Archivio per aprile, 2009

Stimolina

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 27, 2009 by fraclimb

sabato 25 aprile

Relazione e foto su fraclimb.com

Per la seconda volta mi confronto con il Precipizio e sempre in una squadra a tre (con me ci sono Clod e Massi). L’obiettivo è piuttosto ardito e si rivolge ad una porzione di parete poco frequentata. La via, rigorosamente di placca, oppone alcune resistenze già prima di raggiungere l’attacco: il sentiero d’avvicinamento alla cengia del Precipizio è già di per sè una vera avventura, quasi una via a preludio di qualcosa di più maestoso. Poi l’ultimo baluardo è rappresentato da un infido canale che sale dalla cengia stessa verso una zona boschiva più elevata. Riusciamo comunque a superare l”ostacolo ma solo progredendo in sicurezza.

Poi, finalmente, l’attacco: davanti a noi una placca compatta e verticale si staglia verso il cielo che comincia ad ingrigirsi. Ci leghiamo e inizio la mia cavalcata tra spit e spit. La difficoltà non eccessiva e la presenza di buone, seppur piccole, concrezioni mi guidano fino al termine della lunghezza che comunque richiede una buona dose di concentrazione. Recupero i miei compagni d’avventura e intanto mi guardo attorno scrutando il prossimo tiro: individuo alcuni appoggi minuscoli che mi dovrebbero condurre alla prima protezione, poi non scorgo più nulla.

Posso riprendere la salita. Con delicatezza mi avvicino alla prima protezione presso la quale mi fermo non poco alla ricerca dello spit successivo: l’unico che individuo è quello della linea alla mia destra. Dopo un attimo di indecisione decido di avviarmi verso quell’unico spit disperso in questo mare di granito. E la scelta si rivela azzeccata: i due itinerari si uniscono per poi proseguire insieme.

E’ la volta del terzo tiro: la partenza sembra agevole e questo stempera la tensione e una certa dose di timore. Sono appena risalito dalla corda che, stupidamente, ho lasciato cadere mentre recuperavo Clod e Massi con il risultato di lasciarla incastrare sotto una fastidiosa lama. Nonostante l’inconveniente, riprendo immediatamente ad arrampicare: raggiungo rapidamente la metà del tiro, pensando che in fondo la lunghezza non sia poi così dura. Mai valutazione fu più avventata e frettolosa! Dopo un breve ma netto traverso, il tiro riprende a salire, superando un piccolo saltino. Per evitare fastidiosi attriti, allungo la protezione aggiungendo un cordino e un altro rinvio a quello già posizionato. Supero il salto agguantando una buona presa sulla quale devo rimontare. La posizione è piuttosto scomoda e l’equilibrio non è dei migliori. Proprio sopra di me si trova la protezione seguente, ma per raggiungerla devo riuscire in questa rimontata. In perfetto stile Rambo, tengo un rinvio tra i denti nella speranza di agguantare più rapidamente possibile lo spit. Cerco di stabilirmi sull’appoggio, ma rapidamente perdo l’equilibrio: “cado!” è il grido che lancio all’indirizzo del mio assicuratore, con il risultato che il rinvio mi scivola di bocca e precipita verso il basso. Il volo termina senza conseguenze mentre sbatto contro la placca, mentre una nuvola di magnesite si libera dal sacchetto. Sarò caduto 5 o 6 metri. Risalgo all’ultimo spit raggiunto e subito provvedo ad accorciare la rinviata, quindi ritorno sul passo che mi ha respinto. Abbandonata l’idea di Rambo, riesco a guadagnare il miglior equilibrio e a issarmi sull’appoggio. Spit. Sospiro di sollievo e poi guardo oltre. Davanti a me si presenta una placca ripida e di pura aderenza; gli spit sono più ravvicinati, ma comunque mai vicini. Sono alla ricerca di un appoggio. Finalmente lo trovo. Carico il piede. Passo corto, trovo l’equilibrio e mi fermo. La sequenza dura interminabili minuti, ma lentamente guadagno le protezioni successive, fino ad agguantare un ciuffo d’erba presso la sosta. Questo lungo tratto continuo ha richiesto un’arrampicata d’equilibrio e precisione tipica della Valle e mi ha completamente svuotato. Mentre recupero i miei amici sono dubbioso sul da farsi: proseguire o tornare indietro? Ho appena superato una placca di 6b, ma la via non è ancora finita! Alla fine decido di proseguire, spronato dall’idea che i due tiri seguenti sono un po’ più semplici. La testa comunque non c’è più o, almeno, non è più quella di 40 metri sotto. Così supero le due lunghezze con un senso di precarietà e insicurezza più spinto.

