Torre Cecilia: via Fanny. Torrione del Cinquantenario: via normale. Pilone Centrale: via Andreino o spigolo est (Grignetta)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 16, 2019 by fraclimb

sabato 01, domenica 02 giugno

RELAZIONE pdf (Fanny)

RELAZIONE pdf (normale Cinquantenario)

RELAZIONE pdf (Andreino)

Sveglio il sole perchè andare in Grignetta col corso caiano è un po’ come voler fare in giornata qualcosa in zona Allievi col risultato che in giro non c’è ancora nessuno a parte, appunto, un drappello di persone col cuscino ancora stampato sul volto.

L’idea poi è di puntare al Pertusio perchè dei Magnaghi comincio ad averne le tasche piene mentre non ho alcuna intenzione di infilarmi sulla Segantini o sulla Zucchi: troppo sbatti! Così inizio ad elemosinare tra gli altri istruttori ma gli unici che verrebbero al Rosalba sono fissati su Cinquantenario e Cecilia. Mi pare di parlare con me stesso così alla fine rinuncio e mi accodo ai programmi degli altri finchè, stufo di rimirarne le chiappe, punto alla solitudine della Fanny. Sarà poi che il sole ha appena appoggiato un piede giù dal letto, fatto sta che, in quanto ad umidità, la linea ricorda più un ambiente in grotta che non quello di un’aperta parete: non che la via sia bagnata ma è come se la roccia avesse una patina di umido col diedro a sinistra che pare l’ingresso della cantina dei formaggi. Alla fine, salvi anche questa volta, sbuchiamo in cima per poi avviarci verso la calata alla cui base un altro corso caiano pare stia sperimentando prima le teorie di Newton e poi la scala del marcio e dell’erba su una linea che non si capisce bene dove diavolo passi.

Il criceto, una volta salito sulla ruota, entra in una specie di loop: correre, correre, correre per arrivare chissà dove. Così anch’io: l’idea di fermarmi al Rosalba non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello, piuttosto possiamo puntare al Cinquantenario e poi magari fare pure la Marimonti. Come al solito cerco di volare troppo alto per poi andare a schiantarmi da qualche parte. Intanto ci buttiamo sulla normale del torrione arrivando a spingere il deretano di chi ci precede. Il ricordo della placca finale, salita quando internet era una recente novità, rimanda ad una lavagna delicata ma mai avrei pensato di doverla guardare attentamente per trovare i giusti appoggi: sarà forse che a furia di tirare prese rosse o gialle stia perdendo il fiuto? Intanto sulla Marimonti una cordata sta appesa a stagionare così, se non vogliamo marcire, ci tocca abbandonare ogni altra velleità e calarci.

Sono da poco passate le 7 quando lo zaino torna ad appollaiarsi in spalla. Questa volta niente materiale per la scalata ma solo tenda, sacchi a pelo e cibarie. L’idea è quella di salire in cima alla Grignetta e passare lì la notte per poi tornare giù in tempo per il ritrovo della domenica (ovviamente sempre all’orario utile per salire al Freney). [continua]

Valle di Blenio: Adula (Ticino)

Posted in scialpinismo on giugno 16, 2019 by fraclimb

domenica 12 maggio

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Al parcheggio non c’è nessuno: d’altra parte, se si hanno tutte le rotelle in asse, questa non sarebbe la giornata più indicata per salire l’Adula a meno di voler provare il kyte-scialpinismo, disciplina che peraltro potrebbe rivestire un certo interesse. Caricati gli sci attraversiamo quindi il lago mentre una calma sinistra ci avvolge un po’ come la massa di nubi che in lontananza copre le pareti. Oltre la diga facciamo la coppia dei sette nani e ci infiliamo nella galleria che dovrebbe portarci nella vallata parallela; all’uscita però è ancora la massa d’acqua della partenza a farla da padrone: decisamente le mie capacità d’orientamento ultimamente girano come un meccanismo grippato. Già nutrivo parecchi dubbi sulla riuscita della salita ma ora decisamente le probabilità crollano vertiginosamente. Così non ci resta che rifare gli orsi delle caverne, individuare la traccia che ci porti nella giusta galleria e vedere cosa ci aspetti dall’altra parte. Poi, finita la fase speleologica della domenica e sbucati finalmente dalla parte giusta, proviamo l’ebbrezza del Gregor kafkiano solo che la nostra metamorfosi ci trasforma da minatori a sacconi da box che Eolo si diverte a prendere a pugni. Noncuranti della situazione ci infiliamo quindi lungo il vallone col vento che a tratti letteralmente ci spinge in avanti finchè alcuni solitari fiocchi di neve iniziano a turbinare nell’aria. Ma noi ce ne freghiamo e continuiamo a divertirci a mettere e togliere gli sci finchè il manto nevoso diventa finalmente una massa continua e uniforme. Il fatto è che contemporaneamente anche le nuvole diventano un agglomerato senza soluzione di continuità dentro il quale dobbiamo per forza di cose tuffarci. La valle tutto sommato passa anche in fretta, direi quasi un’inezia rispetto all’infinita fenditura del Sissone e poi finalmente si inizia a salire. Il crinale piuttosto ripido è stato però perfettamente piallato costringendoci ad un faticoso lavoro di lamine e a continue inversioni che, a volte, sono una roulette russa con la forza di gravità. Intanto Eolo, tra una ripresa e l’altra, inizia pure a prenderci a calci mentre la massa grigia delle nuvole prova a fondersi col bianco della neve. [continua]

