Archivio per luglio, 2008

Grignetta: Marinella, Chiappa-Mozzanica e Lecco

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 29, 2008 by fraclimb

domenica 27 luglio

Per rimanere nel clima avventuroso della settimana, ho in mente di salire una via alla torre Costanza. Mentre l’auto arranca sui tornanti per i Resinelli, espongo la mia idea a Lorenzo e Cece. Subito, Lorenzo si mostra dubbioso: il tempo è incerto e il canale d’accesso alla struttura non è banale e certamente se dovesse piovere la situazione si farebbe poco piacevole. Non ha tutti i torti e quindi optiamo per il più facile avvicinamento ai Magnaghi. Ho già in mente cosa salire!

La grignetta è già avvolta in una cappa grigiastra che non promette nulla di buono, ma il tempo dovrebbe tenere, per lo meno fino al pomeriggio. Cece, con il suo ritmo indiavolato, ci permette di guadagnare rapidamente il canalone Porta e da qui il lato W del Sigaro. Ci fermiamo per valutare il da farsi: le nuvole ricoprono i torrioni, ma io sono comunque dell’idea di tentare. Saliamo quindi lungo il canalone, costeggiando la parete NW del Magnaghi Meridionale fino all’attacco originale della via Marinella, il nostro obiettivo. Ci imbraghiamo e saliamo il canale che, costeggiando il Magnaghi, conduce alla forcella del GLASG. Superato un facile salto ci troviamo su una cengia da cui parte la Chiappa-Mozzanica (Magnaghi Centrale, nome alla base): ci spostiamo quindi a destra raggiungendo l’inizio di Nastassia Kinsky e quindi la S1 della Marinella. Il primo tiro, a detta della guida, è infatti sconsigliato ed è preferibile aggirarlo: si svolge lungo una fessura spesso umida sul V che necessita l’uso di protezioni veloci.

Mi lego e inizio la scalata. Seguo la variante Gogna (dal momento che il secondo tiro originale non è stato più ripreso): tratto in placca fino a un diedro-fessura sulla destra che si risale fino a superare un muretto leggermente strapiombante (V+ protetto a chiodi, con partenza cattiva). Si raggiunge quindi un diedrino alla cui base si trova una sosta su chiodi; proseguire lungo il diedrino fino a un’altra sosta su chiodi sotto uno strapiombino (VI/VI+ obbligato). Da qui si traversa verso sinistra (chiodi con cordoni) fino a raggiungere la sosta su catena di Nastassia Kinsky, dove ci si ferma (6a). Il secondo tiro contiene il tratto chiave della via. Parto diritto verso il primo resinato della via sportiva; in realtà la Marinella passa poco più a sinistra, in una specie di diedrino un po’ più facile, congiungendosi comunque al resinato. Da qui su placca compatta (6a obbligato) si traversa verso destra in direzione di alcuni chiodi: il passo è delicato e in traverso, quindi impegnativo anche per il secondo di cordata. Si prosegue poi un po’ più facilmente fino alla sosta su catena. Con il terzo e ultimo tiro si raggiunge la sommità del torrione: dalla sosta ci si sposta verso sinistra salendo un diedrino fino a un tettino che si supera (VI). Da qui per via più facile si raggiunge la sosta conclusiva (V). Dalla sosta di partenza è anche possibile spostarsi a destra, per poi rientrare verso sinistra proprio sopra il tettino. Dalla sommità del torrione, ci si sposta poco più a sinistra,  raggiungendo l’ultima catena di Nastassia, da cui è possibile scendere con una sola doppia (due corde da 60m) fino alla cengia. Per ripetere Marinella, possono tornare utili friend piccoli e tricam, eventualmente qualche dado e un martello per ribattere i chiodi (noi li abbiamo trovati comunque in buone condizioni); sono necessari una dozzina di rinvii.

Questa via presenta un percorso decisamente moderno per la tipologia di tracciato, difficilmente proteggibile e che presenta i tratti più delicati su placca. Mentre salivo, mi sono spesso chiesto cosa avesse fumato Panzeri prima di iniziare la scalata, anche perchè, mentre ora alcuni passi si risolvono tirando i chiodi già infissi, lui li ha dovuti posizionare!

