Archive for the scialpinismo Category

Valle di Blenio: Adula (Ticino)

Posted in scialpinismo on giugno 16, 2019 by fraclimb

domenica 12 maggio

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Al parcheggio non c’è nessuno: d’altra parte, se si hanno tutte le rotelle in asse, questa non sarebbe la giornata più indicata per salire l’Adula a meno di voler provare il kyte-scialpinismo, disciplina che peraltro potrebbe rivestire un certo interesse. Caricati gli sci attraversiamo quindi il lago mentre una calma sinistra ci avvolge un po’ come la massa di nubi che in lontananza copre le pareti. Oltre la diga facciamo la coppia dei sette nani e ci infiliamo nella galleria che dovrebbe portarci nella vallata parallela; all’uscita però è ancora la massa d’acqua della partenza a farla da padrone: decisamente le mie capacità d’orientamento ultimamente girano come un meccanismo grippato. Già nutrivo parecchi dubbi sulla riuscita della salita ma ora decisamente le probabilità crollano vertiginosamente. Così non ci resta che rifare gli orsi delle caverne, individuare la traccia che ci porti nella giusta galleria e vedere cosa ci aspetti dall’altra parte. Poi, finita la fase speleologica della domenica e sbucati finalmente dalla parte giusta, proviamo l’ebbrezza del Gregor kafkiano solo che la nostra metamorfosi ci trasforma da minatori a sacconi da box che Eolo si diverte a prendere a pugni. Noncuranti della situazione ci infiliamo quindi lungo il vallone col vento che a tratti letteralmente ci spinge in avanti finchè alcuni solitari fiocchi di neve iniziano a turbinare nell’aria. Ma noi ce ne freghiamo e continuiamo a divertirci a mettere e togliere gli sci finchè il manto nevoso diventa finalmente una massa continua e uniforme. Il fatto è che contemporaneamente anche le nuvole diventano un agglomerato senza soluzione di continuità dentro il quale dobbiamo per forza di cose tuffarci. La valle tutto sommato passa anche in fretta, direi quasi un’inezia rispetto all’infinita fenditura del Sissone e poi finalmente si inizia a salire. Il crinale piuttosto ripido è stato però perfettamente piallato costringendoci ad un faticoso lavoro di lamine e a continue inversioni che, a volte, sono una roulette russa con la forza di gravità. Intanto Eolo, tra una ripresa e l’altra, inizia pure a prenderci a calci mentre la massa grigia delle nuvole prova a fondersi col bianco della neve. [continua]

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Valle di Blenio: pizzo dell’Uomo (Ticino)

Posted in scialpinismo on giugno 16, 2019 by fraclimb

sabato 04 maggio

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Prima uscita del corso caiano al pomeriggio e, siccome sono diventato anche un invasato dello sci, devo tassativamente approfittare della mattinata libera. L’altro malato è il Gughi che ovviamente mi segue a ruota (o forse sarebbe meglio dire segue le mie code) e poi si aggiunge suo fratello Ric, l’unico dei tre che, oggettivamente, può essere considerato una persona ancora a posto. Siccome poi ho il forte timore di arrivare in ritardo all’appuntamento pomeridiano, poco prima delle 7:30 scendiamo dalla macchina per iniziare a circumnavigare il lago con le nuvole che lentamente levano le tende lasciandoci così in uno dei pochi spazi azzurri di cielo. Ci infiliamo nella valle mentre sulla sinistra pendii morbidi e tondeggianti sfilano come su una lunga passerella lasciando galoppare l’immaginazione che mi catapulta in una qualche rivista sui paesi nordici. Poi, poco prima del passo, iniziamo ad inerpicarci con tecnica da anni ‘60 lungo una linea che segue quasi quella della goccia d’acqua solo perchè nella mia testa si fa sempre più strada l’idea di una rapida ripellata. Ne parlo col Gughi e, guardando il pendio intonso da cui stiamo salendo, ci si illuminano gli occhi mentre un rivetto di bava alla Homer Simpson inizia a scivolare dall’angolo della bocca. Decidiamo di salire ancora per un centinaio di metri e poi ci butteremo a capofitto fino a tornare al passo. Ric invece preferisce proseguire verso la cima. Così, levate le pelli, inizio a scaldare il motore con una stretta serpentina per poi passare ad una specie di super G con le lamine che fendono la massa bianca in larghi curvoni. Quando arrivo alle baite al passo ho il fiatone: mi verrebbe voglia di vedere il tempo ma hanno dimenticato di montare lo schermo al traguardo così mi accontento a rimettere le pelli mentre il Gughi termina la sua discesa. [continua]

Rheinwald: piz Gannaretsch (Grigioni)

Posted in scialpinismo on maggio 11, 2019 by fraclimb

mercoledì 01 maggio

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Al corso di alpinismo di quest’anno dovrei tenere la lezione sull’orientamento. Oggi abbiamo quasi raddoppiato il percorso di salita passando sotto alcuni pendii che, in altre condizioni, solo un folle suicida avrebbe attraversato. Le condizioni perchè una ventina di futuri caiani possano perdersi per raggiungere i piani dei Resinelli ci sono tutte.