Valle di Blenio: pizzo dell’Uomo (Ticino)

Posted in scialpinismo on giugno 16, 2019 by fraclimb

sabato 04 maggio

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Prima uscita del corso caiano al pomeriggio e, siccome sono diventato anche un invasato dello sci, devo tassativamente approfittare della mattinata libera. L’altro malato è il Gughi che ovviamente mi segue a ruota (o forse sarebbe meglio dire segue le mie code) e poi si aggiunge suo fratello Ric, l’unico dei tre che, oggettivamente, può essere considerato una persona ancora a posto. Siccome poi ho il forte timore di arrivare in ritardo all’appuntamento pomeridiano, poco prima delle 7:30 scendiamo dalla macchina per iniziare a circumnavigare il lago con le nuvole che lentamente levano le tende lasciandoci così in uno dei pochi spazi azzurri di cielo. Ci infiliamo nella valle mentre sulla sinistra pendii morbidi e tondeggianti sfilano come su una lunga passerella lasciando galoppare l’immaginazione che mi catapulta in una qualche rivista sui paesi nordici. Poi, poco prima del passo, iniziamo ad inerpicarci con tecnica da anni ‘60 lungo una linea che segue quasi quella della goccia d’acqua solo perchè nella mia testa si fa sempre più strada l’idea di una rapida ripellata. Ne parlo col Gughi e, guardando il pendio intonso da cui stiamo salendo, ci si illuminano gli occhi mentre un rivetto di bava alla Homer Simpson inizia a scivolare dall’angolo della bocca. Decidiamo di salire ancora per un centinaio di metri e poi ci butteremo a capofitto fino a tornare al passo. Ric invece preferisce proseguire verso la cima. Così, levate le pelli, inizio a scaldare il motore con una stretta serpentina per poi passare ad una specie di super G con le lamine che fendono la massa bianca in larghi curvoni. Quando arrivo alle baite al passo ho il fiatone: mi verrebbe voglia di vedere il tempo ma hanno dimenticato di montare lo schermo al traguardo così mi accontento a rimettere le pelli mentre il Gughi termina la sua discesa. [continua]

Rheinwald: piz Gannaretsch (Grigioni)

Posted in scialpinismo on maggio 11, 2019 by fraclimb

mercoledì 01 maggio

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Al corso di alpinismo di quest’anno dovrei tenere la lezione sull’orientamento. Oggi abbiamo quasi raddoppiato il percorso di salita passando sotto alcuni pendii che, in altre condizioni, solo un folle suicida avrebbe attraversato. Le condizioni perchè una ventina di futuri caiani possano perdersi per raggiungere i piani dei Resinelli ci sono tutte.