Poichè il tempo sembra tenere, decidiamo di salire anche la Chiappa-Mozzanica e quindi cedo il comando della cordata, che fin’ora avevo condotto, all’impaziente Cece. Inizia quindi la sua salita veloce e sicuro fino a raggiungere la sosta; l’arrampicata, decisamente divertente e su roccia monolitica, è protetta a fix e,  se si è sicuri su queste difficoltà (V e un passo di VI- sul secondo tiro), non richiede integrazioni. La via sale sostanzialmente lungo la verticale; le soste sono costituite da due resinati da collegare. Anche la lunghezza successiva viene superata senza problemi: il passo difficile è subito all’inizio, ma comunque ben protetto. Poi un tiro decisamente più facile conduce in cima al Magnaghi Centrale.

Da qui abbiamo proseguito verso la forcella del GLASG, fino alla base della Lecco. Per completare il trittico di capo-cordata, mancava solo Lorenzo che quindi si è proposto come primo, salendo rapidamente il primo tiro della via. Da qui abbiamo salito la favolosa placchetta di IV che mi aveva fatto penare non poco al corso base di alpinismo nel lontano 2002! Poi con altri due facili tiri abbiamo raggiunto la cima del Magnaghi Settentrionale e, ripreso l’insidioso canalone Porta, siamo ritornati all’attacco oiginale di Marinella, dove avevamo lasciato gli zaini. Le nuvole intanto iniziano a lasciare cadere le prime gocce di pioggia, bagnando così la roccia e rendendo un po’ più delicata la discesa verso la macchina.

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Taldo-Nusdeo

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 26, 2008 by fraclimb

giovedì 24, venerdì 25 luglio

Finalmente riesco ad accordarmi con Cece per una salita in ambiente! Il suo programma è quello di andare con Andrea sulla Cassin alla NE, ma poi optiamo per la Taldo Nusdeo al Picco Luigi Amedeo. Con me sarebbe dovuto venire Claudio, ma purtroppo le sue ginocchia e la lunga discesa verso valle lo costringono a rinunciare alla salita. Siamo quindi in tre a tentare questa salita: se da una lato questo rallenterà le manovre, dall’altro permetterà una progressione più sicura.

Ci incamminiamo dunque nel primo pomeriggio da S. Martino, con obiettivo il bivacco Manzi. Nonostante il carico sulle spalle (due mezze da 60m, doppia serie di friends fino al 3, dadi, chiodi e martello nonchè della pasta liofilizzata con relativo fornelletto), superiamo tutta la Valle con passo spedito. All’imbocco del sentiero che si inerpica in val Torrone, Cece inizia ad imprimere un ritmo da skyrunner che ci permette di guadagnare rapidamente quota, ma che mi sfianca altrettanto velocemente.

In poco più di 3 ore raggiungiamo quindi il piccolo ma accogliente bivacco, giusto in tempo per preparare la cena. Il sole intanto cala all’orizzonte donando un lieve colore rosato alle cime che incorniciano l’alta val Torrone.

