Cavalcorto: spigolo dei Comaschi con variante iniziale (Valmasino, Sondrio)

sabato 10 giugno

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FOTO

Devo avere un particolare ascendente su Walter perchè riesco sempre a convincerlo a seguirmi su qualche ravanata dagli esiti incerti. Questa volta è bastato un rapido incontro in falesia e la foto della relazione insieme all’assicurazione che “questa volta la salita sarà tranquilla!” per trovarci con gli zaini in procinto di esplodere a sudare su per la val del Ferro. Probabilmente, in realtà, l’amico è semplicemente caduto nella mia stessa inguaribile malattia che porta a situazioni sgradevoli su staffe, protezioni di dubbia tenuta, erba ma soprattutto a infilarsi su per camini stitici. Per di più credo che dopo Hemmental Strasse, qualsiasi sano di mente si sarebbe tenuto lontano dal sottoscritto per un lungo periodo mentre, evidentemente, il Walter deve aver raggiunto lo stadio cronico di non ritorno della caianite acuta! C’è poi da aggiungere che riesco a rendere interessante l’intera avventura per un folle al par mio aggiungendo il bivacco all’addiaccio con tanto di cena a base dell’immancabile risotto. Così, dopo aver valutato una perdita di tempo dormire da qualche parte a san Martino e godersi i piaceri della vita mondana della Katmandu della Valmasino, ci troviamo su un bucolico prato ad aspettare il faro da stadio della luna piena e quindi il ritorno del carro di Elio.

Dopo un’inattesa comoda nottata (almeno per il sottoscritto incallito amante dei bivacchi), lo stridulo grido dell’aquila rompe il silenzio del mattino alle 7 quando abbandoniamo il praticello per iniziare ad arrancare su per il sentiero. Ho davanti agli occhi quell’infida e impossibile parete dal nome sbeffeggiante per uno soprannominato Cavallo Goloso: sarebbe come vedere Zorro cascare da un pony. Beh, io ci sono caduto già quattro volte! In una, addirittura, non sono nemmeno riuscito a raggiungere la base della montagna! Insomma, la questione si è oramai tramutata in una barzelletta tanto che, per evitare che la legge di Murphy possa colpirci già sull’avvicinamento, scarrozziamo una picca a testa nell’evenienza che il canale d’accesso possa proporci neve dura, situazione che, tra l’altro, aumenterebbe il numero di bollini da appiccicare al nostro curriculum! In realtà, arriviamo al cuneo iniziale (che ritrovo con la stessa facilità dello scaffale della Nutella) senza dover sfruttare il ferro beccuto. La sfida ora entra nel vivo mentre in giro, stranamente, non c’è anima viva. [continua]

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4 Risposte to “Cavalcorto: spigolo dei Comaschi con variante iniziale (Valmasino, Sondrio)”

  1. Non ci credo!! ahahah!! grandi!

  2. crodaiolo Says:

    ciao fra,
    non ti leggevo da un po’.
    divertente e dissacrante come sempre!

    mi hai fatto rivivere due intense giornate di ormai ventisette anni fa.

    la prima si esaurì nel succitato diedro camino fuori via dove, incosciente come si è solo a vent’anni, salii senza protezione alcuna per circa venti metri nell’assurda speranza di riuscire a venirne a capo ricorrendo a quella che allora era la mia specialità: un’elegantissima spaccata.

    giunto al capolinea, preda di veri e propri spasmi da terrore e ben consapevole della potenzialmente rovinosa caduta ormai imminente, ebbi la forza di girarmi fronte a valle un attimo prima di staccarmi.

    fortuna volle che l’impatto maggiore avvenisse con un “grasso” terrazzino erboso posto alla base del tratto più verticale, sul quale per lo più mi riuscì di attutire con le gambe.

    mi fermai ben più in basso dopo aver sbattuto a destra e a manca, laddove il canalino erboso sottostante andava strozzandosi ed il mio compagno, con altri quattro occasionali compagni di Seregno, aveva fatto sosta.

    in verità mi fermarono loro, ivi provvidenzialmente disposti a mò di tappo.
    ne ricordo uno in particolare, fresco reduce da incidente, che quel giorno arrampicava con un collare di semi-immobilizzazione del tratto cervicale: Massimo(ne) Colombo.

    tornammo in sella al cavalcorto dopo due settimane (giusto il tempo di leccarsi le ferite e veder riassorbite le botte) caianamente decisi a chiudere il conto ma specialmente per scoprire dove diavolo fosse il fantomatico camino, quello giusto insomma.

    lo trovammo, decisamente più a destra, e molto meno ostico del previsto.

    ostico ed impegnativo risultò invece il “camino bloccato” in alto, (quello dopo il bel diedro regolare) che superai con due punti di A0,
    e la placchetta successiva, dove il mio compagno non se la sentì di insistere ed io… beh, dovetti “grattare il fondo del barile” per venirne a capo.

    ah, such old (sigh) memories…

    🙂

    • fraclimb Says:

      bellissimo ricordo!

      • crodaiolo Says:

        fra : non me ne ero reso conto subito
        ma grazie ad una tua foto son riuscito a rivederlo,
        quel diedro/camino di L2 che per giorni aveva albergato nei miei incubi…
        e ti dirò che, nel riguardarlo adesso, l’idea di affrontarlo senza i mezzi per proteggersi mi mette ancora i brividi!

        confesso inoltre che nel volare, consapevole dei danni ingenti che avrei potuto riportare, con voce tremante avevo urlato “mammaaa”.

        eh sì, quella volta mi ero veramente giocato il jolly!

        ciao

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