Valle Spluga: lago del Truzzo e rifugio Carlo Emilio (Sondrio)

sabato 25 giugno

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Noi ci proviamo ugualmente perchè, con queste previsioni, non si può mai sapere: magari, ad essere fortunati, il sole gira nel verso giusto regalando una buona giornata oppure, ad essere antipatici alla dea bendata, si può restare tutto il giorno con l’ombrello aperto. Eppoi c’è da considerare che oggi è sabato e, per una regola ferrea, nel week end qualcosa bisogna andare a farla, costi quel che costi. Così la sveglia suona puntuale e noiosa come una zanzare sfuggente: precipito dal materasso e, la prima preoccupazione, è sincerarsi che fuori Noè non abbia già varato l’arca. Fuori tutto è tranquillo: al porto non si muove nulla e il più vecchio animalista del mondo guarda scornato il cielo che non rivela alcun segno della preannunciata pioggia.

Raggiungiamo Chiavenna dove le previsioni malauguravano temporali già dalla metà mattina ma tutto sembra tranquillo: o è la calma prima della tempesta o siamo nell’occhio del ciclone o, più semplicemente, la dea bendata sta voltando il suo sguardo su di noi. Prendiamo quindi l’infinita serie di tornanti che risale lungo una stradina costruita apposta per favorire l’incastro di due auto fino ad arrivare davanti ad un cartello di divieto d’accesso dove parcheggiamo. Sono inguaribilmente ottimista e quindi piazzo comunque il para sole per poi iniziare la nostra colante inerpicata su per la scalinata in direzione dell’evidente chiesa del paese. Dopo un comico ma rapido errore di valutazione scusato con la disposizione fuorviante dei bolli bianchi e rossi, ci immettiamo quindi lungo il sentiero corretto infilandoci nel bosco e godendo finalmente di un breve tregua dall’afa imperante. Dietro le nostre spalle una scia appiccicosa e bagnata si protrae come i sassi di Pollicino mentre ci squagliamo come un gelato al sole. Intanto, la traccia inizia lentamente ma inesorabilmente a perdere quota; strano: mi pareva che in montagna prima si andasse in salita e, solo al ritorno, in discesa! Praticamente, quando raggiungiamo l’abitato di Drugo, siamo tornati alla stessa quota di partenza! [continua]

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