Torre Trieste: Cassin (Civetta, Belluno)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 30, 2017 by fraclimb

domenica 13, lunedì 14 agosto

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Ci sono voluti 10 anni ma alla fine ce l’ho fatta. La folgorazione è coincisa con la campagna al Civetta quando ero ancora un caiano col succhiotto e subito avevo messo gli occhi su quell’obelisco ma, fortunatamente, il saggio socio aveva dribblato la pazzia e io ero rimasto lì col naso all’insù a sognare a bocca aperta. Il desiderio però ha continuato a bussare imperterrito ad ogni bella stagione senza però riuscire a combaciare con un’occasione propizia finchè, un po’ all’ultimo, gli astri si allineano e io mi ritrovo col Giaguaro a mirare verso oriente.

La strada per raggiungere Itaca però è irta di ostacoli ancor prima che la costa appaia all’orizzonte: un gruppo di suadenti sirene attirate dalla vista di due fusti bellocci carichi di ogni ammennicolo tenta infatti di ammaliarci con un dolce canto domandandoci incuriosite da dove stiamo arrivando. La risposta del Jag è tanto veritiera quanto capace di disperdere qualsiasi possibilità di un approccio: “dal parcheggio!”. Ora, le muse che già avevano apparecchiato mutandine e reggiseni ad asciugare sul prato, trasformano l’immagine di due baldanzosi arrampicatori tornati da una feroce battaglia con quella di due muli da soma gocciolanti di sudore che, per di più, proseguono imperterriti nel loro cammino senza nemmeno dover turarsi le orecchie. Così finiamo di sbuffare solo alla cengia dove dovremmo incontrare “diversi posti da bivacco”; la realtà però è qualcosa di diverso, tanto che nemmeno un giapponese potrebbe affermare che le due piazzole disponibili per passare la notte siano sufficienti ad ospitare più di 4 alpinisti! Fortuna vuole che siamo la prima cordata ad ambire a scalare la parete e così ci accoccoliamo tra gli spigoli delle pietre e il guano di qualche uccello che deve aver scambiato il basso muretto a secco per un bagno pubblico.

Alle 6:30, siamo già davanti al nostro obiettivo: è la prima volta che inizio a scalare così presto ma, in questo modo, dovremmo scampare ad un secondo bivacco. Intanto, evito la prima lunghezza che, a sentire la relazione, dovrebbe proporci un bel quintone con un solo chiodo: sono contento di svicolare da un possibile sfracellamento visto che mi sento ancora conteso dall’abbraccio di Morfeo. Certo che se nutro dubbi sulla prima lunghezza, che ne sarà delle prossime? [continua]

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Becco di Valsoera: Mellano Perego (valle dell’Orco, Torino)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 12, 2017 by fraclimb

sabato 05 agosto

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Volevo stare sulle Alpi centrali e alla fine mi ritrovo invischiato tra presunte previsioni di remoti temporali sopra il Badile e un indeciso terzetto che guarda verso ovest dove, almeno così sembra, la nuvola di Fantozzi non dovrebbe allungare i suoi tentacoli. Passo quindi gran parte del venerdì attaccato al cellulare per capire a che ora intendiamo attraversare mezza pianura Padana sotto il caldo torrido africano finchè l’oracolo di Delfi ci lascia il suo responso; se non altro questa notte potrò dormire al fresco!

Quando lasciamo la macchina dopo un’interminabile scalata di tornanti che si inerpicano su per il versante, il sole ha già iniziato i preparativi per augurarci la buonanotte ed è con un filo di rammarico che costato di dover faticare anche oggi mentre mi sarei aspettato una più comoda ronfata al parcheggio. Eppure mi basta caricare il fardello e mettere in moto le gambe per ricevere la carica necessaria per raggiungere e superare il rifugio che però, per un insolito e sadico gioco, continua lentamente ad arretrare verso il fondo della valle.

Il prato non è niente male: un bel pianoro morbido su cui non soffia nemmeno una bava di vento, se non fosse per il recente passaggio di una mandria di vacche e relativa concimazione del terreno, sarebbe il posto ideale! Così, giocando un po’ a campo minato, troviamo lo spazio sufficiente per piazzare i materassini e, assecondati i desideri della gola, sprofondare nei lussuriosi passatempi da bivacco.

