Valle di Blenio: capanna Biasagn (Ticino)

domenica 05 settembre

Torniamo in Svizzera: da una parte devo placare la lunga astinenza dal vicinissimo parco di divertimenti caiano, dall’altra mi sono impoltronito e se già organizzazione e pianificazione non mi sono mai state simpatiche, ora forse è anche peggio e di mettermi a guardare dove andare, proprio non ne ho voglia. Io esco e vado. Punto. Dove? Boh! Chi lo sa? Ma siccome questo principio porta solo a finire nei soliti posti, di norma la sera cedo a tutto e inizio a sfogliare uno dei tanti vangeli. Questa volta però no: tra una cosa e l’altra andiamo a dormire che non sappiamo nemmeno cosa faremo l’indomani (sacrilegio!) e così è solo al mattino che mi metto a sfogliare il libercolo sperando che la prof mi lasci il tempo minimo per appiccicarmi qualche informazione prima dell’interrogazione. L’oracolo parla e noi andiamo in val Malvaglia, località dal nome poco invitante ma in cui, all’epoca dei protozoi, ero stato con l’alpinismo giovanile. Di quell’escursione ricordo solo la strada: un nastro d’asfalto costruito da una schiera di scozzesi con il quantitativo minimo sufficiente per non far uscire le ruote dell’auto dalla carreggiata. Per il resto i ricordi si mischiano a quelli di altre gite col risultato che la tavolozza è un subbuglio di immagini e idee totalmente indecifrabile. Il Caddy corre così (o meglio sarebbe dire “tentenna”) su per la salita che sembra una gettata su un mare increspato finchè la montagna si erge ripida e verticale come una muraglia. Ho la sensazione di essere sotto il Pelmo: lo so, non centra assolutamente nulla (tutto altro genere litologico) eppure la forma del Piz di Strega (cima che prima o poi dovrò salire) ha un che di rassomigliante con la più nota vetta dolomitica. La Jo parte: sale su per il sentiero e, una dietro l’altra, si lascia dietro le case dei tre piccoli abitati incollati sui dirupi del versante. Siamo a picco sopra il solco della valle che si inabissa sotto i nostri piedi e, dopo la gita alla valle del Salto, finalmente lo sguardo spazia oltre l’albero successivo mentre i monti selvaggi fanno da cinta al panorama. [continua]

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