Val Masino: Disgrazia (Sondrio)

domenica 10 aprile

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Cos’è ma, soprattutto, dov’è l’avventura? A volte basta solo alzare il naso all’insù e allontanarsi dalla massa per assaporarne un briciolo, anche senza pensare a destinazioni esotiche o dall’altra parte del mondo.

Le trombe del caianesimo squillano la loro sveglia: perchè non mi do mai una pausa? Perchè il destino del caiano va a braccetto con levate allucinanti? Perchè è scritto nel DNA, è un impulso istintivo imprescindibile! Così, ancora una volta, eccomi col Ricky a puntare alla mitica val Masino, quasi un mantra per l’estremismo avventuroso anche se oggi la meta è una classica scialpinistica e non una cima generalmente snobbata dagli sciatori normali (in tutti i sensi!). Sapendo però che con l’auto è possibile arrivare fin poco sopra lo Scotti, non immaginiamo certo di trovare compagnia in una valle ancora avvolta nel letargo invernale. Invece il nastro d’asfalto libero si alza ben oltre il rifugio e, con certa sorpresa, scopriamo che già diversi ci hanno preceduto; poco male: non saremo costretti a battere traccia! Risaliamo quindi l’ultima e ben nota scorciatoia per buttarci poi all’assalto del primo pianoro. Oddio, Ricky all’assalto ci va subito: parte come un forsennato, come avesse il pepe nel culo mentre arranco cercando di scaldare il mio diesel. Non voglio certo bruciarmi con partenze a razzo per poi impiantarmi da qualche parte prima del traguardo!

Al secondo pianoro la situazione si fa più chiara: davanti abbiamo almeno 4 scialpinisti (a cui poi se ne aggiungerà un quinto), due dei quali oramai quasi già impegnati a risalire la cresta dell’enorme morena. Noi invece optiamo per il percorso alternativo, restando nella valletta tra le due montagne di detriti temendo poi, più avanti, di dover perdere quota per scendere all’inizio del ghiacciaio.

Intanto la mole del Disgrazia ci si para davanti maestosa e minacciosa come ostacolando l’arrivo del sole: la cresta pare già in cattive condizioni, ancora ammantata in uno scudo bianco come una coperta calata a coprire le sue rocce dal crostante colore rosso fuoco. Un grosso punto di domanda cala sui miei piani ma, al momento, lascio da parte ogni sogno di gloria e mi limito a pensare al lenzuolo disteso davanti agli sci. [continua]

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