Archivio per luglio, 2022

Mont Blanc du Tacul: Arete du Diable (Alta Savoia)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on luglio 21, 2022 by fraclimb

sabato 02 luglio

La sveglia non deve neanche suonare: sono talmente eccitato (o spaventato?) che le ultime ore di sonno le ho passate con un orecchio allerta così quando i due tizi di fianco al nostro letto si alzano, guardo l’ora; manca una manciata di minuti alle 2, è il momento. Mi sfilo dal sacco lenzuolo, sistemo in qualche modo le coperte e sono fuori. La sala da pranzo pullula di voci: mi domando dove andrà tutta sta gente mentre non ho ancora ben chiara la portata di quello che andremo a fare, so solo che mi conviene riempire la pancia perché poi in questi casi non si sa mai quando ricapiterà. Alle 3 la notte ci avvolge: prendiamo la prima traccia sul ghiacciaio ma dopo una manciata di minuti è chiaro che qualcosa sta andando storto: c’ho il solito lumicino in testa e col suo fascio non è che riesca a capire granché ma so solo che ci stiamo abbassando troppo. Chi ben inizia è a metà dell’opera e noi ci stiamo impegnando per finire nell’imbuto dello scarico. Torniamo sui nostri passi in direzione di due luci che si stanno avvicinando e finalmente troviamo la traccia nel marasma di ghiaccio. La Combe Maudit è uno dei posti più fichi ma noi non vediamo nulla, solo una serie di punti luminosi dondolanti verso la Kuffner e una coppia diretta alla nostra cresta: pare che saremo quasi da soli e la cosa non mi dispiace affatto! Poi ci infiliamo verso la fine della conca, alla base del pendio e più in alto iniziano a spuntare cordate come funghi e a quel punto mi parte la scimmia: basta mettere insieme una salita, un terreno classico da caiano con neve e sfasciumi e un manipolo da raggiungere che scatta il lato competitivo. Il risultato è che arriviamo alla cresta col sole, in un ambiente da favola e dietro le due coppie che ci precedono ma poi alla base della prima torre il pit stop è di quelli da attesa del treno fantasma. Le varie cordate devono distribuirsi lungo la Chaubert e così ho tutto il tempo per riflettere e farmi lentamente abbracciare da un senso di inquietudine e inadeguatezza. È come un lento ma costante stillicidio: alla fine il bicchiere si riempie e poi rischia di straboccare. Sarò in grado di scalare con ‘sti ferri da stiro ai piedi? Non è che finisce che il Marco dovrà parancarmi su per le creste? E per rispondere a tutte ‘ste pare mentali, mi tocca pure partire per il primo tiro. Quarto. E questo sarebbe un fottutissimo quarto?! Come cazzo faccio a spalmare una scarpa che è rigida come un pezzo di marmo sulla placca? È come voler scalare con gli scarponi su Uomini e Topi! La soluzione è solo una: faccio come il Fiorelli, tolgo la scarpa e salgo a piedi nudi. Poi mi illumino di immenso: afferro il chiodo, lo tiro e arrivo alla presa. Forse bisogna ripensare a come interpretare la scala delle difficoltà. Per il resto il tiro fila liscio e alla fine mi ritrovo in cima al primo 4 mila della giornata, pronto per la prima sequenza di doppie. [continua]

Gandschijen: Sudpfeiler (Uri)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 18, 2022 by fraclimb

domenica 19 giugno

Alzo lo sguardo, studio la parete: la linea è lì in tutta la sua logicità. E, altrettanto ovviamente, i fix sono delle caotiche mitragliate che riluccicano al sole. Non ci sto capendo molto (forse quasi una cippa di niente): dove devo partire? Guardo verso valle: del Jag ancora nessuna traccia, poi lo vedo camminare costante verso l’attacco. – Non ci siamo, non sono in forma… – Completo io la frase perchè tanto ho già ben chiaro dove andrà a parare – … e poi hai le gambe da merlo… Cazzo Jag, ti lamenti ma poi abbiamo impiegato meno del tempo della guida – – Eh, ma non va bene – Potrebbe partire la valanga di lamentele, trite e ritrite su come non stia facendo nulla, che il lavoro lo assorbe eccetera eccetera, invece lascia da parte la pentola di fagioli e scarica lo zaino. Intanto sono arrivato alla decisione che la via parta da questa specie di pulpito perché altrimenti dovrei spostarmi a destra e non ne ho voglia: la placca verticale su cui dovrò salire mi sembra però un palo nel culo, per dirla chiaramente. Eppure la guida recita che le difficoltà sono sotto il limite umano. Ci sarà la ronchia nascosta (difficile sul granito ma tantè), deve esserci per forza anche perchè ho portato le ciabatte che non sostengono nemmeno sui gradini delle scale di casa. Se non c’è il beneamato regalo dovrò inventarmi qualcosa. Parto: inutile perdersi in chiacchiere e filosofie su quello che potrebbe esserci. Così scopro che la sbarra non c’è (ovvio) e manco una tacca decente. Forse dovrei mettere il piede su quella caccola, peccato che la scarpa sia tendente allo sfondato. Mi faccio tenere e poi pendolo verso sinistra. Tecnica antica ma sempre più che attuale. Afferro qualcosa che man mano salgo diventa sempre meglio e così liquido il tiro (io mi sono già sufficientemente squagliato sull’avvicinamento). Il Jag mi segue e, come al solito, il Caianesimo non lo ha abbandonato. E come potrebbe? [continua]

