Archivio per marzo, 2017

Meiental: Bachenstock (Uri)

Posted in scialpinismo on marzo 13, 2017 by fraclimb

domenica 26 febbraio

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Devo avere la faccia del farabutto e quella del caiano neofita; entrambe mi fanno girare gli attributi come le pale dell’elicottero. Quasi immancabilmente la guardia del negozio mi scruta, pedina e osserva come se fossi un potenziale criminale; l’ultima volta sono stato tenuto d’occhio durante l’acquisto di due confezioni di tè. Credo che la prossima volta chiederò un chiarimento al solerte controllore! Nel secondo caso, non è raro sentirmi dire “se sei poco esperto, forse è meglio…” a cui mi viene voglia di rispondere “…che ti fai i cazzi tuoi!”. Questa volta il super figo della situazione, marchiato e sponsorizzato quasi come un Arlecchino da pubblicità, si intromette alla domanda che il Dany mi pone sulla necessità o meno, a mio parere, di calzare i ramponi: “se siete poco esperti, è meglio che li mettiate” risponde il saccente. Un vortice tipo tornado si sprigiona tra la mia cintola e l’attaccatura delle gambe. Guardo il pendio nevoso ben tracciato, ci penso su un attimo e rispondo: “No, non credo li metterò; sai, sono abbastanza esperto”. Le parole si liquefanno come neve al sole dal tono acido della risposta ma io mi sento punto nel vivo tanto che, dopo un attimo, parto a razzo lungo le peste come se non ci fosse un domani e come se non avessi nelle gambe quasi tre ore di salita. O forse è perchè voglio rincorrere gli occhi azzurri della bella svizzera partita da poco alla volta della vetta!

Tutto inizia con un accordo dell’ultim’ora: quando oramai sono sulla via per Morfeo e con l’alternativa pronta per una solitaria, il Dany mi conferma la sua presenza e con essa l’intenzione di tornare verso il Susten. Così, parcheggiato dietro una lunga fila di auto, partiamo alla volta della nostra vetta proprio alla quota minima per evitare di fare lo slalom tra arbusti, sassi e rimasugli nevosi agonizzanti. Questa volta però detto io i ritmi così da permettere al mio motore modello diesel di riscaldare tutti i meccanismi mentre attraversiamo un infinito bosco degno dell’ambientazione di un thriller: non mi stupirei di trovarmi davanti ad un orso sollevato sulle zampe posteriori mentre dalle enormi fauci saetta bava per ogni dove! Sbucati quindi dalla foresta, ci addentriamo nella vallata mentre le mie gambe iniziano a rullare come un aereo pronto al decollo. [continua]

Medale: Sezione Aurea (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on marzo 2, 2017 by fraclimb

sabato 18 febbraio

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La via se ne sta lü tranquilla a sonnecchiare godendo del tepore dei raggi solari che iniziano ad illuminare la sottostante città di Lecco. Sembra che nessuno sia interessato a quella linea di roccia compatta che si snoda tra i blocchi e gli arbusti circostanti come percorso sicuro in un campo minato: sarà un’altra giornata di pura noia? Chi sono quei due puntini che si alzano nel bosco? Forse l’ennesima cordata che vuole sperimentare l’ebbrezza della lastra di burro della Cassin? La Sezione non può immaginare che sia iniziata l’era dell’FF da parete, la raccolta dopo la lunga semina tra falesie e prese di plastica. La nostra idea è semplice ma chiara: o si scala o si torna indietro! A dire il vero spero di tornarci in ogni caso dopo aver salito i primi 6 o 7 tiri e lasciare gli altri per un secondo assalto. Non ci poniamo l’obiettivo della vetta ma quello di visionare la prima metà della via per cercare di salire il più possibile in libera. L’aquila volta lo sguardo sdegnata verso le Crolloniti: chissà se mai ci rivedrà su quelle crode?
L’inizio non è dei migliori: sarà per lo zaino sulle spalle, sarà perchè non ho finito di svegliare tutti i sensi, sarà che siamo proprio all’inizio, fatto sta che non mi sento adeguatamente sciolto. Come potrò rispettare il patto della libera estrema? Intanto raggiungo Cece in sosta e guardo ciò che mi aspetta: il palo! Muro verticale con prese rare come i soldi nel mio portafogli e, dulcis in fundo, un bel moncone di albero ideale per fare lo spiedino in caso di volo! Provo a capire i movimenti ma parliamo una lingua diversa. Intanto mi preoccupo di rinviare il primo spit. Scovo l’appoggio (in realtà non molto difficile vista la carenza di asperità) ma non capisco come usarlo. Situazione vecchia, tecnica antica: tiro il rinvio e piazzo quello successivo. Il moncone legnoso libera una smorfia di disapprovazione; la mia schiena invece non è dello stesso parere. Nel complesso perö la situazione non cambia: non è proprio una salita da mungi e tira, però sono ben lontano da scalare il tiro. Poi arriva una fessura verticale con spit sulla placca a destra. Non ce la faccio, l’istinto è troppo forte: piazzo un friendino e salgo là dove l’aquila indica la via raggiungendo la sosta. [continua]