Ultimamente poi il mio rapporto col letto non deve andare particolarmente a genio a qualche congiunzione astrale: non riusciamo infatti a condividere più di molte ore assieme e così quando il Tommy anticipa l’orario del ritrovo, sprizzo salti di gioia come in un week end a base di lampi e fulmini. Tutto perchè con l’arrivo del caldo l’idea è di essere nuovamente alla macchina verso l’ora del pranzo per poi rifugiarci in qualche falesia del Ticino, sempre che non si sbagli lungo il percorso di salita! E infatti, come si suol dire, il buongiorno si vede dal mattino e già sulla posizione del parcheggio il capogita inizia a mostrare qualche tentennamento finchè l’apparizione della diga fa un po’ come la stella cometa per i Magi e noi possiamo dare il via, inconsapevoli, l’esperimento sull’allungamento del tragitto. Scendiamo quindi dalla macchina quasi all’unisono col sole che sbuca da dietro le cime e poi iniziamo a costeggiare il lago fino ad un invogliante pendio che ci richiama verso l’alto mentre la parca avvolge il filo del destino. Ben presto però ci ritroviamo in una situazione simile a quella di Pollicino in “Ritorno al Futuro”: praticamente le briciole di pane che avremmo messo in un’uscita in un’improbabile giornata di là da venire sono completamente sparite e noi vaghiamo a casaccio in direzione di quella che crediamo essere la cima. La carta però pare suggerirci qualcos’altro ma noi, imperterriti Pollicini-Doc, proseguiamo finchè la pietà del Master of Puppets materializza un cartello con il non proprio velato commento “idioti” e il toponimo della località: lo sguardo acuto di Cletus dei Simpson serpeggia tra di noi che, sbattuti di fronte alla realtà, iniziamo a doverci sbattere per ritrovare la strada corretta. Passa però non molto che la Parca torna a divertirsi mentre i padri del Caianesimo scuotono il capo davanti alla nostra recidiva incompetenza per la seconda deviazione di percorso finchè, a questo punto direi più per culo che per altro, ci troviamo alla base dell’evidente pendio finale. [continua]

Valle dell’Orco: Sergent (Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on maggio 6, 2019 by fraclimb

domenica 28 aprile

Doveva essere il ponte del caianesimo e del frocio falesismo extreme e invece, causa mancata accettazione della prenotazione del bel tempo, mi ritrovo ad accontentarmi a fare l’FF col Walter tra Finale ed Albenga per poi puntare tutte le mie carte la domenica in valle dell’Orco con Alessio.

Così, alla vigilia del ritorno alla vita della transumanza pendolare Como-Milano, il Walter mi chiede come sia andata l’esperienza sulle strutture del Nuovo Mattino: beh, alla fine della giornata, mi sembra di essere tornato anch’io all’alba della vita arrampicatoria! Ma anche qui, come per ogni esperienza che va assaggiata a piccole dosi, bisogna riavvolgere il nastro del racconto all’inizio e, precisamente, agli accordi per il ritrovo. Riesco a spuntare un “comodo” 7 del mattino anche se l’Ale avrebbe preferito le 6:30 proponendo, in caso di freddo, una comoda attesa in auto. Sinceramente, piuttosto che fare il pinguino sul sedile di una scatola di tolla, preferisco passare un’oretta in più a ronfare sotto le coperte!

Fermiamo il rombo del motore poco dopo la Kosterlitz e apriamo le portiere per sincerarci che il termometro dell’auto non sia impazzito: riesco a raggiungere lo zaino, sfilare giacca, piumino e cappello giusto un attimo prima che le membra si assiderino del tutto e poi ci guardiamo perplessi mentre dall’alta valle alcuni fiocchi iniziano a rotearci timidamente intorno. Ma è dell’altro invitato che avrei fatto volentieri a meno: il vento gelido ci catapulta nuovamente nei rigori dell’inverno nonostante noi si sia qui per scalare su roccia e mica per avventurarci su qualche cascata! Scartata poi l’idea di trasferici a Cadarese dopo che dal minestrone geografico che immancabilmente preparo mischiando valle dell’Orco e val d’Ossola viene fuori che ci vorrebbero circa 3 ore di auto, tiriamo fuori la paglia dal didietro e proviamo a fare ciò per cui siamo nati: i caiani.

Salire al Sergent è, temporalmente parlando, un po’ come andare a fare una passeggiata in centro. Tecnicamente invece è un filino più complesso ma nulla di eclatante. Trovare invece l’attacco del Nautilus può essere un’esperienza che, se fossimo alla base del cugino Capitan in Yosemite, potrebbe rivelarsi mistica. Di fatto passiamo da Sir Bis e arriviamo fino alla Fessura della Disperazione prima di renderci conto che abbiamo superato abbondantemente l’attacco del nostro obiettivo così, quando finalmente ne raggiungiamo la base, già due pescatori di salmoni sono impegnati sul primo tiro. So benissimo di aver lasciato a casa pinne e boccaglio per di più sto virando verso la scalata in libera e l’idea di dover piazzare il reparto di alpinismo dello Sport Specialist per superare la fessura iniziale mi da alquanto fastidio anche perchè mi sorge velatamente il dubbio di non avere i ferri sufficienti. [continua]

