Corna Clem: via Tita Chiappini (val Camonica, Brescia)

Posted in vie alpinistiche su roccia on dicembre 4, 2018 by fraclimb

mercoledì 21 novembre

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Inizio a fare le prove per quando sarò in pensione confidando che, alla prossima tornata elettorale, qualcuno proporrà i saldi della quota 100 così, siccome è meglio portarsi avanti, convinco il Gughi ad una levataccia estrema, attraversare 3 provincie per poi spararsi una via di 6 tiri.

Poi, una volta sbarcati dalla macchina e accolti dalla colonnina del termometro che non riesce a salire oltre quota 0, inizio a domandarmi se a breve faremo i baccalà in parete o direttamente i bastoncini Findus. L’unico modo per cercare di ritardare il processo è quindi quello di affrontare il più rapidamente possibile l’avvicinamento lungo un sentiero che traversa continuamente il crinale della montagna prima da una parte e poi dall’altra. Così, sufficientemente stufo di continuare ad andare di qua per poi tornare di là, ad un accenno di traccia che pare salire nel bosco, lascio il sentiero e mi infilo nell’intrico della vegetazione. Ovviamente il vago percorso dopo appena una manciata di metri si fonde tra alberi, rovi e macigni e noi iniziamo a vagare verso l’alto cercando di aprirci un varco finchè da dietro mi giunge l’arguta osservazione: “Mi sa che abbiamo perso il sentiero!”. Ottimo: ci mancava pure il socio sarcastico proprio quando sto lottando con l’ennesimo rovo che mi vuole rubare giacca e pantaloni!

All’attacco comunque alla fine in qualche modo ci arriviamo e, a quel punto, possiamo iniziare la lotta per cui ci siamo sparati 2 ore e mezza di auto. La prima lunghezza è un bell’antipasto, soprattutto quando cerco di rinviare la prima piastrina autocostruita del tiro, probabilmente forgiata direttamente da Hans Fiechtl: non c’è niente da fare, l’occhiello è troppo stretto e il moschettone non ne vuole sapere di entrare, fortuna vuole che ci sia spazio per un bel friendino nella fessurina a lato salvandomi così le caviglie da un possibile volo.

Sulla lunghezza seguente mi sento forte e su quella successiva una schiappa, tanto che sono quasi dell’idea di abbandonare la parete al suo destino. Sostanzialmente, dopo i primi metri scalati decentemente, quando la roccia si impenna verso l’alto, inizio a non capirci più nulla e alla fine mi ritrovo a maturare appeso ai fix senza avere la minima idea su come proseguire. Poi però mi ricordo di essere caiano: infilo il C3 giallo in una fessurina, lo carico, ci staffo e raggiungo la protezione successiva. [continua]

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Alto Lario: cima Portola (Como)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on dicembre 1, 2018 by fraclimb

sabato 17, domenica 18 novembre

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A volte fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Tutto inizia dopo che il neurone già bruciato dagli studi classici e con la capacità di calcolo dello Z1 tedesco, macinando dati per una manciata di secondi, scova a galleggiare tra le più disparate informazioni il bivacco Zeb, ottima soluzione per una nuova avventura stile Leschaux. Così il caiano per antonomasia, dopo aver inutilmente tentato la metamorfosi in FF, spara l’offerta sperando poi che qualcuno trovi una soluzione per il secondo giorno. Potenze di calcolo inimmaginabili entrano allora in gioco e alla fine il papà estrae dal calderone di internet la cima Paglia e poi tutto tace finché a pochi giorni dalla partenza, l’alpinista più accreditato della spedizione si decide a prendere in mano il trabiccolo di Meucci e chiedere a Cesare qualche notizia in più. La risposta arriva immediata con il preambolo che, certamente, mi sarò già abbondantemente informato. E come no? So che il bivacco Zeb è da qualche parte, in una qualche valle, vicino ad un certo passo all’incirca sopra Gravedona. Diciamo che, prese nella totalità delle dimensioni del cosmo, le conoscenze del provetto caiano sono sufficientemente precise ma, forse, per le esigenze escursionistiche paiono un tantino lacunose. Ad ogni modo le informazioni ricevute rimpinzano a dovere il neurone che, di contro, libera memoria cancellando qualche nozione su un inutile filosofo greco.

