Punta Giuglia: Giovane Italia e cima Grignetta partendo da Como in bici (Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 3, 2017 by fraclimb

sabato 27 maggio

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Dopo Caporetto ho raggiunto il mio Piave. Forse non ho riconquistato tutto il terreno perduto ma almeno ho fermato l’avanzata del nemico, ho risollevato le sorti della battaglia e ho iniziato ad avanzare. E poi ho voluto fare le cose in grande, in perfetto stile Fraclimb: se una cosa non mi è venuta, perchè non renderla ancora più complicata? Insomma, il massimo dell’automortificazione!

La sveglia suona quando il sole è ancora sotto le coperte: praticamente sto quasi ripetendo la levataccia del corso caiano di un paio di settimane fa e, anche oggi, punto alla Grignetta, solo che questa volta sarà tutto clean e, visto che va di moda, sostenibile. Mi voglio confrontare con i padri baffuti caiani e anzi aggiungere un tassello in più: loro usavano il treno fino a Lecco e poi su a piedi per la val Cololden, io partirò direttamente in bici da Como e con la sola compagnia del socio di peluche! D’altra parte di folli non ce ne sono in giro molti. Soppesato e valutato ogni attrezzo così da non avere nulla di superfluo ma solo ciò che ritengo indispensabile, carico lo zaino sul portapacchi della bici sicuro di avere un bagaglio “leggero”; il mezzo però immediatamente si impenna come fosse ad uno stage di freestyle! Faccio poca strada e l’assetto si rivela stabile quanto un ubriaco su una trave: la coda della bici dondola infatti a destra e sinistra e non certo per la potenza prodotto dalla coppia di pistoni che pendono dalle chiappe. Smonto e rimonto il carico come fosse un mobile dell’Ikea e poi mi riavvio sul nastro d’asfalto. Sono oramai le 6:15 e tutti gli orari programmati sembrano oramai andati a gambe all’aria.

Tra Lecco e Ballabio la strada si impenna come avesse un’erezione ma imperterrito continuo a girare le gambe come un criceto nella ruota. Poi mi attendono i tornanti per i Resinelli: mentre lentamente vedo sfilare i cartelli che li segnalano, non riesco a ricordarmi se siano 12, 14 o 16 finchè alla fine la strada smette di salire, parcheggio e inizio il secondo sport della mia giornata da triatleta. Lo zaino non mi sfracella le spalle, per di più sono già caldo e così divoro l’avvicinamento alla punta Giulia come un leggero antipasto mentre la Costanza mi guarda spocchiosa dall’alto al basso: tanto, prima o poi, tornerò a chiudere i conti anche con lei. Al momento l’assillo maggiore è tutto rivolto alle odiose zecche: passare di fianco all’erba alta, tra arbusti e ramaglie è un po’ come invitarle a nozze finchè, come un Moai dell’isola di Pasqua, si materializza la torre. [continua]

Torre Costanza: Cassin e normale (Grignetta, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 26, 2017 by fraclimb

domenica 21 maggio

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La disfatta di Caporetto, il martedì nero del ‘29: parto con ambizioni da grande giornata caiana e ritorno con un pugno di mosche in mano, la spina dorsale compressa per il carico sopportato e le ginocchia che invocano pietà. Apparentemente una domenica da buttare eppure forse qualcosa di positivo riesco a cavarlo: solo il tempo (e il trapano del Tommy!) potrà darmi ragione.

Tutto nasce per l’ennesima pianificazione sbagliata. Alla fine dell’uscita del corso caiano di sabato con salita dell’Albertini, apro due o forse tre possibili fronti senza alla fine concretizzare nulla e rimanendo così a discutere con me stesso sui programmi per l’indomani. Saltano fuori idee folli da morte certa e alla fine, la meno peggio, mi sembra la Cassin alla Costanza: voglio chiudere i conti e sono convinto di farcela; già immagino il dopo salita, con la via in tasca e in attesa dell’incensamento della folla. Preparo lo zaino a puntino, un peso micidiale da trascinarsi dietro, eppure mi sembra di camminare leggero tanto che in un’oretta arrivo sotto la parete. Guardo in alto la spaventosa fenditura, una specie di piega sovrapposta della parete. Ma perchè diavolo mi vengono certe idee? Me la faccio sotto solo a stare a guardare l’orripilante anfratto finché lo stimolo è tale che alla fine devo andare veramente di corpo e poi parto. Il prato verticale con rocce affioranti non mi piace per nulla. In testa proiettano un film dell’orrore: mi vedo precipitare nel canale con la corda che fila senza arrestare la caduta. Ma devo proprio proseguire? Evidentemente si. Combatto contro i miei mostri e, tra l’altro, la lotta mi viene bene: salgo senza problemi ma il tarlo scava incessantemente e, per di più, il mio compagno se ne sta beatamente a guardare il panorama da sopra lo zaino! Ricordo dal precedente tentativo che prima della parete dovrebbe esserci un chiodo: punto a raggiungerlo, assicurarmi e poi vedrò il da farsi. In realtà il ferro è uno spit: ruggine ma certamente meglio di uno stupratore di fessure. Mi organizzo ma l’AlpTransit nella mia testa è completato: provo a salire ma l’inquietante domanda continua a martellare “e se dovessi cadere?”. Bella scoperta: se voglio fare il solitario, devo imparare a vivere con il rischio. Il convoglio con il tarlo passa: piazzo una delle maglie rapide trovata chissà dove e mi calo. Il mio socio, noncurante, continua a fissare il panorama. [continua]

