Alto Lario: cima Portola (Como)

sabato 17, domenica 18 novembre

FOTO

A volte fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

Tutto inizia dopo che il neurone già bruciato dagli studi classici e con la capacità di calcolo dello Z1 tedesco, macinando dati per una manciata di secondi, scova a galleggiare tra le più disparate informazioni il bivacco Zeb, ottima soluzione per una nuova avventura stile Leschaux. Così il caiano per antonomasia, dopo aver inutilmente tentato la metamorfosi in FF, spara l’offerta sperando poi che qualcuno trovi una soluzione per il secondo giorno. Potenze di calcolo inimmaginabili entrano allora in gioco e alla fine il papà estrae dal calderone di internet la cima Paglia e poi tutto tace finché a pochi giorni dalla partenza, l’alpinista più accreditato della spedizione si decide a prendere in mano il trabiccolo di Meucci e chiedere a Cesare qualche notizia in più. La risposta arriva immediata con il preambolo che, certamente, mi sarò già abbondantemente informato. E come no? So che il bivacco Zeb è da qualche parte, in una qualche valle, vicino ad un certo passo all’incirca sopra Gravedona. Diciamo che, prese nella totalità delle dimensioni del cosmo, le conoscenze del provetto caiano sono sufficientemente precise ma, forse, per le esigenze escursionistiche paiono un tantino lacunose. Ad ogni modo le informazioni ricevute rimpinzano a dovere il neurone che, di contro, libera memoria cancellando qualche nozione su un inutile filosofo greco.

Sono alla guida dell’auto (da cui deriva la nomea di “guida” per il week end) a risalire per la valle del Dosso quando di fronte al mirino compare una signora con appendice canina: sempre chiedere ai locals qualche dettaglio sulla strada! Così arresto la folle corsa della Punto, calo il finestrino e, con ancora il cuscino stampato in faccia, domando se vado giusto per Caiasco. La sciüra risponde abbagliata dall’aitanza dei tre atleti che la direzione è corretta e aggiunge che, dopo 3km, incontreremo una cappelletta con un bivio: di qua si va per un posto-che-non-mi-ricordo (sempre perchè ho un solo neurone già bruciato dagli studi classici) e di qua si va a Caiasco. Ma come? Una volta non si diceva “di qua e di là”? Ringrazio la tipa e riprendo sperando che al bivio sarò così fortunato da prendere il “di qua” giusto altrimenti ci troveremo al posto-che-non-mi-ricordo e bla, bla! Alla cappella c’è una tizia bendata che cammina con un braccio proteso in avanti e una cornucopia nell’altro: richiamo le gesticolanti indicazioni e imbocco il “di qua” giusto arrivando così alla stanga che chiude l’accesso alla mulattiera. [continua]

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