Archivio per giugno, 2018

Piz Ciavazes: spigolo Abram (gruppo del Sella, val di Fassa, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 29, 2018 by fraclimb

domenica 24 giugno

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Sono in odore di Piolet d’Or. Il problema è che ho altre 3 cordate del corso base che gareggiano con la nostra impresa: la via del Cavolo. Già perchè sabato alla ricerca di una linea tranquilla sopra Gardeccia finisce che ci infiliamo sulla struttura sbagliata facendo assaggiare un po’ di alpinismo esplorativo ai malcapitati allievi. Credo che nemmeno agli albori della mia brillante carriera caiana abbia mai sbagliato parete! Alla fine, grazie al fiuto da cordata Cassin-Ratti, tiro fuori una linea facile e, fatta salva un’uscita su sabbia e ghiaia, con roccia che non tende a smontarsi come un mobile Ikea mal assemblato. Domenica però devo ripigliarmi dai traumi post impresa e così provo ad accaparrarmi un paio di allievi per una salita che non mi spremi come un’arancia ma gli altri istruttori fanno orecchie da mercanti e io mi ritrovo insieme a Marco alla volta dello spigolo Abram. Non so nulla della parete né, tanto meno, della via se non quanto ho reperito dalla relazione così il Denny mi spara due dritte, giusto per spiegarmi dove si trovi l’attacco evitandoci così di finire sullo spigolo sbagliato. Infatti, non ancora scaldate le gambe col breve avvicinamento, i 4 adepti si rendono rapidamente conto con quali squinternati semi-istruttori siano in giro visto che, mentre il sottoscritto punta alla linea sulla destra della parete, Marco è esattamente del parere opposto. Sfruttando allora la mia abile arte retorica ciceroniana, riesco a convincere il drappello a seguire ancora una volta il mio istinto sebbene sulla mia meta non scommetterei un Euro!

Ora i nodi possono finalmente venire al pettine: il subdolo lavoro da psico-terrorista operato dal Marcello produce infatti i suoi frutti. Inizio infatti a pensare non tanto al tiro d’artificiale quanto alle fessure di V che lo precedono e a come abbiano sconvolto altri pretendenti che, si racconta, siano usciti sconvolti e spremuti come dopo un passaggio in centrifuga: riuscirò a passare indenne da questa ennesima prova? D’altra parte provo a instillarmi un po’ di fiducia convincendomi che quei passaggi non potranno essere più duri delle fessure della Cassin alla Trieste né, tanto meno, dovrei dimenticarmi della prestazione su Panorama su Forzo. Eppure il dubbio resta e solo quando alzo le chiappe sopra la sosta del secondo tiro finalmente dissolvo ogni nebbia. Poi la vera maestria del capocordata arriva al quinto tiro. [continua]

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Parete di Santa Maria: Fifth Avenue (val Divedro, Verbano Cusio Ossola)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 28, 2018 by fraclimb

domenica 17 giugno

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La giornata comincia con una sconvolgente richiesta: ci fermiamo a fare colazione da qualche parte? La mia autistica pianificazione dell’uscita ne esce scombussolata, soprattutto perchè la domanda si aggiunge alla scoperta che lo schizzo della cartina disegnato sulla guida non coincide con la topografia che, non so sulla base di cosa, mi ero costruito in testa. Direi che la situazione è perfettamente sotto il mio controllo! Poi si aggiungono i locals cui chiediamo conferma dell’imbocco della mulattiera: per prima cosa i tempi indicati dalla relazione raddoppiano e poi veniamo messi in guardia sull’attraversamento del fiume, impresa titanica paragonabile forse ai guadi himalayani. Li guardo allibito con la stessa espressione della professoressa al liceo quando le avevo risposto che Renzo portava all’Azzeccagarbugli una coppia di polli: “No! Cosa stai dicendo? Erano due capponi!”. Differenza sostanziale! Già perchè l’unica cosa di cui a questo punto sono certo è che giù al fiume ci sia un solido ponte in cemento che ho individuato dal parcheggio! L’informatore però insiste sulla sua linea ma noi ce ne freghiamo e ci avviamo verso il corso d’acqua.