Ultimamente poi il mio rapporto col letto non deve andare particolarmente a genio a qualche congiunzione astrale: non riusciamo infatti a condividere più di molte ore assieme e così quando il Tommy anticipa l’orario del ritrovo, sprizzo salti di gioia come in un week end a base di lampi e fulmini. Tutto perchè con l’arrivo del caldo l’idea è di essere nuovamente alla macchina verso l’ora del pranzo per poi rifugiarci in qualche falesia del Ticino, sempre che non si sbagli lungo il percorso di salita! E infatti, come si suol dire, il buongiorno si vede dal mattino e già sulla posizione del parcheggio il capogita inizia a mostrare qualche tentennamento finchè l’apparizione della diga fa un po’ come la stella cometa per i Magi e noi possiamo dare il via, inconsapevoli, l’esperimento sull’allungamento del tragitto. Scendiamo quindi dalla macchina quasi all’unisono col sole che sbuca da dietro le cime e poi iniziamo a costeggiare il lago fino ad un invogliante pendio che ci richiama verso l’alto mentre la parca avvolge il filo del destino. Ben presto però ci ritroviamo in una situazione simile a quella di Pollicino in “Ritorno al Futuro”: praticamente le briciole di pane che avremmo messo in un’uscita in un’improbabile giornata di là da venire sono completamente sparite e noi vaghiamo a casaccio in direzione di quella che crediamo essere la cima. La carta però pare suggerirci qualcos’altro ma noi, imperterriti Pollicini-Doc, proseguiamo finchè la pietà del Master of Puppets materializza un cartello con il non proprio velato commento “idioti” e il toponimo della località: lo sguardo acuto di Cletus dei Simpson serpeggia tra di noi che, sbattuti di fronte alla realtà, iniziamo a doverci sbattere per ritrovare la strada corretta. Passa però non molto che la Parca torna a divertirsi mentre i padri del Caianesimo scuotono il capo davanti alla nostra recidiva incompetenza per la seconda deviazione di percorso finchè, a questo punto direi più per culo che per altro, ci troviamo alla base dell’evidente pendio finale. [continua]

Val Furva: san Matteo (Sondrio)

Posted in scialpinismo on maggio 1, 2019 by fraclimb

domenica 21 aprile

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Sono circa le 6 meno un quarto, i fari dell’auto fendono la notte mentre dagli altoparlanti esce la voce stridula di Brian Johnson; il Gughi è di compagnia come un oratore muto al convegno dei sordi e io fremo all’idea che tra qualche ora inizierò a scendere dal san Matteo finchè a fremere non è qualcos’altro. La vista dei due baffi bianchi sulla BMW che mi segue mi raggela il sangue nelle vene: non c’è bisogno di guardare il tachimetro per avere solo la prova dell’evidenza che sono abbondantemente sopra i limiti. Alzo il piede dall’acceleratore ma dopo una manciata di secondi il lampeggiante blu inizia a colorare l’oscurità. Alla fine me la cavo con un’ottantina di euro e 5 punti in meno sulla patente ma almeno la giornata non è andata completamente a farsi fottere. Ora dovrò sfogare la mia voglia di velocità sugli sci!

