Medale: Formica (Lecco)

sabato 09 febbraio

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Che la lotta con l’alpe abbia inizio: ta; ta, ta, ta; ta, ta, ta; ta, ta, taaaaaa! (musichetta iniziale di The Final Countdown). Arriviamo al parcheggio dove non c’è traccia di nessun caiano; noncuranti della cosa, ci prepariamo per il combattimento mentre Cece ricorda: “Messner dice che il quantitativo di materiale è inversamente proporzionale alla capacità di un alpinista!”. Mi sento una caccola ma me ne frego e, con il mio tintinnante armamentario, mi avvio verso il Medale.

Big wall. Sembriamo diretti ad una big wall; e pensare che non abbiamo nemmeno raddoppiato la serie di friend! La parete rispecchia il parcheggio: vuoto assoluto; strano: è l’orario del caiano medio (beh, ovvio, eccetto Fabio che sarebbe già in zona da 1 ora!) e il cielo è un perfetto telo azzurro. Individuato velocemente l’attacco (facile, del resto è proprio a sinistra del Pescecane e subito prima della Cassin), iniziamo i preparativi finali prima del via dello starter. D’altro canto, ci tocca: oramai le abbiamo quasi fatte tutte e ora, è ovvio, bisogna tirare una riga anche sulle vie reiette, almeno su quelle dove il rischio è accettabile!

Come di consuetudine, inizia Cece e subito è gioia e giubilo: chiodo vecchio, erba e arbusti rinsecchiti custodiscono l’accesso ad un diedro scorbutico; solo la roccia stona un po’: grigia e compatta, insomma nulla da invidiare con le più ripetute vicine! La corda fila lentamente, Cece supera uno strapiombino mentre ripetutamente tesse le lodi delle “stupende” protezioni che incontra. Quindi sparisce alla vista mentre le lancette dell’orologio proseguono la loro corsa da centometristi. Passano i minuti e all’orizzonte non si scorge anima viva finchè finalmente sento il comando tanto atteso che mi fa entrare nel vivo della battaglia. Scalo a volte inorridendomi per quei vecchi chiodi che, a dire marci, si farebbe quasi un complimento: il primo è infisso insieme ad un cuneo di legno e lo saluto mentre mi chiedo chi dei due sostenga l’altro; più in alto un altro sembra più trattenuto dal fango che dalla roccia. Per fortuna che tra i due ci sono altre protezioni degne di tal nome! Raggiungo Cece che, esausto, ha sostato su un luccicante resinato di Poseidone; dopo quello che ho visto (e sarà solo un antipasto!), non mi pongo alcun dubbio su quella sosta su una solo protezione; una sana, intonsa protezione moderna. Ah, la tecnologia! [continua]

Una Risposta to “Medale: Formica (Lecco)”

  1. crodaiolo Says:

    siete proprio assatanati…

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