Cima Averta: Beerna

sabato 30 agosto

La Millennium Falcon sale lungo la pista sollevando un nuvolone grigio. L’aria fuori è sempre più frizzante mentre ci avviciniamo alla piana di Predarossa. Il ghiacciaio del Disgrazia (o, meglio, ciò che ne rimane) si apre davanti ai nostri occhi: la vetta invece indossa un soffice cappello di nubi. Il Clod mi ha proposto la salita di Bèlarus, ma leggendo la guida, sono più attratto da Beerna. La sua linea è diretta verso la cima e la relazione rivela che le sue protezioni sono più distanti e richiedono un maggiore uso dei friends rispetto Bèlarus. Al momento non rivelo pienamente le mie intenzioni, ma semplicemente propongo l’alternativa; il Clod e la Carlotta non sembrano contrari, ma decideremo all’attacco.

Abbandoniamo il sentiero per la Ponti all’altezza del secondo pianone, prendendo quello che sale per il passo Romilla fino ad arrivare sulla verticale della parete che raggiungiamo per gande e prati. Individuiamo subito l’attacco di Belarus; per i miei due compagni di cordata una via vale l’altra (tanto tiro io!), quindi costeggiamo la parete verso destra fino all’attacco di Beerna, facilmente individuabile grazie alla campanella attaccata al primo chiodo.

Il primo tiro, a mio avviso il più difficile, mi impegna non poco nel superamento di uno spigolino, dove mi aiuto con il chiodo in posto. Lungo le altre lunghezze, l’arrampicata richiede sempre attenzione e padronanza nelle difficoltà, vista la chiodatura molto distante e alcuni tratti improteggibili che costringono a lunghi run-out. Nel complesso, comunque mi aspettavo una via più impegnativa e ingaggiosa perchè, comunque, nelle vicinanze dei passi più delicati c’è sempre una protezione fissa (chiodo o spit). Rispetto la relazione, ho trovato alcune differenze riguardo le protezioni in posto; su L2 ci sono solo 3 spit e nessun chiodo, su L5 4 spit e 1 chiodo (subito all’inizio), su L6 solo 3 spit. Il terzo tiro sale sulla placca a sinistra della sosta fino a una cengia da dove è ben visibile la sosta. Il quinto tiro, che non mi è sembrato più impegnativo del primo, sale diritto verso i tetti. Tenendo il tetto rosso più imponente sulla sinistra, si sale verso destra grazie ad una fessurina su rampa appoggiata raggiungendo due spit in traverso e la sosta. Attenzione a non prendere il diedro proprio a destra del grosso tetto, che rimane a sinistra rispetto la linea di salita. L’ultimo tiro sale diritto fino a una fascia leggermente strapiombante rossastra. Da qui, sono salito verso sinistra per facile diedro e quindi per cresta ho raggiunto la sosta (attenzione all’attrito delle corde!). Per una ripetizione sono necessarie due corde da 60m (sull’ultimo tiro si arriva al limite alla sosta) e una serie di friends fino al 3 compresi i C3 dallo 0 al 2.

Il panorama che si gusta dalla cima è mozzafiato: si dominano tutte le cime dell’alta Valmasino, da quelle della Merdarola fino alle cime del Torrone. Insolite le strutture della Valle: il Precipizio sembra una placca appoggiata, si individua facilmente l’occhio dello Scoglio e l’arco di Kundalini, mentre si perde la maestosità della parete del Qualido.

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