Sull’altra sponda incontro un altro elemento destabilizzante: la cappella votiva. Forse che sia il fine settimana delle strutture sacre, un monito per il sottoscritto in piena antitesi religiosa? Le cappelle ovviamente risultano introvabili e così inizio a precipitare sempre più nel vortice dell’incertezza. Poi finalmente la prima casetta votiva si materializza e la mia autostima, faticosamente, riprende un po’ quota. Arriva quindi il momento del sentiero che sale all’attacco vero e proprio: per individuarlo devo attivare al massimo tutti i sensi e immaginare che sotto l’erba e tra gli arbusti salga una vaga traccia che finalmente ci deposita all’attacco della via delle Meteore. Cominciamo da qui perchè non ho assolutamente voglia di risalire ancora per prato verticale: d’altra parte se avessi voluto andare a pascolare, sarei stato una mucca. La placca scivola via senza intoppi mentre noi ci restiamo appiccicati come mosche sulla carta moschicida quindi, scaldati i possenti bicipiti tirando una breve fissa, raggiungo l’attacco vero e proprio. A questo punto, nella mia beata supponenza ignorante, mi aspetto una sequenza di fix sparati a mitraglia e da collegare come il gioco dei puntini numerati della settimana enigmistica. [continua]

Ancesieu: Panorama su Forzo (valle dell’Orco, Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 22, 2018 by fraclimb

sabato 16 giugno

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Prima o poi scriverò una guida sul Cerro Torre tanto oramai ho capito che basta mettere giù un elenco di vie, descrivere dei tiri a casaccio, mescolare il tutto e poi servire la guida con alcune belle foto magari, giusto per confondere ancora di più le idee, di altre pareti! Ah, dimenticavo: bisogna poi prendere la scala delle difficoltà, metterla in lavatrice a 90°, vedere quanto si restringa e, se necessario, ripetere l’operazione.

Mistero n°1: la cappellina. Per trovare l’imbocco del sentiero bisogna scoprire dove sia la struttura votiva ma nemmeno sgranando il rosario riusciamo a trovare traccia dell’opera sacra e così, quando arriviamo davanti ad una traccia che si infila nel bosco, ci guardiamo col perspicace sguardo da pecora: dove diavolo è finita la scritta “palestra”? Poi Cece accende la super vista, decifra un geroglifico millenario e finalmente scopre il bandolo della matassa che ci guida nel folto della giungla. Indossato il cappello da Indiana Jones, l’amico tira fuori il machete e inizia ad aprire un varco profetizzando il nostro ingresso in un nuovo “zecchificio”. Alla fine della giornata conterò 4 succhia-sangue a tradimento, tanti quanti i passi in artificiale fatti sulla via.

Mistero n°2: il boulderista o l’A0. Il primo tiro è dato 6c. Siccome sono solito scaldarmi su questi gradi tanto quanto frequentare Rimini e Riccione, direi che l’appena terminata risalita delle fisse alle alghe è stato solo l’antipasto prima dell’arrosto bruciato! Scrutandomi dal monocolo Cece mi informa che il primo fix va tirato a meno di voler lanciare ad un rovescio con il piede su uno svasino disegnato. Mi domando allora perchè diavolo dovrei fare il Moroni quando, caianamente, posso tirare il rinvio e così seguo la soluzione tradizionale per poi fare il Picasso con le mutande quando il piede decide in piena autonomia di assestarsi sull’appoggio mentre supero il successivo ribaltamento.

