Archivio per giugno, 2019

Torre Cecilia: via Fanny. Torrione del Cinquantenario: via normale. Pilone Centrale: via Andreino o spigolo est (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 16, 2019 by fraclimb

sabato 01, domenica 02 giugno

RELAZIONE pdf (Fanny)

RELAZIONE pdf (normale Cinquantenario)

RELAZIONE pdf (Andreino)

Sveglio il sole perchè andare in Grignetta col corso caiano è un po’ come voler fare in giornata qualcosa in zona Allievi col risultato che in giro non c’è ancora nessuno a parte, appunto, un drappello di persone col cuscino ancora stampato sul volto.

L’idea poi è di puntare al Pertusio perchè dei Magnaghi comincio ad averne le tasche piene mentre non ho alcuna intenzione di infilarmi sulla Segantini o sulla Zucchi: troppo sbatti! Così inizio ad elemosinare tra gli altri istruttori ma gli unici che verrebbero al Rosalba sono fissati su Cinquantenario e Cecilia. Mi pare di parlare con me stesso così alla fine rinuncio e mi accodo ai programmi degli altri finchè, stufo di rimirarne le chiappe, punto alla solitudine della Fanny. Sarà poi che il sole ha appena appoggiato un piede giù dal letto, fatto sta che, in quanto ad umidità, la linea ricorda più un ambiente in grotta che non quello di un’aperta parete: non che la via sia bagnata ma è come se la roccia avesse una patina di umido col diedro a sinistra che pare l’ingresso della cantina dei formaggi. Alla fine, salvi anche questa volta, sbuchiamo in cima per poi avviarci verso la calata alla cui base un altro corso caiano pare stia sperimentando prima le teorie di Newton e poi la scala del marcio e dell’erba su una linea che non si capisce bene dove diavolo passi.

Il criceto, una volta salito sulla ruota, entra in una specie di loop: correre, correre, correre per arrivare chissà dove. Così anch’io: l’idea di fermarmi al Rosalba non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello, piuttosto possiamo puntare al Cinquantenario e poi magari fare pure la Marimonti. Come al solito cerco di volare troppo alto per poi andare a schiantarmi da qualche parte. Intanto ci buttiamo sulla normale del torrione arrivando a spingere il deretano di chi ci precede. Il ricordo della placca finale, salita quando internet era una recente novità, rimanda ad una lavagna delicata ma mai avrei pensato di doverla guardare attentamente per trovare i giusti appoggi: sarà forse che a furia di tirare prese rosse o gialle stia perdendo il fiuto? Intanto sulla Marimonti una cordata sta appesa a stagionare così, se non vogliamo marcire, ci tocca abbandonare ogni altra velleità e calarci.

Sono da poco passate le 7 quando lo zaino torna ad appollaiarsi in spalla. Questa volta niente materiale per la scalata ma solo tenda, sacchi a pelo e cibarie. L’idea è quella di salire in cima alla Grignetta e passare lì la notte per poi tornare giù in tempo per il ritrovo della domenica (ovviamente sempre all’orario utile per salire al Freney). [continua]

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Valle di Blenio: Adula (Ticino)

Posted in scialpinismo on giugno 16, 2019 by fraclimb

domenica 12 maggio

FOTO

Al parcheggio non c’è nessuno: d’altra parte, se si hanno tutte le rotelle in asse, questa non sarebbe la giornata più indicata per salire l’Adula a meno di voler provare il kyte-scialpinismo, disciplina che peraltro potrebbe rivestire un certo interesse. Caricati gli sci attraversiamo quindi il lago mentre una calma sinistra ci avvolge un po’ come la massa di nubi che in lontananza copre le pareti. Oltre la diga facciamo la coppia dei sette nani e ci infiliamo nella galleria che dovrebbe portarci nella vallata parallela; all’uscita però è ancora la massa d’acqua della partenza a farla da padrone: decisamente le mie capacità d’orientamento ultimamente girano come un meccanismo grippato. Già nutrivo parecchi dubbi sulla riuscita della salita ma ora decisamente le probabilità crollano vertiginosamente. Così non ci resta che rifare gli orsi delle caverne, individuare la traccia che ci porti nella giusta galleria e vedere cosa ci aspetti dall’altra parte. Poi, finita la fase speleologica della domenica e sbucati finalmente dalla parte giusta, proviamo l’ebbrezza del Gregor kafkiano solo che la nostra metamorfosi ci trasforma da minatori a sacconi da box che Eolo si diverte a prendere a pugni. Noncuranti della situazione ci infiliamo quindi lungo il vallone col vento che a tratti letteralmente ci spinge in avanti finchè alcuni solitari fiocchi di neve iniziano a turbinare nell’aria. Ma noi ce ne freghiamo e continuiamo a divertirci a mettere e togliere gli sci finchè il manto nevoso diventa finalmente una massa continua e uniforme. Il fatto è che contemporaneamente anche le nuvole diventano un agglomerato senza soluzione di continuità dentro il quale dobbiamo per forza di cose tuffarci. La valle tutto sommato passa anche in fretta, direi quasi un’inezia rispetto all’infinita fenditura del Sissone e poi finalmente si inizia a salire. Il crinale piuttosto ripido è stato però perfettamente piallato costringendoci ad un faticoso lavoro di lamine e a continue inversioni che, a volte, sono una roulette russa con la forza di gravità. Intanto Eolo, tra una ripresa e l’altra, inizia pure a prenderci a calci mentre la massa grigia delle nuvole prova a fondersi col bianco della neve. [continua]

Valle di Blenio: pizzo dell’Uomo (Ticino)

Posted in scialpinismo on giugno 16, 2019 by fraclimb

sabato 04 maggio

RELAZIONE pdf

FOTO

Prima uscita del corso caiano al pomeriggio e, siccome sono diventato anche un invasato dello sci, devo tassativamente approfittare della mattinata libera. L’altro malato è il Gughi che ovviamente mi segue a ruota (o forse sarebbe meglio dire segue le mie code) e poi si aggiunge suo fratello Ric, l’unico dei tre che, oggettivamente, può essere considerato una persona ancora a posto. Siccome poi ho il forte timore di arrivare in ritardo all’appuntamento pomeridiano, poco prima delle 7:30 scendiamo dalla macchina per iniziare a circumnavigare il lago con le nuvole che lentamente levano le tende lasciandoci così in uno dei pochi spazi azzurri di cielo. Ci infiliamo nella valle mentre sulla sinistra pendii morbidi e tondeggianti sfilano come su una lunga passerella lasciando galoppare l’immaginazione che mi catapulta in una qualche rivista sui paesi nordici. Poi, poco prima del passo, iniziamo ad inerpicarci con tecnica da anni ‘60 lungo una linea che segue quasi quella della goccia d’acqua solo perchè nella mia testa si fa sempre più strada l’idea di una rapida ripellata. Ne parlo col Gughi e, guardando il pendio intonso da cui stiamo salendo, ci si illuminano gli occhi mentre un rivetto di bava alla Homer Simpson inizia a scivolare dall’angolo della bocca. Decidiamo di salire ancora per un centinaio di metri e poi ci butteremo a capofitto fino a tornare al passo. Ric invece preferisce proseguire verso la cima. Così, levate le pelli, inizio a scaldare il motore con una stretta serpentina per poi passare ad una specie di super G con le lamine che fendono la massa bianca in larghi curvoni. Quando arrivo alle baite al passo ho il fiatone: mi verrebbe voglia di vedere il tempo ma hanno dimenticato di montare lo schermo al traguardo così mi accontento a rimettere le pelli mentre il Gughi termina la sua discesa. [continua]