Cima Mengol: Mengol Surprise (val di Scalve, Bergamo)

domenica 28 gennaio

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Non avrei pensato di vivere una giornata a braccetto col caianesimo extreme anche se il prerequisito “sveglia” avrebbe dovuto già farmi sorgere qualche sospetto. È dal Natale blasfemo che il Jag si è fissato con questa salita, un po’ come mi ero focalizzato per anni sulla Cassin alla Trieste e, alla fine, ci ritroviamo in 4 a migrare verso la bergamasca, zona che ultimamente mi sta attirando un po’ come una vaschetta di gelato. “Il mattino ha l’estremismo in bocca” dice il saggio caiano e infatti lo scorgiamo (o forse sarebbe meglio dire lo annusiamo come l’arrosto bruciato) già in autostrada quando la Walter-mobile sfreccia nel mare di nebbia mentre provo inutilmente a rivangare le litanie dei santi. Scampati indenni da una prematura e inconveniente festa con la morte, ci addentriamo tra le misteriose e sonnolente vallate bergamasche prima di raggiungere il primo cartello che ci avvisa della chiusura del passo di Vivione mentre finalmente anche la nebbia che ho in testa inizia a diradarsi. Tra le centinaia di tiri scalati e i chilometri di dislivello percorsi, trova infatti spazio anche il ricordo della Cassin alla Bagozza e della relativa inaspettata appendice all’avvicinamento che ci aveva fatto gioire come un fine settimana uggioso tra un venerdì e un lunedì di sole. Non avendo quindi configurato la Walter-mobile in un Transformer modalità gatto delle nevi, arrivati ai Fondi siamo costretti a proseguire a piedi compatendoci per aver lasciato a casa gli sci o, almeno, la slitta. Poi Jag e Walter partono in tromba come se volessero tornare a casa per pranzo col risultato che arranco dietro le loro chiappe sputando sangue e trattenendomi dal vomitare il cuore mentre Renzo alza bandiera bianca rifiutandosi di seguire i due indemoniati. Poi sotto il pendio della Bagozza i ranghi si compattano solo perchè iniziamo a sprofondare come Bonatti al Pilone Centrale mentre iniziamo a scavare la nostra trincea di collegamento tra le retrovie e il fronte. La situazione è quasi disperata: l’infida e sottile crosta nevosa si diverte infatti a cedere al nostro dolce peso solo quando viene caricata trasformando il battitore da gigante a nano una volta caricato il piede davanti. Visti di fianco dobbiamo sembrare una colonna di pazzi furiosi guidati da un idiota che si diverte a saltare in su e in giù come una molla incontrollata! [continua]

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