Archivio per marzo 2, 2009

Medale: via Boga

Posted in Uncategorized, vie alpinistiche su roccia on marzo 2, 2009 by fraclimb

sabato 28 febbraio

L’auto risale verso Rancio mentre si discute sull’itinerario da percorrere. Alla fine optiamo per la Boga che all’apparenza non dovrebbe essere eccessivamente difficile. All’apparenza, appunto!

Raggiungiamo rapidamente l’attacco: io e Cece saremo la prima cordata mentre Colo e Lo Zio ci seguiranno a ruota. Dietro di noi altri quattro alpinisti inizialmente tutibanti, si informano sulle nostre intenzioni. Dopo uno scambio di battute, decidono di girare i tacchi abbandonando la parete. La via è quindi tutta per noi!

Inizio così a salire la prima lunghezza vagliando attentamente ogni appiglio, mentre i piedi litigano con l’erba e la numerosa terra presente. Non conoscendo la linea di salita, mi fermo alla prima sosta che incontro scoprendo poi che il tiro finisce più in alto, proprio sotto il diedro-fessura. Proseguiamo quindi la scalata superando il fantastico diedro e poi, alla quarta lunghezza, ci troviamo in prossimità di Milano.

Un altro errore di valutazione ci porta a sostare in corrispondenza della cengia, allungando ulteriormente i tempi di salita. Dietro, intanto, Colo conduce la sua cordata mentre Lo Zio lo assicura, mezzo accecato in seguito alla perdita di una lente! Ci troviamo sotto il primo tiro di artificiale che Cece supera abilmente, mentre al sottoscritto, con la corda dall’alto, riesce la libera su una fessura esigente e piuttosto unta. Un altro facile tiro ci conduce sotto una zona strapiombante che Cece supera sulla destra per poi ripiegare verso sinistra. E’ il mio turno. Raggiungo le canne che, con mia grande gioia, nascondono delle grosse prese permettendomi di salire senza troppa difficoltà. Ma poi mi attende il traverso. Ultimamente, tra Sulla Rotta e la Bonatti, l’arrampicata in orizzontale sta diventando un’abitudine!

Una roccia estremamente compatta mi separa dalla successiva lontanissima protezione: così delicatamente mi sposto nella speranza che i piedi non decidano di farsi un giro nel vuoto sottostante e, finalmente, supero il tratto impegnativo. Vista l’esperienza, consigliamo a Colo di salire il diedro evitando così l’esposta traversata.

La lunghezza seguente è mio onere: il grado è basso, ma la qualità della roccia mi regala una salita al cardiopalma. Poi finalmente la sosta! L’animo già piuttosto provato non può che sprofondare in un sentimento di profonda inquietudine che rasenta la paura: i due chiodi sono decisamente marci e uno presenta una piccola crepatura. Cerco di rinforzare la sosta e inizio a recuperare Cece mentre osservo ciò che ci aspetta: sopra di me penzolano numerosi cordini marci, mentre poco sotto i miei piedi un paio di chiodi permettono di raggiungere lo spigolo sulla destra. Ovviamente optiamo  per il breve traverso su buone protezioni raggiungendo lo spigolo. La sosta è subito sopra e finalmente, dopo essere brevemente ridisceso, abbandono questa spiacevole posizione.

E’ nuovamente il mio turno: un breve traverso mi conduce a un colatoio che inizio a risalire. Raggiungo cosi una placca compatta sopra la quale spunta un chiodone. Devo traversare! Mi sposto il più delicatamente possibile raggiungendo una buona presa per la sinistra. Dopo un’azione di auto-rincuoramento e incoraggiamento (vista la distanza con l’ultima protezione) mi ristabilisco e raggiungo il chiodo che, eccessivamente sporgente, si rivela poco affidabile. Continuo ad arrampicare raggiungendo così un altra protezione fortunatamente più solida. La lunghezza prosegue su roccia discreta e finalmente, quando temevo di essere uscito di via, scorgo la tanto amata sosta. Nel frattempo, più in basso, gli altri compagni d’avventura decidono di fare cordata unica e così Colo si lega a una delle nostre corde. Il ritmo risulterà rallentato, ma considerata la situazione, è sicuramente la cosa migliore da farsi.

Mi offro di salire anche il tiro successivo, lasciando così involontariamente l’onere della difficile e faticosa lunghezza seguente a Cece. La lunghezza di artificiale oppone un imponente passaggio in strapiombo attrezzato con numerosi chiodi ai quali il nostro capo-cordata si affida ripetutamente guadagnando metro dopo metro con caparbietà. Quando lo raggiungo in sosta, sono vivamente provato per la salita. Finalmente manca solo l’ultimo tiro che, dopo i primi movimenti impegnativi, conduce a una cengia e quindi alla cresta terminale.

Così, dopo circa 7 ore di scalata, ci ritroviamo tutti e quattro poco sotto la croce di vetta dopo aver superato la via più dura per impegno globale tra quelle ripetute in Medale, paragonabile alla Cassin al Sasso Cavallo se non forse anche più impegnativa. Il tutto mentre ci giungono le musiche del Carnevale dalla vicinissima Lecco: pare strano vivere una simile avventura, essere isolati da tutto ma, appena si volge lo sguardo in basso, scorgere ben visibili i segni della città.