Archivio per maggio, 2019

Rheinwald: piz Gannaretsch (Grigioni)

Posted in scialpinismo on maggio 11, 2019 by fraclimb

mercoledì 01 maggio

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Al corso di alpinismo di quest’anno dovrei tenere la lezione sull’orientamento. Oggi abbiamo quasi raddoppiato il percorso di salita passando sotto alcuni pendii che, in altre condizioni, solo un folle suicida avrebbe attraversato. Le condizioni perchè una ventina di futuri caiani possano perdersi per raggiungere i piani dei Resinelli ci sono tutte.

Ultimamente poi il mio rapporto col letto non deve andare particolarmente a genio a qualche congiunzione astrale: non riusciamo infatti a condividere più di molte ore assieme e così quando il Tommy anticipa l’orario del ritrovo, sprizzo salti di gioia come in un week end a base di lampi e fulmini. Tutto perchè con l’arrivo del caldo l’idea è di essere nuovamente alla macchina verso l’ora del pranzo per poi rifugiarci in qualche falesia del Ticino, sempre che non si sbagli lungo il percorso di salita! E infatti, come si suol dire, il buongiorno si vede dal mattino e già sulla posizione del parcheggio il capogita inizia a mostrare qualche tentennamento finchè l’apparizione della diga fa un po’ come la stella cometa per i Magi e noi possiamo dare il via, inconsapevoli, l’esperimento sull’allungamento del tragitto. Scendiamo quindi dalla macchina quasi all’unisono col sole che sbuca da dietro le cime e poi iniziamo a costeggiare il lago fino ad un invogliante pendio che ci richiama verso l’alto mentre la parca avvolge il filo del destino. Ben presto però ci ritroviamo in una situazione simile a quella di Pollicino in “Ritorno al Futuro”: praticamente le briciole di pane che avremmo messo in un’uscita in un’improbabile giornata di là da venire sono completamente sparite e noi vaghiamo a casaccio in direzione di quella che crediamo essere la cima. La carta però pare suggerirci qualcos’altro ma noi, imperterriti Pollicini-Doc, proseguiamo finchè la pietà del Master of Puppets materializza un cartello con il non proprio velato commento “idioti” e il toponimo della località: lo sguardo acuto di Cletus dei Simpson serpeggia tra di noi che, sbattuti di fronte alla realtà, iniziamo a doverci sbattere per ritrovare la strada corretta. Passa però non molto che la Parca torna a divertirsi mentre i padri del Caianesimo scuotono il capo davanti alla nostra recidiva incompetenza per la seconda deviazione di percorso finchè, a questo punto direi più per culo che per altro, ci troviamo alla base dell’evidente pendio finale. [continua]

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Valle dell’Orco: Sergent (Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 6, 2019 by fraclimb

domenica 28 aprile

Doveva essere il ponte del caianesimo e del frocio falesismo extreme e invece, causa mancata accettazione della prenotazione del bel tempo, mi ritrovo ad accontentarmi a fare l’FF col Walter tra Finale ed Albenga per poi puntare tutte le mie carte la domenica in valle dell’Orco con Alessio.

Così, alla vigilia del ritorno alla vita della transumanza pendolare Como-Milano, il Walter mi chiede come sia andata l’esperienza sulle strutture del Nuovo Mattino: beh, alla fine della giornata, mi sembra di essere tornato anch’io all’alba della vita arrampicatoria! Ma anche qui, come per ogni esperienza che va assaggiata a piccole dosi, bisogna riavvolgere il nastro del racconto all’inizio e, precisamente, agli accordi per il ritrovo. Riesco a spuntare un “comodo” 7 del mattino anche se l’Ale avrebbe preferito le 6:30 proponendo, in caso di freddo, una comoda attesa in auto. Sinceramente, piuttosto che fare il pinguino sul sedile di una scatola di tolla, preferisco passare un’oretta in più a ronfare sotto le coperte!