Punta Emma: Fedele e Steger; Torre Delago: spigolo Piaz; Torre Winkler: Winkler (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 14, 2022 by fraclimb

sabato 11, domenica 12 giugno

– Walter, fammi sapere che si può fare in Crolloniti… –

Ci avevo anche provato a sondare il terreno e vedere se ci fosse uno spiraglio per tentare qualcosa al Catinaccio ma Walter-direttore è inamovibile. Così lascio ogni velleità dietro la porta di casa e mi preoccupo solo se ci sarà o meno lo strudel a cena. Poi mi passano il libretto del malcapitato (dipende dai punti di vista) allievo: c’ho ancora uno di quelli forti (Lorenzo) che non ho mica capito perchè si sia iscritto al corso caiano. Ma le vie fattibili alla fine sono poi quelle e io di andare su fino alle Torri del Vajolet non c’ho sbatti: troppo lungo e noioso l’avvicinamento (poi però vado a fare la Selen in giornata, ma questa è un’altra storia). Così mi focalizzo sulla Emma (la Punta) con l’idea di fare la Fedele o la Steger. Alla prima, dove all’attacco c’è già l’ingorgo ferragostano, guardano anche il Gabri e il Cesare coi rispettivi allievi così io devio sulla seconda dove domina il nulla cosmico. Ci prepariamo e una coppia arriva a guardarci le chiappe: – La conoscete? Già fatta? – Rispondo con un “si” acido non tanto perchè risentito che non abbiano riconosciuto il “grandissimo” ma perchè la domanda mi svela già tutto: hanno tutta l’aria di due caiani pronti al bivacco. A volte so essere fastidiosamente spocchioso. Salgo la rampa ma non vedo la sosta e allora il Lorenzo mi segue a ruota. Ottimo. Dopo un paio di lunghezze, dove si inizia finalmente a salire in verticale, non ho chiaro dove andare: scavo nei ricordi, leggo la relazione ma la descrizione non mi aiuta. Siamo appesi su una specie di nido d’aquila con cordini e chiodi che penzolano da ogni parte: allora mi convinco che la memoria funzioni bene, traverso a destra e ritorno sulla linea. Dietro la coppia caiana si impantana sul traverso. A quel punto spariamo verso l’alto, usciamo dalla via e risaliamo le roccette finali; è una specie di panino col ripieno di uno scozzese: zoccolo in partenza, sfasciumi al termine e in mezzo una manciata di qualche decina di metri di scalata. L’ora è dalla nostra quindi ovvia la proposta: – Lorenzo, ne facciamo un’altra? – [continua]

Hautes Alpes: Ceüse (Provenza-Alpi-Costa-Azzurra)

Posted in falesia on luglio 5, 2022 by fraclimb

giovedì 2, sabato 4 giugno

Il momento della partenza non arriva mai. Sono da Cece ed entrambi scalpitiamo in attesa del Teo: “Potrei arrivare verso le 20/20:30…” I puntini di sospensione non vanno mica bene: sono le 9 passate e del trentino manco l’ombra. Picche e ramponi ci guardano sconsolati, dall’altra parte una montagna di rinvii e scarpette che sembra di essere nella cantina di un formaggiaio. L’idea è quella di andare a Ceüse, poi zona Briancon per fare una via (Cece come al solito ne ha sparate una mitragliata, una più bella e caiana dell’altra) e magari puntare al Verdon dove però rischieremmo di liquefarci o lessarci a puntino per i gipeti. Poi finalmente il rombo del motore ci sveglia dal nostro rimbecillimento, stipiamo la macchina e via, si parte. Destinazione: pizzeria a 2 chilometri perchè il rumore era quello del mio e dello stomaco del Teo. Morale? Alla bettola zona Briancon arriviamo oltre l’ora delle streghe: mi aspetto il cigolio del triciclo di Shining sbucare dal gomito del corridoio ma nulla mentre la moquette anni ‘70 smorza il calpestio dei nostri passi. Nessuna coppia di gemelle in vista: sbarriamo la porta della camera e ci infiliamo sotto le coperte. Quest’anno la coppia ricchiona la facciamo io e Cece, il Teo invece se ne sta nel suo lettino. La mattina ci svegliamo integri nei nostri letti: niente Hostel o robe del genere così mi adopero per fare strage della colazione, meglio abbondare perchè potrebbero arrivare giorni di magra. E poi via: breve sezione di rally al lago di Serre-Poncon per testare la guida del Teo e le sospensioni del Duster che nella polvere si muove a suo agio (il tutto per svicolare una manciata di chilometri di coda), ci perdiamo tra le case di Gap e poi rischiamo lo stesso copione tra le stradine sotto la mitica falesia di Ceüse ma il “magnifico” (cioè Fraclimb) si ricorda ancora dell’altra volta (forse perchè sono passati meno di due mesi) e alla fine ci troviamo al parcheggio. Il primo giorno è dedicato a riscaldarsi e prendere le misure del sentiero. Ah, certo, poi anche della roccia e della chiodatura, infatti mi fanno sparare su per un 7a/7a+ senza il paracadute e dove agguanto la sosta con le mutande dello stesso colore del pannolino del mio nipotino. C’ho ancora il cuore che batte all’impazzata a pensare al movimento verso la ronchia finale con l’ultimo fix che mi fa i segnali di fumo per farsi vedere. E poi andiamo a caccia. Non di gnocca perchè i due amici non possono e io non sono capace. Andiamo a caccia del posto dove passare la notte: scoviamo un simpatico chalet, ottimo per passare la serata col soggetto femminile di cui sopra ma noi ci sappiamo accontentare. Abbiamo la ciambella di Ceüse davanti agli occhi: cosa si vuole di più? La gnocca ma meglio accontentarsi. Poi il tipo della fattoria ci offre tre birre, io la prendo per non fare il maleducato e me la scolo. Di norma sono praticamente astemio, figurarsi l’effetto dopo una giornata a tirare tacche e con lo stomaco che fa come la particella di sodio nell’acqua Lete. [continua]