Archive for the scialpinismo Category

Val Masino: sentiero Roma in invernale (Sondrio)

Posted in scialpinismo, vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on gennaio 9, 2019 by fraclimb

giovedì 27, domenica 30 dicembre

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Il vento ulula e soffia gelido sferzandomi il volto. Un turbine di neve simile ad aghi mi colpisce con ferocia mentre il cappuccio della giacca sembra un cartonato. Eolo sbuffa. No: quello sono io sul tratto finale del canale verso il passo del Ferro o come diavolo si chiama. Mi volto e faccio il pollice verso a Caterpillar Thomas e Cavallo Pazzo Andre: “torniamo indietro!”. La tempesta picchia duro e gli sci sullo zaino sembrano la vela di un deltaplano. Dietro però pare la pensino diversamente: Cavallo Pazzo Andre corre infatti lungo gli ultimi metri e poi si tuffa a sinistra verso la sella entrando clandestinamente in Svizzera: “oltre la cresta saremo al riparo dal vento!”. Non ci credo minimamente e sono stanco e stufo di questa avventura. Sarebbe la terza volta che alzo bandiera bianca in questi 4 giorni ma oramai dovrei aver capito quanto l’amico sia caparbio. Caterpillar Thomas lo segue come fosse al Mezzalama, giù di corsa per il ghiacciaio della Bondasca fino ad uno sperone roccioso dove la furia dei due folli si arresta insieme alla violenza della tempesta. Non posso che trascinarmi verso il riparo guardando inorridito quello che dovrebbe essere il passo di Bondo, l’unico punto in cui sembra si possa ritornare sul suolo italico, in val Porcellizzo. Sono 4 giorni che ravaniamo e saranno almeno 15 anni e 4 tentativi andati a male che inseguo questo obiettivo, il sentiero Roma in inverno ma se non fosse per la determinazione di Cavallo Pazzo Andre e per la forza di Caterpillar Thomas, Cavallo Goloso Fraclimb sarebbe probabilmente a pascolare in qualche falesia.

Giovedì partiamo in 5, insieme a noi ci sono Gughi il Giovane e Gabri il Pacato Inconsapevole (non che gli altri avessero propriamente chiaro ciò a cui si sarebbe andato incontro). Riusciamo a lasciare una macchina dove era caduta la frana e poi, caricati gli zaini che sembrano i basti dei portatori da spedizione himalaiana anni ‘50, ci avviamo verso Predarossa. Sopra lo Scotti iniziano i cazzi amari e soprattutto una nuova disciplina, lo sci da legna. Già perchè la strada è totalmente ingombra di abeti, una montagna di aghifoglie che dobbiamo scalare per poter guadagnare quota. Poi finalmente arriviamo alla Ponti e ovviamente dobbiamo spalare per liberare l’ingresso del bivacco, una suite simile ad una stamberga decadente con un tavolo in stile arte moderna formato da un tavolaccio che balla la samba sopra una pila di mattoni e sei brande che pare abbiano subito l’assalto di altrettanti lottatori di Sumo. [continua]

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Val Malenco: pizzo Cassandra (Sondrio)

Posted in scialpinismo on gennaio 4, 2019 by fraclimb

sabato 15 dicembre

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Fuori fa freddo ma avrei pensato peggio, il fatto però è che dentro la temperatura sia praticamente uguale nonostante il fornelletto lavori alacremente per sciogliere la neve. Di effetto stalla praticamente manco a parlarne visto che l’unico asino presente è il sottoscritto; non mi resta quindi che starmene imbacuccato nel super piuminazzo alla Kammerlander in attesa che il risotto venga pronto per poi tuffarmi tra le braccia di Morfeo non prima di essermi portato al calduccio del sacco a pelo anche la maglietta usata per arrivare alla Porro, ora ridotta ad un cartonato congelato!

Sto guidando un pullman lungo una discesa piene di curve. I freni rispondono male e l’automezzo, fortunatamente vuoto, sfugge incontrollato lungo il nastro d’asfalto. Davanti un’auto cerca invano di sfuggire al mio folle inseguimento senza però distanziare il torpedone che rimane a pochi centimetri dal suo bagagliaio. Sulla destra il dirupo si apre come un’enorme cicatrice. Non ne vedo il fondo ma non sono nemmeno interessato a scorgerlo, gli occhi incollati alla strada mentre il pullman corre incontrollato sempre più velocemente. Poi mi manca l’appoggio. Scivolo. Porca put…! Sono intrappolato: la spalla sinistra sbatte contro il freddo pavimento mentre i due materassi impilati su cui dormivo sono come una cornice che slabbra oltre la rete del letto.

