Gross Bielenhorn: Niedermann (Uri, II)

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sabato 18 luglio

Che idea del c…! Diedro di m…! Ma perchè non me ne sono stato a casa? Guardo la struttura tra l’inorridito e l’incazzato. Una volta l’avrei salita senza troppi patemi mentre ora mi ritrovo ad ascoltare le mie braccia e capire quando arriverà il momento in cui la ghisa le farà diventare due blocchi di marmo. Per fortuna c’è qualche fix a pararmi il culo (e anche questo una volta non l’avrei mai pensato): devo andare avanti! Afferro la fessura (maledetta: ma non potevi essere bella squadrata?) e tiro, i piedi che spingono sulla faccia del diedro. Supero il passo e posso rifiatare. Ma lo stronzo (il diedro) continua: sale all’infinito verso l’alto e io ho già le mutande piene della sua stessa materia. Le ho riempite ancora prima di arrivare all’attacco, lungo il nevaio iniziale duro come il marmo e nel passare la terminale, tutto perchè i ramponi a lacci hanno deciso di ballare la samba sulle scarpe d’avvicinamento. O forse sono io che non sono capace di metterli.

Scendiamo dalla macchina e il Walter parte a manetta, io dietro e quindi il Marco a succhiare la scia. Poi non so come, il sottoscritto passa davanti e continua con quel ritmo forsennato che posso mantenere solo perchè siamo in piano. Praticamente il sentiero vola via in un batter d’occhio: mi sento in forma, pare che la corsetta settimanale riesca a mantenermi ad un buon livello di allenamento. Arriva il ghiacciaio e noi lo saliamo come se nulla fosse ignari che da lì a cinque minuti avremmo iniziato una tragicomica salita verso l’attacco. Tutto inizia dopo aver deciso di sfruttare le innovazioni della tecnica: forse però ci saremmo dovuti meglio informare sui passi fatti negli ultimi 100 anni, onde evitare di trovarci con 2 paia di “catenelle” da turista livignasco durante le feste di Natale e una rivisitazione in chiave recente del modello di ramponi di Eckenstein per altro nemmeno correttamente e preventivamente regolati sulle calzature! Fortuna vuole che il tecnologico Walter si sia procurato un innovativo alpenstock che si rivelerà attrezzo indispensabile per superare un tratto che alpinisti meno avventati non filerebbero nemmeno. Così proseguo in testa con il mio bel paio di ramponi a lacci acquistati per un’avventura che sarebbe morta 100 metri fuori da casa e, dietro, Walter e Marco con le loro catenelle da escursionista a St Moritz. [continua]

Una Risposta a “Gross Bielenhorn: Niedermann (Uri, II)”

  1. noo la spesa nooo..ahahahah! bravi aquilotti!

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