Sono le 5:30 qundo il trillo della sveglia rompe il silenzio che regna sovrano. Fuori, la temperatura non è eccessivamente bassa e quindi quando attacchiamo verso le 7, le mani non sono indurite dal freddo. L’idea è quella di alternarci nella conduzione della cordata: ad ognuno spettano quindi 4 tiri che verranno saliti di seguito prima di passare da secondo. Inizia Cece con due ostici tiri in traverso valutati V+/VI-. La via mostra subito il suo vero e insidioso carattere; incontriamo infatti un passo superabile in A0 e decisamente superiore a un “semplice” V seguito da un difficile tratto in discesa che impegna non poco Andrea  ultimo di cordata, che non può quindi sfruttare l’aiuto del friend come invece abbiamo fatto noi. Concludiamo quindi i due tiri in circa 1 ora, rallentati anche dal difficile scorrimento delle corde, che costringe Cece a recuperarci uno per volta. Il mio arrivo alla sosta finale è inoltre preceduto da un breve pendolo, provocato dallo sganciamento di un friend, che si conclude contro una paretina . Con una breve lunghezza ci troviamo sotto uno dei tiri chiave che supera il naso, un tettino fessurato verso sinistra gradato 6c. Siamo un po’ impressionati dalla fessura bagnata che conduce al naso, ma soprattuto dal traverso sotto il tetto. Ci guardiamo in faccia dubbiosi sul da farsi, ma poi, forti della nostra doppia serie di friend, deicidiamo di proseguire. E’ ancora il forte Cece a condurre il trio, con una progressione in artificiale: la doppia serie di protezioni si rivela utile, ma insufficiente tantè che Cece si trova costretto a recuperare alcuni dei friend piazzati. Finalmente raggiunge la fine del tetto e lo supera raggiungendo la sosta. E’ quindi il nostro turno: mi attende una dulfer piuttosto impegnativa che mi disfa completamente le braccia e quindi il traverso verso sinistra sotto il naso che supero in artificiale. Sopra la sosta ci attende un’altra fessura decisamente più semplice, se fosse stata asciutta! Cece riprende la scalata: supera la spaccatura e quindi un passo con una lama staccata, ottima per un incastro di schiena. Quindi parte veloce Andrea seguito dal sottoscritto che ha alcune difficoltà nel tratto finale a causa dello zaino che ostacola i movimenti. Sono passate poco meno di 3 ore dall’inizio dell’arrampicata ed è tempo di valutare il da farsi: Andrea non se la sente di proseguire, dal canto mio non sarei in grado di alternarmi con Cece viste le condizioni a dir poco pietose delle mie braccia completamente ghisate. Oltretutto tra due tiri c’è la grotta, oltre la quale la discesa è piuttosto problematica: se non vogliamo fare notte, forse ci conviene gettare le doppie! Cece acconsente alla decisione e quindi ci approntiamo alla discesa: con due doppie siamo alla base della parete e quindi iniziamo la discesa verso valle.

Sono piuttosto stanco e svogliato, ma Andrea vuole fare qualcosa e quindi saliamo verso le placche del giardino. L’obiettivo è verde gemma che Andrea condurrà da capocordata. Partiamo con un ostico spigolino che mi inquieta più della Taldo Nusdeo; segue poi il tiro chiave: un 6a+ di pura aderenza, senza il minimo cristallo che possa asiutare nella progressione. Andrea inizia l’arrampicata superando il passo chiave senza troppi problemi, poi in un tratto più facile, perde un piede iniziando così una lunga scivolata finchè le corde non si tendono. Senza demoralizzarsi, riprende la scalata fino alla sosta per poi recuperarci: il tiro è decisamente duro, nulla a che vedere con le placche di self control!

Finalmente rientriamo alla civiltà; personalmente sono stanco, ma comunque felice per la via tentata e soprattutto per la nuova compagnia che sostanzialmente mi ha scarrozzato in questi due giorni. Infine, alla mia lunga lista di tentativi, posso anche aggiungere la Taldo Nusdeo! Ma ritorneremo, con tripla serie di friend e tre giorni a disposizione!

Sabbia nel Vento

Posted in vie lunghe sportive on luglio 20, 2008 by fraclimb

sabato 19 luglio

Dopo diversi mesi, mi ritrovo nuovamente legato con Claudio e Luca. Dopo aver vagliato migliaia di proposte, abbiamo finalmente trovato qualcosa che soddisfi tutti e tre. Ci troviamo così sotto il Pizzo Forcella all’attacco di Sabbia nel Vento. La via è costituita da 9 tiri che ci ripartiamo equamente: i primi 3 a Claudio, poi a me e infine a Luca. La temperatura è mite e il sole splende alto nel cielo, così partiamo piuttosto scoperti: pagheremo questa decisione già dal II tiro, quando alcune nuvole cominciano a fare il loro ingresso in Val Bedretto.

Cominciamo dunque la salita e, nonostante ci si trovi su gradi che non dovrebbero darmi problemi soprattutto da secondo, arrampico con fatica. Mi sento spaesato e poco a mio agio su questi muri verticali solcati da sottili fessure. Superato il primo pilastro, arriva il mio turno di capocordata: fortunatamente, le sensazioni iniziano a diventare più positive. Man mano che salgo, acquisto maggior fiducia superando così alcuni tratti non eccessivamente impegnativi, ma piuttosto expò. Seguono poi gli ultimi tre tiri, condotti da Luca e quindi le calate che ci ridepositano alla base della parete.

