Poncione di Cassina Baggio: Tanti Auguri (val Bedretto, Ticino)

sabato 30 giugno

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Non ci siamo: 10 minuti abbondanti di ritardo sono inaccettabili, così tutti i programmi rischiano di andare gambe all’aria e, soprattutto, potrei decidere di divorarmi entrambe le brioches. Cerco di resistere alla tentazione e, alla fine, quando arriva Raffaella, la colazione è ancora integra. Solo che in Svizzera non si può correre pena la sedia elettrica o, se va bene, i lavori forzati e così il disastroso ritardo resta tale finchè la macchina si ferma al parcheggio per l’avvicinamento pianeggiante da FF perchè, alla faccia del corso caiano appena terminato, dobbiamo pure evitare di sfacchinare in salita passando dalla capanna Piansecco! Non insisto più di tanto sull’opzione comoda che, in fondo, asseconda anche il mio nascosto lato poltrone e, dopo aver tirato fuori dalla polvere gli antichi ricordi del precedente tentativo, arriviamo all’attacco della via con precisione chirurgica. Dopo aver evitato di venire inghiottiti dalla famelica voragine tra roccia e nevaio, mi diletto a farmi tirare su per la parete da Raffaella convinto che poi procederemo in alternata. La capocordata però ci prede gusto lasciandomi così nel ruolo del succhia-corda per i primi tiri finchè anch’io la smetto di starmene a riposo e inizio a preoccuparmi su come raggiungere la vetta. Poiché tutto (a parte il ritardo iniziale) sta perfettamente filando liscio, sulla quinta lunghezza decido di fare provare a Raffaella la tenuta del copertone ma, non avendo alcuna ruota a portata di mano, non trovo nulla di meglio che il sottoscritto come vittima sacrificale e così lascio che il piede mi scappi dall’appoggio e la forza di gravità faccia il suo corso. Peccato solo che tra il punto in cui faccio Icaro e la sosta ci sia un solo friend che inizio a guardare terrorizzato prima che questo vada fortunatamente in trazione impedendomi di sfracellarmi sulle cenge sottostanti. Sul tiro seguente devo fare la mosca e appiccicarmi alla roccia confidando nella tenuta delle scarpe. Sinceramente il passo aleatorio mi trova impreparato ma, alla fine, la mia abilità nel trasformare i piedi in un paio di ventose mi evita una seconda caduta verso il basso. Riesco così a tenere per un po’ a bada l’indole da Fraclimb ma, alla partenza della penultima lunghezza, questa esplode come una scolaresca alla campanella di fine anno scolastico. [continua]

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