Val Furva: san Matteo (Sondrio)

Posted in scialpinismo on maggio 1, 2019 by fraclimb

domenica 21 aprile

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Sono circa le 6 meno un quarto, i fari dell’auto fendono la notte mentre dagli altoparlanti esce la voce stridula di Brian Johnson; il Gughi è di compagnia come un oratore muto al convegno dei sordi e io fremo all’idea che tra qualche ora inizierò a scendere dal san Matteo finchè a fremere non è qualcos’altro. La vista dei due baffi bianchi sulla BMW che mi segue mi raggela il sangue nelle vene: non c’è bisogno di guardare il tachimetro per avere solo la prova dell’evidenza che sono abbondantemente sopra i limiti. Alzo il piede dall’acceleratore ma dopo una manciata di secondi il lampeggiante blu inizia a colorare l’oscurità. Alla fine me la cavo con un’ottantina di euro e 5 punti in meno sulla patente ma almeno la giornata non è andata completamente a farsi fottere. Ora dovrò sfogare la mia voglia di velocità sugli sci!

Alle 7:30 sbarchiamo dall’auto mentre il posteggio pullula già di scialpinisti con tanto di corde, picche e imbrachi che fanno la loro bella mostra sugli zaini caiani. Nei nostri invece trovano posto solo un paio di ramponi e la pala mentre la cartina se ne sta beatamente sul tavolo in casa del Gughi: effettivamente gli avevo solo domandato se avesse una mappa della zona senza poi aggiungere che, in caso affermativo, sarebbe stato utile se l’avesse portata. Così tutte le nostre speranze di raggiungere la vetta risiedono nella tenuta della batteria del cellulare con la relazione, sulla mia vaga memoria su dove dovrebbe essere il san Matteo e sul non farci fuorviare da qualche treno di sciatori diretto chissà dove. Quando poi all’unico bivio dove potremmo avere qualche dubbio il gruppetto che ci precede se ne va a destra, il nostro senso dell’orientamento inizia a fare come l’ago della bussola torturato dalla calamita. Guardo la relazione e poi cerco di convincere il Gughi che noi dovremo salire a sinistra. La mia arte dialettica non è però quella di Cicerone e così non mi resta che usare la carta della “democrazia”: siccome sono in testa, decido di seguire il mio istinto e, per una qualche strana combinazione astrale, mi riesce pure di azzeccare la linea corretta. Il resto del tragitto corre senza ulteriori intoppi inizialmente col sottoscritto che è preso dalla solita scimmia del centometrista per poi dover gestire l’imminente crisi sugli ultimi metri prima della vetta. Qui c’è l’assembramento dell’Oktoberfest: una masnada di teutonici che si accalca intorno alla croce manco fosse uno sciame di api intorno ad un favo di miele. [continua]

Valle di Blenio: piz Scopì (Ticino)

Posted in scialpinismo on aprile 28, 2019 by fraclimb

sabato 13 aprile

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Non so per quale motivo ma mi sono fissato col san Matteo; forse sarà che è un po’ che non rendo omaggio all’aquila e partire ben prima dell’alba, attraversare la Valtellina, raggiungere la cima, tornare indietro per poi l’indomani andare in falesia ad Albenga mi pare un’ottima idea per sperare nel perdono dei padri fondatori. Invece il Walter se ne viene fuori che il Tommy ha proposto qualcosa nell’alto Ticino, che saremmo in tanti e che quindi potrebbe essere più interessante della nostra coppietta gay: lì faremmo infatti l’orgia gay. Ci penso su e alla fine la val Furva fa la fine della vulva, i padri del caianesimo restano a guardare e io do l’unica condizione che almeno non sia una cima che abbia già salito: non vorrei mai saltasse fuori l’ennesimo Poncione di Vallepiana! Invece le nostre attenzioni si rivolgono al piz Scopì che però, dopo rapida ricerca sulla ragnatela della rete, scopro mio malgrado non sfiorare nemmeno i 1300 metri di dislivello. Ovvio che il mio animo si incendia come un ‘48 ma alle mie rimostranze viene gentilmente fatto notare di non fare il nerd; incasso, accetto l’appunto e sottolineo solamente che faccio solo Fraclimb e che, alla peggio, si può sempre ripellare!

