotesi più remota che possa passare all’orizzonte. Così declino immediatamente l’invito provocando destabilizzanti reazioni nelle Parche che perdono momentaneamente il bandolo della matassa aggrovigliando tra di loro i fili mentre la terza si taglia il dito con la forbice; la reazione istintiva però ha vita decisamente breve morendo appena premo l’invio del messaggio: non sono infatti capace di starmene svaccato a fare la larva sul divano così provo subito a recuperare il potenziale disastro mentre il lato caiano della mia personalità bipolare riprende il controllo della situazione. Praticamente sto sprofondando nel mondo di Morfeo quando finalmente chiudo il cerchio del programma domenicale con la prospettiva di un’arrampicata ai Campelli, in completa antitesi con il sabato e, soprattutto, con la mia ferrea etica caiana: prima funivia, breve avvicinamento e poi la via mitragliata dai resinati su difficoltà più che abbordabili. Insomma, una salita plaisir che provoca l’immediata perdita dei bollini accumulati ieri!

Per cercare poi di non dover scalare sopra le teste di chi ci precede, il Dani parte in quarta su per la mulattiera mentre io brucio il fondo della benzina trascinandomi verso l’ammasso di nuvole dove dovrebbe trovarsi la parete: solo il clima sembra assecondare le aspettative dell’aquila, posto che si riesca a sbattere il muso contro la parete!

La corsa comunque sortisce l’effetto sperato permettendoci di anticipare una comitiva e evitandoci così una noiosa attesa all’attacco della Comune ma, sopratutto, scampandoci dalla possibilità di essere la casa base degli eventuali proiettili che dovessero spedirci contro. Manteniamo ancora accesa la modalità razzo mentre scaliamo senza il piacevole assillo dovuto alla ricerca dell’itinerario per poi ricadere nella completa solitudine quando arriviamo all’attacco della Gami 2. [continua]

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Cavalcorto: spigolo dei Comaschi con variante iniziale (Valmasino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 26, 2017 by fraclimb

sabato 10 giugno

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Devo avere un particolare ascendente su Walter perchè riesco sempre a convincerlo a seguirmi su qualche ravanata dagli esiti incerti. Questa volta è bastato un rapido incontro in falesia e la foto della relazione insieme all’assicurazione che “questa volta la salita sarà tranquilla!” per trovarci con gli zaini in procinto di esplodere a sudare su per la val del Ferro. Probabilmente, in realtà, l’amico è semplicemente caduto nella mia stessa inguaribile malattia che porta a situazioni sgradevoli su staffe, protezioni di dubbia tenuta, erba ma soprattutto a infilarsi su per camini stitici. Per di più credo che dopo Hemmental Strasse, qualsiasi sano di mente si sarebbe tenuto lontano dal sottoscritto per un lungo periodo mentre, evidentemente, il Walter deve aver raggiunto lo stadio cronico di non ritorno della caianite acuta! C’è poi da aggiungere che riesco a rendere interessante l’intera avventura per un folle al par mio aggiungendo il bivacco all’addiaccio con tanto di cena a base dell’immancabile risotto. Così, dopo aver valutato una perdita di tempo dormire da qualche parte a san Martino e godersi i piaceri della vita mondana della Katmandu della Valmasino, ci troviamo su un bucolico prato ad aspettare il faro da stadio della luna piena e quindi il ritorno del carro di Elio.

Dopo un’inattesa comoda nottata (almeno per il sottoscritto incallito amante dei bivacchi), lo stridulo grido dell’aquila rompe il silenzio del mattino alle 7 quando abbandoniamo il praticello per iniziare ad arrancare su per il sentiero. Ho davanti agli occhi quell’infida e impossibile parete dal nome sbeffeggiante per uno soprannominato Cavallo Goloso: sarebbe come vedere Zorro cascare da un pony. Beh, io ci sono caduto già quattro volte! In una, addirittura, non sono nemmeno riuscito a raggiungere la base della montagna! Insomma, la questione si è oramai tramutata in una barzelletta tanto che, per evitare che la legge di Murphy possa colpirci già sull’avvicinamento, scarrozziamo una picca a testa nell’evenienza che il canale d’accesso possa proporci neve dura, situazione che, tra l’altro, aumenterebbe il numero di bollini da appiccicare al nostro curriculum! In realtà, arriviamo al cuneo iniziale (che ritrovo con la stessa facilità dello scaffale della Nutella) senza dover sfruttare il ferro beccuto. La sfida ora entra nel vivo mentre in giro, stranamente, non c’è anima viva. [continua]

