Valmalenco: Orazio

Sabato 31 gennaio

Questa volta mi sono un po’ “squagiato”! Ma andiamo con ordine. Alle 9 sono a Chiesa e con Cece partiamo alla volta di S. Giuseppe. Dalla strada, possiamo osservare i nostri obiettivi: la Centrale è semi sepolta dalla neve e il pendio che la sovrasta è minacciosamente carico della bianca coltre; più a sinistra, sulla cascata di Zocca, è già impegnata una cordata, mentre altre due attendono alla base. Non ci resta che consultare la guida: decidiamo così di tentare Orazio, sopra Campo Franscia.

Il viaggio è una roulette russa: minacciose e affilate stalattiti di ghiaccio, come una struttura barocca, penzolano dal soffitto delle numerose gallerie che conducono al paese. Passiamo così sotto queste ghigliottine con la speranza che il boia non attivi le lame dei suoi attrezzi. Finalmente raggiungiamo Franscia e da qui, per traccia ben marcata, l’imponente parete rocciosa dove si trova la cascata.

Davanti ai nostri occhi si para il primo impegnativo tiro: la base ricorda le canne di un organo, ma sulla sinistra sembra si possa salire. Così ci prepariamo. Dopo un attimo di incertezza, inizio a salire. Subito la cascata mostra i denti: dopo aver piazzato comodamente le prime due protezioni, mi trovo costretto a un non breve run-out prima di riuscire a sistemare il terzo chiodo. Ho appena superato, non senza patemi, un passaggio verticale e poco sopra me ne attende un altro un po’ più lungo. Lo studio cercando di capire dove mi posso fermare a chiodare e quindi lo attacco. Riesco a piazzare una protezione ma in una posizione poco appropriata che mi provoca una forte ghisa al braccio sinistro. In queste condizioni, la scalata diventa poco piacevole ma devo proseguire. Fortunatamente sul tratto finale la cascata molla un po’ anche se mi riserva un altro passaggio ripido. Il braccio non riesce ad imprimere tutta la sua forza sulla picca che quindi devo piantare più volte prima che mi possa alzare. Poi, finalmente, la tanto agognata sosta.

Recupero Cece che inizia la sua salita. E’ ormai in sosta quando gli chiedo se abbia con sè le scarpette! Infatti, da quel poco che vedo, il prossimo tiro presenta pochissimo ghiaccio. Ovviamente la risposta che mi giunge dal basso è una decisa imprecazione! Decidiamo comunque di proseguire salendo un paio di metri lungo il diedro così da vedere il resto della lunghezza. Cece si alza sul ghiaccio sottile e finalmente può informarmi su quanto ci attende: davanti a lui si apre una placca completamente priva di ghiaccio e di possibilità per proteggersi. La decisione è presto presa: siccome non ci va di lasciare questa “valle di lacrime”, buttiamo la doppia e passiamo il resto della giornata a fare moulinette.

Saliamo un po’ più a destra, dove la cascata propone un tratto verticale più continuo. Dopo un paio di giri, siccome il gioco inizia a diventare noioso, Cece piazza alcuni chiodi sui tratti più duri. Posso così provare questa zona della cascata da primo: sebbene sia un po’ più impegnativa rispetto la salita della mattina, la presenza delle protezione addomestica le difficoltà e così raggiungo la sosta in condizioni un po’ migliori rispetto la prima volta. Recupero Cece e poi con un’ultima calata siamo nuovamente alla base e quindi alla macchina.

E ad attenderci ci sono ancora le gallerie barocche…

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