Archivio per luglio, 2020

Fungo: Erika (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 31, 2020 by fraclimb

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sabato 04 luglio

Sto salendo in Grignetta; sto andando verso il Fungo. È quasi un anno che non mi metto in gioco su una via. E per di più questa pare sia anche abbastanza caiana o, almeno, noi ce l’aspettiamo cosi tanto che, oltre ai friend, anche chiodi e martello si ammassano dentro lo zaino aggrovigliandosi gli uni sugli altri. Il sentiero della Direttissima fila via liscio anche perchè sto spingendo, l’indicatore quasi sul rosso fisso. Poi arriva il prato ripido, la classica distesa d’erba della morte certa: un passo falso e si finisce con un tuffo triplo carpiato direttamente a sguazzare nel lago a Mandello. Ma l’istinto di avvinghiarsi ai fili d’erba non può mica sparire in una manciata di mesi di semi inattività, è come andare in bicicletta: non ci si dimentica mai! E, infatti, mi avvinghio come se non avessi fatto altro negli ultimi mesi e riesco a non perdere troppo terreno da Jag e Danny. Combiniamo un bel trio di vecchi caiani da osteria, non fosse per l’assenza quasi cronica dell’arrotondamento curvilineo addominale e dei pantaloni alla zuava, per il resto viviamo tutti e tre di ricordi più o meno passati. Forse, arrampicatoriamente parlando, quello messo meglio è il Jag ma la realtà è che si trascina una serie infinita di patologie semi demenziali che spuntano un po’ come i funghi e così alla fine davanti all’attacco tocca al sottoscritto prendere le redini della conduzione. Oddio, a dirla tutta, la cosa non mi dispiace affatto anche se rompere il ghiaccio su un tiro che qualche mese fa mi avrebbe solo fatto ridere il cuore non mi lascia completamente tranquillo. Eppure ora sono in ballo e non mi resta che darci dentro. Guardo la cima della guglia lassù in alto a decine di metri dalla nostra posizione e poi parto. La roccia non sembra quella del Wenden ma non è nemmeno un marcione. Mi alzo delicato cercando di accarezzarla con l’eleganza di un gatto di marmo finchè non mi trovo a tu per tu con la sosta. È fatta, il ghiaccio si è rotto! Poi però mi ricordo che sarà si e no IV grado, che più avanti potremo averne delle belle e allora cerco di frenare l’entusiasmo e caricarmi per la prossima lunghezza. [continua]

Val Camonica: rifugio città di Lissone, lago d’Arno e val di Dois (Brescia)

Posted in escursioni on luglio 17, 2020 by fraclimb

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domenica 31 maggio, martedì 02 giugno

L’auto passa a pochi metri dal bagagliaio, arriva alla vicina partenza della teleferica e si gira puntando i suoi fanali verso il Caddy. Fosse per me, continuerei a ronfare beatamente come se nulla fosse ma la Jo no: ha drizzato le antenne e pare una gazzella pronta a scattare. Dopo il pazzo strombazzatore della val Malenco, ci mancava un altro svitato che interrompesse il sonno alle 3 di notte. Qualcuno apre le portiere ma non si capisce cos’altro faccia: andare in camporella fin quassù non mi pare un’idea geniale nè partire per una caianata col tempo londinese. Intanto i fari ci illuminano come le luci di una discoteca filtrando la nebbiolina che si fonde con la pioggerella che batte incessantemente sulla carrozzeria. Passa una manciata di minuti in cui una valanga di pensieri si srotola nella mente: chi cazzo è? Mr Hyde? Poi le portiere si chiudono, la macchina riparte, ci passa di nuovo davanti e prende la strada verso valle. Fuori regna il silenzio, dentro il battito incessante dei nostri cuori.

Alle 5 è la volta della Panda. Si ferma di fianco al Caddy quando c’è un piazzale deserto: certa gente deve proprio rompere gli zebedei o far di tutto per farti venire un colpetto. Questo però c’ha lo zaino da trekking, lo vediamo chiaramente attraverso i finestrini. L’uomo scende, inforca lo zaino e accende il faro da stadio che si porta in testa e ce lo punta contro. Osserva dentro la nostra macchina, commenta qualcosa e poi passa ai finestrini davanti. Questa volta è lui ad avere un colpetto: forse non si immaginava ci fosse qualcuno; ma allora cosa guardavi così incuriosito? Gira il faro di San Siro e si allontana sotto la pioggia. Solo che lui è la punta dell’iceberg, l’avanguardia della massa di escursionisti che da lì ad un paio di ore inizierà a fare la spola nonostante Il tempo schifo-merda con un’inutile pioggerellina che bagna per sfinimento. Quando poi sono da un pezzo passate le 10, ci decidiamo a lasciare le comodità del nostro Caddy-Lake con l’obiettivo di raggiungere il rifugio Città di Lissone lungo la sequela di tornanti e gradini che pare non abbia mai fine. Impieghiamo il tempo necessario perchè il cuore della Jo non salti fuori dalla bocca e soprattutto perchè io riesca ad azzeccare le risposte all’interrogazione del corso di botanica. Devo dire che qualche piccolo miglioramento lo noto: dal 4, sono passato ad un solido 5 e mezzo, vedo la luce della sufficienza ad un tiro di schioppo! [continua]