Archivio per giugno 12, 2018

Gran Paradiso: via normale (Valsavarenche, Aosta)

Posted in vie alpinistiche su ghiaccio e/o misto on giugno 12, 2018 by fraclimb

domenica 10 giugno

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FOTO

In realtà in cima non ci arrivo. Ma nemmeno tutta la marea di caiani che raggiungono il pinnacolo con la madonnina evitando quello poco più alto sulla destra: e pensare che, mentre attendo il mio turno lungo la crestina finale, ho la tentazione di salire quella manciata di metri in bilico sul precipizio. Poi ci penso su: non ho nulla per proteggermi e sono col corso caiano, meglio lasciare perdere, evitare di fare Icaro e raggiungere la vetta secondaria. Eppure meno di un paio d’ore prima di toccare la statuetta ero praticamente certo che non l’avrei mai raggiunta.

Sabato pomeriggio approfitto del mio potente ruolo di vice direttore per accaparrarmi due delle donzelle iscritte al corso e poi aspetto la sveglia antidiluviana che ci permette di lasciare lo Chabod alle 4. Sul ghiacciaio c’è già la festa delle luminarie e noi andiamo ad aggiungerci alla colonna della processione di Ferragosto sicuro che riuscirò a vedere la Madonna. Invece poco dopo esserci legati finisco nella processione al Golgota: il mal di testa infatti ha iniziato a bussare nelle meningi di Raffaella come un testimone di Geova alla porta ma lei, imperterrita, prova a tenere duro finchè Marcello, con abile mossa, riesce a convincerci a fare uno scambio di allievi. Non sono mai stato un amante delle figurine e il risultato si vede: in pochi minuti mi ritrovo turlupinato a guidare una cordata che da femminile è passata a mista. Solo che a quel punto diventano cazzi amari per tutti, soprattutto per Laura e Ivan che si vedono proiettati verso la vetta come se avessero preso lo skilift visto che il sottoscritto passa immediatamente alla modalità “vetta” iniziando a tirare come un forsennato su per il pendio. È una specie di corsa contro le altre cordate, una rincorsa dalle retrovie come in una gara ciclistica che ci permette di raggiungere chi ci precede e passargli sopra le orecchie. Poi sull’ultima rampa prima della cresta ingaggio una gara con tre cordate francesi ma dietro iniziano a mancare le energie e alla fine, all’attacco del tratto roccioso, desisto e le faccio sfilare. Sulla cresta sembra di essere in tangenziale all’ora di punta. Praticamente si fa un giro intorno alla madonnina e poi ci si va ad ingarbugliare con le cordate che salgono. Ovviamente i casi umani sono i più disparati e la cosa non fa che innervosire le guide francesi che devono scendere con i clienti stile papera con gli anatroccoli. Poi finalmente mi trovo a fianco della statuetta incredibilmente da solo, giusto il tempo che Laura e Ivan mi raggiungano insieme al resto dell’orda barbarica. [continua]

Zucco di Pesciola: Bramani Fasana (Valsassina, Lecco)

Posted in vie alpinistiche su roccia on giugno 12, 2018 by fraclimb

domenica 03 giugno

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Sono perplesso: sono col corso caiano e sto salendo in funivia ai piani di Bobbio? È finito l’alpinismo della lotta con l’alpe, le salite sputa sangue, i viaggi a braccetto con la morte. No, oggi al corso vogliamo le comodità, la roccia bella e i resinati e così alla fine vengono fuori degli FF o, se va bene, delle sottospecie di alpinisti da agenzia Alpitour per salite addomesticate e senza imprevisti. Gente cioè che alla sera vuole rilassarsi davanti ad un bicchiere di birra e non malati di mente che sperano in un nuovo bivacco all’addiaccio o, se va male, pianificano già la salita successiva, delle specie di lobotomizzati con un unico chiodo fisso (a parte quelli marci che tirano in via): scalare, scalare, scalare!

Proprio per lo stesso senso di avventura e anche un po’ di repulsione per la zona dei Campelli, non ho la più pallida idea su quale via andare a fare e così mi accodo al Gigi con le mie allieve che hanno uno strano modo di concepire l’uso dello zaino: il sacco vuoto e tutta la mercanzia appesa all’esterno! Ottimo: siamo il trio dello psicopatico e delle due venditrici ambulanti! Poi, come se non bastasse, perdiamo pure il contatto col gruppo davanti rischiando di vagare per i saliscendi dei desolati piani di Bobbio che, a dire il vero, senza sci ai piedi tanto pianeggianti non sono, finchè riusciamo a rientrare nel gruppo dei fuggitivi e attaccarci alle loro chiappe come mosche al miele.

La parete mi pare come il sottoscritto dopo un’ora di corsa: fradicia e piallata. La linea scelta in effetti è un’evidente rampa-diedro appoggiata lungo la quale si potrebbe fare un giro in canoa così, dopo la classica battuta “sarebbe utile un Tampax”, iniziamo a legarci aspettando che il salumiere chiami il nostro numero. Siccome poi sono forte e ho qualche dubbio che le scarpette possano garantirmi una buona tenuta sul velo d’acqua, mi tengo le scarpe d’avvicinamento e inizio a scalare. Alle due allieve dico di infilare le pinne e poi anche loro mettono le mani sull’umido. Memore poi dell’esperienza su Dimitri, alla prima sosta filiamo tutte le corde ma il risultato è un casino ancora peggiore. Infatti sulla lunghezza seguente mi ritrovo come il cane legato alla cuccia con la catena! Mi fermo ad aspettare ma sotto sembra che il tempo sia tornato agli anni del liceo quando cercavo di tradurre le versioni: lentezza geologica senza capire un’acca di cosa Cicerone avesse scritto! Il mistero delle corde aggrovigliate si ripete ancora un paio di volte e poi finalmente usciamo in cresta. [continua]