Sono alla guida dell’auto (da cui deriva la nomea di “guida” per il week end) a risalire per la valle del Dosso quando di fronte al mirino compare una signora con appendice canina: sempre chiedere ai locals qualche dettaglio sulla strada! Così arresto la folle corsa della Punto, calo il finestrino e, con ancora il cuscino stampato in faccia, domando se vado giusto per Caiasco. La sciüra risponde abbagliata dall’aitanza dei tre atleti che la direzione è corretta e aggiunge che, dopo 3km, incontreremo una cappelletta con un bivio: di qua si va per un posto-che-non-mi-ricordo (sempre perchè ho un solo neurone già bruciato dagli studi classici) e di qua si va a Caiasco. Ma come? Una volta non si diceva “di qua e di là”? Ringrazio la tipa e riprendo sperando che al bivio sarò così fortunato da prendere il “di qua” giusto altrimenti ci troveremo al posto-che-non-mi-ricordo e bla, bla! Alla cappella c’è una tizia bendata che cammina con un braccio proteso in avanti e una cornucopia nell’altro: richiamo le gesticolanti indicazioni e imbocco il “di qua” giusto arrivando così alla stanga che chiude l’accesso alla mulattiera. [continua]

Dimore degli Dei: il Risveglio di Kundalini e l’Albero delle Pere (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 5, 2018 by fraclimb

sabato 22 settembre

RELAZIONE (Kundalini)

RELAZIONE (Albero delle Pere)

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Quando arriviamo in vista delle Dimore degli Dei già alcune cordate sono impegnate sui primi tiri di Kundalini ma sono ottimisticamente sicuro che, una volta all’attacco, il traffico si sarà smaltito. Infatti alla partenza della via abbiamo tempo di mettere radici mentre la coppia davanti a noi si diletta a piantare mezza serie di friend nella fessura iniziale: qui rischiamo di fare come l’Ivan in apertura e bivaccare nel Bosco dei Folletti, altro che epico concatenamento con Luna! Alla sosta alla base della Serpe il duo che ci precede mi chiede se vogliamo passare davanti perchè noi sembriamo più veloci: ringrazio sperando di non fare la fine della lumaca che supera la tartaruga e poi assicuro il Walter sulla spettacolare fessura con annessa esperienza mistica. Sopravvissuto alle visioni indotte dagli improbabili incastri e immensamente grato per i residuati bellici trovati all’interno della spaccatura, il Walter porta a termine la sua missione per poi mettersi in panciolle e godersi lo spettacolo del diedro Amaranto che mi divora come io con lo strudel. Solo che il sottoscritto lascia entrambi di stucco preferendo alle fauci granitiche il più rassicurante muretto sopra la sosta. Così inizio il mio viaggio mentre la giuria sotto il trampolino prepara i cartelli per i voti aspettandosi da un momento all’altro un tuffo alla Cagnotto sulla testa del Walter. Salvate le mie caviglie e la cervicale del socio, torno dopo lungo tempo ad afferrare l’erba mellica all’uscita del tiro per poi dare il via al valzer del sali-scendi nel bosco dei Folletti. Alla fine riusciamo a raggiungere l’enorme arco delle Dimore e, contemporaneamente, il tappo stitico che abbiamo davanti, fatto che provoca un immediato crollo della libido soffocando ogni velleità di passare sopra le teste dei 4 che ci precedono.

Una volta usciti da Kundalini, come se avessimo l’intera giornata a disposizione, iniziamo quindi a fare i turisti in piazza san Marco alla ricerca della traccia per lo Scoglio riuscendo nell’intento solo dopo un piacevole giro tondo nella giungla di abeti. La parete però pullula di formiche colorate come un favo di miele; guardo i nostri zainetti minuscoli che non essendo la borsa di Mary Poppins non possono contenere il porta ledge e poi resto allibito davanti al tipo che si sta confezionando un paio di guantini con lo scotch di carta (!) prima di partire per i 3 incastri che troverà sulle fessure di Luna! [continua]

Catinaccio: Steger. Punta Emma: Architettura Gialla (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on ottobre 1, 2018 by fraclimb

sabato 14, domenica 15 settembre

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Quando arriviamo a Gardeccia è come se fossi appena uscito dalla lavatrice: apriamo la porta dell’alberghetto mentre fuori la notte ha avvolto ogni cosa e il gestore, stretto parente del rifugista dell’Allievi, ci squadra come fossimo esattori delle tasse accennando un saluto stentato. Walter prova ad alleviare il clima da pinguini calato nel locale informando che siamo i due che avevano prenotato: l’omuncolo ci consegna le chiavi, ci indica la stanza e noi, prima che ci salti sulla giugulare, ci andiamo a barricare nel locale dai letti ottocenteschi guardandoci bene dal domandare un tè caldo probabilmente diluito con acido muriatico. La mattina la stanza della colazione è apparecchiata solo per noi, unici clienti del conte Dracula che, tutto sommato, deve avere a cuore la salute delle sue denutrite vittime; così, dopo essermi ingollato torte, biscotti e yogurt con muesli, raggiungo il livello calorico minimo per portare a casa la Steger al Catinaccio.