La mattina siamo gli ultimi ad alzarci: mentre ancora sono intento a rispondere alle domande esistenziali (chi sono? Dove sono? Ma, soprattutto, cosa ci faccio qui?), una processione di caiani diretta per metà al nostro obiettivo ci sfila di fianco. Tra Parravicini e Motorhead, questo sembra l’anno delle code! Poi arriva il nostro turno e, nascosto l’armamentario della notte, ci avviamo verso la parete. Dopo un po’ che arranco tra massi e prati verticali, il dubbio che Zenone, prima di formulare il paradosso su Achille e la tartaruga, debba aver visitato queste vallate si fa sempre più certezza visto che il Becco rimane sempre irraggiungibile alla stessa distanza! [continua]

Catinaccio: ferrata passo Santner (val di Fassa, Trento)

Posted in escursioni on agosto 11, 2017 by fraclimb

sabato 29, domenica 30, lunedì 31 luglio

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Mi sento stanco, spossato, svuotato di tutte le forze. Nonostante nello zaino non porti la solita ferraglia né il materiale per un sano e rigenerativo bivacco, mi sembra di non andare, la salita si protrae all’infinito mentre il sadico sentiero sembra divertirsi nel suo gioco da aguzzino. Dovrei forse darmi un attimo di tregua? Forse ho accumulato troppe galoppate nell’ultimo periodo e alla fine il nodo è arrivato al pettine? O, più probabilmente, crauti, salsiccia e una fettazza di coppa di maiale per pranzo non sono proprio la dieta ideale prima di una camminata? Poi dovrei aggiungerci i 9 etti di grana, il chilo scarso di pane, il pezzo di speck che sfiora i 500 grammi, il salame di proporzioni non indifferenti nonché i biscotti per la colazione: già, perchè se dovrò dormire al rifugio, almeno sarà il caso che limi sulle costose vettovaglie! Arrivare alla capanna della Roda di Vaèl si rivela quindi un’inaspettata faticaccia tanto che, quando mi libero del basto, mi sento come al termine di un’impresa titanica mentre inizio a chiedermi come riuscirò a reggere le prossime giornate. Al momento però dobbiamo solo prendere possesso della nostra branda e, potenza della prenotazione (altro aspetto inaccettabile per un baffuto caiano d’altri tempi), ci rifilano in una coppia di comodi letti stile casetta delle favole col solo difetto che le mie lunghe leve dovranno passare la notte rannicchiate perchè l’estetica sponda mi impedisce di fuoriuscire dai limiti del materasso!

Poi arriva la mattina seguente che non ci vede scattare sull’attenti come in una normale giornata caiana appena il sole accenna a fare capolino da dietro l’orizzonte e, quando finalmente ci sforziamo di sgattaiolare fuori dal rifugio, la massima preoccupazione consiste nell’individuare il sentiero per la ferrata della Roda di Vaèl. Così la trappola scatta (già perchè anche in un’apparente tranquilla giornata, l’imprevisto è sempre pronto a lanciarsi contro la vittima inerme): prima segnaletica e sentiero, in perfetta combutta, assecondano le mie deduzioni topografiche spingendoci verso quella che sono sicuro essere la nostra montagna e poi iniziano a girare nella direzione opposta lasciandoci sbattere contro la pinna di squalo della vera Roda, specularmente opposta al punto in cui l’avevo collocata! [continua]

Ligoncio: Vinci (val Codera, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 7, 2017 by fraclimb

domenica 23 luglio

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Forse dovrei farmi chiamare “il Rinunciatario”: ancora adesso non riesco a spiegarmi il vero motivo per cui di fronte ad una normalissima staffata su friend, ho preferito girare i tacchi. Forse per uno strano presentimento, la paura di trovare bagnato anche più in alto, il timore di restare intrappolato nella tela della nord, di perdere il tracciato della linea o forse di non essere in grado di affrontare quei 600 metri di parete. Fatto sta che alla fine recupero i friend, arrivo al chiodo e mi calo in sosta.