Alla partenza non c’è il semi nulla cosmico del Sissone ma piuttosto un gruppetto di teutonici e un trio di ticinesi. Partiamo per ultimi perchè ovviamente c’è sempre qualcosa da sistemare anche se poi non è mai chiaro cosa sia e subito scatta la competizione. O meglio: si avvia la modalità Fraclimb. Risultato? Pompo fin dall’inizio tagliando con le lamine il pendio pressato mentre in molti calzano i rampanti e, dopo pochi metri e aver pettinato le orecchie a tutti quelli che mi precedono, mi ritrovo solitario a ficcare in gola il muscolo cardiaco che prova a saltare fuori come la faccia ridente dal pacco regalo del clown. Poi viene fuori l’altra costante di quando vado in gruppo, cioè non avere la minima idea di quale e dove sia la meta: inizio quindi a guardarmi intorno cercando tra le punte che mi sovrastano quale sia quella più alta. Ovviamente il risultato è un totale flop perchè alla domanda, Tommy il capogita indica il cucuzzolo su cui arriva la funivia militare. Mi sembra di essere nella vecchia scenetta di Aldo, Giovanni e Giacomo quando i primi scalano la parete con le tipiche prese a forma di zoccolo di gnu e costola di moffetta (o qualcosa del genere) mentre il terzo arriva in cima per il comodo sentiero. [continua]

Engadina: monte Sissone (Grigioni)

Posted in vie alpinistiche su roccia on marzo 25, 2019 by fraclimb

domenica 17 marzo

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Ricordo che quando ero piccolo mio fratello mi ha distrutto la Rolls-Royce. Avrà avuto si e no 2 anni; mio fratello, non il modellino della Burago. Intorno ai 4 ha spezzato il telaio della bicicletta. Ancora oggi, l’impresa resta un vero mistero. Ora si è calmato e non rompe più niente. Forse, qualche volta, le scatole alla sua ragazza ma questa è un’altra storia. Io invece di anni ne ho qualcuno in più rispetto quando Davide era un piccolo Vandalo e quest’anno sono riuscito a rompere un attacco nuovo di pacco e oggi una bacchetta da sci al primo utilizzo. Quando ero piccolo avrei potuto passare una giornata intera allo spaccio della Swarovski senza danneggiare nulla: devo essere stato proprio un bambino noioso. Ora sto recuperando con gli interessi.

La storia del bastoncino inizia lontano. Comincia col fatto che la coppia precedente è arrivata a fine vita: entrambi hanno perso il dentino sulla punta, le manopole vanno su e giù come l’ascensore dell’Overlook Hotel e una delle due si è piegata come le bacchette da discesa libera. Insomma dopo una decina (o forse anche qualcosa di più) di anni di onorato servizio, è venuto il momento di cambiarle. E la prima occasione per provarle è la salita al Sissone. L’idea iniziale era di salire dalla val Masino, forse dormire al Manzi o forse farla in giornata. Se fossi stato bambino avrei certamente considerato solo la prima soluzione, ora che ho perso il sale in zucca è ovvio che mi balzi in mente anche la seconda possibilità. Poi finisce che scegliamo l’opzione “comoda”, salire dal Maloja, con ritrovo alle 4:40 quando la mattina è ancora preda dei nottambuli mentre il sottoscritto alle 21:15 salutava il mondo degli svegli. Memore della mia guida alla Carlos Sainz, arriviamo al parcheggio con 45 minuti d’anticipo rispetto Google Maps ma si sa che quello se la prende comoda e così alle 7 siamo in pista. Non siamo gli unici folli: un’altra coppia di sgangherati parte insieme a noi alla volta del Torrone Centrale e così siamo in 4 a lasciare scivolare i legni sulla traccia ben battuta. Non ho mai visto il Perito Moreno ma qui potrei ammirare il Perito Fraclimb & Gughi: dopo la biforcazione col Muretto, la valle entra infatti come un coltello nel burro delle montagne. [continua]

Val Bedretto: Gerenpass (Ticino)

Posted in scialpinismo on marzo 13, 2019 by fraclimb

sabato 09 marzo

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Ora ho ricevuto il pacco pure da mio papà e, a metà settimana, da mio fratello: quest’ultimo con la scusa che avrebbe avuto un po’ di cose da fare, il primo sostenendo che le previsioni diano brutto e che noi si cammini troppo forte. Poi anche il Gughi mi lascia da solo e io resto col cerino in mano a ciondolare tra la Mesolcina e la val Bedretto. Alla fine punto a quest’ultima con grandi ambizioni di raggiungere il poncione di Maniò e magari (perchè no?) pure il Chüebodenhorn ma più entro nella valle e più inizio a pensare che ci debba essere qualcosa di sbagliato con le previsioni. Forse che siano come il dizionario di greco su cui erano stampate traduzioni diverse da quelle degli altri? In lontananza infatti, proprio dove dovrei salire, un ammasso di nuvole grige ricopre le cime eppure il parcheggio è come quello del supermercato la vigilia di Natale tanto che mi tocca lasciare l’auto poco più in basso, allo skilift delle Micro Machines.