La parete è immensa e allungata come l’uomo di gomma e noi, almeno all’inizio, studiamo le sue linee e i punti deboli ma sul torrione sbagliato finchè, folgorati come Paolo sulla via di Damasco, abbiamo la nostra rivelazione e finalmente puntiamo lo sguardo là dove gli avi caiani hanno tracciato la via. In prossimità dell’attacco veniamo bersagliati da una coppia di granatieri teutonici che, a intervalli regolari, si divertiranno a sganciarci le loro bombe e poi sulla seconda lunghezza me la vedo con l’unto; ma non quello di qualche presa patinata, no: proprio l’infido unto da marmo ecclesiastico con l’aggiunta di una passata di burro! Più su la roccia torna invece bella aderente forse perchè alla partenza del terzo tiro c’è il passo della morte certa. Forse sono un po’ annebbiato ma il rischio di una crisi di nervi sullo scorbutico passaggio è molto alto, poi rinvio il primo chiodo, ringrazio di non essere finito tra le braccia del Walter e finalmente le cose iniziano a filare per il verso giusto. Già mi vedo davanti ad una fettazza di strudel quando, senza accorgermi, subisco la metamorfosi in allocco; la trappola scatta sotto forma di una sosta intorno ad un masso e una specie di rampa che sembra calzare alla perfezione con la relazione. In realtà non ci vuole molto perchè entrambi ci rendiamo conto di essere come Anastasia e Genoveffa con la scarpetta di Cenerentola: nonostante si spinga e si stringano le dita dei piedi, la calzatura non è decisamente della nostra misura! [continua]

Aiguille de Leschaux: via normale (val Ferret, Aosta)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on settembre 19, 2018 by fraclimb

sabato 08, domenica 09 settembre

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Quando arriviamo a Courmayeur sembriamo una squadra di una moderna spedizione leggera composta dai migliori alpinisti che le scale dei rispettivi caseggiati possano annoverare. Poi, per il resto, di leggero c’è ben poco a partire dalle rotondità dei soci ma, d’altra parte, anche Kukuczka e compagni non primeggiavano certo per il fisico atletico! Così, come prima di ogni partenza per un campo base, anche noi dobbiamo procacciarci qualche leccornia locale e quindi, dopo aver buttato l’occhio tra le vetrine del centro, incappiamo nella gioielleria del macellaio e, poco dopo, nella boutique dei formaggi. Spennati ma sufficientemente equipaggiati di cibarie per poter passare una settimana isolati dal mondo, non abbiamo più scuse per rimandare la partenza così, raggiunto il parcheggio, allestiamo il mercatino delle pulci col materiale che poi dovremo spallare fino al Gervasutti. Mentre quindi riscaldo le rotelle grattandomi la cute alla ricerca di una soluzione per incastrare tutto quanto nei 3 zaini, emerge dal mare dei ricordi il racconto del Boscacci sulla prima salita del Paradiso Può Attendere e sulle cibarie che i tre Sassisti si sono portati sul Qualido. Alla fine il grosso della dispensa passa sulle spalle di mio fratello così da essere sicuro di non venir lasciato indietro lungo la salita mentre il sottoscritto fa il ferramenta e il papà si cucca il resto dell’occorrente. Più che la partenza per un tranquillo fine settimana sembra quella di una spedizione alla ricerca delle sorgenti del Nilo! Dopo mezz’ora o poco più di arrancamenti anche le condizioni del vivandiere iniziano a rassomigliare a quelle di un disperso nella giungla ma il ragazzo tiene duro finchè, dopo un revival della salita al Calvario, ci troviamo a tu per tu col siluro del bivacco.

Basta solo una manciata di minuti e poi due compari si offrono per saggiare la morbidezza dei materassi mentre il sottoscritto rimane con un pugno di mosche in mano a dover vestire i panni del rabdomante. Così, dopo aver trovato il prezioso liquido, quando rientro nel cilindro metallico, la produzione di mobili Ikea è già in stato avanzato lasciandomi quindi la sola possibilità di aspettare che la falegnameria termini il turno. Poi arriva il momento della cena e finalmente gli Unni scendono in campo a saccheggiare la dispensa senza riuscire per altro a completare il lavoro come Attila avrebbe voluto. [continua]

Punta Emma: Fedele e Steger. Torre Stabeler: Fehrmann. Torre Winkler: Steger (Catinaccio, Trento)

Posted in vie alpinistiche su roccia on settembre 3, 2018 by fraclimb

domenica 19, venerdì 24 agosto

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Non ci siamo proprio: una simile disfatta non l’avrei mai preventivata né lontanamente immaginata. E pensare che sono stato proprio io a tirarmi la zappa sui piedi, troppo sicuro delle mie capacità.

