Milano ’68: capitolo finale

domenica 21 settembre

Medale a settembre?! Scalare la parete invernale di Lecco in questo periodo sembra pura follia, eppure il micropile si è rivelato consono alla temperatura incontrata. Il nostro obiettivo ricade su una via che ha già visto due miei tentativi: il primo con Claudio nella metà di gennaio del 2007 (arrestatosi dopo il primo tiro) e il secondo con Lorenzo. Questa volta io e Cece siamo determinati a spuntarla, tanto più che si è aggiunto anche Matteo con il quale andiamo a formare una cordata decisa.

Al parcheggio carichiamo gli imbraghi di materiale: una ventina di rinvii (meglio abbondare!), friend fino al 3, dadi e numerosi cordini per aiutarci nelle staffate. Raggiungiamo così l’attacco: i primi quattro tiri vengono superati senza grosse difficoltà dal capocordata Cece. Vista la stagione, troviamo parecchia vegetazione che disturba non poco l’arrampicata resa così meno gradevole, anche per la presenza di alcuni brevi tratti con roccia poco sicura. La spittatura è comunque buona e sicura, ma in alcuni passi è preferibile proteggersi con i friend. All’attaco del diedro del quinto tiro Cece mi cede la conduzione. Salgo senza troppi intoppi fino alla cengia dove la volta precedente ero andato a sinistra congiungendomi con la Gogna. Ora, memore dell’errore, risalgo a destra su roccia a blocchi fino ad una fessurina delicata e da qui brevemente alla sosta. Il breve tiro successivo conduce proprio sotto i tetri strapiombi che chiudono la parete. Ora mi attende una lunga sequenza di artificiale. Questa lunghezza (la VII) presenta un’abbondante spittatura che nel complesso permette di superare quasi tutto il tiro in A0. Ricorro infatti alla staffa solo in corrispondenza dell’uscita del primo tettino che chiude il diedro; per superare il passaggio devo però tirare anche il friend appena posizionato che compie meravigliosamente il suo dovere. Poco più sopra nel superare un altro tettino, sono nuovamente costretto a “tirare” un friend che si dimostra molto solido. Poi, aiutandomi fino alla fine con i rinvii, raggiungo la sosta di questo lungo tiro d’artificiale. La lunghezza successiva mi accoglie con un ennesimo passo d’artificiale; questa volta la spittatura è più lunga e quindi mi impegna maggiormente di quanto non abbia fatto in precedenza. Supero il passo e proseguo arrampicando, fino ad un nuovo tratto delicato. Gli appigli non mi sembrano molto affidabili e l’ultima protezione è circa 1m/1.5m più sotto. Passano diversi secondi prima che mi muova il più delicatamente possibile fino a raggiungere lo spit. Il resto della lunghezza si dimostra più tranquilla, anche se comincio ad avere dei cali di concentrazione che non giovano alla progressione. Chiudo la conduzione della cordata tirando il breve e facile traverso che porta alla base dell’ultimo tiro d’artificiale. Ora ci attende un’ostica lunghezza su un muro verticale solcato da una netta fessura e preceduto dal superamento di un tettino; Matteo si propone come capocordata e sia io che Cece siamo ben felici di cedere gli oneri della conduzione. Anche questo tiro si mostra impegnativo richiedendo l’uso di un paio di dadi per raggiungere lo spit successivo. Da secondo ho il mio bel da fare, pur tirando tutto il tirabile, compresi i cordini usati per staffare. E poi finalmente l’ultimo tiro che Cece si propone di condurre. Potremmo noi sottrargli questo compito, impedendogli così di chiudere il cerchio? Certo che no! E così Cece si trova nuovamente con le corde che scendono verso la sosta. Dopo aver salito 10 tiri impegnativi, anche quest’ultimo ci regala numerosi passi difficili ma, alla fine, dopo 7 ore di parete siamo all’uscita di Milano ’68. E così posso finalmente tirare una grossa X su questa via!

Si tratta di una linea da salire, almeno per l’importanza storica del tracciato; la spittatura, sebbene ha allungato le protezioni in loco (almeno così ho sentito dire), ha quasi annullato il rischio (anche perchè a lato della via è stata aggiunta una linea di calate). Comunque in alcuni tratti è richiesto un buon equilibrio sulle staffe oltre all’uso delle protezioni veloci. L’ambiente, poi, è decisamente grandioso e quando ci si trova sotto gli immensi tetti della Medale ci si sente oppressi e impotenti di fronte a tanta imponenza. E la domanda sorge spontanea: ma perchè non mi sono dato agli scacchi?!

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Una Risposta to “Milano ’68: capitolo finale”

  1. grandi! Sul Medale noi abbiamo abbandonato anniversario quando oramai eravamo a metà via, ma quest’inverno ci rifaremo, garantito!

    prima o poi anche la gogna ci vedrà protagonisti!!

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