Sono le 7 quando arriviamo alla macchina, concludendo così una giornata decisamente “plaisir”. Per una ripetizione occorrono una dozzina di rinvii, alcuni friends piccoli (tricam) per integrare alcuni tratti un po’ lunghi (in nove tiri, abbiamo usato 2/3 protezioni veloci) e due corde; noi avevamo due corde da 60 e siamo riusciti a scendere L9-L8 e L2-L3 con una sola doppia. Dalla sosta finale di L5, calarsi a sinistra (viso a monte) verso una sosta fuori via dalla quale si guadagna la base del tiro di 6b; le altre calate si svolgono tutte lungo la linea di salita (attenzione alla pietre!).

Val dell’oro: maledetto Newton!

Posted in falesia with tags on luglio 18, 2008 by fraclimb

venerdì 18 luglio

Clod: -io andrei alla falesia in Val dell’Oro! non siamo mai stati, così cambiamo un po’…- -va bene! ci avevo pensato anch’io- rispondo.

E così eccoci all’ombra di questa parete, proprio sopra Valmadrera. Comincio con un 6a (dr. Dobermann): mi sento un po’ legato, ma arrivo in sosta (mi sa che le abbuffate austriache hanno lasciato il loro segno!). Poi ci spostiamo all’estrema destra: c’è un 6c la cui catena è in comune con un 5c. Ottimo, possiamo salire dal tiro facile e poi provare quello duro.

Ma siamo poi così sicuri che il 5c sia facile? O meglio: non e che mi sono impoltrito un po’ troppo? No, perchè Pittura Fresca lo chiudo cainando e Trovatella con un bel resting! (altro che manie di grandezza sulla Cassin alla NE, forse mi conviene dirottarmi sulla normale del Badile!). E allora, visto il pietoso risultato, sarà meglio provare il 6c con la corda dall’alto che comunque si sarebbe rivelato una vera odissea!

Ma intanto comincio a capire lo stile della falesia: spit chilometricamente distanti che rendono i passi decisamente obbligati. Inutile sperare nella tanto amata staffetta: o sali o cadi! Ma non mi demoralizzo e quindi mi sposto su un 6b (la Cicala): altra ravanata, ma raggiungo la sosta dopo un confortevole resting. Poi è la volta di Hyperborea (ma l’albero alla partenza vale, no?): bel muretto duro (chiaramente con spit lontani anni luce). Quindi un 6a (Catarro) con conseguente sprofondamento nello sconforto più totale per un paio di resting. E allora perchè non tentare un impegnativo 6b? Parto sul muro di Megamostarda. Sono a metà con all’attivo un resting; sto per moschettonare, quando la mano sinistra, probabilmente annoiata, ha la brillante idea di aprirsi. Anche la mia bocca si apre: “cado!!!” mentre Newton addenta soddisfatto una mela! Mi fermo circa 6m più sotto: non mi sono fatto nulla, ma questa forte accellerazione non mi ha fatto molto piacere. Riprendo e concludo il tiro con una bella traversata verso la sosta di Catarro. Poi, giusto per chiudere la giornata, salgo anche Mignolina, questa volta senza resting!

Grossglockner: via normale

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on luglio 14, 2008 by fraclimb

giovedì 10 e venerdì 11 luglio

Siamo oramai agli sgoccioli della settimana estiva dell’AG ai piedi del Grossglockner. Il tempo non ci è stato molto favorevole e questa è la nostra ultima opportunità per salire la punta dell’Austria. Ieri sono stati definiti i piani per la salita e confermati i ragazzi che faranno parte di questa micro spedizione. Sono mesi che aspiriamo a calcare il tetto di questo Paese, obiettivo che da lustro al nostro 30° anno d’attività.

I ragazzi prescelti sono 12 (Andrea, Andrea, Anna, Eleonora, Elisa, Lorenzo, Marco, Marta, Michele, Pietro, Pietro e Surja), 4 dei quali però si fermeranno al rifugio: la scelta è dovuta a ragioni di sicurezza e al diverso livello d’esperienza dei partecipanti. Con loro, saliranno alla vetta 7 accompagnatori: Achille, Anna, Barbara, Lia, Lucia, Paolo ed io.