Sono da solo e quindi parto a mille. Non ho la più pallida idea perchè, per forza di cose, si debba verificare questa equazione, fatto sta che è sempre così: l’acido lattico poi inizia a girare tra i muscoli che, a strizzarli, potrebbero produrre un ottimo frappè. Al pianoro sotto la Piansecco riesco finalmente a riprendere il controllo della situazione e, soprattutto, ad avere la consolazione di non essere l’unico folle: entro così in modalità Super Mario e la cinquina di scialpinisti diventa il primo gruppetto di monetine da racimolare per passare al livello successivo. A metà pendio supero l’ultimo: plin! Poi salgo ancora un po’ e, alla prima inversione del quartetto, esco dalla traccia, salgo per il pendio e plin!, plin!, plin! Altri 3 sacchetti passano nelle mie tasche. Il quinto è nel mirino e, dopo pochi metri, passo pure lui. Così guadagno un’altra vita. La coppia davanti la raggiungo dove il pendio si fa meno ripido e poi inizio a salire un po’ a naso visto che tra nuvole, vento e neve tutto pare uniformemente grigio. L’unica certezza è che, facendo fatica, sto certamente salendo. Al piccolo pianoro soprastante trovo la cassa dei pirati: supero un gruppetto che ha alzato bandiera bianca e passo al livello successivo. Ora la fila di altri scialpinisti appare come una sequenza di punti scuri su uno sfondo bianco sporco. Praticamente è come se guardassi lo schermo del mio cellulare in modalità risparmio energetico avanzato. [continua]

Poncione di Ruino: Danielli Pohl (Ticino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on marzo 6, 2019 by fraclimb

domenica 03 marzo

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Hai tentato più e più volte di salire l’Urlo di Pietra ma immancabilmente il meteo patagonico si è divertito a consumarti i giorni di ferie? Sei un complottista e sostieni che il luogo dell’allunaggio è in qualche studios di Hollywood? Credi nelle scie chimiche?

Beh, per l’ultima domanda non saprei che dire ma per le altre una soluzione ci sarebbe: prendi gli sci, fai un salto al poncione di Ruino, qualche foto mentre scali sul suo granito rosso e potresti essere al Bianco oppure sul Cerro Torre!

Più o meno è questo quello che ho sognato mentre salivo al pizzo Rotondo poi, terminati i 5 giorni da deportato a Milano, arriva il week end ma il Gughi preferisce tirarsi storto con una festa il sabato sera, il Walter c’ha la morosa tra i piedi e Cece è in fissa con un tiro al Grifone. Ci provo allora con il Gabri e faccio centro.

Al parcheggio non siamo i primi anzi, a ben vedere, potremmo essere annoverati tra i ritardatari. Caiani estremisti! Carichiamo il solito zaino ingrassato come dopo le feste e partiamo: io con sci e scarponi a cui pare nessuno abbia spiegato l’esistenza della forza di gravità, il Gabri con i ferri da stiro del Roma. Poco sopra la capanna Piansecco pare che anche il mio materiale abbia iniziato a intuire qualcosa delle teorie di Newton e in più, oltre alla scenografia patagonica, il regista aggiunge gli effetti speciali con un vento fastidioso che ci schiaffeggia imperterrito: se anche in parete ci saranno queste condizioni, prevedo l’ennesima ritirata fulminea mentre la mia spavalderia inizia a galoppare altrove. Invece, appena girato l’angolo, Eolo se ne va per la sua strada e noi per la nostra.

Prepararsi per la scalata è una delle attività più complesse della giornata, soprattutto se l’imbraco se ne sta in fondo allo zaino: costruisco la piramide del materiale sperando che la parete non se la scrolli di dosso facendola ruzzolare giù dal pendio e quindi mi cimento nella posa della gru. Alla fine anche l’ultima scarpetta è al suo posto e io ho evitato di fare la fine dei ferri se il poncione avesse anche solo starnutito. Ora mi tocca partire. Sono coperto quasi come se andassi a fare cascate e mi aspetto che la roccia possa fare l’effetto del ghiaccio con la lingua. [continua]