Medale: Sezione Aurea (Lecco)

sabato 18 febbraio

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La via se ne sta lü tranquilla a sonnecchiare godendo del tepore dei raggi solari che iniziano ad illuminare la sottostante città di Lecco. Sembra che nessuno sia interessato a quella linea di roccia compatta che si snoda tra i blocchi e gli arbusti circostanti come percorso sicuro in un campo minato: sarà un’altra giornata di pura noia? Chi sono quei due puntini che si alzano nel bosco? Forse l’ennesima cordata che vuole sperimentare l’ebbrezza della lastra di burro della Cassin? La Sezione non può immaginare che sia iniziata l’era dell’FF da parete, la raccolta dopo la lunga semina tra falesie e prese di plastica. La nostra idea è semplice ma chiara: o si scala o si torna indietro! A dire il vero spero di tornarci in ogni caso dopo aver salito i primi 6 o 7 tiri e lasciare gli altri per un secondo assalto. Non ci poniamo l’obiettivo della vetta ma quello di visionare la prima metà della via per cercare di salire il più possibile in libera. L’aquila volta lo sguardo sdegnata verso le Crolloniti: chissà se mai ci rivedrà su quelle crode?
L’inizio non è dei migliori: sarà per lo zaino sulle spalle, sarà perchè non ho finito di svegliare tutti i sensi, sarà che siamo proprio all’inizio, fatto sta che non mi sento adeguatamente sciolto. Come potrò rispettare il patto della libera estrema? Intanto raggiungo Cece in sosta e guardo ciò che mi aspetta: il palo! Muro verticale con prese rare come i soldi nel mio portafogli e, dulcis in fundo, un bel moncone di albero ideale per fare lo spiedino in caso di volo! Provo a capire i movimenti ma parliamo una lingua diversa. Intanto mi preoccupo di rinviare il primo spit. Scovo l’appoggio (in realtà non molto difficile vista la carenza di asperità) ma non capisco come usarlo. Situazione vecchia, tecnica antica: tiro il rinvio e piazzo quello successivo. Il moncone legnoso libera una smorfia di disapprovazione; la mia schiena invece non è dello stesso parere. Nel complesso perö la situazione non cambia: non è proprio una salita da mungi e tira, però sono ben lontano da scalare il tiro. Poi arriva una fessura verticale con spit sulla placca a destra. Non ce la faccio, l’istinto è troppo forte: piazzo un friendino e salgo là dove l’aquila indica la via raggiungendo la sosta. [continua]

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