Medale: Zanetti 2000 (Lecco)

domenica 03 febbraio

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Alla fine ci andiamo! Era tempo che avevo pensato a questa via, quella che Luca chiama “la via incompleta”: e chi se ne frega se arriva solo al bivacco Cassin (più, va beh, un tiro che finisce nel nulla cosmico), a me ha sempre intrippato la relazione del CAI. Poi una ripetizione dell’Anghileri di un paio di anni fa ne ha ridimensionato le difficoltà provocando un’anomala quanto rapida crescita del tarlo. E alla fine riesco anche a trovare un malcapitato disposto a buttarsi nell’arena della lotta con l’alpe.

Così ci troviamo per le 9 a Lecco per poi partire alla volta del Medale con una giornata che si preannuncia decisamente bella e quindi con la coda sulla Cassin, fatto che comunque non ci preoccupa più di tanto visto e considerato che, quando saremo sulla classica, il traffico si sarà certamente smaltito. E invece no: la parete é il deserto dei Tartari, vuota come il mio conto in banca. Individuiamo solo un’altra cordata sulla Rotta di Poseidone mentre Davide si prende la prima lunghezza, lasciando al malcapitato sottoscritto il tiro iniziale della Zanetti che, a detta della guida, é pericoloso. Mi carico i ferri e parto; il primo chiodo fa cagare, sembra un dente da latte pochi attimi prima di uscire dalla sua sede. Il secondo o lo ha piantato Cassin in un suo tentativo o l’hanno rubato da qualche classicona. Per fortuna che tra i due riesco a piazzare un friend e un dado annullando il rischio di finire sotto due metri di terra. La lunghezza prosegue poi su blocchi instabili prima di superare una bella placca e raggiungere una specie di paletto inficcato in un buco a protezione del passo. Piuttosto inorridito lo rinvio per poi raggiungere la sosta, fortunatamente a spit: non lo definirei pericoloso ma certamente se tutti i tiri saranno così ci sarà da divertirsi!

Il socio parte per la lunghezza seguente, un bel muro verticale compatto fortunatamente protetto a spit; solo che bisogna superare un passo duro e obbligato tra due protezioni e qui Davide tira fuori il meglio. Dopo aver tentato con le classiche staffate e avendo appurato che in quel modo non si sarebbe ottenuto nulla di fatto, estrae il cliff, lo incastra in una fessurina e quindi, delicatamente, lo carica. Il gancio sembra tenere: ci affida allora tutto il peso staffando sull’ennesimo cordino e finalmente agguanta lo spit. Grande!

Quando tocca a me, col vantaggio psicologico della corda dall’alto, provo il passo in libera e, incredibile, mi viene! Sono galvanizzato, mi spuntano le ali come se avessi bevuto la Red Bull: con una simile carica posso cercare di proseguire in libera anche sui tiri successivi. [continua]

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