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Sigaro Dones: Rizieri (Grignetta, Lecco)

Posted in Uncategorized on agosto 18, 2014 by fraclimb

lunedì 11 agosto

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Obiettivo dell’anno raggiunto! Non posso chiedere di più da questo fantasmagorico duemilaequattordici! Sono in cima al Sigaro, salito per la Rizieri, la prima via di VI in montagna che avevo provato anni fa giusto per il gusto di esportare il limite umano dalla falesia alle alte vette. All’epoca avevo terminato la normale al Sigaro con Lorenzo (salita su cui si potrebbe scrivere un intero volume di tragicomiche peripezie caiane) per poi andare appunto a sperimentarmi con la via sulla faccia opposta del monolite. Visto che però l’obiettivo era solo saggiarmi sul mitico VI, alla seconda sosta ci eravamo calati portando a casa così una salita e mezza. Questa volta, invece, mi godo la linea dall’alto in completa solitudine mentre non posso dire altrettanto del panorama che si nasconde dietro una fitta e spessa coltre nebbiosa.
Non parto presto da casa e ho in mente un’altra zona della Grignetta: un po’ per il monsone e un po’ per il fatto che i miei amici di scorribande sono in giro per il mondo a godersi le ferie, mi trovo da solo a sfruttare quello che, sulla carta, dovrebbe essere uno dei mesi ideali per appiccicare bollini sulla tessera. Ma appunto la bassa pressione che sembra aver preso solo il biglietto d’andata, mi suggerisce di rivolgermi a qualcosa da cui si possa più facilmente tornare indietro. Così mi carico il saccone e inizio a galoppare su per il conosciutissimo sentiero. Quest’anno la Grignetta sta quasi diventando la mia amante; non che mi dispiaccia ma se devo fare il fedifrago, che almeno sia con qualcuna di più altisonante, che so: la Marmolada! Speriamo almeno che Micol non si ingelosisca troppo! [continua]

Ciao Stephanie!

Posted in Uncategorized on febbraio 20, 2014 by fraclimb

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un pensiero

Sasso di Sengg: via Vicenza (Grigna)

Posted in Uncategorized on novembre 1, 2013 by fraclimb

sabato 26 ottobre

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Ho fame. Sono stato 3 giorni a Colonia e ho mangiato come un vitello all’ingrasso ma ho fame. Sono affamato di crode, di chiodi, del brivido che si prova quando sotto le chiappe si ha un friend traballante. Insomma, non riesco più a tenere a bada l’aquila: prendo il telefono e preparo la vittima sacrificale, il Corbis. Mi ascolto mentre parlo al telefono: andare al Sasso di Sengg fa l’equazione con la sveglia caiana; ho un attimo di tentennamento ma poi l’aquila frulla le ali e spicca il volo. È fatta!

Partiamo dal parcheggio sopra Mandello che è ancora buio; la mulattiera scorre sotto i nostri piedi con insolita lentezza finchè, sull’ultimo tratto, scatta la molla, saluto il Corbis e mi involo a respirare l’aria della parete.

Decidiamo di raggiungere la base della via dall’opzione di sinistra, partendo diretti dal canalone di val Cassina. Rapidamente saliamo quindi fin dove un breve diedro interrompe il facile prato: provo a forzare il passaggio ma è un puzzle ricoperto da un’umida melma su cui sembra di pattinare. Non posso tirare le prese, non posso spingere sui piedi: l’unica soluzione è ribattere! Provo più in basso e credo di individuare un altro punto debole: salgo guardingo piazzando alcuni friend fino ad imbattermi in un masso incastrato nella fessura del diedro. Lo tocco appena ma questo si smuove! Attimo di panico totale: i secondi sembrano ore mentre non riesco a proferire parola. Mi immagino già precipitare verso valle stringendomi quel televisore in attesa dello schianto finale. Ma la presa scappa e il macigno scivola via, tra me e la parete: Corbis urla “sasso” e poi il solo rumore che sentiamo è l’esplosione della pietra sul sentiero. [continua]

2012 in review

Posted in Uncategorized on gennaio 2, 2013 by fraclimb

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

4,329 films were submitted to the 2012 Cannes Film Festival. This blog had 33.000 views in 2012. If each view were a film, this blog would power 8 Film Festivals

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Clicca qui per vedere il rapporto del 2011 (gennaio 2012)

Klausen Pass: le Coeur de la Mer (Chly Glatten)

Posted in Uncategorized on giugno 4, 2012 by fraclimb

sabato 26 maggio

RELAZIONE

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È un mese; un mese d’astinenza. A tutto c’è un limite ma trenta giorni senza caianare sono decisamente troppi: non sto più nella pelle alla prospettiva di salire finalmente una via considerando che l’ultima volta risale al mezzo-giro del Fungo con Fabio.