Manca l’ultimo tiro. L’ora è tarda ma voglio portare a casa la via! Supero il primo tratto, poi raggiungo la fessura dove è presente un passo d’artificiale. Staffo sullo spit e poi sul chiodo seguente, ma poi non riesco a proseguire. Allora estraggo un nut che incastro nella fessura: lo carico. Tiene! Bene. Agguanto l’appiglio successivo e raggiungo lo spit. Ora è una questione di principio! Con tutti i mezzi a disposizione, guadagno uno spit dietro l’altro fino al penultimo. Oltre non riesco ad andare e allora si rifà vivo l’ìalpinista classico. Mi sposto poco più a destra entrando nel diedro che borda la placca. Riesco così a salire agevolmente superando l’ultimo spit per poi piazzare un friend di protezione. La sosta è pochi metri alla mia sinistra, ma non riesco ad uscire dal diedro. Così scendo e, con un piccolo pendolo, raggiungo l’ultimo spit che rinvio. Risalgo al friend e lo recupero, poi, con una breve arrampicata all’indietro sono nuovamente all’ultima protezione fissa. Provo a staffare diverse volte, ma non riesco a raggiungere la piccola cengia che mi sovrasta e che conduce alla sosta, distante da me pochi metri. E’ tardi, da sotto mi giungono le voci dei miei compagni stanchi ed infreddoliti. Da qui non riuscirei certo a passare rapidamente, così, dopo un po’ d’indecisione abbandono una maglia rapida e mi faccio calare.

Non sarò arrivato in sosta, ma credo di poter considerare la via conclusa: al massimo ci torno, mi infilo nel diedro, staffo su friend e raggiungo il termine!

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Paderno d’Adda e Carate Urio

Posted in falesia on aprile 20, 2009 by fraclimb

sabato 18 e domenica 19 aprile

La ricetta per avere braccia indolenzite il lunedì? Prendete due invasati (Cece e il sottoscritto) portateli a Paderno il sabato, quindi la domenica aggiungete un altro ossessionato (Luca) e portate il trio a Carate Urio. Lasciate arrampicare q.b. (cioè fino all’esaurimento) e avrete per lunedì l’impasto ideale. Poi non è detto che funzioni al 100%, ma almeno ci avrete provato.

Del resto le condizioni meteo non permettevano granchè di differente: sabato mattina la zona di Lecco è completamente sommersa da una fitta nuvolaglia scura che non promette nulla di buono. Così l’auto volge verso sud-est, in direzione del ponte di Paderno.

La falesia è costituita da un conglomerato strapiombante caratterizzato da un particolare stile d’arrampicata su buchi, comunque di non difficile lettura. L’occhio deve solo individuare l’appiglio giusto compreso tra i numerosi ciottoli che costituiscono questo impasto eterogeneo. Per i piedi, invece, non si ha che l’imbarazzo della scelta! Il risultato (per lo meno per i tiri provati) è un insieme di vie atletiche di continuità con un grado, a mio avviso, un po’ generoso: a dimostrazione, il  6c+ e il 6c tentati non ci ostacolano eccessivamente nel raggiungimento della sosta. L’ambiente è particolarmente suggestivo, a tratti quasi lugubre e tenebroso. La struttura principale è incastonata in una specie di lunga gola umida compresa tra due muri di conglomerato; uno stretto oscuro passaggio seminascosto, come un viatico tra due mondi paralleli, conduce ad un altro settore più solatio.

