Val Camonica: rifugio città di Lissone, lago d’Arno e val di Dois (Brescia)

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domenica 31 maggio, martedì 02 giugno

L’auto passa a pochi metri dal bagagliaio, arriva alla vicina partenza della teleferica e si gira puntando i suoi fanali verso il Caddy. Fosse per me, continuerei a ronfare beatamente come se nulla fosse ma la Jo no: ha drizzato le antenne e pare una gazzella pronta a scattare. Dopo il pazzo strombazzatore della val Malenco, ci mancava un altro svitato che interrompesse il sonno alle 3 di notte. Qualcuno apre le portiere ma non si capisce cos’altro faccia: andare in camporella fin quassù non mi pare un’idea geniale nè partire per una caianata col tempo londinese. Intanto i fari ci illuminano come le luci di una discoteca filtrando la nebbiolina che si fonde con la pioggerella che batte incessantemente sulla carrozzeria. Passa una manciata di minuti in cui una valanga di pensieri si srotola nella mente: chi cazzo è? Mr Hyde? Poi le portiere si chiudono, la macchina riparte, ci passa di nuovo davanti e prende la strada verso valle. Fuori regna il silenzio, dentro il battito incessante dei nostri cuori.

Alle 5 è la volta della Panda. Si ferma di fianco al Caddy quando c’è un piazzale deserto: certa gente deve proprio rompere gli zebedei o far di tutto per farti venire un colpetto. Questo però c’ha lo zaino da trekking, lo vediamo chiaramente attraverso i finestrini. L’uomo scende, inforca lo zaino e accende il faro da stadio che si porta in testa e ce lo punta contro. Osserva dentro la nostra macchina, commenta qualcosa e poi passa ai finestrini davanti. Questa volta è lui ad avere un colpetto: forse non si immaginava ci fosse qualcuno; ma allora cosa guardavi così incuriosito? Gira il faro di San Siro e si allontana sotto la pioggia. Solo che lui è la punta dell’iceberg, l’avanguardia della massa di escursionisti che da lì ad un paio di ore inizierà a fare la spola nonostante Il tempo schifo-merda con un’inutile pioggerellina che bagna per sfinimento. Quando poi sono da un pezzo passate le 10, ci decidiamo a lasciare le comodità del nostro Caddy-Lake con l’obiettivo di raggiungere il rifugio Città di Lissone lungo la sequela di tornanti e gradini che pare non abbia mai fine. Impieghiamo il tempo necessario perchè il cuore della Jo non salti fuori dalla bocca e soprattutto perchè io riesca ad azzeccare le risposte all’interrogazione del corso di botanica. Devo dire che qualche piccolo miglioramento lo noto: dal 4, sono passato ad un solido 5 e mezzo, vedo la luce della sufficienza ad un tiro di schioppo! [continua]

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