Grand Rappel: Eperon des Americains. La Sirene: Super Sirene. Paroi Noire: Hymne a la Vie (Calanques, Provenza)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 18, 2017 by fraclimb

domenica 23, lunedì 24 aprile

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Sbarchiamo in Francia, in riva al mare, sabato pomeriggio e subito qualcosa non va: non è per l’insolito posto per un trio di adepti dell’aquila visto che, oltre al mare cristallino, c’è un nugolo di pareti di ottimo calcare, no, il problema è un altro. Guardo il calendario, mi accerto che quello sia il Mediterraneo e non il Mare del Nord ma continuo a restare di ghiaccio: sarà forse per la temperatura che a mala pena arriva a contare due cifre?

Forse anche per questo ritorno d’inverno, la mattina veniamo meno alla natura caiana della sveglia prima dell’alba e poi ci avviamo verso Eperon des Americains, obiettivo scontato per un manipolo che ha nel DNA chiodi e staffe! Dopo uno snervante avvicinamento a base di sali scendi, ci congediamo dal già pullulante mondo degli spiaggiati orizzontali con un traverso a pelo d’acqua verso lo spigolo lungo il quale mi immagino scaricare la ferraglia che tintinna dall’imbraco. Invece, con certa delusione, la mia sete di avventura non trova modo di dissetarsi visto che la linea si rivela ben presto addomesticata: mi sarei aspettato un maggiore rispetto verso i tre apritori, mentre sembra che la filosofia “plaisir” abbia nuovamente segnato un punto a proprio favore. Sarà forse per assecondare un ambiente che ha poco da spartire con il rude mondo alpino tanto che, senza offesa per i due soci, sarebbe stato ben più interessante essere in compagnia di una bella gnocca!

Ma basta già il secondo tiro per scoprire i vantaggi della mancanza di femmina e conseguenti distrazioni: essere in super pompa! La fessura spancia dalla base; la osservo individuandone i punti deboli e poi inizio a scalarla portandomi sulle spalle lo zainetto per rispondere ad un anacronistico stile pesante anni ‘70! I tiri successivi si rivelano ancora più eleganti: prima un lungo muro verticale per poi entrare nelle viscere scure della parete dove la roccia apre le fauci in una tetra nicchia marrone. Stento a credere che dovrò infilarmi là dentro, eppure la linea si inerpica da quella parte. Richiamo ancora la pompa e alla fine mi trovo a guardare il panorama dal punto più alto.

La giornata però è ancora lunga e chiuderla così sarebbe come non terminare un vassoio di pasticcini (questo sempre perchè di donne nemmeno l’ombra). L’opportunità per proseguire la scalata si materializza di fronte ai nostri occhi proprio durante la discesa quando si materializza un elegante obelisco con il suo spigolo affilato. [continua]

Presolana orientale: Bramani Ratti e Hemmental Strasse (val Seriana, Bergamo)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 5, 2017 by fraclimb

domenica 16, lunedì 17 aprile

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Quando scendiamo dalla macchina mi domando se siamo qui per scalare su roccia o su ghiaccio: il programma prevede di raggiungere il bivacco, accaparrarci le cuccette (come se a quest’ora del mattino di Pasqua possa esserci già la fila!) e poi puntare alla Bramani Ratti, solo che questa temperatura semi glaciale rischia di mandare all’aria tutti i piani. Il freddo pungente ci schiaffeggia infatti con particolare sadismo mentre cerco il piumino nel casino dello zaino prima di caricarmi come un mulo e confidare quindi nel tepore dell’avvicinamento che però inizia a farsi sentire solo al termine del lungo tratto in falsopiano.