Per la domenica le nostre speranze di salire una via si spengono sul nascere: il tempo è grigio e minaccia pioggia da un momento all’altro, mentre sono ancora ben visibili i segni della piovuta della sera precedente. Non rimane che andare a Carate! Così, questa volta in tre, ci ritroviamo a salire gli strapiombi della falesia, approfittando del forte Luca per osare un po’ più del solito: tra gli altri proviamo Demian un 7b su spigolo leggermente strapiombante che tento da secondo, quindi rimetto le mani su Internet e su No House (6c). Quest’ultimo oppone una placca in perfetto stile Carate: aderenza su svasi sporchi con conseguente lento ma inesorabile scivolamento del piede verso il basso!

E lunedì? Beh, la ricetta è riuscita a metà: le braccia non sono doloranti, ma sembrano solo un po’ affaticate…

Pizzo Ferrè

Posted in scialpinismo on aprile 17, 2009 by fraclimb

martedì 14 aprile

Relazione e foto su fraclimb.com

E così si chiudono le vacanze di Pasqua. Da un lato, mi vien da dire: meno male! Da giovedì, praticamente non ho mai mollato la presa  nè gli sci. Ora finalmente mi attende un meritato riposo… lavorativo!

E per chiudere il cerchio, decidiamo di salire il Pizzo Ferrè. La giornata si preannuncia calda, anche se alcune nuvole coprono le vette principali. Al parcheggio incontriamo altri scialpinisti (alla faccia della giornata lavorativa!) tra cui Cesare, un istruttore del CAI, che si aggrega con noi. Partiamo molto veloci riuscendo così a superare rapidamente il tratto pianeggiante alla fine del quale lascio Cesare al suo ritmo indiavolato.

Il nostro passo diventa più turistico anche a causa dei fastidiosi zoccoli che continuano a formarsi sotto gli sci di mio papà. Dopo alcune fermate necessarie per levare la neve, il mio compagno decide di rinunciare alla vetta, lasciandomi però il via libera.

Riaccendo i motori e parto in direzione del bivacco: la traccia è ben marcata e con una linea relativamente diretta, così raggiungo velocemente il gabbiotto metallico. In lontananza spicca il mio obiettivo dal quale sono separato da un lungo traverso. La traccia perde un po’ di quota e questo mi permette di riprendere un po’ le forze per superare l’ultimo tratto sotto la cima. Lasciati gli sci alla sella, mi incammino per l’aerea cresta: avendo dimenticato i ramponi, devo prestare la massima attenzione per evitare qualsiasi errore. Ma, comunque, la pedonata mi facilita nel compito e così, in breve, raggiungo la croce sommitale semisommersa dalla neve.

La discesa è altrettanto rapida, anche se la neve non è nelle migliori condizioni essendo resa pesante dall’insistente battere dei raggi solari. Ritorno così al bivacco dove trovo mio papà ad attendermi: con lui affronto l’ultimo tratto di discesa, felice per la vetta salita che, con il suo entusiasmante tratto finale, mi ha pienamente ripagato di ogni fatica.

Denti della Vecchia

Posted in falesia on aprile 14, 2009 by fraclimb

lunedì 13 aprile

E’ da tanto che non vado ai Denti della Vecchia sopra Lugano e così colgo l’occasione approfittando dell’uscita organizzata da Cece. Siamo in cinque: oltre ai citati, il gruppo è composto da Silvia, Vera e Cristian. Non abbiamo grosse ambizioni, solo quella di fare una passeggiata e scalare un po’ (io, in verità, spero di strinarmi su qualche monotiro!)

Raggiungiamo rapidamente la capanna Pairolo, anche se la neve ancora presente sul tracciato si infila fastidiosamente nelle scarpe, bagnando completamente le estremità. Superiamo il rifugio e ci dirigiamo verso i Denti: siamo alla ricerca di una struttura dove arrampicare, possibilmente al sole. Così girovaghiamo per un po’, prima di fermarci alle Torri del Vajolet. In realtà i monotiri sono completamente all’ombra, ma gli unici intenzionati ad arrampicare siamo io e Cece e i tiri dovrebbero essere molto belli, così decidiamo di attaccare la parete.