Corno di Canzo orientale: don Arturo Pozzi (triangolo lariano, Como)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 16, 2017 by fraclimb

venerdì 02 giugno

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Fortuna vuole che abbia dato retta al Jag, anche se iniziare a camminare verso le 7:15 per andare ai Corni di Canzo, mi pare ancora una mezza follia. Però il fenomeno cui assistiamo è quantomeno insolito: mentre saliamo nel bosco, branchi di pesci tropicali ci nuotano attorno mentre scruto la selva per evitare di finire avvolto nelle spire di una qualche anaconda. Non ho mangiato funghi allucinogeni, semplicemente l’afa ha raggiunto livelli inimmaginabili e io espello acqua come la fontana di Trevi. Mentre quindi lasciamo dietro di noi una bava appiccicosa, proseguiamo imperterriti nella marcia spinti dal miraggio di un po’ di frescura concessoci dall’ombra della parete finchè la targa della don Arturo Pozzi arriva ad alleviare la nostra attuale sofferenza per poi catapultarci in un altro tipo di lotta.

In avanscoperta ci va il Jag, giusto dopo aver chiarito che la via sale lungo un diedro canale (ovviamente erboso) sulla destra e, quando inizio a seguirne le corde, non mi sento particolarmente a mio agio: il giardinaggio iniziale in realtà si rivela un lavoro per neofiti ma poi ci pensa una spaccatura saponosa a buttarmi nella mischia. In più, nella mia testa, iniziano a profilarsi i prossimi tratti di artificiale: mi rivedo su Stella Alpina a staffare su chiodoni marci che sembrano polverizzarsi solo a guardali. È come voler mangiare la Sbrisolona senza lasciare grosse briciole nel piatto! Il Jag invece è arrivato alla prima sosta come se nulla fosse: sembra quasi che alla vista della ruggine attivi la modalità di caiano infoiato. Mi viene il forte dubbio che le sue parole d’elogio per la sosta tutt’altro a prova di bomba da cui mi sta recuperando, non aiutino la mia psiche già destabilizzata. D’altra parte non me l’ha ordinato il dottore di ficcarmi su questa parete e, anche se lo avesse fatto, non sarebbe stata una scusa convincente per rimanerci, semplicemente è quella maledetta aquila tatuata sul cuore che mi spinge in simili avventure e, a quella, non si può dire di no! Poi arriva il mio turno: un bel traverso verso destra su chiodi che, almeno inizialmente, sembrano i denti di un novantenne, pronti a staccarsi mangiando la pastina! In realtà il problema maggiore si rivela ben presto un altro: chi ha disegnato questa linea, si deve essere evidentemente dimenticato di passare la colla su tutta l’accozzaglia di massi che costituisce la via col risultato che la roccia passa in continuazione da eccellente a marcia! [continua]

Val Cavargna: pizzo di Gino (Como)

Posted in escursioni on giugno 12, 2017 by fraclimb

domenica 28 maggio

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Pianifico l’uscita dalla guida di scialpinismo, sempre che si possa definire “organizzazione” guardare velocemente la strada d’accesso, sbirciare il sentiero su una carta al 50000 e confidare nel principio che, se si vuole raggiungere una vetta, bisogna solo salire verso l’alto! Sono troppo radicato nell’alpinismo del ciapa e tira da linea a goccia d’acqua, tanto da applicarne il principio anche all’escursionismo. Se non altro cancello l’unica certezza che avevo in mente, cioè che si dovesse salire dalla zona di Gravedona! E per fortuna che circa un anno fa eravamo saliti al Pianchette e guardavamo il Gino sulla sinistra.

Risaliamo quindi la strada finanziata da qualche azienda produttrice di farmaci contro il mal d’auto fino a san Nazzaro. Dalle informazioni in mio possesso dovremmo fermarci poco oltre, solo che ora la coltre nevosa della guida è sostituita dalla terra di una calda giornata primaverile e così continuo a guidare più che altro nella speranza di trovare un posto dove fare inversione fino a raggiungere il parcheggio sotto il nucleo di Monti Fous.