Alle 7 sono fuori a prendere freddo (ma tanto dentro è uguale tanto che nell’acqua della borraccia galleggia un iceberg che non si scioglierà per tutta la giornata!), il cielo ancora nella sua veste notturna mentre lentamente si avvicina la luce dell’alba. Conosco il percorso abbastanza bene: fino all’inizio del ghiacciaio dovrei essere relativamente sicuro, poi vedrò come sono messi i buchi. I legni scivolano silenziosi mentre batto la traccia finché sotto il manto nevoso scorgo i segni di quello che potrebbe essere un crepaccio. Mi fermo: studio la situazione spostandomi a destra e poi ancora finchè alla fine passo. Non succede nulla.

Sulla terminale, fortunatamente riempita da uno spesso strato nevoso, non ho problemi e così arrivo alla sella dove finalmente riesco a incrociare i timidi raggi del sole; ma è solo un attimo perchè poi mi infilo ancora sul lato oscuro della montagna prima di guadagnare definitivamente la cresta che mi porta in vetta. Intorno è un susseguirsi di montagne innevate: sono totalmente isolato e solitario, disperso in un oceano di picchi e cime mentre il ghiacciaio appena superato appare tormentato dalle cicatrici dei crepacci. [continua]

Pizzo Lucendro (val Bedretto, Ticino)

Posted in scialpinismo on dicembre 17, 2018 by fraclimb

mercoledì 05 dicembre ‘18

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Ancora a cazzeggiare nella giornata dei pensionati anche se dove andremo sarà molto improbabile trovare qualche stipendiato dell’Inps: quasi certamente saremo solo io e fancazzista-universitario Gughi. D’altra parte,dopo il Poncione di val Piana, ho una voglia matta di provare i nuovi legni e, dopo aver cercato di studiare carte nivologiche e meteorologiche, decidiamo di tornare ancora in val Bedretto. Così sento il fratello per avere un’idea su come evitare la colonna dei deportati frontalieri col risultato che dovremmo partire prima delle 6 o dopo le 8! Ovviamente non possiamo che optare per un orario intermedio col risultato che ci spariamo un po’ di colonna tra gli incazzosi lavoratori e i folli limiti elvetici riuscendo ad attraversare il Ticino in quasi due assurde ore di macchina per poi aspettare che il Gughi termini di indossare l’abito da sposa e sia pronto per faticare. Alla fine, quando manca un nonnulla alle 9, due zaini con gli sci iniziano a muoversi su per il prato appena coperto da un sottile strato bianco e poi per il bosco fino ai pendii soprastanti dove la coltre nevosa si espande completamente intonsa. Poi arriva il momento dell’interrogazione sulla meteorologia e io mi becco un bel 5 e mezzo: il cielo si presenta infatti lattiginoso con qualche solitario fiocco a danzare nell’aria mentre iniziamo a tracciare senza riuscire ad avere ben chiaro cosa diavolo ci sia sopra le nostre teste. Spero così di azzeccare i pendii giusti lottando tra senso di nausea e una neve tra il farinoso e il semi-trasformato mentre succhia-la-corda-Gughi resta nelle retrovie mandando il vecchietto a fare il lavoro sporco. Poi sull’ultimo pianoro, prima di quello che sembra il tratto ripido finale, studiamo attentamente la situazione sperando di azzeccarci meglio rispetto ai risultati del sottoscritto con le previsioni ma, alla fine, ci manca poco che estraiamo la monetina per decidere se salire a sinistra o a destra di alcune rocce. Alla fine, mosso forse a pietà per i due derelitti scialpinisti, il primo raggio di sole riesce a bucare la massa di nubi e a darci una visione più chiara di ciò che ci sovrasta, così iniziamo il nostro calvario a base di neve simile ad una granita insapore e poi crampi del Gughi mentre il canale sembra come la linea dell’orizzonte in mezzo al mare, sempre e inesorabilmente nello stesso maledetto punto! [continua]

Val Bedretto: Poncione val Piana (Ticino, III)

Posted in scialpinismo on dicembre 4, 2018 by fraclimb

domenica 02 dicembre

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Ieri ho scoperto di essere ciccione, di essere diventato vecchio e contemporaneamente essere cresciuto di 1 centimetro. Tutta colpa della visita medica per il certificato della palestra che mi ha appioppato qualche chilo in più rispetto quelli che credevo di avere e mi ha scalzato dalla categoria dei bradicardici. Con questi pesi insostenibili mi avvio a provare il regalo di Natale anticipato perchè, dopo 12 anni, è venuto il momento di pensionare sci e attacchi e cercare di adeguarsi alla tecnologia, in attesa ovviamente di tornare, col correre del tempo, tra i pezzi da museo. Così, nonostante la perturbazione invitatasi a pranzo, col Ricky e Gianni puntiamo all’inflazionata val Bedretto e all’ormai solito e a volte noioso Poncione di val Piana.

