Archivio per aprile, 2016

Val Masino: Disgrazia (Sondrio)

Posted in scialpinismo on aprile 14, 2016 by fraclimb

domenica 10 aprile

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Cos’è ma, soprattutto, dov’è l’avventura? A volte basta solo alzare il naso all’insù e allontanarsi dalla massa per assaporarne un briciolo, anche senza pensare a destinazioni esotiche o dall’altra parte del mondo.

Le trombe del caianesimo squillano la loro sveglia: perchè non mi do mai una pausa? Perchè il destino del caiano va a braccetto con levate allucinanti? Perchè è scritto nel DNA, è un impulso istintivo imprescindibile! Così, ancora una volta, eccomi col Ricky a puntare alla mitica val Masino, quasi un mantra per l’estremismo avventuroso anche se oggi la meta è una classica scialpinistica e non una cima generalmente snobbata dagli sciatori normali (in tutti i sensi!). Sapendo però che con l’auto è possibile arrivare fin poco sopra lo Scotti, non immaginiamo certo di trovare compagnia in una valle ancora avvolta nel letargo invernale. Invece il nastro d’asfalto libero si alza ben oltre il rifugio e, con certa sorpresa, scopriamo che già diversi ci hanno preceduto; poco male: non saremo costretti a battere traccia! Risaliamo quindi l’ultima e ben nota scorciatoia per buttarci poi all’assalto del primo pianoro. Oddio, Ricky all’assalto ci va subito: parte come un forsennato, come avesse il pepe nel culo mentre arranco cercando di scaldare il mio diesel. Non voglio certo bruciarmi con partenze a razzo per poi impiantarmi da qualche parte prima del traguardo!

Al secondo pianoro la situazione si fa più chiara: davanti abbiamo almeno 4 scialpinisti (a cui poi se ne aggiungerà un quinto), due dei quali oramai quasi già impegnati a risalire la cresta dell’enorme morena. Noi invece optiamo per il percorso alternativo, restando nella valletta tra le due montagne di detriti temendo poi, più avanti, di dover perdere quota per scendere all’inizio del ghiacciaio.

Intanto la mole del Disgrazia ci si para davanti maestosa e minacciosa come ostacolando l’arrivo del sole: la cresta pare già in cattive condizioni, ancora ammantata in uno scudo bianco come una coperta calata a coprire le sue rocce dal crostante colore rosso fuoco. Un grosso punto di domanda cala sui miei piani ma, al momento, lascio da parte ogni sogno di gloria e mi limito a pensare al lenzuolo disteso davanti agli sci. [continua]

Val Bedretto: poncione val Piana (Ticino, II)

Posted in scialpinismo on aprile 8, 2016 by fraclimb

domenica 03 aprile

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La proposta arriva inaspettata ma è una richiesta verso la quale non posso e non voglio tirarmi indietro così inizio a muovere i pezzi del puzzle per riuscire a incastrare tutto. In primis, devo capire se ho il via libera di Micol: il permesso arriva immediato ma con un sottile velo malinconico. Se andrò a fare scialpinismo con papà, lei cosa potrà fare? Provo a rimescolare le carte e vedere di trovare la combinazione ideale che concili tutto. Così propongo una gita di mezza giornata riuscendo anche a coinvolgere il Ricky. Insomma, tutto sembra girare per il verso giusto, peccato solo non avere anche il potere di capovolgere la ruota del tempo e richiamare il sole sulle Alpi!

Poco male, alle 8:30 iniziamo a salire verso il breve bosco, sotto un cielo latteo che si confonde con il bianco del terreno. Nonostante gli ingranaggi arrugginiti, papà risale senza problemi lungo il pendio e, rapidamente, entriamo nella valle sospesa soprastante. Chiaramente ho voluto spingere sull’acceleratore ma il fisico sembra rispondere bene alle sollecitazioni mentre intorno a noi iniziano pure a turbinare sottili fiocchi. Fortuna che la perturbazione era prevista per il mezzogiorno! Risaliamo l’ultimo pendio su una neve dura e portante che lascia ben sperare per la discesa mentre, più in basso, la situazione non si profila altrettanto allettante: immagino un malefico crostone che trasformerà il rientro in una vera tortura cinese attraverso un campo minato.

Intanto però, devo pensare a superare l’ultimo tratto di salita: il Ricky è già più avanti mentre mi separo da papà per superare l’ultimo tratto. Cerco di inserire il turbo e mi avvio verso l’ultimo breve pendio mentre intravedo sfrecciare già in discesa il Ricky. Abbandonare però la vetta quando mi restano meno di un centinaio di metri è un’opzione inaccettabile: spingo ancora di più, supero la salita e quindi mi butto sul crinale che mi porta finalmente sul punto più alto. Non mi formalizzo con i normali convenevoli di vetta anche perchè, a parte il sottoscritto, non c’è anima viva, e il panorama non offre molto di più di un candido grigiore bidimensionale.  Mi preparo in fretta e furia e inizio quindi a scendere. [continua]