Il bivacco, abbarbicato in cima alla salita, si gode intanto i primi raggi del sole assaporando in piena solitudine il momento del risveglio e chiedendosi per quale motivo una triade di ordinati Unni abbia deciso di invaderne le suppellettili marchiando il territorio con indumenti e cibarie. La struttura dovrà del resto sopportarci per una buona oraccia finchè, stufi di farci prendere per il naso dall’ombra della parete immediatamente a destra dello spigolo, tiriamo su baracca e burattini e ci avviamo verso il nostro destino. Dopo l’immancabile passeggiata per prato verticale, immedesimatomi eccessivamente nei panni del caiano classico, mi lascio influenzare da una facile rampa che sale sulla sinistra verso il cuore della parete per poi concludere la frittata quando individuiamo alcuni cordoni che salgono lungo un diedro canale verso lo spigolo. Irriverenti e sprezzanti per quello che ci aspetterà nelle prossime ore, iniziamo quindi la scalata sicuri di essere sulla linea corretta e convinti che, una volta tornati sul vicino spigolo, usciremo dal frigorifero. Peccato solo non aver considerato la gita sociale delle nubi sulla Presolana che renderanno il mio piumino un indumento per nulla superfluo! Intanto iniziamo finalmente a seguire lo spigolo in attesa che, per la seconda volta, la personale bussola caiana rischi di portarci nuovamente fuori srada. Ci troviamo infatti sotto un invitante diedro rossastro che va però a morire contro la parete liscia e strapiombante che ci sovrasta: logico che la via non possa ficcarsi in un simile budello! Sono praticamente sicuro che dovremo spostarci a sinistra e aggirare la massa che abbiamo sopra le teste ma la relazione non è dello stesso avviso: dovremo infatti andare a scontrarci contro la stomachevole parete per poi aggirarla sulla destra! [continua]

Brachiosauro: la Bissia e Sexapelo (val di Mello, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 1, 2017 by fraclimb

domenica 09 aprile

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Dopo la Giuliana, avrei scommesso in una tranquilla domenica da FF ma è bastata solo la parola “Valle” per farmi ricaricare lo zaino con ogni armamentario caiano e tuffarmi nella nuova avventura. Pagato l’obolo per l’accesso al paradiso, andiamo a infilarci tra le già numerose auto che ammirano l’imponente faccione del Precipizio, voltato verso la pianura forse perchè stufo del ghiaccio perenne del Disgrazia (cosa che non posso dire della mia macchina fotografica). Cece mi propone quindi la combinazione di un paio di “viette”, roba da nulla, tanto che prima varrebbe la pena scaldarsi su qualche monotiro ma, con la fiamma caiana che brucia già baldanzosa, riesco a dirottare le sue esigenze di riscaldo sull’avvicinamento al Brachiosauro. Come da antica tradizione, l’amico si appioppa quindi la prima lunghezza sperando di salvare le chiappe sulla placca iniziale e scampare il successivo tiro ma, purtroppo per lui, già lungo i primi passaggi, il rischio spiattellamento lievita a dismisura mentre più in alto il capocordata si tramuta in un cerino pronto ad incendiarsi sulla lavagna granitica. Usciti quindi sani e salvi dalla prima esperienza mistica di giornata, ammiriamo la successiva fessura diedro da proteggere: ho voluto il caianesimo extreme? E ora me lo cucco! Ignorata quindi l’ipotesi di aggredire la fessura da sinistra, inizio a salire sopra la sosta dopo aver individuato la sequenza di appoggi e micro appigli che dovrebbero portarmi alla fessura dove salvare finalmente gli attributi da un eventuale volo a piombo sulla sosta. Peccato però che la sequenza di prese si allontani sideralmente e, contemporaneamente, arrivi a farci compagnia lo spalmo sul nulla con contestuale schizzo verso l’alto delle quote di una potenziale evirazione! Siccome dopo tanti anni mi sono affezionato al sacchetto che penzola in mezzo alle gambe, ritiro ogni velleità e torno a fare compagnia a Cece. Possibile che dovremo già alzare bandiera bianca? Praticamente abbiamo solo messo fuori il naso dalla trincea e già sembra che il nemico ci abbia sonoramente sconfitto. Ma l’occhio di falco caiano non è della stessa opinione: individuato un chiodo sulla sinistra, ci propone infatti la logica soluzione per addentarci verso le linee nemiche redarguendomi che il troppo essere FF mi sta facendo dimenticare il principio base del caianesimo: “cercare il facile nel difficile!”. [continua]

Sasso di Sengg: via Giuliana (Grigna, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on aprile 14, 2017 by fraclimb

sabato 08 aprile

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Sono alla base della parete a scrutare verso l’alto la mannaia sotto la quale passeremo le prossime ore. Il Jag è andato a concimare da qualche parte mentre inizio a maledire la mia perversa voglia caiana di ficcarmi su vie all’avventura ma, soprattutto, le parole che devono aver definitivamente convinto il socio: “al massimo, tiro tutto io!”. Si, forse i chiodi!