Il tiro di riscaldamento si rivela comunque non banale, soprattutto perchè le dita, a lungo a contatto con la roccia, si raffreddano rapidamente perdendo la sensibilità. Considerata quindi la temperatura, decidiamo di buttare la corda sui tiri di fianco, arrampicando così da secondi.

Proviamo quindi un 6c che si rivela molto duro, con un passaggio di forza dopo una sezione complessa. In compenso la roccia è decisamente stupefacente: molto compatta e lavorata così da dare un grip eccezionale. Nel frattempo, anche Cristian ci raggiunge e, dopo il 6a di riscaldamento, si aggrega per cause di forza maggiore (leggi fuga della sua assicuratrice per freddo).

Spostiamo la corda sul tiro a sinistra che presenta la stessa gradazione del precedente ma si rivela più semplice, così decidiamo di salirlo un paio di volte prima di riprendere il sentiero per il rifugio, ricompattando il quintetto.

Monte di Salmurano

Posted in scialpinismo on aprile 12, 2009 by fraclimb

domenica 12 aprile

Relazione e foto su fraclimb.com

Un’altra uscita con le pelli e un’altra grande sciata. Questa volta però non sono da solo e, soprattutto, raggiungo la vetta! Certo, l’itinerario di oggi è decisamente plaisir e questo giova allo scopo, ma è pur sempre una cima su cui si può mettere sopra una bella X.

La neve alla partenza non è in buone condizioni: tende già a smollare, nonostante il sole non sia ancora riuscito a raggiungerla. La speranza quindi è che il tempo continui a rimanere velato: al massimo, le foto saranno di bassa qualità, ma almeno non faticheremo troppo in discesa!

La salita si risolve senza difficoltà e il ritmo, benchè tranquillo, ci permette comunque di raggiungere la cima che non è ancora scoccato il mezzogiorno. Dopo i dovuti complimenti, spelliamo e ci buttiamo nella discesa: già pregustiamo la parte alta, dove la neve si presenta in condizioni impeccabili. In effetti la temperatura non eccessivamente alta ha permesso al manto nevoso di conservare un ottimo stato, smollando il giusto per regalarci una sciata da favola.

Le curva si susseguono una dietro l’altra e non perdo l’occasione di infilarmi in qualche breve tratto più ripido provocando piccole slavinette. Riesco così a divertirmi fino alla macchina, nonostante la neve sia un po’ più pesante, dopo aver completato una linea diretta dalla cima al parcheggio.

Pizzo Tambo

Posted in scialpinismo on aprile 10, 2009 by fraclimb

giovedì 9 aprile

Relazione e foto su fraclimb.com

Mi godo gli ultimi giorni di libertà! Quindi, inizio dai fatti piacevoli della giornata: il sole, una neve da paura (!), uno strudel che naviga letteralmente nella crema di vaniglia (e i 20 franchi trovati poco sotto l’ospizio). E la cima? Beh, quella sarà per la prossima volta.

Ma andiamo con ordine. L’inverno è finito, ma io sento il richiamo degli sci e l’obiettivo è una cima che mi interessa già da tempo e attorno la quale ho gironzolato diverse volte. Il dislivello è considerevole, così parto con un ritmo incalzante, fermandomi solo per brevi pause per mangiare qualcosa. Il caldo, la fatica, l’andatura e molto probabilmente una cattiva alimentazione mi giocano un brutto scherzo, così arrivo al pendio finale che non ne ho più! L’ultimo tratto è una vera odissea: conversione-pausa; conversione-pausa. Decido di fermarmi per coprirmi, anche perchè nel frattempo il vento ha portato alcune nuvole che ora mi avvolgono. Consumo il pranzo nella speranza di riprendere forze, ma alla fine, nonostante la vetta sia ad un tiro di schioppo (meno di 100m), levo le pelli, blocco gli attacchi e inizio a scendere.