Fermiamo il rombo del motore poco dopo la Kosterlitz e apriamo le portiere per sincerarci che il termometro dell’auto non sia impazzito: riesco a raggiungere lo zaino, sfilare giacca, piumino e cappello giusto un attimo prima che le membra si assiderino del tutto e poi ci guardiamo perplessi mentre dall’alta valle alcuni fiocchi iniziano a rotearci timidamente intorno. Ma è dell’altro invitato che avrei fatto volentieri a meno: il vento gelido ci catapulta nuovamente nei rigori dell’inverno nonostante noi si sia qui per scalare su roccia e mica per avventurarci su qualche cascata! Scartata poi l’idea di trasferici a Cadarese dopo che dal minestrone geografico che immancabilmente preparo mischiando valle dell’Orco e val d’Ossola viene fuori che ci vorrebbero circa 3 ore di auto, tiriamo fuori la paglia dal didietro e proviamo a fare ciò per cui siamo nati: i caiani.

Salire al Sergent è, temporalmente parlando, un po’ come andare a fare una passeggiata in centro. Tecnicamente invece è un filino più complesso ma nulla di eclatante. Trovare invece l’attacco del Nautilus può essere un’esperienza che, se fossimo alla base del cugino Capitan in Yosemite, potrebbe rivelarsi mistica. Di fatto passiamo da Sir Bis e arriviamo fino alla Fessura della Disperazione prima di renderci conto che abbiamo superato abbondantemente l’attacco del nostro obiettivo così, quando finalmente ne raggiungiamo la base, già due pescatori di salmoni sono impegnati sul primo tiro. So benissimo di aver lasciato a casa pinne e boccaglio per di più sto virando verso la scalata in libera e l’idea di dover piazzare il reparto di alpinismo dello Sport Specialist per superare la fessura iniziale mi da alquanto fastidio anche perchè mi sorge velatamente il dubbio di non avere i ferri sufficienti. [continua]

Val Furva: san Matteo (Sondrio)

Posted in scialpinismo on maggio 1, 2019 by fraclimb

domenica 21 aprile

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Sono circa le 6 meno un quarto, i fari dell’auto fendono la notte mentre dagli altoparlanti esce la voce stridula di Brian Johnson; il Gughi è di compagnia come un oratore muto al convegno dei sordi e io fremo all’idea che tra qualche ora inizierò a scendere dal san Matteo finchè a fremere non è qualcos’altro. La vista dei due baffi bianchi sulla BMW che mi segue mi raggela il sangue nelle vene: non c’è bisogno di guardare il tachimetro per avere solo la prova dell’evidenza che sono abbondantemente sopra i limiti. Alzo il piede dall’acceleratore ma dopo una manciata di secondi il lampeggiante blu inizia a colorare l’oscurità. Alla fine me la cavo con un’ottantina di euro e 5 punti in meno sulla patente ma almeno la giornata non è andata completamente a farsi fottere. Ora dovrò sfogare la mia voglia di velocità sugli sci!

Alle 7:30 sbarchiamo dall’auto mentre il posteggio pullula già di scialpinisti con tanto di corde, picche e imbrachi che fanno la loro bella mostra sugli zaini caiani. Nei nostri invece trovano posto solo un paio di ramponi e la pala mentre la cartina se ne sta beatamente sul tavolo in casa del Gughi: effettivamente gli avevo solo domandato se avesse una mappa della zona senza poi aggiungere che, in caso affermativo, sarebbe stato utile se l’avesse portata. Così tutte le nostre speranze di raggiungere la vetta risiedono nella tenuta della batteria del cellulare con la relazione, sulla mia vaga memoria su dove dovrebbe essere il san Matteo e sul non farci fuorviare da qualche treno di sciatori diretto chissà dove. Quando poi all’unico bivio dove potremmo avere qualche dubbio il gruppetto che ci precede se ne va a destra, il nostro senso dell’orientamento inizia a fare come l’ago della bussola torturato dalla calamita. Guardo la relazione e poi cerco di convincere il Gughi che noi dovremo salire a sinistra. La mia arte dialettica non è però quella di Cicerone e così non mi resta che usare la carta della “democrazia”: siccome sono in testa, decido di seguire il mio istinto e, per una qualche strana combinazione astrale, mi riesce pure di azzeccare la linea corretta. Il resto del tragitto corre senza ulteriori intoppi inizialmente col sottoscritto che è preso dalla solita scimmia del centometrista per poi dover gestire l’imminente crisi sugli ultimi metri prima della vetta. Qui c’è l’assembramento dell’Oktoberfest: una masnada di teutonici che si accalca intorno alla croce manco fosse uno sciame di api intorno ad un favo di miele. [continua]