Mistero n°3: il diedro e i tiri vaporizzati. Al terzo tiro ringrazio di essere caiano. L’ingresso del diedro cerca in tutti i modi di sputarmi fuori ma io ce la metto tutta, faccio la zecca incastrandomi e spingendo contro le pareti finchè riesco a passare oltre l’uscio dell’ingresso. Ora inizia il divertimento. [continua]

Gran Paradiso: via normale (Valsavarenche, Aosta)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on giugno 12, 2018 by fraclimb

domenica 10 giugno

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In realtà in cima non ci arrivo. Ma nemmeno tutta la marea di caiani che raggiungono il pinnacolo con la madonnina evitando quello poco più alto sulla destra: e pensare che, mentre attendo il mio turno lungo la crestina finale, ho la tentazione di salire quella manciata di metri in bilico sul precipizio. Poi ci penso su: non ho nulla per proteggermi e sono col corso caiano, meglio lasciare perdere, evitare di fare Icaro e raggiungere la vetta secondaria. Eppure meno di un paio d’ore prima di toccare la statuetta ero praticamente certo che non l’avrei mai raggiunta.

Sabato pomeriggio approfitto del mio potente ruolo di vice direttore per accaparrarmi due delle donzelle iscritte al corso e poi aspetto la sveglia antidiluviana che ci permette di lasciare lo Chabod alle 4. Sul ghiacciaio c’è già la festa delle luminarie e noi andiamo ad aggiungerci alla colonna della processione di Ferragosto sicuro che riuscirò a vedere la Madonna. Invece poco dopo esserci legati finisco nella processione al Golgota: il mal di testa infatti ha iniziato a bussare nelle meningi di Raffaella come un testimone di Geova alla porta ma lei, imperterrita, prova a tenere duro finchè Marcello, con abile mossa, riesce a convincerci a fare uno scambio di allievi. Non sono mai stato un amante delle figurine e il risultato si vede: in pochi minuti mi ritrovo turlupinato a guidare una cordata che da femminile è passata a mista. Solo che a quel punto diventano cazzi amari per tutti, soprattutto per Laura e Ivan che si vedono proiettati verso la vetta come se avessero preso lo skilift visto che il sottoscritto passa immediatamente alla modalità “vetta” iniziando a tirare come un forsennato su per il pendio. È una specie di corsa contro le altre cordate, una rincorsa dalle retrovie come in una gara ciclistica che ci permette di raggiungere chi ci precede e passargli sopra le orecchie. Poi sull’ultima rampa prima della cresta ingaggio una gara con tre cordate francesi ma dietro iniziano a mancare le energie e alla fine, all’attacco del tratto roccioso, desisto e le faccio sfilare. Sulla cresta sembra di essere in tangenziale all’ora di punta. Praticamente si fa un giro intorno alla madonnina e poi ci si va ad ingarbugliare con le cordate che salgono. Ovviamente i casi umani sono i più disparati e la cosa non fa che innervosire le guide francesi che devono scendere con i clienti stile papera con gli anatroccoli. Poi finalmente mi trovo a fianco della statuetta incredibilmente da solo, giusto il tempo che Laura e Ivan mi raggiungano insieme al resto dell’orda barbarica. [continua]

Zucco di Pesciola: Bramani Fasana (Valsassina, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 12, 2018 by fraclimb

domenica 03 giugno

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Sono perplesso: sono col corso caiano e sto salendo in funivia ai piani di Bobbio? È finito l’alpinismo della lotta con l’alpe, le salite sputa sangue, i viaggi a braccetto con la morte. No, oggi al corso vogliamo le comodità, la roccia bella e i resinati e così alla fine vengono fuori degli FF o, se va bene, delle sottospecie di alpinisti da agenzia Alpitour per salite addomesticate e senza imprevisti. Gente cioè che alla sera vuole rilassarsi davanti ad un bicchiere di birra e non malati di mente che sperano in un nuovo bivacco all’addiaccio o, se va male, pianificano già la salita successiva, delle specie di lobotomizzati con un unico chiodo fisso (a parte quelli marci che tirano in via): scalare, scalare, scalare!

Proprio per lo stesso senso di avventura e anche un po’ di repulsione per la zona dei Campelli, non ho la più pallida idea su quale via andare a fare e così mi accodo al Gigi con le mie allieve che hanno uno strano modo di concepire l’uso dello zaino: il sacco vuoto e tutta la mercanzia appesa all’esterno! Ottimo: siamo il trio dello psicopatico e delle due venditrici ambulanti! Poi, come se non bastasse, perdiamo pure il contatto col gruppo davanti rischiando di vagare per i saliscendi dei desolati piani di Bobbio che, a dire il vero, senza sci ai piedi tanto pianeggianti non sono, finchè riusciamo a rientrare nel gruppo dei fuggitivi e attaccarci alle loro chiappe come mosche al miele.