Le prime curve sono pietosamente patetiche: mi sono in parte ripreso, ma non sono ancora al meglio. Scendo in queste condizioni per circa 150m, poi mi sdraio su alcune roccette riparate dal vento e scaldate dal sole. La pausa è breve ma rinvigorente, così riprendo la discesa. La neve è semplicemente spettacolare: trasformata e con un fondo portante che mi permette una sciata veloce e di puro piacere. Ogni curva è il preambolo di quella successiva, racchiusa in una candida nuvola che le lamine degli sci sollevano ripetutamente disegnando una biscia continua sul manto nevoso.

Così sono rapidamente al parcheggio anche se non mi sono ancora pienamente ripreso. Allora, sfruttando i franchi dell’ignoto benefattore, mi gusto un ottimo strudel semisommerso nella crema di vaniglia: la ciliegina su una sciata entusiasmante.

Finale: Toirano e Bausu

Posted in falesia, Uncategorized on aprile 7, 2009 by fraclimb

sabato 4 e domenica 5 aprile

Per una volta esco dai confini regionali e, incredibile a dirsi, mi sposto verso sud, verso il mare. In macchina, comunque, ci sono imbraghi, scarpette e corde, ma non la magnesite, perchè quella ho deciso di dimenticarla in garage.

Sono con la scuola di alpinismo: siamo diretti a Finale per l’aggiornamento di roccia. L’obiettivo del sabato è una falesia di Toirano, dove rivedremo alcune manovre di autosoccorso. Così vengo istruito sul paranco e sul bilancino, mentre mi interrogo sulla necessità di aprire uno spaccio di articoli sportivi su ogni parete alpina. Che so, magari uno è sul 15° tiro della Cassin in Badile e si accorge che gli manca un moschettone a ghiera. Allora che fa? Gira lo spigolo e entra nel negozio dove è accolto da una biondona gnoccolona che gli mostra tutti i moschettoni: quelli grossi a pera, o quelli piccoli (ma sempre a pera!).

Alla fine mi rimane anche il tempo per saggiare questa famosa roccia finalese: in effetti i due tiri che provo non sono per nulla male!

Riprendiamo l’auto e ritorniamo verso la costa raggiungendo l’ostello dove passeremo la notte: un castello arroccato sopra Finale che ricorda in modo inquietante l’ostello di Hostel. Per una volta sarei grato di non trovare “dolce” compagnia in camera (a meno che non venda moschettoni!). La ripida scala interna conduce ad una sala esagonale con un alto soffito intonacato di bianco. Ai lati le stanze sono chiuse da massicce porte in legno nero. Ma nessuna grazia ci accoglie sui letti!

La domenica il tempo è imprevedibile: c’è chi dice pioggia, chi asciutto… Ci spostiamo verso l’interno e, dopo un po’ di avanti e indietro, puntiamo al Bausu, una falesia incastonata in un fitto bosco. L’inizio non è dei migliori (visto che non arrivo alla catena di un 5c!), ma poi mi riprendo e riesco a scalare chiudendo qualche tiro. La gradazione è piuttosto variegata:  a volte il grado calza a pennello, a volte invece è piuttosto strettino. Ma la roccia è sempre stupendamente fantastica: muri verticali a gocce e tacche che ti accompagnano all’ultimo spit insieme ad una fresca brezza.

Ci spostiamo più in alto, verso una zona con tiri molto impegnativi. E qui ci accorgiamo di essere comunque vicini a Genova: pur di risparmiare, anche sulle gradazioni, i liguri stanno indietro. Così c’è chi prova un 6c (che forse in realtà è un 7a/7a+), mentre qualcun altro mette le mani su un 7a (o sarebbe meglio dire 7b?). Dal mio canto, provo il “falso 6c” da secondo, arrivando fin dove la corda me lo permette con il risultato di ghisarmi per benino le braccia!

Chiudiamo il week end attorno ad un tavolo di un bar, con il solo rimpianto di non essere riusciti a divorare la focaccia con la nutella!