Wendenstocke: Excalibur (Berna)

sabato 07 novembre

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Finalmente abbiamo l’elsa in pugno: chiamiamo a raccolta tutte le nostre forze finchè la lama luccicante e affilata si sfila dalla roccia e fendenti liberatori saettano in un insolito e caldo cielo autunnale. Insomma, abbiamo raggiunto la vittoria dopo 6 anni passati con il naso all’insù o macinando altro genere di caianate ma con la testa che ogni tanto volava su quelle placche  scolpite come un’opera di Fidia.

E pensare che sarei andato ben volentieri da un’altra parte, a chiudere un altro tentativo lasciato a metà sulle pareti del Sasso di Sengg ma alla fine mi ritrovo, ancora una volta, a puntare le mie attenzioni alle rocce elvetiche. Oramai sembra un’abitudine partire ad orari improponibili anche se ora la squadra è formata da 4 elementi; mentre quindi io e Cece ci dedicheremo ad Excalibur, unico motivo per cui sono riuscito a digerire il mancato assalto alle pareti lecchesi, Marco e Silvia punteranno a Zambo. L’imprevisto però è sempre dietro l’angolo o, sarebbe meglio dire, dietro la curva:  usciti infatti dal Gottardo e lanciati i cavalli verso la salita del Susten, l’avviso che il passo è già chiuso ci colpisce come un fulmine a ciel sereno. Quando però mi impunto, sono peggio di un mulo e quindi, considerando come unica meta il mitico Wenden, propongo la circumnavigazione di mezzo Oberland anche se poi tutto diventa più semplice visto che da lì a poco più di mezz’ora, la strada verrà riaperta. Ne approfittiamo quindi per sistemare gli zaini ma non certo le idee su quello che stiamo per andare a fare: sarà forse per scaramanzia, ma preferisco tenermi lontano dal pensiero di quella lavagna grigia nei confronti della quale, la volta prima, il timore riverenziale aveva avuto la meglio sui nostri animi costringendoci a levare le tende senza neanche averci provato. Fatto sta che non accenno minimamente ai miei dubbi né, tanto meno, all’idea che, se mai dovessimo concludere la via e dovessi aver superato da secondo il tiro, mi piacerebbe ripeterlo da capocordata. Nella mia testa infatti tutte le difficoltà sembrano ridursi a quell’unica liscia lunghezza e a nulla sembrano valere i commenti del Michi che mi aveva messo in guardia sul fatto che in realtà la via non molli mai. [continua]

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