Tutto nasce qualche mese fa, quando il Ricky si prenota per una caianata in un posto, tanto per cambiare, dimenticato da tutti: se tutto filerà liscio, porteremo a casa una vagonata di bollini, tanti da non sapere nemmeno dove metterli! Decidiamo di salire dalla Omio perchè ci pare la soluzione meno faticosa anche se saliamo al rifugio carichi come muli (perchè ovviamente l’idea è quella di dormire fuori e mangiare l’ennesimo risotto) e con un bel paio di scarponi da ghiacciaio ai piedi oltre ad un piccozzino e i ramponi nello zaino: sembrano le prove generali per la Walker! Già il sabato però, a discapito delle più pure intenzioni, ci facciamo corrompere dall’ottima accoglienza dei nuovi gestori e alla fine accettiamo l’offerta di restare nel bivacco evitandoci così la lavata notturna ma, di contro, non riuscendo ad ingraziarci pienamente il Caianesimo. Alle 4 la sveglia suona: fuori il cielo è completamente stellato e dopo mezzora iniziamo la nostra giornata. Fino al passo tutto sembra filare liscio: valichiamo in val Codera e iniziamo a scendere credendo che il sentiero si sposti verso sinistra, in direzione della nostra scura parete. Invece questo piega da tutt’altra parte continuando a farci perdere quota ben oltre il necessario tanto che, ad un certo punto, i dubbi iniziano a lievitare. Praticamente passiamo un centinaio di metri sopra il sassone che protegge il bivacco Valli e poi iniziamo nuovamente a salire fino alla base del canale innevato e da qui all’attacco della via. Sbrigata la pratica relativa al primo tiro, mi tuffo sul successivo, una lunghezza di cui alla fine sarò particolarmente invaghito tanto da affrontarlo ben 6 volte: 3 all’andata e altrettante al ritorno! Inizio a traversare per placca facile e lavorata ma senza riuscire a piazzare nulla fino ad arrivare sotto una fenditura sporca di muschi e licheni alla cui sommità penzola un chiodo. [continua]

Eldorado: Motorhead (Haslital, Berna)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 24, 2017 by fraclimb

sabato 15 luglio

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Se settimana scorsa mi era sembrato di arrivare all’ultimo, questa volta solo venerdì mattina, dopo aver sentito tutta la rubrica telefonica, trovo finalmente Marco: mi sono fissato con Motorhead, forse solo perchè sulla carta sembra un obiettivo salibile in giornata da Como, così mi trovo aggregato ad un gruppo di WhatsApp che sembra andare d’accordo con l’organizzazione come il sottoscritto con un week end a Rimini! Praticamente vengo sommerso da una valanga di messaggi sulla pianificazione e annessi arzigogolamenti vari per toccare l’apice quando, arrivati ad un’apparente quadra sul fatto che useremo la mia auto caricandola all’inverosimile e dopo aver fatto nuovamente presente che la sera dovrò rientrare in Italia, Lorenzo se ne esce con un “Ah! Ma questo è un problema!”. Beh, evidentemente non sono l’unico ad avere una RAM da Commodor 64! Alla fine, senza che riesca a capire come, salta fuori un’altra auto che alla mattina si presenta carica come un automezzo della traslochi Ballerini! Col forte dubbio che domenica Marco riuscirà a salire sulla famigliare, iniziamo la prima breve rassegna di perdita di tempo: la colazione prima di varcare il confine elvetico. Poco male: abbiamo tutta la giornata, solo che al momento non sappiamo che questa breve sosta sarà solo l’antesignana di quelle infinite che dovremo fare al termine di ogni tiro. Poi la seconda causa nel dissipare minuti preziosi è la folle concezione dei limiti svizzeri che costringono a continui cambi di velocità pena la sedia elettrica. Alla fine arriviamo indenni ai piedi del Gottardo dove ad accoglierci troviamo un ammasso di nuvole simpatico come un rivenditore porta a porta di enciclopedie; l’unica speranza (o per lo meno così provo a convincermi) sta nel fatto che dovremo valicare altri due valichi prima di lasciare l’auto. Infatti al Furka siamo avvolti nella nebbia e, superato il Grimsel, il comitato d’accoglienza prevede anche la presenza di Eolo! Inizio a capire perchè nessuno era disposto a muoversi solo sabato! Ci imbacucchiamo per benino e puntiamo quindi a raggiungere il capo opposto del lago dove sembrerebbe splendere il sole. In effetti, dopo una scarpinata lungo un sentiero che, a discapito del fatto corra di fianco ad una massa d’acqua, deve avere una qualche predilezione per le montagne russe, arriviamo finalmente sotto la massa granitica dell’Eldorado, una specie di pepita solcata da placche e fessure. [continua]

Cima di Zocca: spigolo Parravicini (Valmasino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 20, 2017 by fraclimb

sabato 08 luglio

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Ogni mattina, la preoccupazione principale del leone è essere più veloce della gazzella.

Ogni mattina, la preoccupazione principale della gazzella è essere più veloce del leone.

Ogni settimana, la preoccupazione principale del caiano è organizzare il terreno per la lotta con l’alpe di sabato e domenica.

Giovedì sera sono ancora in balia delle mie paturnie: sembra proprio che questo week end tutti siano impegnati a fare altro. Perchè il canto stridulo dell’aquila non ammalia più come un tempo? Poi a Carate sono folgorato come Paolo sulla via di Damasco: incontro il Danilo e la mia memoria da gallina mi ricorda delle sue parole sul Parravicini così riesco a convincerlo al battesimo di fuoco a base di bivacco il venerdì sera per poi scalare il giorno successivo.