La parete mi pare come il sottoscritto dopo un’ora di corsa: fradicia e piallata. La linea scelta in effetti è un’evidente rampa-diedro appoggiata lungo la quale si potrebbe fare un giro in canoa così, dopo la classica battuta “sarebbe utile un Tampax”, iniziamo a legarci aspettando che il salumiere chiami il nostro numero. Siccome poi sono forte e ho qualche dubbio che le scarpette possano garantirmi una buona tenuta sul velo d’acqua, mi tengo le scarpe d’avvicinamento e inizio a scalare. Alle due allieve dico di infilare le pinne e poi anche loro mettono le mani sull’umido. Memore poi dell’esperienza su Dimitri, alla prima sosta filiamo tutte le corde ma il risultato è un casino ancora peggiore. Infatti sulla lunghezza seguente mi ritrovo come il cane legato alla cuccia con la catena! Mi fermo ad aspettare ma sotto sembra che il tempo sia tornato agli anni del liceo quando cercavo di tradurre le versioni: lentezza geologica senza capire un’acca di cosa Cicerone avesse scritto! Il mistero delle corde aggrovigliate si ripete ancora un paio di volte e poi finalmente usciamo in cresta. [continua]

Ratikon: Kamala (Prattigau, Grigioni)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 2, 2018 by fraclimb

sabato 26 maggio

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Di Galadriel ricordo la strada d’accesso, un percorso estremo e della morte, affrontata di notte e con il terrore di finire giù dal dirupo. Ora mi trovo a guidare sullo stesso percorso, ancora di notte e con le palpebre pesanti come se fossero state riempite di piombo fuso. Mi incastro lungo gli stretti tornanti e quindi supero l’ultimo paese mentre ci domandiamo chi possa essere il folle che decida di abitare in un simile luogo: forse un lontano parente di due caiani FF che aspettano il fine settimana per infilarsi in qualche assurda situazione? Me ne infischio del cartello di divieto d’accesso e inizio le prove per la Parigi Dakar. Guadiamo un torrente, passiamo sotto gli evidenti segni di una frana sperando che questa non decida di correre verso valle e finalmente, oramai convinto che avrei passato la notte a schivare buche e sassi, arriviamo alla malga di Gruscher Alpli. Mi ricordo di un ottimo posto da bivacco più in alto, dove inizia il sentiero per la parete e allora il Carlos Sainz che c’è in me (un giorno o l’altro riuscirò a conoscere tutte le mie molteplici personalità) pigia sull’acceleratore volando sui rimasugli di neve finchè la prova speciale si interrompe contro i resti di una valanga: non posso chiedere di più alla cara e vecchia Punto cosi torniamo indietro e ci accomodiamo sul selciato della baita.

La sveglia arriva alle 7 sotto forma di un escursionista che raggiunge il nostro posto da bivacco. Immagino già un teutonico cazziatone abbaiato dall’inflessibile svizzero e invece l’uomo ci rivolge qualche incomprensibile parola col sorriso stampato sul volto. Siccome trovo improbabile che ci possa aver chiesto un commento sulla formazione del prossimo governo, rispondo con un lapidario “klettern!”; lo svizzero contento spara altre consonanti di cui capisco solo il saluto finale “schöne tag” quindi lo ringrazio e mi preparo per l’impresa di giornata.

Evitati i salti nel dirupo e l’arresto delle guardie svizzere, almeno non dobbiamo preoccuparci per l’avvicinamento, un percorso che pare uscito da un cartone della Disney finchè, sotto la lavagna calcarea, l’idillio finisce e noi torniamo alle care vecchie abitudini: Cece si appioppa il primo tiro e io quelli pari. [continua]