Medale – Milano ’68: la rinuncia

domenica 10 febbraio

Dopo la prestazione di ieri, sarebbe stato difficile ripetermi, portando a casa questa salita, sempre da capocordata. I primi cinque tiri vengono superati abbastanza bene: la richiodatura ha forse reso un po’ più obbligati i passaggi (uso un friend del 2), ma comunque si è sempre su spit. Arriva quindi il sesto tiro che ci deve portare proprio sotto gli strapiombi che si superano in artificiale (A1/A2) o in libera (7a+): noi, ovviamente, puntiamo a superarli con ogni mezzo, senza lesinare sull’uso di staffe e cordini.

Subito il tiro mostra i denti: difficile muretto protetto da uno spit e tre chiodi, poi più nulla: dove devo andare? Comincio a preoccuparmi. Mi sposto a fatica verso destra dove scorgo un vecchio chiodo, poi uno nuovo più in alto; lentamente e molto cautamente proseguo la salita. Segue un tratto più facile sprotetto e poi tre chiodi vecchiotti su una placca delicata. Traversino cagosissimo (i chiodi che mi proteggono sulla sinistra non sembrano molto affidabili) verso destra e poi uno spit: finalmente! Altra placchetta e sosta! Che tiro del c.! Per fortuna che avevano richiodato! E il sucessivo (VII tiro)? Meglio non pensarci: c’è uno spit, poi si vedono solo chiodi mezzo arrugginiti e due cordoni che penzolano a sinistra, proprio sotto l’immenso tetto che ci sovrasta. Siamo come inghiottiti dalla parete, che fare? Potremmo continuare, ma a nostro rischio: la discesa dalle lunghezze seguenti è quantomeno complessa e forse quasi impossibile. Inoltre, sinceramente, sono molto impressionato da quella scala al contrario che sovrasta la mia testa. Quindi, per evitare di toglierci la possibilità di una via di fuga, allestiamo la doppia.

Ripercorrendo la via di salita, un po’ rocambolescamente, guadagniamo la base della parete: le ultime due doppie, che permettono la discesa dei primi 3 tiri, sono leggermente a sinistra (viso a monte) rispetto la linea di salita. Abbiamo usato una corda da 50 e una da 60m.

Sul sentiero che conduce all’auto, parlando con altri due climber, scopriamo di essere usciti fuori via: alla fine del V tiro sarei dovuto andare a destra e non a sinistra (sostando in comune con la Gogna) come ho fatto . Bisogna infatti superare lo spigolino (a destra) e poi sostare; è un passaggio poco intuitivo perchè, non vedendo spit, si è indotti a spostarsi verso la sosta a resinati della Gogna. Noi invece siamo saliti diritti lungo la placca che muore sotto gli strapiombi, trovandoci tra la Gogna (a sinistra) e Milano ’68 (a destra), su una via dimenticata. In effetti dall’ultima sosta avevo visto degli spit sulla destra, fuori dagli strapiombi e mi era venuto qualche dubbio…

A detta dei due climber, la richiodatura ha anche aumentato l’obbligato portandolo dal VI (5c) a 6a/6a+, fatto possibile, ma che non emerge dalla relazione del sito di Paolo e Sonja (vedere il link in proposito)

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6 Risposte to “Medale – Milano ’68: la rinuncia”

  1. l’importante è provarci…poi fuori via c’è sempre l’avventura. sarebbe interessante capire su che linea dimenticata sei finito. magari sulla guida grigia c’è.

  2. ho solo un indizio: rebuffart

  3. intendi G. Rebuffat ?!

    dubito,

    @Fra : lo spit che hai trovato di che tipo era? uno spit-roc un fix o un resinato?

  4. sicuramente non erano resinati; secondo me sui tiri di Milano hanno messo gli spit roc, mentre sull’ultimo tiro che abbiamo fatto mi sembrava ci fossero tasselli un po’ più grandi, quindi credo abbiano piantato dei fix

  5. ho scritto a Paolo Vitali per sapere dove sono finito; ecco la sua risposta: “La sosta a spit dove sei finito potrebbe essere di una nuova via aperta da Gerri, quello del negozio, che poi si congiunge con la Gogna.
    Da quelle parti dovrebbe esserci anche un vecchio tentativo di Giorgio Anghileri!”

    secondo me il Gerri ha ripetuto e richiodato in alcuni tratti la via di Anghileri

  6. […] il primo con Claudio nella metà di gennaio del 2007 (arrestatosi dopo il primo tiro) e il secondo con Lorenzo. Questa volta io e Cece siamo determinati a spuntarla, tanto più che si è aggiunto […]

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