Val Bedretto: pizzo Rotondo (Ticino)

sabato 23 febbraio

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Forse questa volta ho imparato la lezione o, per lo meno, ho avuto la dimostrazione che a volte non sia effettivamente cosü conveniente perseguire ad oltranza la sana virtù del risparmio.

Dopo aver rotto l’attacco e, di conseguenza, essermi portato per la val Masino una zavorra penitenziale, finalmente sono tornato in possesso degli sci nuovi e, con l’occasione, ho fatto anche il passo successivo: ho comprato anche un bel paio di scarponi nuovi fiammanti, leggerissimi. Direi che per quest’anno l’economia l’ho fatta ben girare! Solo a sollevare le nuove calzature mi pare di avere in mano un paio di scarpette da ballo così, quando inforco gli sci, inizio a spingere con un’agilità mai provata. Il Gughi dietro tiene botta e io continuo la mia corsa forsennata finchè scatta la sfida personale per raggiungere prima possibile la capanna Piansecco e vedere poi in quali condizioni mi troverò. Così innesto il turbo e lascio il Gughi a rimirare le mie code; poi però il ragazzo mi raggiungerà quando sono al rifugio solo da pochi minuti e il mio cuore ha appena finito di ballare la salsa.

Salire così leggeri sembra quasi un illecito eppure trovo particolare soddisfazione e tenere nel mirino alcuni sciatori, raggiungerli e quindi passarli sopra le orecchie. Poi alla base del canale mi tocca attendere dei tempi geologici perchè il Gughi si levi i legni per poi infilarsi i ramponi ma alla fine riusciamo ad assaltare il canale anticipando chi ci è dietro. Alla sella, alla base della crestina finale, c’è la ressa dei saldi: gente che sale e scende in un garbuglio inestricabile. Pare quasi di essere in certi filmati all’Everest. Torno allora indietro di pochi passi e provo a salire più a destra lungo il ripido crinale nevoso. Risolta la variante, di per se non particolarmente complessa ma forse un po’ pericolosa, mi ritrovo solitario in cima. Oddio, in realtà qualcun altro ci sarebbe: quell’insopportabile di Eolo cui tornerebbe utile un pacchetto di mentine per placare il fastidioso alito. Il Gughi arriva poco dopo: scattiamo un paio di foto, attendiamo che si liberi la cresta e poi abbandoniamo la camera del vento. [continua]

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