Alle 7:30 sbarchiamo dall’auto mentre il posteggio pullula già di scialpinisti con tanto di corde, picche e imbrachi che fanno la loro bella mostra sugli zaini caiani. Nei nostri invece trovano posto solo un paio di ramponi e la pala mentre la cartina se ne sta beatamente sul tavolo in casa del Gughi: effettivamente gli avevo solo domandato se avesse una mappa della zona senza poi aggiungere che, in caso affermativo, sarebbe stato utile se l’avesse portata. Così tutte le nostre speranze di raggiungere la vetta risiedono nella tenuta della batteria del cellulare con la relazione, sulla mia vaga memoria su dove dovrebbe essere il san Matteo e sul non farci fuorviare da qualche treno di sciatori diretto chissà dove. Quando poi all’unico bivio dove potremmo avere qualche dubbio il gruppetto che ci precede se ne va a destra, il nostro senso dell’orientamento inizia a fare come l’ago della bussola torturato dalla calamita. Guardo la relazione e poi cerco di convincere il Gughi che noi dovremo salire a sinistra. La mia arte dialettica non è però quella di Cicerone e così non mi resta che usare la carta della “democrazia”: siccome sono in testa, decido di seguire il mio istinto e, per una qualche strana combinazione astrale, mi riesce pure di azzeccare la linea corretta. Il resto del tragitto corre senza ulteriori intoppi inizialmente col sottoscritto che è preso dalla solita scimmia del centometrista per poi dover gestire l’imminente crisi sugli ultimi metri prima della vetta. Qui c’è l’assembramento dell’Oktoberfest: una masnada di teutonici che si accalca intorno alla croce manco fosse uno sciame di api intorno ad un favo di miele. [continua]

Valle di Blenio: piz Scopì (Ticino)

Posted in scialpinismo on aprile 28, 2019 by fraclimb

sabato 13 aprile

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Non so per quale motivo ma mi sono fissato col san Matteo; forse sarà che è un po’ che non rendo omaggio all’aquila e partire ben prima dell’alba, attraversare la Valtellina, raggiungere la cima, tornare indietro per poi l’indomani andare in falesia ad Albenga mi pare un’ottima idea per sperare nel perdono dei padri fondatori. Invece il Walter se ne viene fuori che il Tommy ha proposto qualcosa nell’alto Ticino, che saremmo in tanti e che quindi potrebbe essere più interessante della nostra coppietta gay: lì faremmo infatti l’orgia gay. Ci penso su e alla fine la val Furva fa la fine della vulva, i padri del caianesimo restano a guardare e io do l’unica condizione che almeno non sia una cima che abbia già salito: non vorrei mai saltasse fuori l’ennesimo Poncione di Vallepiana! Invece le nostre attenzioni si rivolgono al piz Scopì che però, dopo rapida ricerca sulla ragnatela della rete, scopro mio malgrado non sfiorare nemmeno i 1300 metri di dislivello. Ovvio che il mio animo si incendia come un ‘48 ma alle mie rimostranze viene gentilmente fatto notare di non fare il nerd; incasso, accetto l’appunto e sottolineo solamente che faccio solo Fraclimb e che, alla peggio, si può sempre ripellare!

Alla partenza non c’è il semi nulla cosmico del Sissone ma piuttosto un gruppetto di teutonici e un trio di ticinesi. Partiamo per ultimi perchè ovviamente c’è sempre qualcosa da sistemare anche se poi non è mai chiaro cosa sia e subito scatta la competizione. O meglio: si avvia la modalità Fraclimb. Risultato? Pompo fin dall’inizio tagliando con le lamine il pendio pressato mentre in molti calzano i rampanti e, dopo pochi metri e aver pettinato le orecchie a tutti quelli che mi precedono, mi ritrovo solitario a ficcare in gola il muscolo cardiaco che prova a saltare fuori come la faccia ridente dal pacco regalo del clown. Poi viene fuori l’altra costante di quando vado in gruppo, cioè non avere la minima idea di quale e dove sia la meta: inizio quindi a guardarmi intorno cercando tra le punte che mi sovrastano quale sia quella più alta. Ovviamente il risultato è un totale flop perchè alla domanda, Tommy il capogita indica il cucuzzolo su cui arriva la funivia militare. Mi sembra di essere nella vecchia scenetta di Aldo, Giovanni e Giacomo quando i primi scalano la parete con le tipiche prese a forma di zoccolo di gnu e costola di moffetta (o qualcosa del genere) mentre il terzo arriva in cima per il comodo sentiero. [continua]

Val Bedretto: Gerenpass (Ticino)

Posted in scialpinismo on marzo 13, 2019 by fraclimb

sabato 09 marzo

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Ora ho ricevuto il pacco pure da mio papà e, a metà settimana, da mio fratello: quest’ultimo con la scusa che avrebbe avuto un po’ di cose da fare, il primo sostenendo che le previsioni diano brutto e che noi si cammini troppo forte. Poi anche il Gughi mi lascia da solo e io resto col cerino in mano a ciondolare tra la Mesolcina e la val Bedretto. Alla fine punto a quest’ultima con grandi ambizioni di raggiungere il poncione di Maniò e magari (perchè no?) pure il Chüebodenhorn ma più entro nella valle e più inizio a pensare che ci debba essere qualcosa di sbagliato con le previsioni. Forse che siano come il dizionario di greco su cui erano stampate traduzioni diverse da quelle degli altri? In lontananza infatti, proprio dove dovrei salire, un ammasso di nuvole grige ricopre le cime eppure il parcheggio è come quello del supermercato la vigilia di Natale tanto che mi tocca lasciare l’auto poco più in basso, allo skilift delle Micro Machines.