Partiamo quindi dall’accoglientissima Lucknerhouse, il nostro “campo base”, verso le 7:30 e con passo spedito guadagnamo ben presto quota, fino ai primi nevai intorno ai 2800m. Inizia così il rituale della vestizione con imbraco e ghette. La marcia riprende spedita fino alla ferrata (intorno ai 3000m) che, lungo la cresta, conduce alla Erzherzog Johann Hutte. Non si tratta di un percorso tecnicamente difficile, ma è richiesta attenzione soprattutto per la qualità decisamente scarsa della roccia. I ragazzi salgono comunque senza grossi problemi, sino al punto dove si congiunge la traccia proveniente dal ghiacciaio. Qui decidiamo di compiere una breve sosta, per poi riprendere verso il rifugio. Non abbiamo però fatto i conti con un’indigesta mela che crea non pochi disturbi a Marco, rallentando fortemente il suo cammino. Nel primo pomeriggio siamo comunque tutti sullo spiazzo antistante il rifugio, osservando le nuvole in cielo e rimirando la meta dell’indomani.

Sono le 7 di venerdì quando una lunga colonna composta da 15 alpinisti prende il via dal rifugio. Siamo organizzati in tre cordate: io e Lucia con Anna, Lorenzo e Pietro formiamo il primo gruppo. Il secondo è costituito da Achille, Barbare e Lia con Elisa, Michele e Pietro; infine l’ultima cordata: Anna e Paolo con Marco e Surja. La marcia è lenta ma regolare mentre la traccia sulla spalla nevosa si inerpica lungo il pendio a 40°: guadagnamo velocemente quota, raggiungendo la fine del ghiacciaio corrispondente con l’inizio delle roccette e quindi delle difficoltà vere e proprie.

Sifiliamo i ramponi che vengono riposti, insieme alle picozze, negli zaini e quindi riprendiamo la marcia: qui la roccia è migliore rispetto quella calcata il giorno precedente, pulita anche dai numerosi passaggi; la via è poi disseminata da pali che permettono una veloce assicurazione delle cordate. La nostra strategia prevede che il sottoscritto posizioni le protezioni (cordini e friends) che poi vengono recuperate da Anna, la coda della terza cordata. Il nostro ritmo è abbastanza spedito, anche se spesso interrotto dagli alpinisti in discesa, tantè che ben presto non vediamo le altre due cordate. Ci fermiamo quindi diverse volte per ricompattarci e poter proseguire insieme la salita.

Raggiungiamo così l’anticima verso le 9/9:30: una breve discesa con corda fissa, un’intaglio ricoperto di neve e una facile paretina (II grado) ci separano dalle rocce sommitali. Sono determinato e, anche se abbiamo impiegato più tempo rispetto quello preventivato, siamo comunque in tempo per raggiungere la croce di vetta: la mia cordata si è mossa molto bene e con discreta tranquillità. Tra gli altri accompagnatori, però, serpeggia l’idea di tornare indietro; mi consulto allora con la Luci e quindi li convinco a proseguire: la vetta è a portata di mano e il tempo stabile, sarebbe un vero peccato rinunciare proprio ora!

Scendo velocemente lungo la fissa: le rocce sono parzialmente sporche di neve e quindi posiziono un paio di cordini. La mia cordata, mantenuta in sicurezza dal mezzo barcaiolo, può così scendere mentre io mi avvento sulla paretina di II grado che conduce alla vetta. Quando raggiungo la croce indicante il punto più elevato dell’Austria, vedo gli altri miei amici impegnati sull’anticima: mi slego e riscendo la paretina così da portare il mio aiuto alle altre due cordate. Come il giorno prima al rifugio, così anche oggi sono stato il primo ma anche l’ultimo a raggiungere la meta!

Sono particolarmente felice ed appagato, perchè anche se la via al Grossglockner non è tra le più difficili, io la sto calcando in compagnia dei ragazzi e degli accompagnatori con cui ho condiviso piacevoli e divertenti giornate in montagna: la gioia di questi amici ripaga delle fatiche patite e vedere germogliare tanti “piccoli alpinisti” riempe il mio cuore.

