Il richiamo della roccia

sabato 24 gennaio

E’ come un’irrefrenabile necessità. Un bisogno primordiale che ti spinge a cercare una parete, un masso, qualcosa da salire. Anche da solo. Così prendi la macchina. Ti immetti sull’autostrada, poi lungo il lago. Posteggi. Un breve avvicinamento per aumentare il desiderio. Le corde fisse e poi, magia! La falesia è silenziosa. La scruti, la percorri avanti e indietro. Individui i tiri scalabili: quelli facili asciutti e quelli più duri. Ti prepari. Sfili la corda, ti leghi e poi inizi ad arrampicare. E il richiamo appagato smette di urlare. Non ti logora più; non ti distoglie dall'”altro”. Ora sei solo tu e la roccia. Una sfida che si ripete, vecchia e nuova insieme. E ogni volta è una nuova avventura, una nuova incognita.

La falesia è deserta. Mi fa compagnia un freddo insistente che riesco a scacciare solo arrampicando. Le mani perdono lentamente sensibilità al contatto con la roccia. Ma il movimento ha presto il sopravvento e il sangue, pulsando alle estremità, porta il suo benefico calore.

Ogni operazione deve essere ben ponderata e soppesata: ho appena finito di salire Sgracchiu (6a) con variante basale su Gingin (5b) per evitare un tratto bagnato. Mi calo dalla sosta e riparto da secondo sulla stessa lunghezza. Sto per scendere, quando vengo raggiunto da un altro solitario. I climber a Carate diventano due e un’alleanza non può che essere scontata. Così mi trovo ad arrampicare con un nuovo compagno, decisamente più forte del sottoscritto. La cosa non mi preoccupa: anzi, ne approfitterò per scalare sui tiri duri da secondo. Iniziamo subito con Frog (6b+): dopo averlo tentato da primo, desisto e lo ripeto da secondo. Poi ci spostiamo poco più a sinistra per salire Biancaneve (7a): il mio compagno è decisamente scatenato! Ma io continuo a seguirlo, rincorrendo la corda che sale alla sosta. Quindi cadono Jè Semplice (6c) e Al Cappone (6c). Ci spostiamo nella famigerata casetta dove saliamo Spyder Man (7b/7b+): la mia, più che una vera arrampicata, è un susseguirsi di resting, tirate di rinvii e quant’altro mi permette di guadagnare la sosta. Poi proviamo la sbulderata di Intunua (7a), per uscire dalla casetta e salire Bugs Life (6b+). Nel frattempo ci ha raggiunto anche il Clod che si aggrega al gruppo permettendomi così di recuperare dalle sfacchinate. Nuovo spostamento per salire altri due tiri: prima Mago Gi (6b/6b+) e poi Internet (6c).

Morale: alla fine della giornata porto a casa 11 tiri e 1/2 per lo più da secondo ma su difficoltà rispettabili. E la ghisa, sorella minore del richiamo, mi fa visita solo brevemente, in attesa che il fratello torni a farsi sentire.

Una Risposta to “Il richiamo della roccia”

  1. Caro Franci!
    E’ un piacere leggere queste righe…
    Sono coinvolgenti ed emozionanti…
    parole che esprimo la “voglia di montagna”.
    Tra gradi, friend e corde è incantevole trovare delle emozioni così personali…danno ancora più valore ai gesti e alla danza dell’arrampicata!

    Grazie,
    alla prossima avventura!

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