Viste le previsioni puntiamo a nord del Gottardo ma l’impossibilità di partire il venerdì e il timore di trovare neve sulle cenge ci consigliano di lasciare perdere il Ratikon costringendoci a fare girare le rotelle del cervello per trovare una soluzione che Cece ovviamente ha già. Tira fuori i programmi futuri e sulle mail compare il nome del Klausen Pass e così ci ritroviamo a bordo della rombante Clio diretti alla nuova meta.

Sfiliamo la chilometrica coda di turisti teutonici diretti verso sud temendo di passare la domenica incolonnati sull’autostrada e quindi ci ficchiamo sotto le nuvole che stanziano sopra il Gross Ruchen. Ovviamente la mia memoria evidentemente affetta da un palese quanto precoce preludio di Alzheimer inizia solo ora a rammentare che da queste parti ero già stato circa un anno fa, in occasione dell’ultima sciata di stagione: per la serie, com’è piccolo il mondo! Al momento però l’attenzione va più verso quelle masse scure che non promettono nulla di buono mentre quattro paia di occhi si guardano perplessi. Lasciamo comunque da parte i nostri dubbi e parcheggiamo l’auto poco prima del passo. Il pendio è ancora abbondantemente ricoperto di neve ma ovviamente ho lasciato a casa gli scarponi così, pregustando i salmoni che pescherò dalle scarpe, mi avvio verso la parete. [continua]

2011 in review

Posted in Uncategorized on gennaio 8, 2012 by fraclimb

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 33.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 12 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Val di Mello: Stomaco Peloso, Alba del Nirvana e Cochise

Posted in Uncategorized, vie alpinistiche su roccia on aprile 28, 2010 by fraclimb

domenica 25 aprile

L’ora è tarda; le scarpette fremono; trepidano le mani. E’ arrivato il momento: la Valle è lì, incantata, davanti ai nostri occhi. Dopo averne decantate le vie, raccontato delle sue fantasiose strutture, finalmente sono con Micol all’imbocco di questo mondo fiabesco. La Valle si sta destando dal torpore invernale, la neve è sparita da un pezzo, ma i colori sono ancora quelli autunnali; solo qualche sparuta gemma osa gettare lo sguardo in questo mondo all’arrivo dei primi raggi del sole. Qua e là i primi fiori spuntano dalla terra donando un po’ di vivacità ad una terra monotonamente bruna.

La Valle va gustata a piccoli bocconi, troppa avventatezza equivarrebbe ad una mancanza di rispetto e la Signora non lo perdonerebbe. Il primo approccio deve quindi avvenire per gradi mentre la Valle  accoglie lo scalatore che impara a conoscerla e a prenderla così com’è, con le sue regole e i suoi capricci. [continua]

Wellhorn: Adlerauge

Posted in Uncategorized, vie alpinistiche su roccia on luglio 28, 2009 by fraclimb

domenica 26 luglio ’09

Con le braccia indolenzite a causa dei tiri strapiombanti della falesia di Lammi e con la borsa dell’Ale sulle gambe, sono nuovamente seduto sulla macchina del Berna che sguizza tra i tornanti che conducono all’ingresso delle gole del Rosenlaui. Il sabato, tolto l’intermezzo falesistico, è passato a bordo della Focus che ci ha condotti nel cuore della Alpi svizzere dopo aver valicato il passo del Gottardo e l’interminabile Susten. Passeremo la notte al parcheggio del Rosenlaui, speranzosi che le nuvole si diradino lasciando lo spazio ad un cielo sereno.