L’ignaro si ritrova quindi a sobbarcarsi la piacevole passeggiata lungo la Valle con partenza da san Martino dato che la navetta ha già terminato il servizio per poi scarpinare verso l’Allievi, il tutto condito dagli effetti dei miei ricordi a macchia di leopardo. Così inizio a rassicurarlo sul fatto che dal ponte ad un fantomatico alpeggio e da qui alla fine della foresta tropicale di abeti e poi al mitico pianone non ci sia poi molta strada ma, evidentemente, qualcuno deve essersi divertito ad allungare il sentiero! Perdendo così di colpo tutta la (scarsa) credibilità e ingurgitando l’amaro calice della verità, mi rassegno al da farsi e ai movimenti tettonici, evidente causa dell’innalzarsi del percorso, e continuo a trascinarmi il più in alto possibile finchè gambe, schiena ma soprattutto stomaco iniziano il loro ‘48. Al pianoro decidiamo quindi di assecondare le richieste dei rivoltosi mentre, come due rabdomanti al contrario, cerchiamo un posto asciutto dove abbandonare la soma e installare la nostra cucina nonché camera da letto sotto un tetto stellato. Oramai ho una specie di routine che rasenta l’autismo: risotto liofilizzato e quindi prendo le sembianze di Tutankhamon nel sacco a pelo.

Il sabato mattina arriviamo all’Allievi con un tempismo perfetto: i componenti del corso regionale per istruttori d’alpinismo si stanno infatti muovendo verso i rispettivi obiettivi, così ci accodiamo alle 3 cordate dirette al Parravicini forti del fatto che, mentre loro punteranno direttamente agli ultimi tiri, noi proveremo l’integrale. [continua]

Piccolo Lagazuoi: Vonbank e Maurizio Speciale (alta Badia, Belluno)

Posted in vie alpinistiche su roccia on luglio 13, 2017 by fraclimb

sabato 17, domenica 18 giugno

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A volte mi domando quale sia la molla che mi spinge a raccontare delle mie scorribande per i monti. Poi penso alla mia memoria di gallina e tutto mi diventa un po’ più chiaro: se un domani dovessi guardarmi indietro domandandomi di una salita, potrei spulciare questa sequenza di bit e rispondere ai ricordi appiccicati con la Prit. La riprova di quanto sia fitta la nebbia calata sul mio passato ce l’ho proprio alla vigilia dell’ennesimo week end caiano quando, con il corso d’alpinismo, andiamo al passo Falzarego. So solo che la località si trova in Crolloniti (perchè così dice il programma) ma, per il resto, navigo completamente nel buio tanto che su Google digito “arrampicata al passo Falzarego” sperando di trovare qualche minima informazione. In effetti la vaga indicazione è più che sufficiente per trovare una valanga di notizie e casualmente fare un po’ di luce nella notte del passato: sfogliando infatti le pagine della rete, mi accorgo che qualche anno fa avevo già messo piede da queste parti salendo parte della Maurizio Speciale.

Sabato, dopo aver attraversato metà nord Italia, ci ritroviamo quindi al Falzarego con una puntualità da far venire invidia alle ferrovie elvetiche peccato solo che parte della comitiva sia rimasta bloccata in val Gardena causa chiusura del passo! Così con un piccolo gruppo di superstiti, ci dirigiamo verso la vicina Vonbank, già presa d’assalto da una cordata che ben presto esaurisce la magra dose di pazienza causa una lenta risalita in una direzione che, ben presto, ci pare opposta a quella corretta. Non aspetto quindi oltre e mollo gli ormeggi su per la parete lungo il percorso corretto relegando così la coppia a spettatrice delle nostre chiappe e a sorbirsi le lungaggini di 4 cordate di un corso caiano. Fortunatamente questa volta mi è andata bene: la coppia di allievi sale senza problemi e così rapidamente raggiungiamo il punto in cui è possibile svicolare dalle difficoltà e uscire più velocemente dalla parete. È però ovvio che non potrò abbandonare la nave che veleggia col vento in poppa e così ci stacchiamo dal resto del gruppo per dirigerci verso la placca fessurata che costituisce il tratto più impegnativo della salita. Quando poi sbuchiamo oltre il muretto dell’ultima sosta, un vento pungente ci martella sul volto consigliandoci un miglior riparo nell’attesa che anche il resto della combricola esca dalla parete per poi raggiungere il rifugio Dibona sotto la Tofana di Rozes. [continua]