La sosta in vetta è breve: ci attende una lunga e non banale discesa verso il rifugio, e da qui all’albergo. Ben presto la mia cordata raggiunge il ghiacciaio e, superato il tratto più ripido, la trascino letteralmente verso valle scivolando sulla neve. Purtroppo la mia scivolata volontaria coglie impreparati i miei compagni e, mentre io scendo tranquillamente, Anna e Lucia sono vittime di traiettorie e ribaltamenti meno piacevoli. Il risultato è la perdita della picca di Lucia; mi sento in colpa e quindi ritorno sui miei passi, ritrovando così l’attrezzo proprio in corrispondenza del punto in cui era iniziata la scivolata.

Al rifugio ci accolgono preoccupati ma felici per il nostro successo gli altri quattro componenti, con i quali raggiungiamo festosi la Lucknerhouse.  

Tosnacco

Posted in falesia on luglio 3, 2008 by fraclimb

mercoledì 2 luglio

Sfogliando la guida d’arrampicata di Como-Lecco, ho scoperto l’esistenza di una falesia a Tosnacco. La descrizione non è delle più allettanti (“roccia non sempre ottima, ma resa arrampicabile con un grandissimo lavoro di pulizia”), ma la voglia di esplorazione è forte e quindi con il Clod, la Carlotta, Massi e Robi decidiamo di tuffarci nell’ignoto. L’unica informazione sui tiri è piuttosto scarna: circa 30 lunghezze dal 5c al 7b/c. Speriamo che non prevalgano i 7!.

Dopo un ampio giro e faticando non poco tra la rigogliosa vegetazione tropicale e su una traccia scivolosa all’inverosimile, raggiungiamo finalmente la base della parete (o, meglio, di uno dei settori citati sulla guida). Alcuni tiri riportano nome e difficoltà alla base, così parto su “clandestino”: 6a fino alla prima catena (dove mi fermo) poi, da indicazione sulla roccia, 6c/7a. Quindi provo il tiro a destra: a fatica e con un paio di passi in A0, raggiungo la sosta. Nel frattempo il Clod apre un cantiere sul tiro a destra di “black bloc” (7b) che non riporta la difficoltà. Riesce a raggiungere quasi la sosta, calandosi su uno spit. A questo punto la sorprendente Carlotta viene a capo della lunghezza, evitando così l’abbandono della maglia rapida. Posso così provare il tiro con la corda dall’alto (anche perchè in lontananza comincia a tuonare), riuscendo a venirne a capo solo grazie alla corda e con diversi numeri. Non essendo in grado di fare valutazioni sulle difficoltà, preferisco non sbilanciarmi, ma comunque gli ultimi due tiri, a mio avviso, devono essere intorno al 6c.

La roccia non è malvagia, anche se un po’ sporca (soprattutto sul tiro a destra di black bloc) e necessita di attenzione perchè alcune prese saltano facilmente. Lo stile d’arrampicata è molto simile a quello di Carate (prevalenza di piatti per la gioia degli avambracci), anche se forse un po’ più tecnico essendo meno strapiombante e caratterizzato da sezioni verticali e diedrini. L’avvicinamento è decisamente avventuroso e, dopo aver attraversato il torrente, si svolge su traccia fangosa: è quindi consigliabile indossare calzature adeguate e magari portare una cesoia per farsi largo tra la vegetazione (noi comunque non l’abbiamo usata).

Da Como, imboccare la SS Regina e, superato Moltrasio, subito dopo l’ampio curvone verso destra con cascata sulla sinistra, parcheggiare al primo spiazzo sulla sinistra. Da qui, imboccare le scale in salita (30m circa dopo la fermata dell’autobus) fino a incrociare la strada per Tosnacco. Girare a sinistra proseguendo sulla strada e quindi continuare sulla mulattiera. In corrispondenza della marcata valletta dove scorre il torrente (visibile una cascatella), imboccare il sentiero che si inoltra nella foresta (benvenuti in Amazzonia!) fino a raggiungere la cascatella con pozza ideale per rinfrescarsi. Fin qui circa 10′ dall’auto; la falesia risulta ben visibile sulla destra e il tempo per raggiungerla dipenderà dalla vostra capacità di muoversi su terreno non banale e dalla rigogliosità della vegetazione! Attraversare verso destra il torrente, e quindi salire per facili roccette lungo un intaglio, da qui per traccia prima verso destra poi a sinistra si raggiunge la base della falesia.