Sono le 4:30 quando il cellulare del Lele trilla rompendo il silenzio che regna sovrano nella nostra tendina: io, lui e l’Ale ricomponiamo il trio vincente della Dufour nella speranza di ottenere un nuovo successo sulle rocce del Wellhorn. A dormire in auto sono rimasti il Berna e l’Helen che completano il quintetto che ambisce alla salita di Adlerauge. [continua]

Finale: Toirano e Bausu

Posted in falesia, Uncategorized on aprile 7, 2009 by fraclimb

sabato 4 e domenica 5 aprile

Per una volta esco dai confini regionali e, incredibile a dirsi, mi sposto verso sud, verso il mare. In macchina, comunque, ci sono imbraghi, scarpette e corde, ma non la magnesite, perchè quella ho deciso di dimenticarla in garage.

Sono con la scuola di alpinismo: siamo diretti a Finale per l’aggiornamento di roccia. L’obiettivo del sabato è una falesia di Toirano, dove rivedremo alcune manovre di autosoccorso. Così vengo istruito sul paranco e sul bilancino, mentre mi interrogo sulla necessità di aprire uno spaccio di articoli sportivi su ogni parete alpina. Che so, magari uno è sul 15° tiro della Cassin in Badile e si accorge che gli manca un moschettone a ghiera. Allora che fa? Gira lo spigolo e entra nel negozio dove è accolto da una biondona gnoccolona che gli mostra tutti i moschettoni: quelli grossi a pera, o quelli piccoli (ma sempre a pera!).

Alla fine mi rimane anche il tempo per saggiare questa famosa roccia finalese: in effetti i due tiri che provo non sono per nulla male!

Riprendiamo l’auto e ritorniamo verso la costa raggiungendo l’ostello dove passeremo la notte: un castello arroccato sopra Finale che ricorda in modo inquietante l’ostello di Hostel. Per una volta sarei grato di non trovare “dolce” compagnia in camera (a meno che non venda moschettoni!). La ripida scala interna conduce ad una sala esagonale con un alto soffito intonacato di bianco. Ai lati le stanze sono chiuse da massicce porte in legno nero. Ma nessuna grazia ci accoglie sui letti!

La domenica il tempo è imprevedibile: c’è chi dice pioggia, chi asciutto… Ci spostiamo verso l’interno e, dopo un po’ di avanti e indietro, puntiamo al Bausu, una falesia incastonata in un fitto bosco. L’inizio non è dei migliori (visto che non arrivo alla catena di un 5c!), ma poi mi riprendo e riesco a scalare chiudendo qualche tiro. La gradazione è piuttosto variegata:  a volte il grado calza a pennello, a volte invece è piuttosto strettino. Ma la roccia è sempre stupendamente fantastica: muri verticali a gocce e tacche che ti accompagnano all’ultimo spit insieme ad una fresca brezza.

Ci spostiamo più in alto, verso una zona con tiri molto impegnativi. E qui ci accorgiamo di essere comunque vicini a Genova: pur di risparmiare, anche sulle gradazioni, i liguri stanno indietro. Così c’è chi prova un 6c (che forse in realtà è un 7a/7a+), mentre qualcun altro mette le mani su un 7a (o sarebbe meglio dire 7b?). Dal mio canto, provo il “falso 6c” da secondo, arrivando fin dove la corda me lo permette con il risultato di ghisarmi per benino le braccia!

Chiudiamo il week end attorno ad un tavolo di un bar, con il solo rimpianto di non essere riusciti a divorare la focaccia con la nutella!

Medale: via Boga

Posted in Uncategorized, vie alpinistiche su roccia on marzo 2, 2009 by fraclimb

sabato 28 febbraio

L’auto risale verso Rancio mentre si discute sull’itinerario da percorrere. Alla fine optiamo per la Boga che all’apparenza non dovrebbe essere eccessivamente difficile. All’apparenza, appunto!

Raggiungiamo rapidamente l’attacco: io e Cece saremo la prima cordata mentre Colo e Lo Zio ci seguiranno a ruota. Dietro di noi altri quattro alpinisti inizialmente tutibanti, si informano sulle nostre intenzioni. Dopo uno scambio di battute, decidono di girare i tacchi abbandonando la parete. La via è quindi tutta per noi!

Inizio così a salire la prima lunghezza vagliando attentamente ogni appiglio, mentre i piedi litigano con l’erba e la numerosa terra presente. Non conoscendo la linea di salita, mi fermo alla prima sosta che incontro scoprendo poi che il tiro finisce più in alto, proprio sotto il diedro-fessura. Proseguiamo quindi la scalata superando il fantastico diedro e poi, alla quarta lunghezza, ci troviamo in prossimità di Milano.

