Archivio per gennaio 20, 2013

Muro del Buon Presagio: Buon Presagio (val di Mello)

Posted in vie alpinistiche su roccia on gennaio 20, 2013 by fraclimb

sabato 12 gennaio

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Gli idioti sono sempre due; basti pensare a Scemo e più Scemo, Gianni e Pinotto, io e Luca! Esatto: buon presagio! Queste due parole iniziano a darmi sui nervi; è tutto il giorno che Luca le pronuncia e finora non abbiamo cavato fuori un ragno dal buco.

Il tutto è iniziato a metà settimana quando Luca mi propone l’ennesima ravanata con bassissime probabilità di successo e sfacchinamento garantito. Tra l’altro, solo la montagna dovrebbe lasciarmi alquanto da pensare: il Cavalcorto. Ebbene si, l’inscalabile, inavvicinabile pinnacolo proprio sopra San Martino; quello che ho cercato di salire quattro (o forse anche cinque) volte dalla via dei Comaschi senza riuscire a salirne più di due tiri. Questa volta, l’idea è scalare la parete sud lungo Surya Namaskara. Ovviamene Cece scantona la maialata e così ci ritroviamo solo io e Luca, appunto due idioti.

Dopo aver consultato la relazione originale al bar Monica, finalmente alle 11 e mezza ci infiliamo sotto le coperte così, quando alle 4 suona la sveglia, la tentazione più forte è darle una martellata e girarsi dall’altra parte. Però alla fine partiamo.

Non sono ancora le 5, l’ambiente è color pece e solo le luci delle nostre frontali illuminano l’oscurità del bosco. Facciamo traccia in un mare di viscide e insidiose foglie pensando ai numeri che eseguiremo in discesa quando stanchi e sfiancati trascineremo i nostri piedi in questa specie di poltiglia volatile. Intanto ci lasciamo la foresta dietro le spalle mentre il sentiero si trasforma in un’unica lastra di ghiaccio. Buon presagio! Cercando disperatamente di non sfracellarci al suolo, piroettiamo tra una pietra e l’altra, un ciuffo d’erba dietro l’altro, per cercare di guadagnare quota. La traccia intanto sale e noi con lei; raggiungiamo il ponte sul torrente e poi navighiamo a vista allungando ovviamente il percorso più del necessario prima di ritrovare il sentiero mentre la est del Cavalcorto ci mostra le sue sinuosità. Sono circa le 7 e, se da un lato inizia a schiarire, dall’altro la situazione diventa sempre più nera. Buon presagio! Ancora!

Le cenge ci appaiono sormontate, straripanti, vomitanti tonnellate di neve; solo per arrivare al canale d’accesso, dovremmo scavare una trincea, poi lottare con ogni mezzo per guadagnarci la sella solo per avere la certezza che la parete è inagibile. Insomma se le probabilità di successo erano già ridotte, ora precipitano inesorabilmente verso il basso. E forse iniziano pure a scavare! [continua]

Rheinwald: Mittaghorn (Grigioni)

Posted in scialpinismo on gennaio 20, 2013 by fraclimb

sabato 05 gennaio

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È scoppiata la primavera: fa un caldo assurdo e, nonostante sembra di essere ad aprile, risalgo i tornanti del San Bernardino diretto verso il Mittaghorn. Inizialmente avevo pianificato l’ennesima ragliata dallo sviluppo infinito per poi, molto probabilmente, andare a scrivere che la discesa era da dimenticare. Insomma, le solite lamentele a seguito di una pianificazione poco precisa e accurata. Alcuni impegni di mio papà ci impongono però di rientrare a casa ad orari decenti e quindi le preventivate 5 ore di salita decisamente non si sposano con le nostre esigenze. Oserei dire: per fortuna! Appena arriviamo a San Bernardino, un ammasso di nuvole ricopre le cime principali, mentre già da più in basso il vento spazza le cime degli alberi. Superiamo il tunnel e Eolo sembra essersi placato mentre alcuni ammassi grigi sparsi stazionano comunque su alcune vette alla nostra destra.

Raggiungiamo Splugen e iniziamo la nostra salita infilandoci rapidamente nel bosco dove siamo costretti a levarci gli sci e superare un breve tratto con i legni in spalla. Usciti dalla foresta e terminato il tratto più ripido, siamo investiti da un forte vento che si incunea fastidiosamente nel cappuccio della giacca. Continuiamo comunque a salire imperterriti superando due coppie di scialpinisti che desistono; in effetti lo spettacolo davanti ai nostri occhi non è certo invitante: il cielo sembra aver fagocitato le cime che ci circondano nascondendole alla nostra vista; solo quando raggiungiamo la capanna del Surettasee, il vento sembra aver dato una tregua ma, di contro, le nuvole si fanno sempre più vicine e, dopo pochi minuti, siamo avvolti in un ambiente completamente uniforme e indistinguibile. [continua]