Val Malenco: pizzo Cassandra (Sondrio)

sabato 15 dicembre

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Fuori fa freddo ma avrei pensato peggio, il fatto però è che dentro la temperatura sia praticamente uguale nonostante il fornelletto lavori alacremente per sciogliere la neve. Di effetto stalla praticamente manco a parlarne visto che l’unico asino presente è il sottoscritto; non mi resta quindi che starmene imbacuccato nel super piuminazzo alla Kammerlander in attesa che il risotto venga pronto per poi tuffarmi tra le braccia di Morfeo non prima di essermi portato al calduccio del sacco a pelo anche la maglietta usata per arrivare alla Porro, ora ridotta ad un cartonato congelato!

Sto guidando un pullman lungo una discesa piene di curve. I freni rispondono male e l’automezzo, fortunatamente vuoto, sfugge incontrollato lungo il nastro d’asfalto. Davanti un’auto cerca invano di sfuggire al mio folle inseguimento senza però distanziare il torpedone che rimane a pochi centimetri dal suo bagagliaio. Sulla destra il dirupo si apre come un’enorme cicatrice. Non ne vedo il fondo ma non sono nemmeno interessato a scorgerlo, gli occhi incollati alla strada mentre il pullman corre incontrollato sempre più velocemente. Poi mi manca l’appoggio. Scivolo. Porca put…! Sono intrappolato: la spalla sinistra sbatte contro il freddo pavimento mentre i due materassi impilati su cui dormivo sono come una cornice che slabbra oltre la rete del letto.

Alle 7 sono fuori a prendere freddo (ma tanto dentro è uguale tanto che nell’acqua della borraccia galleggia un iceberg che non si scioglierà per tutta la giornata!), il cielo ancora nella sua veste notturna mentre lentamente si avvicina la luce dell’alba. Conosco il percorso abbastanza bene: fino all’inizio del ghiacciaio dovrei essere relativamente sicuro, poi vedrò come sono messi i buchi. I legni scivolano silenziosi mentre batto la traccia finché sotto il manto nevoso scorgo i segni di quello che potrebbe essere un crepaccio. Mi fermo: studio la situazione spostandomi a destra e poi ancora finchè alla fine passo. Non succede nulla.

Sulla terminale, fortunatamente riempita da uno spesso strato nevoso, non ho problemi e così arrivo alla sella dove finalmente riesco a incrociare i timidi raggi del sole; ma è solo un attimo perchè poi mi infilo ancora sul lato oscuro della montagna prima di guadagnare definitivamente la cresta che mi porta in vetta. Intorno è un susseguirsi di montagne innevate: sono totalmente isolato e solitario, disperso in un oceano di picchi e cime mentre il ghiacciaio appena superato appare tormentato dalle cicatrici dei crepacci. [continua]

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