Cerco quindi di godermi gli ultimi attimi in cui sono ancora certo di essere intero, gustando il fatto che questo primo tiro con partenza su diedro erboso (perchè il vegetale, chissà come mai, quando si caiana, non deve mai mancare) se lo smazzerà il Jag: perchè dovrei anticipare un patema che arriverà tra mezz’oretta? Così, mentre l’amico smartella a destra e a sinistra per piazzare la sosta, il sottoscritto si diverte a fare il ghiacciolo all’ombra con l’orologio che corre all’impazzata.

L’insieme di chiodo e friends che dovrebbe farci da sicura non sembra granchè ma è anche il massimo che si possa fare. Distolgo lo sguardo perchè non vorrei mai che la sosta si vergogni e decida di smontarsi e mi soffermo sull’insieme di blocchi incastonati che mi aspetta gongolante. Non sembra difficile ma devo assolutamente evitare di staccare qualcosa e piombare sulla sicura a cui è legato il Jag. Piazzo un friend e inizio a salire. L’interruttore scatta: le paturnie restano lì a fare compagnia all’amico mentre inizio ad assaporare l’ebbrezza di salire su una roccia che migliora ad ogni movimento aumentando l’aria sotto le chiappe e l’idea di farmi tutto da capocordata diventa un ulteriore stimolo per raggiungere la vetta.

Ultimamente devo aver raggiunto un particolare feeling con i camini. Sembra che mi piaccia fare il treno di cacca che scivola dentro contromano rispetto al percorso nel retto e, per di più, devo anche aver sviluppato una specie di radar perchè non avevo idea che anche qui ci fosse un bel colon da risalire! Sto quindi ammirando la base della prossima trappola, un diedro leggermente strapiombante che nasconde ciò che sta in alto, sicuro che il chiave sia all’inizio. Parto agguerrito a tirando alcune vascone mi isso oltre il tratto aggettante: o ho la super potenza o, evidentemente, l’inculata è più in alto! [continua]

Rheinwald: Moesola (anticima, quota 2904, Grigioni)

Posted in scialpinismo on aprile 9, 2017 by fraclimb

domenica 26 marzo

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Sto per rientrare da Arco facendo ipotesi sull’orario di arrivo e, di conseguenza, su quello che farò domenica quando il Ricky mi scrive: “programmi per domani?”. La domanda è sufficiente per risvegliare il caiano che c’è in me anche se con certa preoccupazione sulla possibile sparata dell’amico: temo mi proponga qualcosa sul Grignone, solo che l’idea di partire ad un orario improponibile mi da quasi il voltastomaco. Inoltre non so come potrei reagire dopo il diedro Maestri. Ad ogni modo mi lascio catturare all’amo e attendo la proposta. L’idea è quella di fare il Chilchalphorn anche se non credo di reggere i suoi 1400 metri di dislivello, allora il mio lato sadico mi illude che potrò sempre alzare bandiera bianca e così la mattina mi ritrovo con sci e scarponi pronto a martoriarmi.

Piove. Mentre risaliamo per il Ticino, le gocce d’acqua lasciano il posto ad un compatto ammasso di nuvole. Ne sono quasi contento: magari salta tutto, facciamo dietro front e mi salvo da questa improbabile vetta; tanto più che l’idea di ripetere qualcosa che ho già fatto non mi da un grande stimolo. Ci infiliamo nel tunnel e aspettiamo l’evolversi degli eventi sul versante nord. È come lo Yin e lo Yang: da una parte il brutto, dall’altra il sole splendente! Mi è andata male! O forse no? Il pendio del Chilchalphorn si presenta infatti come un pascolo per le vacche: vai a capire cos’ha visto chi ha scritto la relazione su On-Ice! L’idea di spallare fa colare a picco ogni ambizione di vetta o, peggio ancora, di tentare il Lorenzhorn che ora pare raggiungibile come Marte. Così troviamo l’alternativa proprio alle nostre spalle dove il pendio si mostra nella sua candida veste con una cima un po’ più bassa e, soprattutto, non ancora raggiunta.

Mi trovo in una specie di limbo, a cavallo tra l’inferno di un crollo fisico imminente e il paradiso della forma smagliante; però tengo duro e cerco di restare dietro al Ricky. Superato il primo pendio, iniziamo quindi un lungo pianoro gibboso in direzione della vetta: una specie di cammello dalle gobbe infinite! Il massimo se si è sul punto di finire tra le fauci di Lucifero! [continua]