Al parcheggio inizia già a nevicare, non perchè noi la si abbia presa comoda ma perchè l’invadente rovina week end ha deciso di suonare al campanello quando, ancora in pigiama, ci si trascina per casa vagando alla ricerca del motivo per cui, anche questa mattina, si è dovuto abbandonare il caldo del piumone. Ovviamente la nuova arrivata non smuove minimamente le nostre intenzioni e, dopo aver faticosamente centrato l’attacco con lo scarpone destro, risultato per altro raggiunto al primo tentativo con il fratello, partiamo a razzo su per la traccia. Forse mi sono illuso che sui nuovi sci ci sia anche un qualche sistema di propulsione ma, evidentemente, così non è: il risultato mi porta ad avere per tutta la salita la compagnia di una sensazione di spossatezza cui avrei fatto volentieri a meno. [continua]

Val Tavetsch: piz Cristallina (Grigioni)

Posted in scialpinismo on marzo 11, 2018 by fraclimb

sabato 03 marzo

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A volte, ancora prima di partire a sfacchinare, il caiano si intrufola in qualche locale a fare l’aperitivo, giusto per stimolare i succhi della digestione in previsione del prossimo succulento banchetto. Questa volta, appena superata Campra, il leggero analcolico ha le sembianze della strada completamente imbiancata sulla quale le gomme del mezzo del Denny rotolano senza battere ciglio: pur guardandoci un po’ attoniti, proseguiamo imperterriti il nostro girovagare fino a superare il Lucumagno. Qui la botta alcolica è come un destro di Tyson, potente e feroce ma soprattutto inaspettato. Con gli occhi ricolmi del bagliore della neve che ci circonda, andiamo infatti ad infilarci nell’antro di Satana, una lunga galleria para-slavine buia come la cantina dei peggiori incubi. Praticamente è come sbattere il muso in un buco nero la cui massa ci sta risucchiando nelle viscere della terra.

Al parcheggio non c’è nessuno. La cosa forse dovrebbe puzzarmi un po’ visto che sono le 9 passate ma al momento il mio naso non percepisce alcun odore, così sbarco dal caldo del Caddy e mi faccio avvolgere dalla frescura dell’inverno. Individuata poi la vecchia traccia, iniziamo a risalire il crinale tra un intricato dedalo di abeti che non promettono nulla di buono per la discesa. Inoltre, nonostante l’aperitivo, i succhi gastrici non hanno ancora iniziato a lavorare e io mi sento catapultato da queste parti più per la regola del fine settimana che prevede la lotta alpestre piuttosto che per il piacere di una sciata. Ma la fame, si sa, viene mangiando e, nonostante il manto nevoso mi lasci forti dubbi sulle prestazioni della discesa, piano piano ingrano la marcia e, quando il bosco si apre in una solitaria radura, sono in maglietta convinto più che mai a raggiungere la vetta. In alto intanto diventa evidente che verremo schiaffeggiati da Eolo impegnato a sollevare turbini di neve mentre ora abbiamo altro a cui pensare: infatti, come fossimo entrati nella taverna dei giganti di Obelix, l’oste continua a portare piatti a nastro sotto forma di un ripido pendio intonso che sembra montato su un tapis roulant che viaggia nella nostra stessa direzione. Battiamo traccia credendo di mantenere un buon ritmo tanto che, quando l’inserviente pare aver alzato bandiera bianca, uno sguardo all’altimetro si trasforma in una di mazzata sui denti col malefico cuoco che esce dalla cucina insieme ad un succulento elefante alle olive! [continua]

Rheinwald: quota 2734 (Parpeinahorn; Grigioni)

