Archivio per agosto 13, 2018

Wendenstocke: Aureus (Berna, II)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 13, 2018 by fraclimb

domenica 12 agosto

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Quando scegli un capocordata che non ha il livello e che si ghisa al nono tiro dopo essersi divertito a tenere una tacca insignificante nel vano tentativo di infilare una protezione in una fessura butterata capace solo di sputare fuori tutto ciò che vi viene infilato, il risultato non può che essere uno: buttare le doppie e tornare a casa con la coda tra le gambe.

D’altra parte il prologo non era stato dei migliori. Prima il Gughi si inventa la febbre del venerdì mattina dimenticandosi che la scuola è oramai un ricordo lontano e non è più necessario infilare il termometro nella tazza del tè bollente. Risultato? La partenza del sabato slitta di un giorno e io mi ritrovo a fare la pentola di fagioli lamentandomi come sia inammissibile non trovare nessuno disposto a fare due tiri da qualche parte. Forse dovrei farmi crescere le tette: avrei certamente qualche chance in più! Secondo, all’attacco della via ci torna a trovare Antonio o forse il nipote del camoscio del primo tentativo su Excalibur: cattivo presagio, o mi sfracellerò da qualche parte o butteremo le doppie prima di raggiungere la fine della via. In mezzo il solito avvicinamento che, visto dalla macchina, non sembra nulla di che ma poi, quando si è oramai a metà del prato verticale (da cui evidentemente qualche architetto ha preso spunto per il bosco nella stessa dimensione a Milano), diventa una specie di calvario con le pareti che restano immancabilmente alla stessa distanza nonostante la perpetua lotta con zolle e rocce ammucchiate le une sulle altre.

Inizio il primo tiro e già le sensazioni sono decisamente migliori della prima volta tanto che quasi mi pare di dominare (forse la parola è un po’ grossa!) le difficoltà. Sulla terza lunghezza infatti plano rumorosamente a terra ma, d’altra parte, per scalare in continuità bisogna essere un maciste con avambracci e spalle bioniche. Io di bionico invece devo avere solo lo stomaco così mi metto a stagionare un pochino su un paio di fix per gustarmi il caldo del sole che bacia la parete. Per il resto direi che tutto fila liscio: sul quinto tiro, il giovane (Gughi) continua a lasciare il passo al vecchio (il sottoscritto) che quindi si ritrova nuovamente alle prese con uno dei 5c più duri della storia.

Alla fine della sesta lunghezza, dove l’altra volta arrivavano le cascate del Niagara, ci concediamo una pausa culinaria. Trenta secondi per ingurgitare mezza barretta e un sorso d’acqua sono più che sufficienti, solo che il Gughi a quel punto ha appena iniziato l’antipasto di Natale. [continua]

Sfinge: via dei Morbegnesi (val Masino, Sondrio)

Posted in vie alpinistiche su roccia on agosto 13, 2018 by fraclimb

domenica 05 agosto

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Ci sono delle vie intorno alle quali ci giro per un’infinità di tempo in alcuni casi provando esplicitamente la salita, in altri semplicemente ricordandomi che esistono e che, un giorno o l’altro, le salirò. La via dei Morbegnesi rientra nella seconda categoria ma, in realtà, il piano per salirla salta fuori un po’ all’ultimo quando le bizzarrie del meteo ci sconsigliano di ritentare la Vinci al Ligoncio con salita, questa volta, dalla val Codera. Mi trovo quindi a passare gli archivi della mente per trovare qualcosa che si possa fare in giornata ma che, al contempo, sia anche un po’ caiana. E così alla fine, giusto per gironzolare nelle vicinanze dell’inafferrabile, viene fuori la montagna che fa compagnia al Ligoncio: pensato, detto e fatto ci ritroviamo al parcheggio ai Bagni con i soliti zaini che vomitano materiale alla volta della Omio. Oggi mi sento decisamente bene e motivato, fatto non del tutto scontato a pensare all’avvicinamento che ci attende ma, del resto, questo è il caianesimo.

Sotto la parete ci guardiamo intorno, naso all’insù come due sprovveduti turisti: dove diavolo passerà la via? Non so per quale motivo ma il mio cervello ha sempre creduto che la parete fosse la stessa della Fiorelli, così provo a convincermi che la linea passi lungo uno degli stomachevoli camini strapiombanti, superi un bel tratto di giardino pensile e poi rimonti da qualche parte a sinistra della via sullo spigolo nord. Già, come no? Decisamente c’è qualcosa che non torna, così giro l’angolo e “scopro” che la parete continua, decisamente più intrigante e affascinante. A quel punto trovare l’attacco è come rubare una caramella ad un bambino (come se l’avessi mai fatto!) e così mi ritrovo a salire i primi metri di parete. Scelgo una fessura inizialmente netta e facile che sale in direzione del diedro delle lunghezze seguenti, poi la spaccatura diventa svasa e io mi vedo con caviglie e tibie all’altezza delle ginocchia caso mai dovessi sfracellarmi sul ripiano sottostante. Solo che a questo punto ho un’unica soluzione: spingere sui piedi! Eseguo, guadagno qualche centimetro e finalmente piazzo il 2 a prova di bomba. Caviglie salve! Sui tiri seguenti adotto la tecnica del collage unendo ripetutamente due lunghezze; d’altra parte spezzare il diedro mi pare un abominio tanto è bella e lineare la linea da salire mentre i tiri successivi sono sempre piuttosto corti e così, con 4 lunghezze e dopo essere per l’ennesima volta scampato ad uno scontro con una cengia, arriviamo alla base dell’ultimo tiro. [continua]