Picco Meridionale del Cameraccio (la Botte): Space Truckin (Val Masino)

venerdì 30, sabato 31 agosto

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La fioca luce della fiaccola del caianesimo brilla in lontananza mentre il viaggio verso San Martino lievita come la pasta della pizza. Solo i fari dell’auto sembrano portare un po’ di luce in questo nebuloso progetto.

Scarica il saccone, svuota il saccone, controlla il materiale, riempi il saccone, carica il saccone: le robotiche operazioni in preparazione ad un assaggio di vita da big wall terminano rapidamente, forse troppo velocemente. Solo il pensiero dei due salamini mi distoglie dal soffermarmi sul vuoto assoluto della nostra dispensa; mi guardo la pancia, cerco un po’ di ciccia e poi, convinto che da qualche parte avrò pure un po’ di riserve, mi risiedo in macchina in attesa che si compia il mio destino. Ma in fondo è quello che ho voluto e poi cosa sarebbe il caianesimo se non ci fosse un po’ di sana sofferenza? Non è forse la dura lotta con l’alpe la sua essenza?

Le luci dell’auto si spengono alle 23. Davanti a noi il buio quasi assoluto della Valle dormiente. Accendo la frontale e la situazione migliora; camminare nell’oscurità ha comunque i suoi vantaggi: non si suda ed è più facile perdersi mentalmente per il lungo percorso. L’unico inconveniente è il piede di porco necessario per aprire le saracinesche degli occhi. Poi il ferro non basta e lo puntello col cric: per un po’ si può andare avanti!

Raggiungiamo così le baite della Rasica dove sparaflashiamo un incuriosito alpigiano rispondendo il più vagamente possibile alle sue domande e poi iniziamo a salire mentre il cric inizia a dare segni di cedimento. Le gambe, quelle no: sembrano una turbina che si muove indipendentemente dal resto dell’apparato; l’automatismo perfetto: il corpo ondeggia nell’oscurità mentre mi appaiono brandine, materassi, letti a castello e letti normali ma le gambe, imperterrite, continuano a macinare metri su metri in attesa della fatidica casa verde di Luca. Poi il bosco si apre e, a quel punto, ci metto la mano sul fuoco, dobbiamo essere arrivati. La mano è ora ridotta a un cumulo di cenere! [continua]

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