Badile: via Molteni (val masino, Sondrio)

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sabato 19 settembre

Io: – Amore, esco a prendere le sigarette –

Jo: – Eh? Si… Ok… Le sigarette… – e si rituffa nel più profondo sonno.

LE SIGARETTE?!? La Jo si sveglia di soprassalto: ma lui non fuma! Oh mio dio: ha l’amante! Esce di casa, vola giù per le scale e entra in cantina; scarpette, moschettoni, friend, cordini: manca tutto! Ha ripreso… Maledetta aquila caiana!

I fari del Caddy fendono il buio della foresta della val Masino che, fino ad un attimo prima, si godeva gli ultimi attimi che precedono l’alba; arriva il parcheggio gratuito, prima del ponte sul fiume, ma noi ce ne freghiamo e andiamo oltre: voglio essere il più vicino possibile al sentiero per la Gianetti. Superiamo anche la struttura delle terme e ci fermiamo poco dopo, sotto gli abeti perchè, sostanzialmente, non possiamo proseguire. Apro la portiera aspettandomi di venire preso a schiaffi dall’aria della prima mattina e, invece, fuori fa quasi caldo e la cosa non mi dispiace affatto: forse non rischieremo di rimanere appiccicati sulle rocce della Molteni come la lingua quando si lecca una superficie gelata. Per il momento comunque il problema resta un altro: non imboccare il sentiero per la Omio come per un attimo pare intenzionato fare il Walter e, soprattutto, evitare di ingarbugliarsi con i sassi del sentiero visto che il lumicino rachitico che mi ostino a chiamare “pila frontale” fa la stessa luce di un accendino. Il fatto però ha degli indubbi risvolti positivi: in questo modo (cioè vedendo poco più di una cippa di niente) non mi rendo conto del sentiero che passa sotto le scarpe e così i primi tornanti scorrono quasi come se nulla fosse. Dopo un paio d’orette di tranquilla passeggiata, siamo fuori dal rifugio con la lingua che striscia per terra cercando di recuperare il muscolo cardiaco che saltella di qua e di là sul selciato. Davanti si staglia la mole del Badile, il nostro obiettivo. La proposta del Walter era decisamente irrinunciabile: salirlo in giornata da casa per la Molteni. Praticamente ha riattivato gli istinti repressi, ha trovato la chiave (non che ci volesse molto) per caricarmi. E ora sono qui, ad ammirare questa muraglia prima che la corsa riprenda il suo giro per depositarci dietro le chiappe di una cordata del varesotto. [continua]

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