Di cartelli nemmeno l’ombra mentre, in compenso, il sentiero è ben segnalato: non conoscere però la destinazione della traccia di Pollicino è come avere le soluzioni del compito di matematica durante la verifica di storia! Ho però una reputazione da difendere: estraggo la solita carta al 50000, azzardo la nostra posizione e perentorio affermo: “per di là!”. Micol mi segue forse più per la curiosità di vedere quando, come Forrest Gump durante l’attraversamento di mezzi Stati Uniti, mi volterò per dire: “sono un po’ stanchino!”. Illusa, quella frase non la dirò mai!

Ci lasciamo alle spalle le ultime case e, sulla base della bussola che ho in testa, inseguiamo la traccia che taglia verso destra, sicuro di raggiungere prima o poi la spalla che conduce alla vetta. Ben presto però, dopo aver superato le indicazioni per il rifugio Croce di Campo, diventa piuttosto chiaro che stiamo vagando per i pascoli girovagando sotto la vetta ma, testardo come un mulo, cerco di convincermi sempre di più che potremmo tirare diritti su per un costolone che precipita dalla cima del Gino e che lentamente si sta avvicinando. La goccia d’acqua è sempre lì a martellare imperterrita. Alla base del rivolo però il sentiero inizia a salire: vuoi forse vedere che non ho preso una cantonata? [continua]

Punta Giuglia: Giovane Italia e cima Grignetta partendo da Como in bici (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 3, 2017 by fraclimb

sabato 27 maggio

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Dopo Caporetto ho raggiunto il mio Piave. Forse non ho riconquistato tutto il terreno perduto ma almeno ho fermato l’avanzata del nemico, ho risollevato le sorti della battaglia e ho iniziato ad avanzare. E poi ho voluto fare le cose in grande, in perfetto stile Fraclimb: se una cosa non mi è venuta, perchè non renderla ancora più complicata? Insomma, il massimo dell’automortificazione!

La sveglia suona quando il sole è ancora sotto le coperte: praticamente sto quasi ripetendo la levataccia del corso caiano di un paio di settimane fa e, anche oggi, punto alla Grignetta, solo che questa volta sarà tutto clean e, visto che va di moda, sostenibile. Mi voglio confrontare con i padri baffuti caiani e anzi aggiungere un tassello in più: loro usavano il treno fino a Lecco e poi su a piedi per la val Cololden, io partirò direttamente in bici da Como e con la sola compagnia del socio di peluche! D’altra parte di folli non ce ne sono in giro molti. Soppesato e valutato ogni attrezzo così da non avere nulla di superfluo ma solo ciò che ritengo indispensabile, carico lo zaino sul portapacchi della bici sicuro di avere un bagaglio “leggero”; il mezzo però immediatamente si impenna come fosse ad uno stage di freestyle! Faccio poca strada e l’assetto si rivela stabile quanto un ubriaco su una trave: la coda della bici dondola infatti a destra e sinistra e non certo per la potenza prodotto dalla coppia di pistoni che pendono dalle chiappe. Smonto e rimonto il carico come fosse un mobile dell’Ikea e poi mi riavvio sul nastro d’asfalto. Sono oramai le 6:15 e tutti gli orari programmati sembrano oramai andati a gambe all’aria.

Tra Lecco e Ballabio la strada si impenna come avesse un’erezione ma imperterrito continuo a girare le gambe come un criceto nella ruota. Poi mi attendono i tornanti per i Resinelli: mentre lentamente vedo sfilare i cartelli che li segnalano, non riesco a ricordarmi se siano 12, 14 o 16 finchè alla fine la strada smette di salire, parcheggio e inizio il secondo sport della mia giornata da triatleta. Lo zaino non mi sfracella le spalle, per di più sono già caldo e così divoro l’avvicinamento alla punta Giulia come un leggero antipasto mentre la Costanza mi guarda spocchiosa dall’alto al basso: tanto, prima o poi, tornerò a chiudere i conti anche con lei. Al momento l’assillo maggiore è tutto rivolto alle odiose zecche: passare di fianco all’erba alta, tra arbusti e ramaglie è un po’ come invitarle a nozze finchè, come un Moai dell’isola di Pasqua, si materializza la torre. [continua]