Ci sono tre priorità: arrampicare, mangiare e giocare a Uno capendone le regole ufficiali. Ebbene, la prima sono riuscito a soddisfarla anche se non proprio come avrei voluto, la terza è stata abbondantemente rispettata nei lunghi momenti di attesa pre e post cena. E poi arriva la seconda, quella che dovrebbe essere il mio cavallo di battaglia ma che in realtà, sotto forma di due strudel degni della Taverna dei Giganti di Obelix, si è trasformata nel cavallo di Troia per Priamo!

Domenica arriviamo al Vajolet e alla fine vengo battezzato con una mezza lavata mentre sto recuperando le corde usate durante le manovre caiane, poi arriva lunedì e finalmente si fa quello per cui siamo in venuti in Crolloniti: scalare, scalare, scalare! Solo che sopra la testa abbiamo sempre la mannaia dei temporali del primo pomeriggio, così va a finire che le vie candidate non superano i 7/8 tiri. Mi trovo così a recuperare la mancata esperienza della coda da esodo estivo con un’interminabile attesa alla base della Fedele alla punta Emma: avessimo almeno le carte da Uno potremmo alleviare il dolce far niente! Poi finalmente inizio a scalare concatenando il diedrone iniziale prima di lasciare al Gughi il tiro successivo mentre dall’alto, a intervalli regolari, grandinano pezzi di dolomia; peccato non avere l’ombrello ma avevo capito che il brutto sarebbe arrivato intorno alle 4. Poi il lassativo funziona e il tappo là davanti si sblocca e così riusciamo a raggiungere una coppia di scimmie urlatrici che mi fanno partire entrambi i timpani con le loro comunicazioni da sosta a sosta. Menomato ma ancora vivo, arrivo alla fine della via di cui mi resta un parere da limbo ma almeno, pur trovandomi “tra quelli che son sospesi”, riesco a scampare dall’opera di Giovani il Battista.

Martedì mi mandano sulla Ferhmann alla torre Stabeler. Già perchè come al solito io non so praticamente nulla delle vie che ci sono in zona e, alla fine, mi lascio guidare dalle scelte degli altri. All’attacco seguo le indicazioni del Jag e mi trovo sotto una pancia che mi pare un bel palo: possibile che sia solo V? [continua]

Barbisino: Genepì (Valsassina, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 28, 2018 by fraclimb

giovedì 16 agosto

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Dopo la salita di ieri ma soprattutto il solito rientro spacca ginocchia, quello che ci vorrebbe è una bella e tranquilla giornata in falesia. Cece però non è della stessa idea e, alla fine, riesce a estorcermi una via sopra i piani di Bobbio, probabilmente una delle poche zone d’arrampicata che la mia etica da invasato arrampicatore teme più della peste. D’altra parte confido nelle capacità organizzative dell’amico praticamente certo che, a discapito di quanto premesso al telefono, la via non sarà propriamente una vera passeggiata. Così, un po’ come era capitato con la Gami 2 dopo lo sfiancante rientro dallo spigolo dei Comaschi, eccomi a farmi dilapidare per il biglietto della funivia per poi lasciarmi impigrire dal mezzo anti-alpinismo.

Come spesso capita, nella zona verso cui puntiamo le nostre attenzioni non vola nemmeno una mosca: un giorno o l’altro dovrò trovare una spiegazione e forse, a quel punto, potrei finalmente capire perchè a volte sia così difficile trovare un socio disposto ad assecondare i miei programmi caiani. Individuato l’attacco manteniamo la sana tradizione: a Cece i tiri dispari e a me i pari. All’inizio tutto sembra filare liscio e sostanzialmente come mi aspetto dall’area di arrampicata dei Campelli: linee non particolarmente difficili e chiodatura che potrebbe andare quasi bene ad un FF. Invece sulla terza lunghezza la musica cambia decisamente registro rivelando che probabilmente lo Spandri deve trovarci gusto a confezionare delle vie non proprio banali. Già infatti mi aveva dato del filo da torcere con Edelweiss e anche qui mi costringe ad un inaspettato impegno nonostante la mirabolante forma che sfoggio in veste di FF.

Così quando parto per l’ultimo tiro impegnativo ho oramai lasciato ogni spavalderia qualche metro più in basso. Inizio quindi a salire temendo ad ogni passo l’inarrestabile inculata che, fortunatamente, alla fine non arriva solo perchè conosce molto bene i due polli su Genepì. Siccome il profumo della vetta è forte come quello del salame in cantina, decidiamo senza alcun dubbio di salire anche le roccette soprastanti mettendoci di fatto a 90 gradi per meglio accogliere la fregatura di giornata. [continua]