Posted in scialpinismo on febbraio 1, 2018 by fraclimb

sabato 27 gennaio

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L’idea di trovarmi alle 7:30 non mi dispiace affatto: forse potrei recuperare qualche minuto di sonno ma alla fine i migliori propositi sfumano e così rimango col mio debito che, prima o poi, dovrò decidermi a estinguere. In realtà infatti non abbiamo grandi ambizioni se non quella di passare un po’ di tempo in auto e valicare la cresta delle Alpi scappando così dalla perturbazione che staziona dalle nostre parti. In effetti il raggiro meteorologico da i frutti sperati e, dopo esserci persi la giusta uscita dell’autostrada, raggiungiamo finalmente Mathon sotto un sole già alto nel cielo. L’altro grosso problema diventa quindi quello di trovare un posto per l’auto in un parcheggio selvaggiamente occupato da civilissime auto teutoniche che considerano le strisce bianche tanto quanto il sottoscritto la monodose di Nutella: il Denny prova comunque a infilarsi nel pertugio ma, a meno che la sua auto non subisca l’effetto di un capo di lana dopo un lavaggio sbagliato, l’impresa ha dell’impossibile. Non ci resta quindi che lasciare l’auto sull’altro lato della strada, sperare di non trovarvi poi sopra un costoso e poco simpatico fogliettino e poi finalmente iniziare a risalire il pendio. La neve lascia già a desiderare, un po’ per l’esposizione e l’incessante martellamento del sole, un po’ perchè lasciamo dietro di noi una bava di liquidi simile a quella di una lumaca tanto che non manca molto perchè mi ritrovi a fine gennaio in maglietta. Poi la massa bianca inizia ad affezionarsi alle mie pelli, ci si avvinghia come una cozza e io mi ritrovo con una zeppa sotto lo sci. Risolto l’inconveniente e spalmata una buona dose di sciolina posso finalmente riprendere la marcia e scoprire, poco sopra, l’ultimo regalo di giornata: questa dev’essere la cima delle donne ma non piacevoli e suadenti nordiche quanto piuttosto vichinghe da squadra di rugby con una volumetria doppia della mia! In ogni caso sono qui per sciare e non per fare altro e così spingo ancora più rapidamente sugli sci scappando da eventuali istinti razziatori fino a superare l’ultimo risalto per poi seguire la docile cresta fino al punto più alto. [continua]

Urserental: Stellibodenhorn e Rottallihorn dalla Rotondohutte (Uri)

Posted in scialpinismo on gennaio 16, 2018 by fraclimb

sabato 13 gennaio

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A dire il vero non sento una grande smania per andare a sciare: mi piacerebbe prendere in mano le picche e testarmi su qualcosa di duro (che poi, visto il mio livello di ghiacciatore, significherebbe un ridicolo scivolo ghiacciato da ridurre in colabrodo con una mitragliata di chiodi) eppure decido di tirare fuori dalla naftalina i legni e confrontarmi col bianco elemento. Sarà forse che questo potrebbe essere il modo migliore per cancellare la prima settimana di lavoro del 2018 che, dovesse ripetersi altre 52 volte, potrebbe portarmi veramente ad abbracciare il caianesimo extreme della morte certa! Così mi trovo col Tommy senza avere la minima idea su quale possa essere la meta di giornata e aggregandomi ad altri due istruttori della scuola col risultato che passerò quasi tutta la giornata a sperare di non fare eccessive brutte figure quando i miei due pezzi d’antiquariato si butteranno in discesa.

A Realp sembra di essere al mare a ferragosto: le auto sono parcheggiate una sull’altra e già sui pendii si vedono frotte di veri caiani partiti prima dell’alba arrancare rigorosamente e diligentemente in fila indiana. Per fortuna che questo dovrebbe essere uno sport lontano dalla ressa! Non ci fasciamo comunque troppo la testa e iniziamo ad accodarci alla fila che imbocca il nostro stesso percorso dove devo giocare le mie carte e guadagnare i punti necessari per uscire con almeno un 6 a fine giornata anche se, considerando il detto “chi ben comincia è a metà dell’opera”, non getto certo delle solide fondamenta: dopo aver infatti mostrato sci e attacchi da museo, bastano poche spinte sul manto nevoso per iniziare a seminare la coda della pelle destra, fatto che mi costringe ad un indesiderato pit stop a pochi metri della partenza. Risolto quindi alla bene e meglio l’inconveniente, mi ritrovo già ben lontano alle chiappe del terzetto che quindi devo cercare di raggiungere il più rapidamente possibile se non voglio precipitare abbondantemente sotto lo zero. Inizia così la mia rincorsa che, per fortuna, sarà l’unica di giornata mentre continuo a ricordarmi di non strafare onde evitare l’improvviso collasso finché mi accodo al Tommy dando modo ai potenti quadricipiti di smetterla di bruciare. Superiamo così il bivio per lo Stotxigen Firsten e poi ci addentriamo verso la Rotondohütte con l’ambizioso progetto di aggirare il Rottällihorn per poi raggiungerne la cima dal versante opposto a quello di discesa. [continua]