Un altro errore di valutazione ci porta a sostare in corrispondenza della cengia, allungando ulteriormente i tempi di salita. Dietro, intanto, Colo conduce la sua cordata mentre Lo Zio lo assicura, mezzo accecato in seguito alla perdita di una lente! Ci troviamo sotto il primo tiro di artificiale che Cece supera abilmente, mentre al sottoscritto, con la corda dall’alto, riesce la libera su una fessura esigente e piuttosto unta. Un altro facile tiro ci conduce sotto una zona strapiombante che Cece supera sulla destra per poi ripiegare verso sinistra. E’ il mio turno. Raggiungo le canne che, con mia grande gioia, nascondono delle grosse prese permettendomi di salire senza troppa difficoltà. Ma poi mi attende il traverso. Ultimamente, tra Sulla Rotta e la Bonatti, l’arrampicata in orizzontale sta diventando un’abitudine!

Una roccia estremamente compatta mi separa dalla successiva lontanissima protezione: così delicatamente mi sposto nella speranza che i piedi non decidano di farsi un giro nel vuoto sottostante e, finalmente, supero il tratto impegnativo. Vista l’esperienza, consigliamo a Colo di salire il diedro evitando così l’esposta traversata.

La lunghezza seguente è mio onere: il grado è basso, ma la qualità della roccia mi regala una salita al cardiopalma. Poi finalmente la sosta! L’animo già piuttosto provato non può che sprofondare in un sentimento di profonda inquietudine che rasenta la paura: i due chiodi sono decisamente marci e uno presenta una piccola crepatura. Cerco di rinforzare la sosta e inizio a recuperare Cece mentre osservo ciò che ci aspetta: sopra di me penzolano numerosi cordini marci, mentre poco sotto i miei piedi un paio di chiodi permettono di raggiungere lo spigolo sulla destra. Ovviamente optiamo  per il breve traverso su buone protezioni raggiungendo lo spigolo. La sosta è subito sopra e finalmente, dopo essere brevemente ridisceso, abbandono questa spiacevole posizione.

E’ nuovamente il mio turno: un breve traverso mi conduce a un colatoio che inizio a risalire. Raggiungo cosi una placca compatta sopra la quale spunta un chiodone. Devo traversare! Mi sposto il più delicatamente possibile raggiungendo una buona presa per la sinistra. Dopo un’azione di auto-rincuoramento e incoraggiamento (vista la distanza con l’ultima protezione) mi ristabilisco e raggiungo il chiodo che, eccessivamente sporgente, si rivela poco affidabile. Continuo ad arrampicare raggiungendo così un altra protezione fortunatamente più solida. La lunghezza prosegue su roccia discreta e finalmente, quando temevo di essere uscito di via, scorgo la tanto amata sosta. Nel frattempo, più in basso, gli altri compagni d’avventura decidono di fare cordata unica e così Colo si lega a una delle nostre corde. Il ritmo risulterà rallentato, ma considerata la situazione, è sicuramente la cosa migliore da farsi.

Mi offro di salire anche il tiro successivo, lasciando così involontariamente l’onere della difficile e faticosa lunghezza seguente a Cece. La lunghezza di artificiale oppone un imponente passaggio in strapiombo attrezzato con numerosi chiodi ai quali il nostro capo-cordata si affida ripetutamente guadagnando metro dopo metro con caparbietà. Quando lo raggiungo in sosta, sono vivamente provato per la salita. Finalmente manca solo l’ultimo tiro che, dopo i primi movimenti impegnativi, conduce a una cengia e quindi alla cresta terminale.

Così, dopo circa 7 ore di scalata, ci ritroviamo tutti e quattro poco sotto la croce di vetta dopo aver superato la via più dura per impegno globale tra quelle ripetute in Medale, paragonabile alla Cassin al Sasso Cavallo se non forse anche più impegnativa. Il tutto mentre ci giungono le musiche del Carnevale dalla vicinissima Lecco: pare strano vivere una simile avventura, essere isolati da tutto ma, appena si volge lo sguardo in basso, scorgere ben visibili i segni della città.