Sono da solo e quindi parto a mille. Non ho la più pallida idea perchè, per forza di cose, si debba verificare questa equazione, fatto sta che è sempre così: l’acido lattico poi inizia a girare tra i muscoli che, a strizzarli, potrebbero produrre un ottimo frappè. Al pianoro sotto la Piansecco riesco finalmente a riprendere il controllo della situazione e, soprattutto, ad avere la consolazione di non essere l’unico folle: entro così in modalità Super Mario e la cinquina di scialpinisti diventa il primo gruppetto di monetine da racimolare per passare al livello successivo. A metà pendio supero l’ultimo: plin! Poi salgo ancora un po’ e, alla prima inversione del quartetto, esco dalla traccia, salgo per il pendio e plin!, plin!, plin! Altri 3 sacchetti passano nelle mie tasche. Il quinto è nel mirino e, dopo pochi metri, passo pure lui. Così guadagno un’altra vita. La coppia davanti la raggiungo dove il pendio si fa meno ripido e poi inizio a salire un po’ a naso visto che tra nuvole, vento e neve tutto pare uniformemente grigio. L’unica certezza è che, facendo fatica, sto certamente salendo. Al piccolo pianoro soprastante trovo la cassa dei pirati: supero un gruppetto che ha alzato bandiera bianca e passo al livello successivo. Ora la fila di altri scialpinisti appare come una sequenza di punti scuri su uno sfondo bianco sporco. Praticamente è come se guardassi lo schermo del mio cellulare in modalità risparmio energetico avanzato. [continua]

Val Bedretto: pizzo Rotondo (Ticino)

Posted in scialpinismo on marzo 2, 2019 by fraclimb

sabato 23 febbraio

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Forse questa volta ho imparato la lezione o, per lo meno, ho avuto la dimostrazione che a volte non sia effettivamente cosü conveniente perseguire ad oltranza la sana virtù del risparmio.

Dopo aver rotto l’attacco e, di conseguenza, essermi portato per la val Masino una zavorra penitenziale, finalmente sono tornato in possesso degli sci nuovi e, con l’occasione, ho fatto anche il passo successivo: ho comprato anche un bel paio di scarponi nuovi fiammanti, leggerissimi. Direi che per quest’anno l’economia l’ho fatta ben girare! Solo a sollevare le nuove calzature mi pare di avere in mano un paio di scarpette da ballo così, quando inforco gli sci, inizio a spingere con un’agilità mai provata. Il Gughi dietro tiene botta e io continuo la mia corsa forsennata finchè scatta la sfida personale per raggiungere prima possibile la capanna Piansecco e vedere poi in quali condizioni mi troverò. Così innesto il turbo e lascio il Gughi a rimirare le mie code; poi però il ragazzo mi raggiungerà quando sono al rifugio solo da pochi minuti e il mio cuore ha appena finito di ballare la salsa.

Salire così leggeri sembra quasi un illecito eppure trovo particolare soddisfazione e tenere nel mirino alcuni sciatori, raggiungerli e quindi passarli sopra le orecchie. Poi alla base del canale mi tocca attendere dei tempi geologici perchè il Gughi si levi i legni per poi infilarsi i ramponi ma alla fine riusciamo ad assaltare il canale anticipando chi ci è dietro. Alla sella, alla base della crestina finale, c’è la ressa dei saldi: gente che sale e scende in un garbuglio inestricabile. Pare quasi di essere in certi filmati all’Everest. Torno allora indietro di pochi passi e provo a salire più a destra lungo il ripido crinale nevoso. Risolta la variante, di per se non particolarmente complessa ma forse un po’ pericolosa, mi ritrovo solitario in cima. Oddio, in realtà qualcun altro ci sarebbe: quell’insopportabile di Eolo cui tornerebbe utile un pacchetto di mentine per placare il fastidioso alito. Il Gughi arriva poco dopo: scattiamo un paio di foto, attendiamo che si liberi la cresta e poi abbandoniamo la camera del vento. [continua]